Il ghiaccio si confonde
con il cielo, con gli occhi
e quando il buio si avvicina
vorrei rapire il freddo
in un giorno di sole
che potrebbe tornare in un attimo solo.
Forse stanotte,
se avro' attraversato
la strada che non posso vedere
poi in un momento
copriro' le distanze
per raggiungere il fuoco
vivo sotto la neve.
I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,
al chiarore del petrolio bruciato
e oltre il muro il silenzio,
oltre il muro solo ghiaccio e silenzio.
Aspettero' questa notte pensandoti,
nascondendo nella neve il respiro,
poi in un momento diverso dagli altri
io copriro' il peso di queste distanze...
di queste distanze... di queste distanze...
Di queste distanze...
Deux heures que tu parles pour ne rien dire.
Rien à branler de tes délires
T'as lu tes livres t'y as rien compris
Tout le monde s'en fout de tes conneries
Tout le monde s'en fout mais toi t'insistes
Des idées à la con t'en as toute une liste
Crypto-marxo-motocycliste
La lutte des classes dans la mort du Christ
Refrain :
L'homme moderne, le mec branché, assez parlé.
Chaussettes roses blouson de pédé
Mon pauvre ami tu auras du succès
T'en as de la classe dans ton vestiaire
La face bronzée même en hiver
Avec ta femme, ce n'est pas difficile
Liaison ouverte ça va tranquille
À force de l'abreuver de tes conneries
Elle s'est payée la chaude-pisse de ton meilleur ami.
Refrain
T'es très sceptique, tu ne crois à rien
T'analyses tout c'est très malin
T'aurais mieux fait d'analyser
Par qui ta femme se faisait baiser
T'aurais mieux fait de penser à ça
Peut être que tu n'aurais pas le sida
Liaison ouverte c'est bien marrant
Voilà que tu pries le dieu des cons.
Refrain
Sessantasette anni fa la drammatica epopea di El Alamein
“Scrivo in ricordo della battaglia di El Alamein iniziata venerdi 23 ottobre 1942, alle 20.45. Nomi carichi di storia antica scompaiono accanto a nomi meno illustri. Le fanterie della Pavia avevano un secolo, o poco più, ma risalivano ai reggimenti savoiardi dai nomi transalpini; la Brescia era nata dai volontari delle cinque e dieci giornate, la Bologna dagli arruolamenti veneti e romagnoli del 1859.
Non ne rimane nulla delle divisioni corazzate adolescenti Ariete e Littorio, nulla della Folgore paracadutista e neonata, che ha pagato il diritto alla fine con il più pesante tributo.
Catastrofe ingiusta, umiliazione di impotenza, simile all’angoscia del formicaio travolto dall’inondazione. Formicaio italiano è il deserto con pochi tedeschi. Ma rivivono anche pagine meno gloriose : le occasioni perdute, le deficienze dei comandi italiani e certi immeritati onori attribuiti al maresciallo Montgomery che sconfisse Rommel a El Alamein.
La vera morte della Folgore è cominciata alle ore 2 del 3 novembre, con l’ordine notturno, improvviso, inatteso : abbandonare la linea Deir Alinda – Deir El Munassib – Quota 125 – Haret el Himeimat, quindici chilometri a ponente.
Il nemico non incalza subito, ma già al 4 le artiglierie tempestano le nuove posizioni. Alle 14 il tiro è sospeso, compaiono tre autoblindo con potenti altoparlanti che offrono l’onore delle armi e le lodi per il valore dimostrato, ma chiedono la resa e minacciano l’annientamento. I paracadutisti rifiutano e sparano. Il ripiegamento è ripreso. I pezzi sono trainati a braccia, molti camminano scalzi, si combatte per aprirsi la strada, crescono le perdite : si abbattono nella sabbia i feriti, i morti, gli assetati che non possono più camminare. All’inizio di ogni sbalzo molti non si rialzano più. All’alba del 6, nella regione di Deir el Serir, il IV battaglione viene annientato. Ormai il nemico è molto più avanti. Gli avanzi della divisione si stringono attorno ai battaglioni II, VII e IX. Il II è ridotto a 4 ufficiali e 40 uomini. Scorte esaurite, munizioni finite. Non un drappo bianco, non un braccio è stato alzato. La truppa passa in riga piangendo : ma è il pianto dei forti. Il ten. col. Mario Zenninovich, di antica famiglia dalmata, comandante del II battaglione, presenta la divisione schierata al colonnello Luigi Camosso, comandante del 187° reggimento, e, dopo l’attenti, dà la forza : ufficiali 32, truppa 272.
Il nemico rende l’onore delle armi ai prigionieri. Sono le 14,35 di venerdi 6 novembre 1942. I tre reggimenti, 185° artiglieria, 186° e 187°, vennero decorati di medaglia d’Oro al Valor militare.“
Arrigo Curiel c.c.IX Btg. 187° Rgt Divisione Folgore
Questa lettera è stata pubblicata sul quotidiano triestino Il Piccolo di venerdi 23 ottobre nella rubrica Segnalazioni, dedicata agli interventi dei lettori, da uno degli ultimi reduci dei giorni di El Alamein. Merita rilievo e rispetto questo Leone (vivo) della Folgore, la cui testimonianza, intrisa di un’epica vera e virile, traduce la realtà ed i valori di una generazione, o almeno della parte migliore di essa, la quale a sua volta generò la nostra. Nelle parole semplici di questo Junger de noantri, ormai quasi novantenne, non c’è retorica, ma dramma . Il tempo sembra non aver spento quel fuoco interiore che oggi, chi tenta di rimanere ancora vivo, continua a cercare.