sabato, 28 novembre 2009

(ANSA) - NAPOLI, 28 NOV - Ancora tensione e paura a Napoli dove da tempo si ripetono aggressioni e incidenti in seguito all'occupazione di un ex convento, in salita San Raffaele, nella zona di San Carlo all'Arena, da parte degli attivisti di estrema destra di Casapound che sostengono di volerlo far diventare un centro al servizio del quartiere. Attività avversata decisamente dalla rete antifascista napoletana. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, la scorsa notte, alle 2, un gruppo di una cinquantina di persone a volto coperto, armate di mazze hanno tentato di sfondare il portone d'ingresso. Ne è seguito un lancio di oggetti tra le due parti. La polizia, intervenuta sul posto con le volanti, ha sequestrato i sanpietrini trovati sul posto. Nella giornata di ieri l'ultimo di una serie di momenti di guerriglia tra le due fazioni che si scambiano accuse reciproche sulla responsabilità degli incidenti. Sei le persone che sono rimaste ferite nei due schieramenti.(ANSA).

AGGRESSIONE A NAPOLI: CASAPOUND,GRUPPI SINISTRA LIBERI AGIRE V. 'AGGRESSIONE A NAPOLI: ASSALTI E LANCI PIETRE...' DELLE 10.06 (ANSA) - NAPOLI, 28 NOV - «A poche ore di distanza dall'aggressione subita nel primo pomeriggio dai ragazzi dell'H.M.O., si è consumato un altro vile attacco». Lo afferma, in una nota, il responsabile di CasaPound Italia Napoli, Giuseppe Savuto in merito agli incidenti della scorsa notte. «Lo stabile occupato da militanti dell'associazione CasaPound Italia stanotte è stato sotto assedio. Sessanta persone - sostiene Savuto - appartenenti all'area della sinistra antagonista armati di caschi, mazze, pietre e molotov hanno attentato alla vita dei militanti presenti all'interno della struttura. Gli abitanti del quartiere Materdei, terrorizzati dalla folla armata, hanno chiamato di continuo le forze dell'ordine: poco dopo è arrivata una pattuglia all'imbocco di Salita San Raffaele, che, intimidita dai manifestanti, si è dileguata». Secondo l'esponente dell'associazione di estrema destra «gli appartenenti ai gruppi della sinistra antagonista, liberi di agire, hanno sferrato il loro attacco lanciando dapprima pietre alle finestre per poi forzare il portone dell' ex convento lanciando bottiglie molotov». Savuto chiede al sindaco e alle istituzioni «di manifestare il proprio dissenso rispetto alle vili aggressioni di cui sono vittime, da più di due settimane, i ragazzi dell'H.M.O. È sconcertante - continua Savuto - che lo Stato permetta a questi loschi personaggi di compiere veri e propri atti di guerriglia urbana rischiando di ferire non solo gi occupanti, ma soprattutto le famiglie che abitano a pochi metri di distanza dall'H.M.O».

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mercoledì, 04 novembre 2009
Palermo, 4 novembre – “Dopo la calamità naturale che ha colpito alcune zone del messinese l’associazione di promozione sociale CasaPound Italia si è mobilitata per aiutare gli sfollati”. Lo annuncia in una nota Andrea La Barbera, responsabile palermitano dell’associazione.

“Come già in Calabria e in Piemonte – spiega La Barbera – anche a Palermo da alcuni giorni CasaPound Italia ha promosso un’iniziativa solidale attivando una
raccolta di beni di prima necessità come latte humana2, prodotti per l’igiene intima e vestiario nuovo da consegnare direttamente agli sfollati di Giampillieri, Pezzolo, Scaletta Zanclea e di tutti i comuni colpiti dall’alluvione. La priorità deve essere quella di non lasciare soli i nostri fratelli messinesi dimostrando come la solidarietà della popolazione italiana non si sia fermata in Abruzzo”.

”I primi aiuti verranno consegnati a fine mese – conclude il coordinatore di Cpi Palermo – Inoltre la nostra associazione ha attivato una raccolta fondi: chi volesse contribuire può eseguire il suo versamento sulla postepay numero 4023 6004 7523 6206 intestata a Fabrizio Repici e contattarci al numero 3396333601”.

CasaPound Palermo
www.palermoantagonista.tk
casapoundpalermo@libero.it - Tel. 3396333601

 
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mercoledì, 04 novembre 2009
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domenica, 25 ottobre 2009
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lunedì, 12 ottobre 2009
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domenica, 11 ottobre 2009
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Palermo, 11 ott. – “A seguito della calamità naturale che ha colpito alcune zone del messinese l’ass. di promozione sociale CasaPound si è mobilitata per aiutare gli sfollati” lo annuncia in una nota Andrea La Barbera, responsabile palermitano dell’associazione.

“Da alcuni giorni abbiamo promosso una iniziativa solidale attivando una raccolta a Palermo presso i locali di Area Ardita, in via Tevere 4, di beni di prima necessità come indumenti intimi, occorrente per l’igiene personale e capi di abbigliamento nuovi da consegnare direttamente agli sfollati di Giampillieri, Pezzolo, Scaletta Zanclea e di tutti i comuni colpiti dall’alluvione – afferma Andrea La Barbera – La priorità deve essere quella di non lasciare soli i nostri fratelli messinesi dimostrando come la solidarietà della popolazione italiana non si sia fermata in Abruzzo”.

Nei prossimi giorni inizieremo a portare i primi aiuti – conclude La Barbera – Inoltre la nostra associazione ha attivato una raccolta fondi: chi volesse contribuire può eseguire il suo versamento sulla postepay numero 4023 6004 7523 6206 intestata a Fabrizio Repici e contattarci al numero 340/3175761“.

CasaPound Palermo
casapoundpalermo@libero.it
3396333601

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mercoledì, 07 ottobre 2009

Susanna Dolci intervista Franco Nerozzi e Cinzia Minucci

Sleipnir è il possente cavallo a otto zampe prediletto da Odino nel suo viaggiare sino nelle zone più impervie, di guerra, morte e caduta. E questo è il simbolo di  Popoli che ha sostituito la spada del padre germanico con la coppa del sacro bere, da sempre fonte di vita e sollievo alle sofferenze…

Parliamo oggi di una organizzazione umanitaria un po’ particolare…la Comunità Solidarista Popoli Onlus, nata a Verona nel febbraio del 2001. Sua finalità è quella di aiutare concretamente le persone in gravi difficoltà generate dalle guerre, epidemie, povertà, calamità naturali.

«L’organizzazione indirizza i suoi interventi verso popolazioni che ritiene particolarmente meritevoli di aiuto sulla base di caratteristiche etiche, morali e spirituali, privilegiando quei gruppi umani costretti a lottare per difendere la propria indipendenza, i propri valori tradizionali, la propria identità. In contrasto con la tendenza all’omologazione culturale dei popoli, incoraggiata da lusinghe o ricatti economici quando non imposta con la forza delle armi, la Comunità Solidarista Popoli riconosce nel principio della preservazione delle diversità, la condizione indispensabile al contenimento degli evidenti squilibri e delle profonde ingiustizie provocate dal nuovo ordine mondiale». Ed i numeri delle attività svolte dimostrano tutto il peso dell’azione. In Birmania (Myanmar) dal lontano 1994 ad oggi Popoli mantiene in funzione 4 cliniche mobili (”Carlo Terracciano“, “Boe Wae Hta“, “Mu Aye Pu“, Kay Pu) e 3 scuole con 6 insegnanti per circa 200 bambini nella giungla birmana (regione di Dooplaya) allo scopo di aiutare l’etnia dei Karen, completamente in balia dei narcotrafficanti di Rangoon, del regime locale e delle multinazionali di turno affaristico in loco. Sono circa 500.000 i karen profughi interni, sottoposti a vessazioni ed alla minaccia di genocidio e l’attività dei nostri si svolge in perimetri di guerra il cui accesso è completamente vietato alle organizzazioni umanitarie. Negli ultimi anni sono vertiginosamente aumentate le violenze scatenatesi verso questo popolo che si batte contro la produzione ed il traffico di droga e per la propria indipendenza. Più di 30 operatori sanitari lavorano a pieno ritmo per prestare aiuto, totalmente gratuito, alla gente inerme. Inoltre sono diverse le spedizioni di farmaci e strumenti sanitari ed ulteriori progetti in fase di realizzazione. In Afghanistan, nel 2004, la Comunità ha avviato un nuovo progetto a favore delle vittime della guerra. Dopo anni ed anni di aggressioni condotte da U.R.S.S.,  Pakistan e U.S.A., il paese ancora subisce le gravi conseguenze dei diversi tentativi di conquista da parte di potenze straniere. «Qualcuno ci ha detto: “Non condivido le vostre idee”. Qualcun altro: “Fate solo dell’elemosina”. Altri ci hanno accusato di “aiutare musi gialli e musulmani”. Non crediamo di dover dare ancora spiegazioni circa le nostre idee, pensiamo che il nostro compito sia quello di continuare con i fatti. Non crediamo di fare dell’elemosina, un gesto fine a se stesso che sistema solo la coscienza di chi lo compie e perpetua lo stato passivo del mendicante, bensì di sostenere un Popolo che lotta attivamente ed orgogliosamente per il diritto sacro ed inviolabile della difesa della terra e degli avi e contro la produzione e il commercio della droga. In quanto a “musi gialli e musulmani”, beh, difficile rispondere ad un “non concetto” di tale portata…. Vogliamo solo dirvi che è grazie al vostro sostegno che Popoli può far parlare i fatti, e ricevere in cambio parole di ringraziamento come quelle inviateci dai responsabili del settore sanitario Karen. Che a nome del loro popolo essi dedicano, non a caso, a tutti i sostenitori della comunità solidarista». Sostenendo Popoli, aiutiamo chi soffre ed in special modo tutto il Popolo Karen a resistere alle logiche spietate del traffico della droga e ad affermare i concetti di autodeterminazione e libertà. Affinché si realizzi l’agognato desiderio dello: 0% DROGA 100% IDENTITÀ.

Per avere un effettivo quadro della realtà abbiamo incontrato Franco Nerozzi, giornalista di guerra e fondatore di Popoli, che ringraziamo per la sua indefessa azione umanitaria assieme a tutti coloro che lo accompagnano, tra i quali Cinzia Minucci, responsabile di Popoli a Marino (Rm). Entrambi sono, appunto, rientrati da poco in Italia.

Nerozzi, ci vuole parlare della Birmania? Paese estremamente difficile, complesso, pericoloso… Perché? E chi sono i Karen?


La Birmania è un Paese pericoloso innanzitutto per chi ci abita. E non parlo tanto di quella parte di popolazione di etnia comunemente indicata come “birmana”. Parlo soprattutto dell’altra metà dei suoi abitanti, appartenenti a gruppi etnico-linguistici differenti dal maggioritario e desiderosi di ottenere una certa autonomia dal potere centrale. Sono veri e propri Popoli separati, che erano stati inglobati forzatamente dall’entità coloniale dominata dalla Gran Bretagna nel 19° secolo, e che, nella fase della decolonizzazione aspiravano alla loro legittima indipendenza. Tra questi i Karen, principale gruppo per numero e per importanza. Il trattato che avrebbe loro garantito la libertà venne ignorato dal governo postcoloniale birmano, il quale iniziò una campagna contro questo popolo antichissimo, giunto in quelle terre 2.700 anni fa. La reazione dei Karen portò ad una guerra che dura tutt’ora.
Le sue impressioni di viaggio e sulla missione che si è appena conclusa?
Ogni missione compiuta tra i Karen lascia un sentimento misto di gioia e di sconforto. Anche quella appena conclusa mi ha fatto pensare che i nostri amici Karen meritano tutto il nostro sostegno per la determinazione e il coraggio con cui portano avanti la loro lotta per la libertà. Poveri, denutriti, male armati. Eppure ancora rigorosi nel rifiutare produzione e traffico di droga come possibile fonte di approvvigionamento di risorse necessarie alla loro sopravvivenza. Ecco quindi la gioia di incontrare gente che pur nella sua semplicità e direi quasi primitività, ci dà lezioni di etica e di reale impegno rivoluzionario. C’è poi però lo sconforto nel rendersi conto che poco o nulla viene fatto per sostenere concretamente la sopravvivenza di centinaia di migliaia di persone che si nascondono nella giungla per sfuggire alla repressione del regime di Rangoon. L’attenzione internazionale è concentrata sulla situazione politica interna della Birmania, sulla domanda di democrazia, sulle istanze impugnate da Aung San Suu Kyi. Ma la lotta dei gruppi etnici sembra non interessare a nessuno.

Come procedono le attività militari, paramilitari e sanitarie sul territorio?


Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad una progressiva avanzate delle truppe birmane e dei loro “cani da guardia”, le milizie collaborazioniste del DKBA, nel territorio dei Karen. Decine e decine di villaggi sono stati attaccati per poi essere incendiati od occupati dalla soldataglia, con quel pesante corollario di violenze, soprusi e stupri che accompagna queste operazioni che di militare hanno ben poco, e che definirei banditesche. L’Esercito di Liberazione Karen ha adottato la tipica condotta della guerriglia, preferendo abbandonare le postazioni fisse e quindi perdere terreno, a vantaggio della salvaguardia dei suoi uomini, che ora operano con azioni “mordi e fuggi” contro le truppe occupanti. Questa tattica ha portato a ottimi risultati: negli ultimi sei mesi il rapporto dei caduti tra esercito occupante e guerriglia patriottica era di 60 a 1 a favore dei nostri amici Karen. Le nostre attività sanitarie hanno ovviamente risentito di questa situazione piuttosto “calda”. Nelle aree che prima coprivamo grazie alle nostre cliniche ora operiamo con dei team mobili formati da tre sanitari, che seguono i guerriglieri con zaini carichi di farmaci e strumentazione per prestare cure alla popolazione che incontrano nei diversi villaggi visitati. Una clinica lavora ancora a pieno regime, nel distretto di Mutraw, ma è a pochi chilometri da due campi militari birmani. Non so per quanto ancora riuscirà ad operare.

Di cosa ha bisogno la popolazione? Come si può aiutare?


Le offensive birmane hanno recentemente provocato la fuga dai loro villaggi di altre 7.000 persone che si aggiungono ai 500.000 profughi interni già presenti nella regione. Questi nuovi fuggitivi hanno trovato accoglienza in insediamenti provvisori curati dalla guerriglia Karen. Vivono sotto dei teli di plastica per ripararsi dalle abbondanti piogge, e non hanno cibo a sufficienza. La vera emergenza è quindi quella dell’acquisto di riso, olio, sale e qualche ortaggio per sfamare queste famiglie. La Comunità Solidarista Popoli e “L’Uomo Libero” stanno cercando di raccogliere i fondi necessari a fronteggiare la grave situazione. Nutrire uno di questi sventurati per un mese costa circa 8 euro. I conti sono presto fatti: circa 100 euro per sfamare per un anno un profugo Karen, con una integrazione di ferro e vitamine indispensabili in una situazione come questa.


I popoli occidentali sono consapevoli di quello che sta accadendo in questa parte del mondo o come sempre rivolgono altrove lo sguardo?


I popoli occidentali, incantati dalle sirene del sistema consumistico, sono, diciamo così, un po’ distratti. I loro governi obbediscono a logiche mondialiste, per le quali l’aspetto della sofferenza umana è soltanto un insignificante dettaglio di fronte ai valori portanti, che sono quelli finanziari ed economici. Situazioni di crisi nel mondo ce ne sono a decine, ma quelle che solitamente godono dei riflettori internazionali sono le vicende in cui qualche potenza mondiale ha interessi economici o strategici. Io faccio sempre l’esempio del Kosovo. L’Europa si è fatta trascinare in una guerra contro la Serbia per favorire la nascita di una nazione che è l’avamposto del traffico internazionale di droga e la base operativa delle mafie balcaniche. Gli ordini arrivavano da Washington.


A suo avviso si arriverà mai ad una risoluzione pacifica, stabile e duratura?


Fare previsioni su quello che succederà in Birmania è estremamente difficile. Gli attori in scena sono molti, e così le variabili. Cosa farà la Cina, principale sponsor del regime di Rangoon ? E le multinazionali occidentali (Total e Chevron in testa) che sfruttano le risorse energetiche del Paese e arricchiscono i generali ? E quei paesi “democratici” (Israele, Australia, Singapore, India) che fanno a gara per fornire armi, istruzione militare e “servizi finanziari” di riciclaggio alla giunta birmana ? E gli USA, che hanno già dichiarato che le sanzioni contro Rangoon non sono una buona strada per ottenere risultati e che sarebbe ora di aprire qualche spiraglio per nuovi investimenti? Personalmente credo che in tempi più o meno brevi assisteremo ad un coinvolgimento di forze democratiche nel governo birmano, con la benedizione di tutti quei paesi che hanno interesse a mantenere in sicurezza i loro affari nel paese. Aung San Suu Kyi (l’eroina birmana dei diritti civili e politici, premio Nobel nel 1991) verrà coinvolta, e l’animo dei democratici di tutto il mondo proverà sollievo. Per i popoli e i gruppi etnici in lotta per l’autodeterminazione, per la difesa del loro territorio dallo stupro delle multinazionali, per la preservazione della loro identità, temo non cambierà molto.


Per i contatti e gli aiuti come fare?


I contatti con “Popoli” avvengono attraverso e-mail all’indirizzo riportato sotto o partecipando alle iniziative che i nostri volontari realizzano in giro per l’Italia. Un grosso aiuto per noi è la destinazione del 5×1000, che può essere fatta indicando nella dichiarazione dei redditi il codice fiscale della nostra Comunità: 03119750234 Se poi qualcuno volesse organizzare delle cene o delle iniziative per la raccolta di fondi dovrebbe contattarci verificando sul sito www.comunitapopoli.org quali sezioni della Comunità sono le più vicine a lui. Tengo a sottolineare che tutte le donazioni raccolte si trasformano in diretti aiuti ai nostri assistiti, e che nessun membro di “Popoli” riceve un compenso per il lavoro che svolge. Il nostro è puro volontariato.


A conclusione un suo pensiero…. un suo appello ai lettori….


Come si diceva prima molte sono le situazioni di sofferenza e di bisogno. Noi cerchiamo di privilegiare quei gruppi umani che soffrono per aver compiuto scelte etiche che avrebbero anche potuto ignorare facilitandosi l’esistenza. Parliamoci chiaramente: se i Karen si fossero piegati alle offerte di partecipazione al business della droga non avrebbero bisogno di noi. Se avessero rinunciato alla loro dignità di Popolo, accettando di fare i sudditi, non avrebbero bisogno di noi. Se avessero accettato di svendere la loro terra alle multinazionali, e con essa lo Spirito degli Avi, non avrebbero bisogno di noi. Se avessero imboccato la via dell’emigrazione verso i paesi più ricchi, non avrebbero bisogno di noi. Senza ipocrisia diciamo che preferiamo correre in aiuto di chi ancora si batte per restare un Popolo. Ci aspettiamo che chi condivide questa visione ci faccia avere il suo concreto sostegno.

 
Chi è Cinzia Minucci. Quando e perché si è recata in Birmania?


Cinzia Minucci, consigliere comunale indipendente di Marino, motore e pilota della “Casa della Famiglia”, struttura sociale dedicata a madri, padri e figli che abbiano l’aspirazione di vivere e contribuire allo sviluppo di sane relazioni umane e sociali  all’interno della comunità cittadina e non solo. Struttura dove si fa sport, si fa festa, si fa solidarietà. Il viaggio in Birmania è stato semplicemente questo: voler fare concretamente la conoscenza  diretta e personale dei Karen, cui da circa un anno sono dedicate molte delle azioni e donazioni delle famiglie che frequentano il nostro “centro sociale” a Marino.

Comunità Solidarista Popoli… quando li ha conosciuti e come si rapporta con loro?


L’incontro con Popoli  avvenuto lo scorso anno, nel corso di una cena di beneficenza, è stato per me un vero “colpo di fulmine”, ha impresso una svolta molto decisa alla mia attività politica, rivitalizzando  motivazioni ideali che temevo di aver perso per sempre. Immagino che ciò sia stato frutto delle idee che in Popoli si fanno azione concreta, quotidiana, reale, azione che contemporaneamente forma e trasforma chi agisce, e lo fa sia all’interno della persona, che nei rapporti con gli altri.

Le sue impressioni di viaggio e sulla missione alla quale Lei ha partecipato?

Un’esperienza troppo breve ed incredibilmente intensa, di quelle che conserverò a lungo nel cuore, tale è l’unicità e la ricchezza di ciò che ho sperimentato. Il mio viaggio con Popoli, il mio rapido vissuto tra i Karen hanno una caratteristica indelebile: è la percezione forte, anzi fortissima di essermi sentita  finalmente “a casa”, tra amici, con uno scopo comune e possibile. Talmente concreti e reali si percepivano i valori di fiducia, lealtà, condivisione, senso di unione, utilità l’uno per l’altro. Insomma tutto ciò che inspiegabilmente abbiamo esiliato dalle nostre vite di occidentali anestetizzati. Mi sento così grata alla Comunità Solidarista Popoli, che mi ha aiutato  a superare i miei limiti, il mio attaccamento alle comodità e soprattutto a me stessa, non tanto e non solo per la faticosa camminata nella giungla quanto per l’incontro con chi vive e lotta quotidianamente per la sopravvivenza della sua gente, con scopo, fierezza, coraggio e determinazione. Può sembrare scontato, ma in realtà ciò non ha riscontro nel nostro quotidiano.

Difficoltà incontrate?

Faceva molto caldo (è la stagione delle piogge questa e l’umidità può arrivare al 90 per cento) ma questo caldo, appunto, andava poi  diminuendo man mano che si saliva, fino a trasformarsi in freddo al calar del sole. Nella giungla il fango è il vero protagonista, i sentieri sono incredibilmente scivolosi con conseguenze addirittura letali. La vita dei soldati e dei civili è puro eroismo, le privazioni sono molto difficili da descrivere.

Come si vive in Thailandia?

In Thailandia perfino i thailandesi sono sottopagati. Non hanno quasi mai copertura sanitaria e lavorano fino a 12 ore al giorno. I Karen che vivono nei campo profughi dipendono dagli aiuti umanitari e dai propri familiari che riescono a lavorare  nella zona di confine. Naturalmente sono trattati come schiavi. Lavorano per l’intero giorno e sono pagati una miseria e mangiano e dormono nello stesso posto di lavoro. La vita nel campo profughi è ai limiti di sopportazione. Manca qualsiasi servizio igienico, il sovraffollamento è  evidente e gli alimenti per il sostentamento risultano assolutamente insufficienti.

Anche per Lei, a conclusione, un suo pensiero… un suo appello ai lettori…

Vorrei riuscire a trasmettere un concetto assai semplice a chi legge: nulla è più vicino a noi, al nostro desiderio di completezza ed autenticità della battaglia che i Karen combattono per la loro libertà, per il mantenimento della propria identità, per il perpetuarsi delle loro tradizioni. È questo che abbiamo  in comune, di nobile, con gli altri uomini e donne degni di tale appellativo, è questa la vera “missione” per cui siamo al mondo, in questo caso le distanze sono puro pretesto e solo geografiche. Auguro a molti di poter vivere il mio emozionante incontro con il comandante Nerdah, un vero signore, per affabilità e cortesia; un valoroso comandante sempre al fianco dei suoi giovani soldati tutti privazioni, dignità e onore. Un punto di riferimento per i numerosi  profughi sempre sorridenti: donne bellissime, bambini dagli occhi intelligenti e svegli. Una ricchezza d’umanità imprevista e sconosciuta, l’espressione viva e vivace di una causa degna di essere sostenuta con generosità e slancio da ciascuno di noi.

Comunità Solidarista Popoli – Onlus
Via Anfiteatro, 10 – 37121 Verona
Tel. +39. 339 6054684
www.comunitapopoli.org  e-mail: info@comunitapopoli.org
Per donazione su conto postale: c/c postale n° 27183326.
Per donazione tramite bonifico bancario: IBAN: IT19R0518811703000000057192
Destinazione cinque per mille a “Popoli” indicando il codice fiscale/ partita iva n° 03119750234.
Ogni donazione dà diritto a detrazione fiscale.
http://www.mirorenzaglia.org/?p=9556

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mercoledì, 23 settembre 2009
Brescia, 22 settembre - Militanti di Casa Pound Brescia, si sono recati questa sera in Via Attilio Franchi dove ha sede il presidio degli operai dell'IVECO, che sono in lotta contro la cassaintegrazione e i licenziamenti, ed hanno attaccato davanti ai cancelli della fabbrica uno striscione di solidarietà.

"Questa è la nostra prima di una serie di azioni in solidarietà agli operai e non solo dell' Iveco ma anche dell'Ideal Standard, che sono in lotta per preservare il loro posto di lavoro, il loro stipendio, le loro famiglie e la sicurezza di una vita e di una casa." Commenta cosi Silvio Olivetti responsabile regionale di Casa Pound Lombardia."Siamo vicini a questi lavoratori in una lotta che deve essere di tutti e di tutta la città, il lavoro è un patrimonio irrinuciabile e di tutti."


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sabato, 05 settembre 2009
Palermo 5 settembre – “Il Blocco Studentesco si oppone categoricamente alle iniziative attuate dall’Università di Palermo per sanare i conti in rosso con un passivo di 19 milioni di euro creato negli anni da un’amministrazione incapace” lo afferma in una nota Vincenzo Randazzo, dirigente palermitano del movimento studentesco vicino a CasaPound Italia..

“La colpa di questa grave situazione è da ricercare nei fondi tagliati della Gelmini e negli stipendi esosi dei professori paperoni e dei grandi dirigenti universitari – afferma Vincenzo Randazzo – Purtroppo questi ultimi hanno pensato bene di tassare gli studenti che subiscono continuamente disservizi di ogni sorta e che neanche potranno avere la soddisfazione di vederli migliorati perchè tanto queste iniziative serviranno solo a tappare un buco che non hanno creato loro”.
“La soluzione a questo problema non può che passare da una coraggiosa, quanto necessaria, diminuizione degli stipendi più alti dei dipendenti e da un taglio netto agli sprechi che non intaccano necessariamente la qualità della vita universitaria”.

“Nei prossimi giorni, il Blocco Studentesco non mancherà di scendere in piazza al fianco degli studenti evitando al contempo qualsiasi strumentalizzazione. Dinanzi ad un tale scempio, infatti, non possono esistere barriere ideologiche in grado di dividerci. I nostri vessatori sono avvertiti!”.

www.bloccopalermo.tk
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sabato, 05 settembre 2009

Pubblicizziamo questo gruppo su facebook perchè ne condividiamo la protesta:

http://www.facebook.com/group.php?gid=126332843207&ref=mf

La notizia è confermata e adesso abbiamo persino i particolari: la mozione LAGALLA (la chiameremo così in omaggio al nostro magnifico rettore!) è stata approvata in consiglio di amministrazione il 6 agosto, ma resa nota al pubblico soltanto ora (di sicuro per metterci di fronte il fatto compiuto). Essa prevede che il nostro ateneo affitti ad una società privata, la ATI, il suo VIALE DELLE SCIENZE al fine di farne una grosso parcheggio a pagamento, con costi quantomeno dubbi (1 euro l'ora per le macchine, 50 centesimi per le moto). In cambio della gestione dei posteggi, la ATI penserà a pagare la security e il servizio navetta.

A quanto sembra UNIPA ha i conti in rosso con un passivo di 19 milioni di euro da rattoppare al più presto; e di fatti ci stanno provando in tutti i modi tassando e controtassando noi studenti (lo statino ce lo stampiamo noi, le tasse sono più alte, in tutte le facoltà hanno imposto i test, portandone addirittura il costo a 45 euro!).

Ora la domanda sorge spontanea: di chi è la colpa? della Gelmini che taglia i fondi? dei baroni che non si riducono gli stipendi da paperoni? del rettore che è un incapace? dei megadirigenti universitari che lavorano due ore al giorno e guadagnano fino a 10 000 euro l'uno?

La risposta è semplice: LA COLPA E' DI TUTTI QUELLI CITATI QUI SOPRA!

Gli studenti palermitani si ritrovano ora a dover far fronte complessivamente a pagamenti salatissimi per ricevere in cambio CARENZA di aule, strutture disastrate, mancanza di materiale (a volte non c'è neppure un proiettore!), maleducazione (i bidelli "infastiditi" dalle nostre domande), disorganizzazione, assenza di informazioni utili (le date degli esami!) e chi più ne ha più ne metta!

La risposta a questo scempio deve essere immediata: DOBBIAMO AGIRE SUBITO SCENDENDO IN PIAZZA! Dimentichiamoci per un attimo le nostre divisioni politiche, destra, sinistra, blocchi, collettivi, democristiani, fascisti, comunisti: BISOGNA AGIRE UNITI PER DIFENDERE I NOSTRI DIRITTI!
Non importa se servirà alzare le barricate, non importa se sarà necessario paralizzare la cittadella universitaria, dobbiamo fermare uno scempio che noi studenti palermitani non ci meritiamo di certo! Se c'è un buco nel bilancio E' COLPA LORO e se è colpa loro, che siano LORO a pagare!

Vi terremo aggiornati su come MUOVERCI (sono bene accette proposte)

ira.di.achille@hotmail.it

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sabato, 11 luglio 2009
Palermo 10 luglio – Questa mattina i militanti di CasaPound hanno occupato simbolicamente  per alcune ore l’ex cereria Gange di via Marinai Alliata esponendo un grande striscione con scritto “ex cereria o deposito di amianto?”. L’associazione denuncia lo stato di abbandono e la presenza di grosse quantità di Eternit che da più di vent’anni non viene rimosso nonostante le lamentele di alcuni abitanti del quartiere.

“Dopo aver esposto lo striscione abbiamo circondato l’edificio con segnali di pericolo per scongiurare l’ingresso dei curiosi – afferma Andrea La Barbera, portavoce palermitano di CasaPound – Le polveri sottili sprigionate dalle superfici di Eternit danneggiate sono un grave pericolo per gli abitanti del quartiere, in particolare l’asilo alle spalle dell’ex cereria espone i bambini al rischio di contrarre malattie importanti già fin dalla tenera età”.
“Nei prossimi giorni raccoglieremo le firme per chiedere l’intervento delle istituzioni colpevoli di non aver dimostrato alcuno interesse nonostante la gravità della situazione”. “Ci chiediamo soltanto come mai un tempo per costruire le città bastavano pochi anni, mentre per rimuovere dell’amianto da un edificio oggi dobbiamo aspettare decenni?”. Conclude Andrea La Barbera: “CasaPound si interesserà dell’ex cereria fino a quando l’ultima lastra di Eternit non sarà rimossa, non è più l’ora di scherzare con la nostra salute!”.





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lunedì, 29 giugno 2009

L'esercito Karen contrattacca e colpisce duramente i traditori al soldo degli occupanti

A dispetto di chi parlava di una "Fort Alamo" Karen, riferendosi alla situazione di estrema difficoltà in cui si trova l'Esercito di Liberazione in questi giorni di offensiva birmana, i volontari del KNLA hanno colpito duramente i partigiani al soldo degli occupanti mondialisti, dimostrando di essere tutt'altro che finiti.
Due barche del Democratic Karen Buddhist Army sono state assalite da un reparto della resistenza patriottica mentre risalivano il fiume Moei, a poca distanza dal villaggio di Mu Aye Pu, occupato nei giorni scorsi da birmani e collaborazionisti.
Il bilancio dello scontro è di 11 partigiani uccisi. I volontari dell'Esercito di Liberazione non hanno subito perdite.
Il Colonnello Nerdah Mya ci ha confermato che tra i partigiani morti vi è anche l'uomo che nel febbraio del 2008 aveva ucciso nella sua abitazione di Mae Sot, in Thailandia, il Segretario Generale dell'Unione Nazionale Karen, Padoh Mahn Shah.
E' probabile che l'imboscata alle imbarcazioni avesse proprio come scopo la punizione dei rinnegati che avevano colpito il leader Karen.
Lo scontro tra il KNLA, gli occupanti e i loro cani da guardia, si fa sempre più duro in questi giorni nel distretto di Pa-an. E spesso sconfina in Thailandia. Ieri due simpatizzanti dell'Unione Nazionale Karen sono stati assassinati da killer del DKBA nei dintorni della cittadina tailandese di Mae Salit. E dopo l'operazione condotta contro le imbarcazioni dei partigiani, ora si temono nuove rappresaglie nei confronti dei membri della resistenza Karen e dei loro familiari.
Ancora una volta i partigiani mostrano il loro vero volto: quello di assassini prezzolati al soldo dell'esercito
occupante e delle organizzazioni di narcotrafficanti. "Abbiamo per molto tempo sperato di poter ricucire i
rapporti con i nostri fratelli Karen che sbagliando erano passati alle dipendenze dei birmani" - ha dichiarato un ufficiale dell'Esercito di Liberazione coinvolto nei combattimenti di ieri - "e abbiamo sempre teso la mano a chi dimostrava di voler tornare a lavorare per la libertà della nazione Karen. Ma ora è arrivato il momento di colpire esemplarmente quelli che tradiscono il loro popolo, quelli che vendono i loro fratelli per ragioni di business e di interesse personale. Nessuna pietà per i rinnegati".

Comunità Solidarista Popoli

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categoria:notizie dallestero, soccorso nero
giovedì, 25 giugno 2009

E' quello che serve per garantire un futuro al popolo Karen.

Le “energiche” pressioni degli organismi internazionali sul regime birmano affinché sospenda l’opera di repressione contro il popolo Karen hanno prodotto i risultati previsti. Con la consueta, totale indifferenza nei confronti di appelli e raccomandazioni provenienti dalle assemblee del Palazzo di Vetro e di Strasburgo, i generali birmani hanno intensificato le operazioni militari nello Stato Karen, travolgendo la 7° Brigata dell’Esercito di Liberazione e provocando la distruzione di villaggi, ospedali, scuole. 6.000 civili hanno precipitosamente lasciato l’area dei combattimenti, concentrati nel distretto di Pa-an, hanno attraversato il fiume Moei raggiungendo la riva tailandese, e vivono ora senza alcun sostegno in rifugi di fortuna. Le autorità tailandesi hanno già intimato ai profughi di rientrare immediatamente in Birmania: se questo rientro avvenisse, i civili sarebbero esposti alle violenze dell’esercito di occupazione e dei suoi cani da guardia, le milizie di narcotrafficanti Karen che hanno stretto patti con la giunta militare. Questi partigiani, servi degli occupanti, aguzzini del loro stesso popolo, catturano i civili per costringerli a trasportare armi e munizioni per conto dell’esercito birmano, e sempre più numerose sono le segnalazioni dell’utilizzo dei profughi come “sminatori” forzati, costretti a camminare davanti alle colonne di soldati per far brillare i numerosi ordigni nascosti nel terreno.

Qualche giorno fa, due giovani donne Karen erano state violentate ed uccise nel villaggio di Kwee Law Plo dai soldati di Rangoon nel pieno dell’offensiva contro Pa-an. Naw Pay, 18 anni, era all’ottavo mese di gravidanza. Naw Wah Lah, 17 anni, era madre di un bambino di sei mesi. I soldati responsabili dei delitti fanno parte del 205° Battaglione di Fanteria Leggera, guidato dal Tenente Colonnello Than Hteh e dal Capitano Kyi Myo Thant. Paradossi apparenti di prove di democrazia: nel 2010 il regime birmano ha promesso elezioni politiche. Sebbene vincolata da decine di condizioni che non permetteranno in alcun modo di estromettere i militari dalla vita politica del paese, la “competizione  elettorale” sembra aver messo il prurito ai democratici del globo. Si guarda con ottimismo alla possibile evoluzione del paese delle mille pagode. Così, diventa imperativo per la gerontocrazia corrotta di Rangoon, amica di Cinesi, Israeliani, Indiani e di manager incravattati di centinaia di aziende occidentali, disfarsi delle ultime sacche di resistenza, che potrebbero un domani guastare l’immagine di un paese avviato verso l’apertura ad un sistema multipartitico.

Ancora una volta lanciamo un appello ai nostri sostenitori perché ci facciano arrivare il loro concreto aiuto economico: ogni donazione sarà utilizzata interamente per acquistare generi di prima necessità per i profughi che hanno dovuto abbandonare i villaggi. Questo genere di aiuto incide direttamente sulle capacità di lotta dei patrioti Karen: non dovendosi preoccupare dell’emergenza profughi, l’organizzazione della resistenza potrà utilizzare le risorse così risparmiate per procurare ai suoi volontari rifornimenti per continuare a contrastare l’offensiva in corso. L’ipocrisia non ferma i fucili degli occupanti, nell’infamia dei partigiani. Chi crede al diritto di difendere il proprio paese, i propri figli e le proprie donne non ha che una scelta.

Comunità Solidarista Popoli

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categoria:militanza, notizie dallestero, soccorso nero
giovedì, 07 maggio 2009

Montesano a Poggio Picenze, con Casa Pound, prepara uno spettacolo per i terremotati

‘’Qui a Poggio Picenze sono venuto a trovare degli amici'’. A parlare all’ADNKRONOS è Enrico Montesano, che oggi ha incontrato il sindaco e l’assessore ai Lavori pubblici del paesino in Provincia dell’Aquila, Nicola Menna e Mario Masci, per mettere a punto gli ultimi dettagli per un’iniziativa a cui già pensa da qualche tempo: portare a Poggio Picenze il suo ultimo recital ‘Epica e cotica’.
‘’Piuttosto che raccogliere dei fondi con uno spettacolo da fare a Roma - spiega Montesano, che a Poggio Picenze è in visita al campo di Casapound - preferisco venirlo a fare qui, per loro, come avrei fatto per degli amici, per dei parenti. Ho chiesto ai miei tecnici di lavorare una giornata gratis e in 15-20 giorni sono sicuro che riusciremo a organizzare tutto'’.
‘’Volevamo farlo all’Aquila - ha spiegato ancora Montesano - Ma poi abbiamo pensato ai paesini limitrofi, che non sempre vengono ricordati, e ci siamo convinti fosse meglio farlo qui, nella Piazza Rosa. Sono sicuro che verranno in tanti da tutti i piccoli centri dei dintorni, da San Demetrio a Barisciano… Alla fine saranno in 2mila. Quanto allo spettacolo, mettiamo in scena il recital già portato al Gran Teatro, ‘Etica e cotica’. Che poi dopo il terremoto ci sta pure bene… E’ un invito per tutti, più etica e meno cotica'’.

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categoria:soccorso nero, casapound palermo
lunedì, 20 aprile 2009

COMUNICATO STAMPA

Palermo, 20 Aprile 2009 - In questi giorni l'ass. di promozione sociale CasaPound ha distribuito uova di pasqua e generi alimentari alla casa accoglienza "Oasi bimbi" di Ficarazzi.

"Nel mese di aprile i nostri militanti si sono mobilitati per donare un sorriso ai bambini meno fortunati - spiega Andrea La Barbera, responsabile di CasaPound a Palermo - spesso ci si ricorda soltanto delle situazioni dolorose in cui crescono i bambini del resto del mondo, dimenticando che basterebbe fare pochi passi per aiutarne alcuni". "La gente ha risposto molto bene al nostro invito e lo stesso possiamo dire per la raccolta di aiuti per la popolazione abruzzese terminata sabato scorso - continua La Barbera - ci riempie il cuore notare come il senso di solidarietà nazionale degli italiani non si sia mai sopito e questo ci da forza nel portare avanti le nostre iniziative di volontariato sociale".

Negli ultimi mesi, infatti, CPI si è resa protagonista di altre iniziative simili come la raccolta di giocattoli e vestiti per le famiglie povere dello ZEN. "Siamo i promotori di un modo nuovo di fare Politica, con la P maiuscola, intesa come servizio nei confronti del nostro popolo, arrivando là dove lo Stato non riesce o non vuole arrivare con efficacia - conclude il responsabile di CasaPound Palermo - per questo motivo osiamo definirci una avanguardia per tutti coloro che desiderano fare qualcosa di utile per la società in cui vivono".

Andrea La Barbera
CasaPound Palermo

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categoria:politica, militanza, politica siciliana, soccorso nero, area ardita, casapound palermo