martedì, 01 dicembre 2009

europe.gifPerché tutto sommato non sono contrario al trattato europeo

Entra oggi in vigore il Trattato di Lisbona che concede maggiori poteri all'Unione Europea a scapito di quelli nazionali.
Il Trattato è tutt'altro che ottimale e da magnificare. Contro di esso si alzano da tempo le voci delle nicchie antagoniste affascinate a priori da ogni cosa che faccia attrito a qualunque dinamica e che oggi  s'illudono di sposare il sentimento di disagio delle minoranze euroscettiche.

Ne conosciamo i temi salienti. Protestano contro la perdita di sovranità nazionale.
Questo ha senso per gli inglesi la cui potenza, già minata alla base dalla miscela d'imbecillità e di tradimento di Winston Churchill che durante la guerra li privò dell'impero, va ora sbriciolandosi fronte alla rivincita continentale in atto da quando abbiamo varato l'Euro. Un po' meno senso questa tesi l'ha per le nazioni vinte in guerra: per la Germania che dalla Ue e dall'Euro ha riacquisito potenza e per l'Italia che di sovranità non ne ha, né interna né esterna, da sei decenni e mezzo. Il che è sotto gli occhi di tutti; internamente la nostra nazione è spartita da gruppi internazionalisti come la mafia, che fa capo a New York, il Vaticano, e le centrali finanziarie dipendenti da Londra. Per non parlare dell'indipendenza militare: venticinque anni fa il capogruppo socialista al Senato, Formica, rivelò l'esistenza di una clausola segreta firmata durante la resa dell'8 settembre per la quale i nostri servizi militari dipendono direttamente dagli Usa. Quale sovranità sarebbe dunque minacciata dal Trattato?

Quella finanziaria, ci dicono gli anti-euro, e snocciolano il rosario dell'usura, del signoraggio, della tradita proprietà del popolo. Tutte cose giuste ma che, e questo è il punto,  non dipendono dal varo dell'Euro o della Banca Centrale Europea perché erano prerogative anche prima di tutte le banche nazionali e di tutte le valute. Il vagheggiato ritorno alla Lira – che non ci sarà – manterrebbe per intero l'impianto sistemico che viene criticato, aggiungendovi però la provincializzazione di un'Italia impoverita, priva di competitività e lontana da qualsiasi partecipazione a potenza.
Se però uscissimo tutti dall'Euro, obietta qualcuno, e si tornasse alla situazione di vent'anni fa...
E' fisicamente impossibile perché mai nella vita e nella storia si è riusciti a tornare a un quadro precedente, a fermare il tempo, a bloccare alcunché (“Panta Rei”, tutto scorre, diceva addolorato Eraclito). Se però, per ipotesi di terzo tipo, ciò accadesse, i risultati sarebbero i seguenti: freno del calo di potenza inglese, interruzione della presa di potenza europea, riduzione dell'Europa a ventre molle delle prossime contese e suo avvio alla totale schiavitù.

Ma c'è la dipendenza politica, replicherebbero gli anti-euro. Perché gli esponenti politici e anche quelli finanziari dipendono dal partito atlantico, dalle massonerie, dai poteri forti e dai club.
Già: perchè gli altri, quelli delle nazioni borghesi, da chi dipendono, a che gruppi appartengono?
Chi non ha percezione delle dinamiche, si sofferma a osservare le meccaniche e con esse i marchi di fabbrica e di proprietà; ma le dinamiche contano eccome. E la dinamica degli interessi economici ed energetici europei, unita a quella delle mutazioni di relazioni di potenza internazionale, impone all'Europa di posizionarsi molto meglio di qualunque sua singola parte; lo ha dimostrato la crisi georgiana con la scelta di campo russa compiuta, pur con tutta la diplomazia del caso, addirittura quando il portavoce comunitario era Kouchner, uomo del partito atlantico, d'Israele e del globalismo, che però non poteva pronunciarsi contro gli interessi compatti dei capitali tedeschi e francesi nonché italiani, olandesi e via dicendo.

Rimane il rischio dei mandati di cattura europei, che consentono a chi violi per esempio una legge polacca di essere estradato in Polonia dal suo paese d'origine senza che la magistratura nazionale lo possa salvaguardare. Su questo punto sono d'accordo per dare battaglia, ma è qualcosa che dovrebbe preoccupare i cittadini di una nazione garantista, come la Danimarca, non noi.
Difficile trovare in Europa una tradizione così ampia e continuativa di processi politici, di condanne ideologiche, di violenze alla legge praticate a danno degli imputati. Roba da anni d'emergenza? Sarà, ma la scandalosa sentenza–Ciavardini è di ieri.

Quest'Europa non ci piace, non è l'Europa ghibellina, non è l'Europa rinata con Napoleone né quella dell'emancipazione e della libertà dei popoli che aveva riunito quasi magicamente l'Asse.

C'è molto da fare per contrastare tante tendenze interne a quest'Europa e, se siamo bravi, per imporne altre.
E qui deve far riflettere il fatto che a diciotto anni dal primo trattato, quello di Maastricht, le compagini nazionalistiche e radicali non abbiano ancora prodotto uno straccio di proposta alternativa. Perché fintanto che essa sarà  quella di regredire a schiavi schierandoci (in)consapevolmente dietro gli eredi di coloro che per tre volte spezzarono e soffocarono nel sangue l'ideale europeo, mi tengo anche quest'Europa di Lisbona.
Margaret Thatcher, a ragione nell'ottica inglese, che è anti-europea e anti-italiana per natura, per vocazione e per necessità, ha riepilogato il senso del suo anti-europeismo che si basa sull'anti-germanesimo. “Solo il coinvolgimento militare e politico degli Stati Uniti in Europa – scriveva nelle sue memorie nel 1993 – e un rapporto stretto fra gli altri due più forti Stati sovrani europei, la Gran Bretagna e la Francia, sono sufficienti a bilanciare la potenza tedesca. E nulla di simile sarebbe possibile all'interno di un superstato europeo”. E ancora, a giustificazione del suo fallito operato antiunitario: “L'asse franco-tedesco avrebbe visto Parigi sempre più in minoranza mentre l'America, ritirate le sue forze, si sarebbe ritrovata in disaccordo con il nuovo giocatore europeo nelle politiche mondiali”. Aveva perfettamente ragione, per fortuna.
Sulla base del verbo thatcheriano mai del tutto accantonato, in tutti questi anni è stata Londra, per la difesa della Sterlina e per la salvaguardia del controllo atlantico, a fare da attrito e a brigare per rallentare il Trattato europeo.

Londra contro Berlino, Londra contro l'Europa, la stessa Londra che ci ha fatto costantemente guerra nel Mediterraneo: dal tempo dei Borboni a quello di Mussolini fino alla “strategia della tensione” che fu suscitata e mantenuta per toglierci di mezzo da quello scenario. Cartagine è sempre contro l'Europa. Quest'Europa va modificata ma intanto togliamoci di dosso Cartagine. Ecco perché oggi, che entra in vigore il Trattato di Lisbona, mi schiero tra coloro che lo vedono positivamente. Criticamente ma favorevolmente.

Gabriele Adinolfi

postato da: BascoNero89 alle ore 19:09 | Permalink | commenti
categoria:politica, geopolitica, notizie dallestero
martedì, 01 dicembre 2009
minaret21.jpg

Svizzera: come t'indirizzo al nulla e  ti castro chirurgicamente ogni reazione all'immigrazione

Innanzitutto i dati e i commenti ufficiali, da  adnkronos:
La Svizzera dice 'no' alla costruzione di nuovi minareti in aggiunta ai quattro già esistenti. Secondo i risultati ufficiali del referendum che si e' svolto oggi nella Confederazione, il 57,5% degli elettori - a sorpresa rispetto alle previsioni della vigilia - si è espresso contro.
A larga maggioranza i cittadini svizzeri hanno deciso oggi di vietare la costruzione dei minareti, ma non l'esportazione di materiale bellico. Stando ai risultati definitivi, il finanziamento speciale del traffico aereo è inoltre stato approvato chiaramente. A dispetto dei sondaggi, l'iniziativa contro l'edificazione dei minareti in Svizzera è stata sostenuta dal 57,5% dei votanti. A contribuire al risultato sorprendente vi e' probabilmente l'elevata partecipazione al voto, che ha raggiunto quasi il 54%.
In Ticino la modifica costituzionale è stata accolta dal 68%, nei Grigioni dal 58,6%. Soltanto quattro cantoni hanno optato per il 'no': Ginevra, Neuchatel, Vaud e Basilea città. Col testo accolto oggi, sono diciassette le iniziative approvate dal popolo e dai cantoni dal 1891. Per l'Unione democratica di centro (Udc), si tratta della quinta vittoria 'solitaria' alle urne negli ultimi cinque anni contro gli altri partiti di governo.
Come previsto e già successo nettamente nella votazione del 1997, l'iniziativa contro l'esportazione di materiale bellico non ha raccolto una maggioranza: ha detto 'no' il 68,2% dei votanti. Tutti i cantoni hanno respinto il testo: in Ticino il tasso di contrari è stato del 62,4%, nei Grigioni del 67,9%. Per quanto riguarda il finanziamento speciale del traffico aereo, il decreto federale non ha suscitato grosse discussioni: ha detto 'sì' il 65% dei votanti. Tutti i cantoni hanno accolto la modifica costituzionale: in Ticino i favorevoli hanno raggiunto il 63,3%, nei Grigioni il 65,4%.
Dall'Italia il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri commenta: "Anche la paziente Svizzera si è stancata del dilagare di immigrazione e Islam. Lo conferma l'esito del referendum sui minareti. Anche in Italia dobbiamo proseguire nella politica del rigore. E' un nostro pieno diritto".
Esulta anche la Lega. ''Ancora una volta dalla vicina Svizzera viene lanciato un esempio di democrazia a tutta l'Europa - afferma il deputato della Lega Nord, Marco Rondini - Un esempio che dovremmo recepire anche nel nostro Paese, dando subito corso alla proposta di legge Cota-Gibelli sulla regolamentazione dei luoghi di culto non cristiani, che fra le altre cose prevede l'obbligo di un referendum consultivo di fronte a qualsiasi richiesta di costruzione di nuove moschee''.
Sendo Rondini ''i nostri 'cugini' svizzeri hanno lanciato un importante segnale contro l'islamizzazione del Vecchio continente. Una deriva strisciante, che va arginata. Perché dove sorge un minareto, non si erige solo una torre. A tal proposito vale sempre la pena ricordare uno slogan caro al premier turco Erdogan: i minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri caschi, le moschee le nostre caserme e i credenti il nostro esercito. E pensare che il primo ministro di Ankara sarebbe un moderato...''

Ma vediamo che significa di fatto tutto ciò
noreporter:

Fantastico esempio di come s'indirizza verso il nulla - e quindi si castra chirurgicamente - il fastidio popolare. Perché se a frenare e a rendere sterile il malumore non bastasse già  l'identificazione artificiale tra immigrazione e Islam con  la consequenziale mobilitazione isterico/parolaia per lo “scontro di religione”, il risultato di questo referendum andrà ben oltre nel rendere impotenti i cittadini elvetici. 
Mobilitati ad arte contro castelli d'aria, gli svizzeri hanno infatti votato contro l'obiettivo che  è stato loro presentato; infatti hanno deciso che non si costruiranno più minareti, non di certo che si chiuderanno le moschee. Insomma è una pagliacciata anche se letta acriticamente all'interno del presunto scontro di religione, che nella fattispecie si è ridotto a pure questioni formali, irrilevanti e marginali: un vero e proprio fuoco d'artificio all'insegna della rodomontata e del flop.
E' come se, per fare un'analogia, ripetto ad un fastidio popolare per l'invasione americana si fosse decretata plebiscitariamente non la chiusura delle basi Nato o un cambio degli accordi economici e militari con Washington bensì l'obbligo per i marines di non cantare a squarciagola durante le ore notturne.
In soldoni questo significa che quando, tra breve, tutti gli svizzeri si accorgeranno che la drammatica situazione migratoria non solo non sarà migliorata ma sarà peggiorata, insieme alla frustrazione sentiranno un senso d'impotenza e di resa.
Fantastica prova dei mangiafuoco. Lo “scontro di civiltà”  serve  d'altronde a rendere sempre più massiccio il fenomeno migratorio proprio perché dà un senso d'inutilità della mobilitazione a chi, schierato sempre e solo a quadrato del nulla, non saprà  mai cosa fare realmente. La psicosi della guerra civile interna e dell'aggressione esterna, unici elementi che resteranno sullo sfondo quando sfumerà la mobilitazione demagogica e virtuale, non faranno altro che rafforzare l'oligarchia impopolare e incompetente e  indebolire anche psicologicamente la vitalità europea a tutto - e solo  - vantaggio atlantico.
Vediamo chi vorrà fare come gli svizzeri: i capponi che per un istante  si credono  galletti, ignari che lo ha deciso il cuoco e che finiranno, castrati anch'essi, allo spiedo.

Noreporter.org

postato da: BascoNero89 alle ore 19:01 | Permalink | commenti
categoria:politica, notizie dallestero, il vostro mondo
martedì, 01 dicembre 2009


Roma, 1 dicembre - "Quando un luogo pubblico abbandonato e degradato da anni divenuto luogo di aggregazione giovanile, centro di rivalutazione per l'intero quartiere, posto nel quale centinaia di persone, tra militanti, simpatizzanti, cittadini del quartiere ed istituzioni locali, possono liberamente confrontarsi, viene sgomberato sulla scorta di un problema di ordine pubblico creato ad arte da chi, dopo aver effettuato decine di aggressioni documentate da video e relazioni di Ps, ha occupato uno stabile limitrofo per un solo giorno, ebbene, quando tutto ciò avviene, il messaggio per la collettività è semplice quanto negativo: per colpire gli avversari politici non serve ricorrere alla politica, ma basta far uso della violenza". Così in una nota Gianluca Iannone, Presidente di Casapound Italia, sullo sgombero del'ex convento di Materdei, a Napoli.
 
"Oggi - aggiunge Iannone  - tutti coloro che da settimane si rendono responsabili di aggressioni ad danni dei militanti di Casapound e dell'Hmo cantano vittoria per aver raggiunto l'obbiettivo di aver cacciato da una sola struttura occupata i propri nemici politici, metre continuano ad essere decine gli stabili occupati dagli stessi giustizieri dell'antifascismo".
 
"Al sindaco Iervolino, al Questore ed al Prefetto di Napoli - conclude -  chiediamo se per ripagare questi alfieri della democrazia sia a questo punto sufficiente la creazione di problemi di ordine pubblico in prossimità delle numerose strutture ancora occupate".
postato da: dallaltraparte alle ore 18:08 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, il vostro mondo, casapound palermo
lunedì, 30 novembre 2009

Il III incontro nazionale di Polaris, le sue tavole rotonde, i progetti in cantiere, i prossimi obiettivi

Dal 27 al 29 novembre si è tenuto sul litorale romano, a Lavinio, il III incontro nazionale del Centro Studi Polaris.
All'ordine del giorno lo stato di avanzamento lavori del Centro Studi e gli aggiornamenti sulla situazione internazionale e nazionale.
Una tavola rotonda, “Crisi di panico”, ha messo in luce le evoluzioni in atto sullo scenario internazionale e ha fornito il quadro delle crisi e delle trasformazioni sul piano finanziario, su quello degli investimenti esteri, su quello geopolitico e su quello sociologico.
In particolare si è messo l'accento sul male principale che attanaglia l'Europa: ovvero l'assenza di vitalismo, di entusiasmo, di volontà.
Alcune ricette meccaniche e dinamiche sono state comunque delineate  sul piano della politica estera,  di quella energetica e di quella economica. Ivi comprese le possibilità d'intervento da parte di minoranze organizzate e qualificate.
Una  seconda tavola rotonda, “A colpi di Stato”, ha affrontato le patologie esistenziali e psicologiche che, sulla falsariga delle pandemie e delle fobie, forniscono alle oligarchie il supporto per mantenere in questo stato e per meglio gestire una stabilità collettiva inerte, una vera e propria stanzialità di massa.
Le testimonianze dirette e lette in parallelo del come sono vissute le atmosfere di terrore e di precarietà in Abruzzo e in Palestina hanno offerto lo spaccato di quali siano i mali da noi in Europa, dove l'idea di comunità di destino è stata soppiantata da quella del contratto sociale, con tutte le catastrofiche conseguenze del caso.
Dal punto di vista economico, psichiatrico, socioculturale e politico si è analizzato il livello
di epidemia di quell'aids ideologico e culturale che ha accompagnato i nostri popoli nel declino biologico e demografico e che li sta letteralmente disintegrando.
Si è messo poi l'accento sulle novità più interessanti e significative in controcorrente che vanno dall'interventismo sociale e politico, alla crescita di ruolo del fenomeno centro studi, fino al grado di vitalità assunto da varie espressioni artistiche e sociali non-conformi. Quelle, per intendersi, che hanno saputo interpretare una cultura del margine, viva, innovativa “dal” margine, da cui fanno irruzione anche con proposte di legge e con modelli aggregativi, e che socioculturalmente si distinguono sempre più dai fenomeni terminali delle tribu urbane che invece esaltano la cultura, del tutto diversa, sia politicamente che psicologicamente, dell'emarginazione.
La dinamica creativa e affermativa che si sta registrando, e cui si sono riconosciute ampie possibilità di crescita, è stata letta nel contesto delle trasformazioni sistemiche statali. L'interventismo infatti acquisisce sempre maggior efficacia e potenzialità specie dove lo Stato e i suoi filtri regolatori abdicano ricordandoci che, in fondo, lo Stato siamo noi.
Nel concerto tra autonomia, sinergia, interventismo, autorità e comunità di destino si è intravista la via per l'acquisizione d'indipendenza e di potenza. D'altronde è l'insieme di quei concetti che sta permettendo alle potenze emergenti o reattive, come la Cina e la Russia, di crescere mentre le potenze classiche, e in particolar modo l'Inghilterra, stanno declinando.
Ribadita la vocazione del Centro Studi, che è quella di suscitare questo concerto e di parteciparvi attivamente, si è confermato il ruolo che Polaris intende andare ad assumere: a cerniera tra il lobbismo e la qualifica delle élites.
A questo punto si è  descritto come intende esprimersi e funzionare la rivista del Centro Studi, il cui varo è previsto nella prossima primavera.
A questo scopo si è avuta una  messa a punto sulla comunicazione, seguita da una riunione redazionale.
Infine si è tenuto un gruppo di lavoro tra i gestori del futuro club di noreporter destinato, tra l'altro, a favorire sinergie lavorative e professionali, oltre che geografiche, tra i lettori del quotidiano web.
Su ambo le novità concrete – rivista e club noreporter – vi aggiorneremo.


Riassunto tecnico
A “Crisi di panico” hanno partecipato: un professore universitario di  economia e finanza, due operatori finanziari internazionali, un esperto di investimenti esteri e un laureato in  lingue esperto di geopolitica.
“A colpi di Stato” ha riunito: un giornalista economista, uno psichiatra, un professionista nella comunicazione e un imprenditore artistico, oltre ai testimoni dei citati casi palestinese ed abruzzese.
La messa a punto sulla comunicazione è stata effettuata da un docente universitario.

www.noreporter.org - www.centrostudipolaris.org

postato da: BascoNero89 alle ore 19:36 | Permalink | commenti
categoria:politica, kulturkampf, geopolitica, militanza
venerdì, 27 novembre 2009


L’idea è nata come conseguenza della scarsa attenzione, da parte dell’amministrazione comunale, verso le esigenze e le priorità dell’associazionismo giovanile [e non solo giovanile] della nostra città, e dunque dell’incapacità a portare avanti dei progetti concreti che riguardino la nostra categoria. In un certo senso, con questa iniziativa, ci facciamo portavoci di un vasto disagio giovanile che da tempo serpeggia a Palestrina.

L’obiettivo è quello di chiedere alla Giunta Lena la riqualificazione di Palazzo Bonvecchi [sito in Via San Biagio] e la destinazione di esso alle attività dei gruppi giovanili e delle associazioni culturali locali. Si tratta di un palazzo edificato nel 1834, del quale la maggior parte della popolazione ignora persino l’esistenza ma che potrebbe essere messo a disposizione della creatività e delle necessità di quei ragazzi che operano in campo culturale senza avere tuttavia una sede adeguata per le loro iniziative.

Inizialmente avevamo pensato esclusivamente ai gruppi giovanili, ma poi abbiamo verificato sul campo che anche le compagnie teatrali e i gruppi musicali del territorio sono spesso privi di una sede dove organizzare i loro lavori. Quindi tutti potranno partecipare alla redazione di questa richiesta, e il fine sarà quello di creare una vera e propria rete associazionistica.
Abbiamo già contattato diverse persone interessate all’idea, e tutte hanno risposto con entusiasmo.
Ma il progetto definitivo dovrà essere stilato comunemente. L’iniziativa è estesa a tutti, al di là delle eventuali ideologie, partiti o convinzioni di riferimento.

E non soltanto le associazioni. Anche i singoli artisti potranno far parte del progetto.
A Palestrina, infatti, ci sono ragazzi che non fanno capo ad alcun gruppo ma che si dilettano nella pittura, nella scultura, nella musica, nella scrittura. Sono giovani privi di un locale in cui esprimersi, e spesso costretti a pietire un piccolo spazio per le loro mostre.
Una volta ristrutturato Palazzo Bonvecchi, invece, si potrebbe creare un’adeguata suddivisione di spazi per cui ciascuno troverebbe una propria dimensione logistica per dare sfogo alla propria arte.
Una sorta di laboratorio dove fare teatro, cinema, mostre permanenti o convegni.
A Palazzo Bonvecchi potremmo garantire un grande evento al mese.

La forza farà l’unione, e non viceversa.
Per questo lanciamo un appello alle persone e alle associazioni che puntano alla concretezza, alle idee che si fanno azione.

CPI Palestrina
ElettroRapido 2000
postato da: dallaltraparte alle ore 17:39 | Permalink | commenti
categoria:politica, militanza, casapound palermo
giovedì, 26 novembre 2009

postato da: BascoNero89 alle ore 18:36 | Permalink | commenti
categoria:immagini, politica, casapound palermo
giovedì, 26 novembre 2009

Il Blocco Studentesco conquista la presidenza della consulta provinciale degli studenti di Latina.

Dopo quattro anni di intenso attivismo nelle scuole di Latina e della provincia il Blocco Studentesco, organizzazione studentesca di Casa Pound Italia. ottiene il risultato pieno.

Con un'elezione plebiscitaria (52 voti ottenuti) Manuel Sciaudone è il nuovo presidente della Consulta Provinciale degli Studenti e primo militante del Blocco Studentesco in Italia ad ottenere questa importantissima carica.

postato da: dallaltraparte alle ore 14:35 | Permalink | commenti
categoria:politica, blocco studentesco
martedì, 24 novembre 2009

Novembre 2009
di Graziella Giangiulio

C'è sempre qualcuno che punta il dito: “in Italia a occuparsi di cultura-politica sono sempre i soliti”: Ed invece non è vero, basta cercare; tra le iniziative annoveriamo quella di Polaris.
Al suo fondatore Gabriele Adinolfi abbiamo chiesto chiarimenti


Che cos'è Polaris? (Breve storia)

Polaris è un centro studi nato qualche anno fa, su mia iniziativa, al fine di produrre una mutazione dei metodi d'intervento politico, nel segno di una vera e propria rivoluzione culturale.
Controcorrente rispetto all'abitudinario esibizionismo, abbiamo preferito privilegiare il sostanziale alla vetrina.
Non abbiamo fatto annunnci trionafli ma abbiamo proceduto all'acquisizione graduale di risorse umane e intellettuali. Al momento è difficile definire il numero preciso di coloro che collaborano al centro studi, non essendovi un tesseramento né pretese di esclusiva, a occhio e croce il numero si colloca a cavallo tra le due e le trecento unità, ma poi bisogna aggiungere  gli utenti effettivi dei nostri prodotti e la stima diventa davvero ardua.
Abbiamo edito diversi dvd, quasi tutti oramai esauriti. “Comunicazione”, “Storia dei poteri forti dopo Jalta”, “Capitalismo e Multinazionali”, “Droga e Petrolio”.
Tre quaderni, frutto di studi approfonditi. “Geopolitica di droga e petrolio”, “L'immigrazione”, che è un prodotto di 148 pagine in cui si analizzano cause ed effetti del fenomeno suggerendo soluzioni contro corrente che hanno consenso bipartisan, “Terremoti”, ovvero l'analisi delle crisi mondiali in atto dal 2008.
Ogni stagione dell'anno mandiamo online la rivista “Orientamenti & Ricerca”.
Dal 2010 passeremo ad un trimestrale in formato cartaceo.


Dal 27 al 29 novembre a Lavinio, sul litorale romano, c'è un incontro nazionale dal titolo
“Capitani coraggiosi”: di che si tratta?

E' il nostro terzo incontro nazionale al quale da varie regioni d'Italia affluisce  una parte dei nostri collaboratori. Soprattutto esperti in comunicazione, finanza, economia, geopolitica.
Quest'anno lo scopo che ci siamo prefissi è di salire di un gradino nella scala della nostra crescita.
Il che significa due cose: dare una veste inconfondibile al centro studi e organizzare la redazione e la diffusione della rivista.

Che s'intende per veste inconfondibile da dare al Centro Studi?

E' mia convinzione da  anni che nella società post-partitica il ruolo dell'intellighenzia diviene prioritario. In Usa i principali elementi (meta)politici li chiamano Think Tank, in Germania hanno addirittura avuto la forza di supplire alle mancanze dello Stato. Da noi sono giunti da poco, ovviamente in ritardo, e si tratta perlopiù di vetrine personalistiche dietro le quali i diversi leaders politici cercano di coprire il vuoto lasciato dalla scomparsa di correnti e partiti, al fine di mostrare comunque una  visibilità. Se invece un centro studi lo s'intende come qualcosa che, diversamente, si ponga come un vero e proprio sistema operativo, si può accedere al ruolo di avanguardia al contempo irradiante e interventista, in quanto si offrono soluzioni a chi non ha la fantasia né il tempo di cercarle.

Quindi un centro studi organico a partiti di governo/opposizione?

Non necessariamente; un sistema operativo funziona appunto creando sistemi, chi ne sia l'utente momentaneo conta fino ad un certo punto,  importa quale soluzione e quale idea del mondo si vanno a imporre nella scia delle soluzioni suggerite, ma anche in quella dell'analisi che non è mai estranea alle premesse da cui parte, e quindi alla sua vera matrice. L'albero è nel germoglio!
A noi non interessano gli orticelli e neppure i poderi della politica ma l'azione organica per cambiare le cose nella polis.
Riuscire a modificarle in modo che ci aggrada è positivo, galleggiare con qualche banderuola in uno stagno insalubre è negativo. Come ho premesso non c'interessa l'esibizionismo che purtroppo è un vizio diffuso nelle sacche che si definiscono pomposamente antagoniste.

Il centro studi non è quindi neutro?

Nulla è neutro. Un centro studi secondo il mio intendimento deve avere un ruolo strategico.
Sono anni che vado ripetendo che, ad eccezione delle cerchie dominanti,  il modo di porsi e di proporsi in politica è sfasato. Ci si continua a mettere in scena con l'immaginario degli anni Sessanta e Settanta che già allora era anacronistco in quanto copiava malamente schemi buoni per la società e il potere di quarant'anni prima. Oggi  coloro che non sono parte integrante delle oligarchie sono definitivamente spiazzati nel tempo, nello spazio, nelle forme e nelle prospettive.
Chi, come me, ha una spiccata sensibilità fascista, quindi interventista, inclusiva, mobilizzatrice, deve approntare una strategia avanguardistica.

Che consiste?

Nella creazione continua e capillare di un insieme a rete che operi su tre livelli:
intervento sociale diretto, formazione di lobby di popolo, anche in senso professionale ed economico, e investimento delle élites.
Ne parlo abbondantemente in uno dei miei libri “Nuovo Ordine Mondiale tra imperialismo e Impero” edito nel 2002 per Barbarossa e anche nel mio più recente documento politico “Sorpasso Neuronico” scaricabile in formato pdf dal sito
www.noreporter.org, terza icona nella colonna di sinistra.
Ovviamente il centro studi per sua natura prova a porsi a cerniera tra il secondo e il terzo livello (formazione di lobby e investimento di élites).
 
L’Italia oggi vive in balia della globalizazzione, dall’acqua privata alla finanza creativa
Ma abbiamo veramente bisogno di questo?

No, ma contano solo i gruppi di potere: questo è il senso ultimo della democrazia che da sempre è smobilitazione del popolo, consegnato inerte e disarmato nelle mani dei potenti.
La democrazia è una forma elegante e sosfisticata di oligarchia e di crimine organizzato.
Oggi che abbiamo varato la videocrazia, la politica pura è meno sofisiticata nella cura delle forme e così si nota di più che decidono tutto gli Al Capone.

L’Islam è nemico o amico?

In assoluto non può essere un nemico; fermo restando che ha le pretese intolleranti proprie a tutte le religioni monoteiste del Libro, un credo volto al metafisico non può comunque essere considerato nemico da nessuno.
Le stesse riletture storiche di scontro secolare e irriducibile tra Islam e Cristianesimo sono parziali e forzate. Tolleranza e intolleranza si sono alternate ancor più nel mondo musulmano che in quello cattolico, per non parlare poi del protestante.
Altra cosa sono le letture politiche, talune autentiche talaltre artificiali, legate al cosiddetto integralismo islamico, ma bisogna distinguere con attenzione perché sono ambigue e pilotate.

Come le distinguiamo?

In primis tenendo conto dell'utilizzo mirato, e distorto, da parte della Casa Bianca delle teorie di Samuel Huntington sullo scontro di civiltà. Nel faticoso tentativo di applicare la dottrina Brzezinski per cercare di dominare un mondo non più bipolare, gli Usa hanno favorito, foraggiato e armato diversi fondamentalismi al triplice scopo di: rompere le relazioni politico-economiche tra le due sponde del Mediterraneo; destabilizzare i governi arabi a tinta socialnazionale; instaurare una psicosi collettiva che facilitasse il controllo degli individui atomizzati.
La cooperazione tra Casa Bianca e integralismi islamici è palese, soprattutto in Bosnia e Kosovo. Se ne deduce che l'integralismo islamico è funzionale al dominio americano e lo si nota particolarmente nella dorsale balcanica ove viene utilizzato anche e soprattutto per impedire il nostro avvicinamento alla Russia.

L'Islam è quindi un focolaio di conflitti?

I cosiddetti fondamentalisti islamici sono un supporto di Wall Street, così come fu il caso delle bande partigiane. Questo genere di guerriglieri finiscono immancabilmente con l'essere gli ascari di quello che definiscono il “Grande Satana”.
I fondamentalisti non sono  così rappresentativi dell'Islam come lo si pretenderebbe sui media occidentali e soprattutto fanno, quando la fanno, una guerra all'Europa per conto terzi.
Non è corretto pertanto parlare di minaccia islamica, vieppiù se lo si fa quando in Afghanistan e in Iraq ci siamo noi, per cause non proprio gloriose e con risultati davvero imbarazzanti. L'Iraq al tempo di Saddam era florido e solido, le chiese e le sinagoghe erano aperte e frequentate liberamente. Oggi l'abbiamo sprofondato in ogni genere di guerre di religione, in particolare tra sunniti e sciiti, e di odi tribali, bella prova! E parliamo di “invasione musulmana”?


E l'immigrazione?

L'immigrazione islamica non è preponderante, in Italia rappresenta sì e no il 12% dei flussi. Né si può sostenere che sia l'Islam che spinge ad emigrare; non fu il Cattolicesimo che indusse gli italiani e gli irlandesi a migrare nel passato, fu la povertà.
Tra gli immigrati nelle grandi metropoli, specie a Londra e Parigi, gli integralisti che tanto ci spaventano sono minoritari e quasi tutti di seconda generazione, cioè privi d'identità; le comunità islamiche invece sono molto moderate.
L'immigrazione è un problema fondamentale ma non è un fatto religioso, quelle atea, buddista , cristiana sono drammatiche comunque, talvolta anche di più.
Il processo s'inverte nella cooperazione e, quindi, come condicio sine qua non, nell'acquisizione di potenza da parte nostra, che paghiamo ancora gli effetti dell'ultima guerra.
Il vero problema risiede nel fatto che noi europei non siamo potenti e, per giunta, siamo attanagliati da pensieri e ideologie proprie alla decadenza che hanno la funzione dell'AIDS: creano immunodeficienza e quindi uccidono, dall'interno.
Come  i tumori o le polmoniti sono conseguenze solo terminalmente letali dell'AIDS che di fatto uccide gli organismi, la maggior parte dei problemi che ci assillano dipendono dalla nostra disintegrazione intima e non sono risolvibili se non si parte dalla radice.

Parlerete di questo dal 27 al 29 novembre?

Anche; soprattutto della potenza e dell'immunodeficienza ed andremo a fare degli aggiornamenti sulla situazione nazionale e internazionale, oltre ovviamente a fare il nostro lavoro.

E' ancora possibile per chi lo si volesse iscriversi per partecipare?

Resta, al momento, qualche disponibilità ma sono  poche. In  ogni caso ci siamo attrezzati per accogliere nella giornata-clou, cioè sabato 28 novembre, con pranzo incluso ma senza pernottamento, alla quota di 30 euro a persona. Per iscriversi è però necessario prenotarsi o scrivendo a
ga@gabrieleadinolfi.it o telefonando al 339 1262293.

I vostri riferimenti?


Il sito www.centrostudipolaris.org e soprattutto quello del nostro quotidiano online www.noreporter.org  oltre, ovviamente alla mia mail.

postato da: dallaltraparte alle ore 12:49 | Permalink | commenti
categoria:politica, kulturkampf
giovedì, 12 novembre 2009

Un discorso sull'islamofobia

islamprayerra5.jpg

L' 11 novembre a Parigi sono intervenuto nell'incontro internazionale organizzato dalla rivista Synthèse Nationale, dall'insieme dei piccoli partiti francesi, con ospiti da Portogallo, Spagna, Italia (io) e Germania.
Dalla Germania il partito anti-moschee e dalla Catalogna quello anti-Islam.
La tiritera era la solita. Il mio intervento è andato controcorrente.
In sintesi ho detto:

"L'immigrazione non è prodotta dall'Islam e non è neppure maggioritariamente islamica. L'immigazione è voluta, in alto, da Usa e partito atlantico in chiave anti-europea e, in basso, dall'associazionismo clerico-marxista. Ed è risolvibile solo con la cooperazione euro-araba meglio se con ambienti a logica Baat. In ogni caso che sia la cooperazione la strada efficace lo attestano le scelte governative con la Libia e i risultati che iniziano a produrre.

L'integralismo islamico è utile a Usa e Israele per la fandonia dello scontro di civiltà ma non è da confondersi con la religione islamica. Quattro anni fa (11 novembre) moriva qui un grande uomo che fu musulmano, Arafat. Musulmano era uno dei più grandi rivoluzionari del dopoguerra, Nasser.
Saddam, uomo da cui tutti abbiamo da imparare, è morto da grande con il Corano in mano. Mi rifiuto di considerare la religione islamica in sé come un nemico. Né capisco perché ve la prendiate tanto con le Moschee e non battiate ciglio con le Sinagoghe.

Non è che vi state facendo manipolare ancora una volta dagli americani? Cosa fate e dite per l'Europa?
Quando ero giovanissimo la gioventù del Msi, non ancora inquinata dai monarchici, aveva uno slogan in tre parole: Fascismo, Europa, Rivoluzione.
Ora che corrisponde ad una realtà possibile perché abbandonarlo alla ricerca di scenari impossibili, perdenti e dettati dal nemico?
Ribadisco: Fascismo, Europa, Rivoluzione!"

Immaginavo di scatenare reazioni furiose ma pochi sono stati i mugugni e, soprattutto, mi hanno dato ragione gli oratori, in particolare quelli che si battono in chiave anti-islamica a Colonia e Barcellona.
Dal che deduco che la battaglia culturale, psicologica e politica per riscattare un mondo dai condizionamenti che gli hanno imposto i suoi dirigenti incapaci, agenti inconsapevoli, spesso e consapevoli, talvolta, degli americani, non è perduta.

Gabriele Adinolfi

postato da: BascoNero89 alle ore 18:06 | Permalink | commenti
categoria:politica, kulturkampf, notizie dallestero
mercoledì, 04 novembre 2009
Palermo, 4 novembre – “Dopo la calamità naturale che ha colpito alcune zone del messinese l’associazione di promozione sociale CasaPound Italia si è mobilitata per aiutare gli sfollati”. Lo annuncia in una nota Andrea La Barbera, responsabile palermitano dell’associazione.

“Come già in Calabria e in Piemonte – spiega La Barbera – anche a Palermo da alcuni giorni CasaPound Italia ha promosso un’iniziativa solidale attivando una
raccolta di beni di prima necessità come latte humana2, prodotti per l’igiene intima e vestiario nuovo da consegnare direttamente agli sfollati di Giampillieri, Pezzolo, Scaletta Zanclea e di tutti i comuni colpiti dall’alluvione. La priorità deve essere quella di non lasciare soli i nostri fratelli messinesi dimostrando come la solidarietà della popolazione italiana non si sia fermata in Abruzzo”.

”I primi aiuti verranno consegnati a fine mese – conclude il coordinatore di Cpi Palermo – Inoltre la nostra associazione ha attivato una raccolta fondi: chi volesse contribuire può eseguire il suo versamento sulla postepay numero 4023 6004 7523 6206 intestata a Fabrizio Repici e contattarci al numero 3396333601”.

CasaPound Palermo
www.palermoantagonista.tk
casapoundpalermo@libero.it - Tel. 3396333601

 
postato da: dallaltraparte alle ore 01:11 | Permalink | commenti
categoria:politica, politica siciliana, soccorso nero, casapound palermo
martedì, 03 novembre 2009
Palermo, 2 nov. - (Adnkronos) - «Abbiamo deciso di aderire alla protesta dell'associazione Muovi Palermo contro la cattiva gestione dell'amministrazione comunale perchè è giunta l'ora di dire basta al mal governo superando le divisioni ed evitando strumentalizzazioni di una sola parte». Lo afferma Andrea La Barbera, responsabile palermitano dell'associazione di promozione sociale CasaPound Italia, che sabato scorso è scesa in piazza insieme a 'Muovi Palermò e ad altre associazioni per cambiare il corso della politica cittadina.

«Il dissesto finanziario del comune di Palermo - sostiene La Barbera - è da imputare soprattutto ad una classe politica incapace che nel corso degli anni non è riuscita a rimediare ai problemi più impellenti della città, ma addirittura ne ha creati di nuovi e più drammatici.
La nostra protesta non è tuttavia sterile ma propositiva. CasaPound è promotrice della proposta del Mutuo Sociale per risolvere l'emergenza abitativa che attanaglia la città di Palermo da troppo tempo e che sta alimentando un circuito di ingiustizia sociale e di degrado sempre più esteso».

«Invitiamo tutti i palermitani delusi dal malgoverno cittadino a seguire questo movimento senza colore politico per contribuire in prima persona al cambiamento e per dare un segnale forte a chi sta rovinando la nostra città», conclude il responsabile palermitano di Cpi.

(Zsi/Zn/Adnkronos) 02-NOV-09 19:59


postato da: dallaltraparte alle ore 00:17 | Permalink | commenti
categoria:politica, politica siciliana, casapound palermo
giovedì, 29 ottobre 2009

restyling2020popoli20coew0.jpgUna delegazione dell'Unione Nazionale Karen, l'organismo che rappresenta le istanze di  libertà di un popolo di 8 milioni di persone perseguitate da 60 anni dal regime birmano, è  stata ricevuta ieri al Ministero degli Esteri dal Sottosegretario Stefania Craxi.
L'incontro, definito dal capo-delegazione, David Thackarbaw, vice presidente dell'Unione  Nazionale Karen molto incoraggiante, ha permesso ai delegati di descrivere la  drammatica situazione esistente nella Birmania Orientale a causa delle operazioni militari condotte dall'esercito di Rangoon contro i civili Karen .
“Il Sottosegretario ha dimostrato sensibilità e reale preoccupazione per quello che accade alla nostra gente - ha dichiarato il Colonnello Nerdah Mya dell'Esercito di Liberazione  Nazionale - e si è già attivato per compiere dei primi passi diplomatici che riteniamo di  vitale importanza per il miglioramento della situazione. Ho avuto l'impressione di parlare  con una persona amica” 
Da sempre in prima linea nella lotta alla produzione ed al traffico di eroina e di anfetamine, i Karen difendono la loro terra dallo sfruttamento indiscriminato perpetrato da  multinazionali occidentali e compagnie cinesi in combutta con la narco-dittatura birmana.
Soltanto negli ultimi tre anni, le operazioni militari della giunta hanno provocato la fuga di oltre 90.000 civili dalle loro case. Quasi 500 villaggi sono stati dati alle fiamme dalle truppe  di Rangoon. E un impressionante corollario di stupri e di torture ha accompagnato i rastrellamenti e le deportazioni della popolazione

MYANMAR: UNIONE KAREN, ALL'ITALIA CHIEDIAMO ASSISTENZA ALIMENTARE E FARMACOLOGICA

Roma, 28 ott. (Adnkronos) - ''Siamo vittime di un terrorismo di Stato. La situazione in Birmania si fa sempre piu' difficile. Aumentano gli stupri e le torture, le violazioni dei diritti umani non si contano, mancano cibo e farmaci. Siamo sempre pronti al dialogo e sempre disponibili a trovare una situazione pacifica, ma al momento non ci è lasciata altra scelta che combattere per proteggere la nostra gente''. E' la drammatica testimonianza resa oggi dal vicepresidente dell’Unione Nazionale Karen, David Thackrabaw, e dal Colonnello Nerdah Mya dell’Esercito di Liberazione Karen, nel corso di un incontro che si è tenuto a Casapound.

La delegazione e' in Italia su invito della Comunita' Solidarista Popoli, una Onlus impegnata dal 2001 in progetti umanitari a favore dei civili karen, in un momento di particolare difficolta' a causa delle massicce offensive militari condotte dal regime birmano contro le regioni orientali del Paese. Negli ultimi tre anni, le operazioni militari della giunta hanno provocato la fuga di oltre 90.000 civili dalle loro case. Quasi 500 villaggi sono stati dati alle fiamme dalle truppe di Rangoon. E un impressionante corollario di stupri e di torture ha accompagnato i rastrellamenti e le deportazioni della popolazione. E la situazione, hanno detto Thackrabaw e il Colonnello Nerdah Mya, è in via di peggioramento.

I Karen, una delle principali etnie che compongono il mosaico birmano (circa otto milioni su una popolazione di 44 milioni di abitanti), da 60 anni lottano contro il governo centrale di Rangoon per ottenere l'indipendenza e preservare la loro identità. Ieri la delegazione venuta in Italia è stata ricevuta al ministero degli Esteri dal Sottosegretario con delega all'Asia, Stefania Craxi. Nel corso dell'incontro, definito da Thackarbaw ''molto incoraggiante'', è stata descritta la drammatica situazione esistente nella Birmania Orientale a causa delle operazioni militari condotte dall'esercito di Rangoon contro i civili Karen. (segue)

(Adnkronos) - ''Al governo italiano abbiamo chiesto assistenza alimentare e farmacologica, ma anche di intervenire diplomaticamente sulla Thailandia'', ha spiegato Thackarbaw a Casapound, facendo riferimento anche alle perquisizioni che sono scattate in questi giorni nei confronti di molti dei leader karen rifugiatisi oltre confine. Thackrabaw e Nerdah Mya hanno ricordato i 100mila profughi karen ospitati nei campi in Thailandia, ma hanno anche sottolineato che ''sono molti di piu' i profughi interni'', quelli che cioè sono in Birmania e che spesso sono costretti a spostarsi nella giungla con l'esercito di liberazione: ''Non riusciamo a garantire la loro sicurezza - hanno spiegato - né ad assicurare loro cibo e assistenza sanitaria''.

Quanto alle elezioni che si dovrebbero tenere in Birmania nel 2010, l'Unione nazionale karen alle condizioni attuali non intende parteciparvi. ''La Costituzione attualmente garantisce un 25% di rappresentanza politica ai militari e richiede una maggioranza del 75% per essere modificata - ha spiegato Thackrabaw - In queste condizioni noi alle elezioni non partecipiamo. Chiediamo subito una modifica della Costituzione, elezioni libere e uno Stato federale''.

Da sempre in prima linea nella lotta alla produzione ed al traffico di eroina e di anfetamine, i Karen difendono la loro terra dallo sfruttamento indiscriminato perpetrato da multinazionali occidentali e compagnie cinesi e tailandesi in combutta con la narco-dittatura birmana. ''Un atteggiamento diverso potrebbe forse aiutare la nostra causa, ma da sempre noi siamo contro il traffico di droga'', ha detto il colonnello Nerdah Mya, spiegando che questo rende i karen nemici non solo della giunta militare ma anche dei gruppi criminali.(Zla//Adnkronos)

www.comunitapopoli.org- www.casapounditalia.org

postato da: BascoNero89 alle ore 21:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, notizie dallestero, luci allorizzonte
martedì, 27 ottobre 2009

No, non può essere un caso. Ha ragione Gianluca Iannone: quando nel giro di pochi mesi la sua associazione, “CasaPound Italia”,  è fatta segno di ripetuti attacchi fisici alle sedi e ai militanti, di cui 5 nella stessa giornata dell’ultimo 24 ottobre, il caso non esiste. Esiste, invece, un progetto che sostiene un’azione mirata. Mirata a cosa? Vedremo di stabilirlo ma, per il momento, restiamo ai fatti.

Bologna, 4 giugno. La sede di CasaPound viene incendiata nella notte con modalità e tecniche che ricordano da molto, troppo vicino, la strage di Primavalle a Roma. I due residenti, Alex Vigiani, responsabile della sede felsinea e la sua compagna Giorgia, incinta, si salvano per puro miracolo dal rogo.

Pistoia, 11 ottobre. 20, incappucciati e armati di catene, caschi e bastoni, fanno irruzione nel circolo “Agoge”, sede di Casapound Italia a Pistoia, sfasciando completamente  il locale di  via Porta San Marco.  Gli aggressori, presto individuati, vengono arrestati nella sede del Partito dei Carc (Comitato di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo) che, da loro sito web, rivendicano: “Aggressione fascista a Pistoia. Chiudere le sedi dei fascisti è un dovere per le autorità pubbliche, è un diritto delle masse popolari”.

Parma, 24 ottobre. Una ventina di persone aggredisce  nella notte, all’uscita di un pub del centro, un militante e un simpatizzante di Casapound Italia. Entrambi sono stati medicati in ospedale, uno con una ferita alla testa e l’altro con il naso fratturato.

Reggio Emilia, 24 ott. I centri sociali attaccano la libreria “D’Annunzio”, sede di Casapound Italia a Reggio Emilia. Una cinquantina di militanti della sinistra antagonista si sono ritrovati davanti al locale di via Montefiorino con secchi pieni di letame che sono stati lanciati contro i muri della libreria, e hanno poi versato colla nella serratura della porta d’ingresso del locale.

Sora, 24 ott. La serranda della sezione di Casapound Italia a Sora è  imbrattata, durante l’orario di chiusura della sala giochi ospitata all’interno della struttura. L’atto sarebbe attribuibile a frange della sinistra radicale, come dimostra il rinvenimento di adesivi riconducibili al centro sociale “Laboteca”, i cui militanti nello stesso pomeriggio stavano allestendo un banchetto in piazza a pochi metri dalla sede di Cpi Sora.

Torino, 24 ottottobre.  Un centinaio di persone assalta  il banchetto che Casapound Italia aveva organizzato in piazza San Carlo a Torino per pubblicizzare le iniziative di natura sociale dell’associazione che fa capo a Gianluca Iannone.

Questi i fatti. E torniamo alla domanda dell’incipit: perché CasaPound è fatta oggetto di questa escalation di esercizi criminali? CasaPound non è né un partito politico né un luogo di potere politico; non è una banda di violenti in cerca di rissa; non è una setta chiusa nel rito della nostalgia per il passato. CasaPound è un’associazione che fa politica sociale sul territorio e crea dialogo culturale nelle proprie sedi aperte a chiunque voglia usare le sole medesime armi che essa stessa possiede: quelle del confronto critico. Ed è esattamente questo il primo motivo per il quale è finita nel mirino: farebbe molto più comodo ai nostalgici della resistenza e del comunismo che CasaPound fosse quello che NON E’ e non fosse, invece, quello che E’. Il fascista deve essere quello che è scritto che sia: se dimostra con i fatti di essere altro rispetto allo stereotipo che gli antifascisti hanno in testa, bisogna ricondurlo alla sua vera natura. E come? Provocandone la reazione del colpo fisico su colpo fisico.

Si sbagliano. Ricorda Iannone: «Ad ogni attacco CasaPound ha dato e continuerà a dare una risposta puramente politica…». Così è stato e così - ne siamo  convinti - continuerà ad essere, nella malaugurata ipotesi gli attacchi continuassero.

Non c’è da sorprendersi per questa irriducibile determinazione di CasaPound. In Via Napoleone III e zone collegate ormai su scala nazionale, sanno bene a quali derive conduce la strategia degli opposti estremismi marcati anni 70: morti a parte, null’altro è partorito da quel tragico periodo che il consolidamento degli equilibri di potere capitalista e il degrado reazionario delle dinamiche sociali. Chi non lo ha capito sono i reazionari rossi che già l’anno scorso, a Roma, aggredendo i militanti di Blocco Studentesco, durante la contestazione della riforma scolastica della ministra Gelmini, avevano cercato di riavvolgere il nastro della storia ad un fermo immagine che nessuno, tranne loro, aveva e ha voglia di rivedere attualizzato.

Con una crisi del capitalismo che deve ancora arrivare ai suoi esiti più nefasti, e ci arriverà; con centinaia di migliaia, forse milioni di nuovi disoccupati aggrappati con un dito agli ammortizzatori di quel che resta dello stato sociale, e non si sa fino a quando; con  famiglie anche doppio lavoratrici che non riescono più ad arrivare alla fine del mese; con le morti sul lavoro, che hanno l’indice di un bollettino di guerra; con la deriva di una politica che ormai passa senza stasi dal lettone di Putin al materasso di Marrazzo; c’è ancora chi si intestardisce a pretendere all’ordine del giorno l’antifascismo.

A questi irriducibili dell’inutilità, l’esempio di CasaPound che riesce, invece, a fare cultura, contesto, linguaggio, immaginario, politica senza ansia da prestazione, comunità, trasversalità, idealità, relazione e trattativa, deve risultare un incubo. E forse è questo il motivo finale dell’attacco nei suoi confronti: a chi non riesce più a trovare il bandolo di un discorso autenticamente antagonista, preme l’annullamento  di chi, invece, è in grado di “portare avanti la lotta” su terreni che per loro sono diventati impraticabili e forse persino incomprensibili.

Miro Renzaglia- http://www.mirorenzaglia.org/?p=9965

postato da: BascoNero89 alle ore 19:04 | Permalink | commenti
categoria:politica, anti-antifa
martedì, 27 ottobre 2009

Berlusconi e Marrazzo: due storie diverse

marrazzoix9.jpg

Berlusconi con l'escort e Marrazzo con il trans: l'equiparazione è impensabile; e non per la semplice distinzione tra eterosessualità e omosessualità
Chi abbia una preparazione generale adeguata sa che quest'ultima risponde ad alcune tipologie dell'anima, anche diverse tra loro, e quindi è in ultima analisi naturale di fronte a se stessa. Sbagliato è il porsi a giudici delle tipologie omosesssuali così quanto lo è l'impulso opposto, da arcigay, di voler giudicare tutto e tutti sulla base di come si connettono con quell'eccezionalità.
Ma soltanto la confusione di questi tempi consente di confondere l'omosessualità con la frequentazione talamica di transessuali, transgender e travestiti: una frequentazione peraltro diffusissima a giudicare dal numero di viados & co che battono i marciapiedi.
A fungere da richiamo in quest'orgia di ambiguità e di travestitismi non è l'omosessualità o perlomeno non è soltanto essa. C'è qualcosa di ben più inquietante: è la paura della personalità. Di assumere la personalità, di passare allo stadio dell'essere.E siamo alla personalità che regredisce nell'informe e quindi, anche, nell'indifferenziato, da ogni punto di vista, ivi compreso il sessuale che viene vissuto come vertigine verso l'abisso in cui stordirsi e sparire con tanto di allucinogeni d'accompagno. Questa è la chiave di lettura delle sventure di Marrazzo che non sono erotismi omosessuali ma distruttività del sé.
Ogni concezione non dico spirituale ma anche puramente psichica ce ne rende consapevoli. Quello di cui si parla, che appunto non è l'omosessualità, per usare la terminologia cristiana è una suggestione satanica, per restare invece nelle più sobrie e quadrate concezioni millenarie è una regressione infera con rifiuto della centralità e dell'assialità.
Dal che se da un lato va la solidarietà, comunque, all' (in)dividuo Marrazzo per come è stato linciato e ricattato, dall'altra va detto forte e chiaro che la sua vicenda non ha alcuna parentela con quella di Berlusconi. Perché se è vero che nessuno pretende dagli amministratori politici di essere esemplari si chiede loro di avere carattere (che poi è strettamente legato con il sesso). E Marrazzo di carattere ne ha davvero poco.

Gabriele Adinolfi

postato da: BascoNero89 alle ore 19:01 | Permalink | commenti (5)
categoria:politica, il vostro mondo
lunedì, 26 ottobre 2009


di Fernando Massimo Adonia.

http://www.lineamercuzio.splinder.com

Catania. Nel pomeriggio di Venerdì 23 ottobre, l'Università Etnea, in gran riserbo, ha conferito la laurea specialista honoris causa in "Governo e gestione delle Amministrazioni e Imprese" a Francesco Bellavista Caltagirone, presidente della società dell’Acqua Pia Antica Marcia. La società da lui presieduta, grazie alla sua gestione, è divenuta un colosso nel campo  immobiliare, turistico-alberghiero, aeroportuale e diportistico-portuale. Alla cerimonia erano presenti le più alte cariche cittadine: dal Rettore, ovviamente, al sindaco, per finire col Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Fuori dal Rettorato la cerimonia è stata contestata dai ragazzi Movimento Studentesco, scesi in piazza per contestare genericamente la Gelmini, i quali hanno cambiato obiettivo una volta avvertiti dell'evento.

Caltagirone ha lavorato anche a Catania. Dal 2005 si è occupato del recupero del complesso del "Mulino Santa Lucia", nei pressi del porto. Peccato che una volta completato, nel Marzo 2009 lo stabile sia stato posto sotto sequestro dalla Magistratura Catanese per lottizzazione abusiva. Senza entreare nei meriti della faccenda che lasciamo al giudizio dei magistrati, c'è da spendere qualche riflessione. Senza poter vantare alcun credito ingegneristico, risulta evidente all'occhio profano che nella realizzazione dello stabile, seppur avveniristico, ci sia qualche "sproporzione" (vedi foto). Mentre la città affossa tra i suoi tanti mali, si abbatte su di essa un ennesimo scandalo dalle forme oggettivamente ingombranti. E mentre una istituzione autorevole sta indagando sui fatti, un'altra, quella che rappresenta in città le aspirazioni luminose del genio umano,  premia il presunto autore del misfatto in quanto «modello di cultura d'impresa da proporre ai nostri giovani universitari». Dietro ciò c'è qualcosa di grottesco. Stando ai fatti è come dire: l'abusivismo è una risorsa, le furberie vanno premiate. Catania è stata umiliata nuovamente. Stavolta dalle sue Istituzioni. Nuovamente colpevoli del dissesto morale che attanaglia la città da ormai troppo tempo. Qualcono dovrebbe rispondere di quanto è accaduto. Il Rettore dia spiegazioni.
postato da: dallaltraparte alle ore 10:35 | Permalink | commenti
categoria:politica, politica siciliana