lunedì, 30 novembre 2009

Il Blocco Studentesco allarga i propri consensi conquistando la presideza nelle città di Fermo, Ascoli, Latina , Aosta e ottiene le vicepresidenze alla consulta di Trento e Avellino.
100 preferenze e 4 consiglieri a Roma con oltre 50 mila studenti rappresentati in tutta la provincia."il nostro sindacalismo studentesco tiene conto delle esigenze specifiche nelle realtà scolastiche locali unito ad un programma nazionale rivoluzionario" afferma Francesco Polacchi responsabile del Blocco Studentesco "i molti consensi ottenuti dimostrano che il Blocco va imponendosi come la vera alternativa alla politica studentesca e come portavoce delle istanze degli studenti. Ad oggi il Blocco Studentesco non può più essere ignorato: è una componente effettiva della politica studentesca italiana"
Ottima presenza a Lecce e in altre 10 consulte provinciali come la CPS di Frosinone e a Verona dove il blocco ottiene 2 seggi nella giunta provinciale.

www.bloccostudentesco.org - www.bloccopalermo.tk

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domenica, 29 novembre 2009
 
Milano - Il Duce era rimasto nascosto per più di sessant’anni. Al terzo piano del palazzo di giustizia di Milano, nell’aula della Quinta sezione penale, su imputati, avvocati e giudici incombeva il grande affresco. Cristo in trono, una donna genuflessa, e accanto a lei i potenti della terra: Napoleone, Virgilio eccetera. A sinistra dell’Imperatore dei francesi, una grande macchia arancione: perché di fretta e furia, all’indomani della Liberazione, l’affresco era stato censurato all’insegna del politically correct, per fare sparire l’immagine di Benito Mussolini, fondatore del fascismo. E la grande macchia, un po’ buffa e un po’ inquietante, aveva preso il posto del Duce. Da una settimana, Mussolini è tornato alla luce. Il merito è dei restauratori del ministero dei beni culturali, che da oltre un anno stanno lavorando a recuperare i tanti capolavori degli anni Trenta che abbelliscono il tribunale milanese. Vengono riportati agli splendori originari mosaici di Sironi e affreschi di Campigli. Ma si sapeva che la sfida più difficile - e non solo dal punto di vista tecnico - sarebbe stata affrontare l’opera di Primo Conti nell’aula della Quinta penale.

Perché i restauratori non avevano dubbi: Mussolini andava riportato a galla, a costo di sfidare imbarazzi e polemiche. Così i lavori sono proseguiti in modo quasi carbonaro, con i tecnici del ministero chiusi a doppia mandata nell’aula, al riparo da sguardi indiscreti. E con una sola domanda: si sarebbe riuscita a rimuovere la vernice arancione? E cosa sarebbe riapparso, sotto la mano di censura postbellica? Cosa restava del Duce dipinto da Conti? Del dipinto originario non esisteva alcuna documentazione fotografica, nessuno sapeva nemmeno in che posa e in che veste Mussolini fosse stato ritratto.

Le risposte sono andate al di là delle aspettative più ottimiste. Una volta arrampicatisi a tre metri dal suolo, i restauratori hanno scoperto che in realtà l’affresco era stato censurato con un robusto foglio di carta da pacco, incollato al muro e poi dipinto a vernice. È bastato rimuovere la carta, e Sua Eccellenza è riapparso in tutto il suo splendore: di pieno profilo sinistro, elmetto e pastrano militare, mascella quadrata. Mentre Napoleone, accanto a lui, guarda la penitente nuda in ginocchio, Mussolini sembra guardare di sbieco, verso chi entra in aula dalla porta dei testimoni. E adesso? Il restauro è ancora in corso, si lavora per ridare la lucentezza originaria all’intero affresco, maltrattato da sessant’anni di riscaldamento e spifferi, inumidito dall’alito delle arringhe e delle requisitorie. Ma verrà il momento in cui si dovrà presentare al pubblico il risultato. Ed è possibile che il ritorno alla luce di Mussolini possa risultare indigesto a qualcuno. Di ritratti del Duce - come dei suoi slogan o dei suoi simboli - ne sopravvivono parecchi qua e là per la penisola. Ma il Mussolini ritrovato a Milano sarebbe l’unico a svettare in un’aula di giustizia. Sotto i piedi del Duce andrà presto collocata la frase di rito, «La legge è uguale per tutti». Sotto lo sguardo in tralice di Mussolini verranno pronunciate le sentenze in nome della Repubblica.

Quanto ci vorrà prima che qualcuno - giudice, avvocato, imputato - sollevi qualche obiezione? L’aspetto singolare della faccenda è che non sarebbe la prima volta che l’affresco della Quinta sezione si ritroverebbe al centro delle polemiche. Fin dalla sua realizzazione, l’opera di Primo Conti era stata attaccata da più parti: ma, in quel caso, con l’accusa di essere troppo poco fascista.
Nell’allegoria, intitolata «La Giustizia del Cielo e della Terra», l’idea di collocare Mussolini ad altezza suolo insieme ad altri potenti della terra - tutti in qualche modo uniti dalla caducità delle glorie umane - era apparsa bizzarra se non irriverente agli esponenti dell’ala più ortodossa del regime. Il fatto che Conti fosse artista di provata fede fascista - un suo ritratto equestre di Mussolini era stato esposto alla Biennale di Venezia - non aveva impedito che venisse chiesta a gran voce la testa della sua opera. Ed erano dovuti intervenire gerarchi liberal come Dino Grandi e Giuseppe Bottai per evitare che sullo sfortunato affresco di Conti si abbattesse la censura fascista prima di quella antifascista.
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domenica, 15 novembre 2009
aquila1nq9.jpg

La strada terminava di fronte a lui. Uno steccato rinforzato impediva di proseguire, ma ai lati dell’ostacolo partivano due strade divergenti. Per continuare il cammino doveva solo scegliere: destra o sinistra?

Scelse la “dritta via”, percorrendo per chilometri e chilometri la strada di destra, fino ad arrivare ad una torre altissima, priva di aperture se non per la piccola porta che si apriva sotto l’insegna “il nido d’avorio”. Guardò dubbioso la torre: forse una volta era stata d’avorio, ma ora lo strato eburneo era sommerso da una coltre di polvere e sporcizia che faceva apparire l’edificio vecchio e cadente.

“Benvenuto forestiero, qui potrai proteggerti dal marciume che ci assale in questi tempi”. A parlargli era stato un vecchio cameriere cadente, con una divisa impolverata e uno spesso paio di occhiali che gli rimpiccioliva innaturalmente gli occhi. Ringraziò. Effettivamente, era proprio da quel marciume senza nome che ammalava e uccideva la Terra che cercava di fuggire. Nessuno sapeva da dove venisse né quale fosse la sua causa. C’era e basta e tutti cercavano di sfuggirgli per non venirne travolti e infettati. Il vecchio maggiordomo lo accompagnò lungo l’interminabile scala a chiocciola che saliva per tutta l’altezza della torre. Lungo le pareti il forestiero osservò inorridito gli uomini immobili imprigionati sotto strati antichissimi di polvere ragnatele, esseri resi vecchi dal loro stato che scrutavano pesantissimi libri e il cui unico segno di vita era il muoversi occasionale delle pupille. Le scale terminavano con un pesantissimo cancello. Il cameriere lo aprì inondando il corridoio di una luce fortissima, in contrasto con la pesante oscurità che avvolgeva l’interno della torre. Erano all’esterno, sulla sommità dell’edificio. Da lì il forestiero poteva vedere tutta la radura circostante il cui marciume si estendeva a vista d’occhio cercando di raggiungere la torre senza tuttavia arrivarvi. Vide alle sue spalle la strada che aveva percorso ma la sua attenzione fu attirata alla sua sinistra da una luce fortissima che ardeva all’orizzonte. Doveva essere su per giù sull’altra strada del bivio, quella che aveva rifiutato.

“Benvenuto” disse una voce morente e agghiacciante alle sue spalle. Il forestiero si girò e subito si sentì come trafitto da una lancia di ghiaccio. Al centro della terrazza c’erano una dozzina di vecchi imbozzolati in enormi ragnatele che li rendevano un corpo unico con il tavolo attorno a cui erano disposti. “Sei venuto ad unirti a noi, che fuggiamo dal Marciume Innominabile: qui non ci può attaccare, rimane sempre al di fuori” disse il vecchio a capotavola con la sua terribile voce atona e immobile come il suo corpo. “Noi riviviamo i Fasti Antichi, riscopriamo i Valori Eterni attraverso libri che sono custoditi nella nostra dimora eburnea. Rifacciamo vivere il passato glorioso mentre il mondo esterno, cadente e assassino, rimane estraneo. Unisciti a noi, straniero”.

Il forestiero rabbrividì d’orrore. “Ma come fate a vivere così?”

“Viviamo grazie a Loro. Loro ci conservano, dandoci tutto ciò di cui abbiamo bisogno”. Fu allora che il forestiero vide Loro: esseri grigi, vestiti come uomini d’affari con tanto di valigetta e bombetta, ombre dal colore cinereo e dalle fattezze umane tranne che gli occhi alieni. Stavano aggrappate alle spalle dei vecchi come avvoltoi e li nutrivano tramite siringhe e cannucce; ogni volta che qualcuno degli uomini veniva nutrito, sembrava che altre ragnatele si aggiungessero a quelle che già lo ricoprivano, mentre una luce demoniaca sembrava accendersi negli occhi degli esseri grigi. Il forestiero fuggì inorridito e spaventato. Il Marciume Innominabile che per qualche ragione non poteva attaccare la Torre, era invece riuscito a entrare, perché quegli uomini che cercavano di sfuggirlo lo portavano in realtà dentro di loro.

Ripercorse tutta la strada fino a tornare al bivio. Questa volta scelse la strada sinistra.

Dopo qualche chilometro vide che la strada terminava in una serie di profonde buche piene di fango.

“Benvenuto straniero. Unisciti a noi nella nostra lotta contro il Marciume Innominabile”. La voce proveniva da quello che forse una volta era stato un ragazzo, a giudicare dagli occhi vispi e pieni di vita, ma che ora era ridotto a una semi-belva ricoperta di fango, dalla barba e dai capelli talmente sporchi e ispidi da farlo sembrare un cavernicolo. Era armato di un piccolo lanciafiamme con il quale bruciava tutto ciò che gli stava intorno. “Vieni anche tu, noi distruggiamo tutto ciò che è marcio. Noi distruggiamo. Noi distruggiamo.” E come in un satanico coro, altri cavernicoli uscirono dalle buche cantilenando “noi distruggiamo” dando fuoco a tutto, non a ciò che era già stato contaminato ma viceversa a tutto ciò che ancora cercava di resistere alla Malattia, rendendo così inutile ogni sua difesa. “Ma perché fate tutto questo, non vedete che state uccidendo tutto?”.

“Noi non facciamo come coloro che sono vecchi dentro. Noi non fuggiamo, noi vogliamo combattere. E l’unico modo per combattere, è distruggere” e la cantilena continuava terribile. Il forestiero cercò di avvicinarsi ai cavernicoli, quando si accorse che dentro le buche c’erano gli stessi esseri grigi della Torre, ancora più sorridenti, i cui occhi infernali mandavano lampi ogni volta che un lanciafiamme uccideva qualche forma di vita. Anche qui il Marciume Innominabile aveva trovato le sue pedine, ancora più pericolose di quelle della Torre.

Il forestiero si accasciò esasperato. Non sapeva più cosa fare. All’improvviso la sua attenzione fu attirata alla sua destra: una luce ardeva in lontananza, la stessa che aveva visto dalla Torre. E capì.

Corse via lungo la strada che aveva percorso. Tornò al bivio. Ma questa volta non prese nessuna delle due strade. Si avventò invece contro lo steccato mandandolo in pezzi e lo superò. Non c’era nessuna strada dietro di esso, ma il forestiero non se ne curava. La sua strada era la sua volontà. Corse per chilometri e chilometri finché non arrivò in uno spiazzo. A destra in lontananza poteva vedere la Torre. A sinistra intravedeva la fila di buche nel fango. Al centro dello spiazzo un grande fuoco ardeva imponente, tenendo lontano la Malattia Senza Nome che affliggeva la terra. Ai piedi del fuoco, un enorme volatile dall’aspetto regale fissava direttamente le fiamme. Il volatile si girò verso il forestiero che si avvicinava, guardandolo con occhi che riflettevano una saggezza di un’età senza tempo. “Chi sei?” chiese il forestiero.

La risposta riecheggiò direttamente nella sua testa: “Io non sono l’ala destra, io non sono l’ala sinistra: io sono l’Aquila”. E il forestiero capì: si avvicinò alle fiamme e vi entrò. E il Fuoco fu dentro di lui. A quel punto accadde ciò che non poteva essere previsto. La Torre cominciò a risplendere, dissolvendo la polvere che la ricopriva. Al suo interno gli uomini si liberarono delle ragnatele e i libri che leggevano smisero di essere pesanti mattoni ma divennero parte della loro essenza. La vita tornò a scorrere in loro e con essa la consapevolezza che la Malattia non poteva più nuocere. E uscirono tutti in marcia verso il Fuoco.

Le buche di fango si trasformarono all’improvviso in enormi trincee. I cavernicoli tornarono ad essere i giovani liberi e ribelli che erano stati un tempo, l’odio cieco e la rabbia che trasparivano dagli occhi si trasformarono ben presto in ardore e coraggio. Abbandonarono i lanciafiamme per cambiarli con baionette. E andarono anch’essi in marcia verso il Fuoco. Da una parte e dall’altra gli esseri grigi, passando dalla preoccupazione al terrore, cercavano di trattenere quelli che una volta erano i loro schiavi, ma ben presto rinunciarono e cominciarono a scappare. Lungo la marcia, il Marciume regrediva e la Terra ricominciava a vivere e fiorire. E quando da una parte e dall’altra la marcia raggiunse il Fuoco, gli esseri grigi cominciarono a dissolversi, tornando ad essere il fumo che componeva la loro essenza.

Per Loro era la fine. Per gli Uomini era solo l’inizio.

http://www.ideodromocasapound.org/index.php?option=com_content&view=article&id=195:io-sono-laquila&catid=52:pendieri-di-casapound

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venerdì, 30 ottobre 2009

'SEI AGGRESSIONI IN UN GIORNO IN CITTA' DIVERSE, AUTORITA' FACCIANO CHIAREZZA'

Roma, 30 ott. (Adnkronos) - ''Ritengo che gli spazi di libertà e democrazia vadano garantiti a tutti, a destra come a sinistra. E se questo non accade, se puo' capitare che in un solo giorno siano messe a segno ben sei aggressioni nei confronti di un'associazione come Casapound - un'associazione, sottolineo, validamente costituita e mai implicata in episodi di discriminazione di alcun genere - è mio dovere chiedere come questo possa accadere e esigere dalle autorità competenti una risposta scritta, che resti agli atti''. Lo spiega il deputato del Pdl Francesco Aracri, che ha presentato un'interrogazione a risposta scritta al ministero della Giustizia e al ministero dell'Interno sulle sei aggressioni contro Casapound Italia messe a segno sabato 24 ottobre.

''Faccio una considerazione molto semplice - spiega Aracri - Registro, e non con un lavoro di intelligence ma semplicemente leggendo i giornali, che in una sola giornata Cpi è stata fatta oggetto di aggressioni da parte di determinati soggetti a Torino, Parma, Reggio Emilia, Novara, Aosta, Sora, sei diverse città, anche molto distanti tra loro. Ora, siccome è indubbio che quando gli aggrediti sono a sinistra la politica reagisce, io voglio sapere come si intenda garantire l'agibilita' di un'associazione che, da statuto, ha il solo scopo di promuovere attività di integrazione e sviluppo sociale. Ricordiamoci poi - conclude Aracri - di quello che è accaduto a piazza Navona, dove solo le indagini sono riuscite a ristabilire la verità tra quali fossero gli aggrediti e quali gli aggressori''.

CASAPOUND, CHI CREDE NEL DIALOGO E RIFIUTA VIOLENZA FIRMI INTERROGAZIONE ARACRI

Roma, 30 ottobre - ''Ringraziamo il deputato del Pdl Francesco Aracri per l'interrogazione a risposta scritta presentata sulle sei aggressioni avvenute sabato scorso ai danni di Casapound Italia''. E' quanto si legge in una nota di Casapound Italia.

''Riteniamo - aggiunge Cpi - che fare chiarezza su quanto di oscuro c'è dietro un attacco premeditato e organizzato, che ha coinvolto città anche molto distanti tra loro, sia nell'interesse di tutti, anche di quella sinistra che con i violenti e i fomentatori d'odio non vuole avere nulla a che fare. Per questo invitiamo chi tra i parlamentari crede alla forza del confronto e del dialogo e ritiene che gli spazi di libertà e democrazia, come giustamente dice Aracri, vadano garantiti a tutti, a dare prova del proprio essere uomini liberi e a firmare l'interrogazione''.

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giovedì, 29 ottobre 2009

restyling2020popoli20coew0.jpgUna delegazione dell'Unione Nazionale Karen, l'organismo che rappresenta le istanze di  libertà di un popolo di 8 milioni di persone perseguitate da 60 anni dal regime birmano, è  stata ricevuta ieri al Ministero degli Esteri dal Sottosegretario Stefania Craxi.
L'incontro, definito dal capo-delegazione, David Thackarbaw, vice presidente dell'Unione  Nazionale Karen molto incoraggiante, ha permesso ai delegati di descrivere la  drammatica situazione esistente nella Birmania Orientale a causa delle operazioni militari condotte dall'esercito di Rangoon contro i civili Karen .
“Il Sottosegretario ha dimostrato sensibilità e reale preoccupazione per quello che accade alla nostra gente - ha dichiarato il Colonnello Nerdah Mya dell'Esercito di Liberazione  Nazionale - e si è già attivato per compiere dei primi passi diplomatici che riteniamo di  vitale importanza per il miglioramento della situazione. Ho avuto l'impressione di parlare  con una persona amica” 
Da sempre in prima linea nella lotta alla produzione ed al traffico di eroina e di anfetamine, i Karen difendono la loro terra dallo sfruttamento indiscriminato perpetrato da  multinazionali occidentali e compagnie cinesi in combutta con la narco-dittatura birmana.
Soltanto negli ultimi tre anni, le operazioni militari della giunta hanno provocato la fuga di oltre 90.000 civili dalle loro case. Quasi 500 villaggi sono stati dati alle fiamme dalle truppe  di Rangoon. E un impressionante corollario di stupri e di torture ha accompagnato i rastrellamenti e le deportazioni della popolazione

MYANMAR: UNIONE KAREN, ALL'ITALIA CHIEDIAMO ASSISTENZA ALIMENTARE E FARMACOLOGICA

Roma, 28 ott. (Adnkronos) - ''Siamo vittime di un terrorismo di Stato. La situazione in Birmania si fa sempre piu' difficile. Aumentano gli stupri e le torture, le violazioni dei diritti umani non si contano, mancano cibo e farmaci. Siamo sempre pronti al dialogo e sempre disponibili a trovare una situazione pacifica, ma al momento non ci è lasciata altra scelta che combattere per proteggere la nostra gente''. E' la drammatica testimonianza resa oggi dal vicepresidente dell’Unione Nazionale Karen, David Thackrabaw, e dal Colonnello Nerdah Mya dell’Esercito di Liberazione Karen, nel corso di un incontro che si è tenuto a Casapound.

La delegazione e' in Italia su invito della Comunita' Solidarista Popoli, una Onlus impegnata dal 2001 in progetti umanitari a favore dei civili karen, in un momento di particolare difficolta' a causa delle massicce offensive militari condotte dal regime birmano contro le regioni orientali del Paese. Negli ultimi tre anni, le operazioni militari della giunta hanno provocato la fuga di oltre 90.000 civili dalle loro case. Quasi 500 villaggi sono stati dati alle fiamme dalle truppe di Rangoon. E un impressionante corollario di stupri e di torture ha accompagnato i rastrellamenti e le deportazioni della popolazione. E la situazione, hanno detto Thackrabaw e il Colonnello Nerdah Mya, è in via di peggioramento.

I Karen, una delle principali etnie che compongono il mosaico birmano (circa otto milioni su una popolazione di 44 milioni di abitanti), da 60 anni lottano contro il governo centrale di Rangoon per ottenere l'indipendenza e preservare la loro identità. Ieri la delegazione venuta in Italia è stata ricevuta al ministero degli Esteri dal Sottosegretario con delega all'Asia, Stefania Craxi. Nel corso dell'incontro, definito da Thackarbaw ''molto incoraggiante'', è stata descritta la drammatica situazione esistente nella Birmania Orientale a causa delle operazioni militari condotte dall'esercito di Rangoon contro i civili Karen. (segue)

(Adnkronos) - ''Al governo italiano abbiamo chiesto assistenza alimentare e farmacologica, ma anche di intervenire diplomaticamente sulla Thailandia'', ha spiegato Thackarbaw a Casapound, facendo riferimento anche alle perquisizioni che sono scattate in questi giorni nei confronti di molti dei leader karen rifugiatisi oltre confine. Thackrabaw e Nerdah Mya hanno ricordato i 100mila profughi karen ospitati nei campi in Thailandia, ma hanno anche sottolineato che ''sono molti di piu' i profughi interni'', quelli che cioè sono in Birmania e che spesso sono costretti a spostarsi nella giungla con l'esercito di liberazione: ''Non riusciamo a garantire la loro sicurezza - hanno spiegato - né ad assicurare loro cibo e assistenza sanitaria''.

Quanto alle elezioni che si dovrebbero tenere in Birmania nel 2010, l'Unione nazionale karen alle condizioni attuali non intende parteciparvi. ''La Costituzione attualmente garantisce un 25% di rappresentanza politica ai militari e richiede una maggioranza del 75% per essere modificata - ha spiegato Thackrabaw - In queste condizioni noi alle elezioni non partecipiamo. Chiediamo subito una modifica della Costituzione, elezioni libere e uno Stato federale''.

Da sempre in prima linea nella lotta alla produzione ed al traffico di eroina e di anfetamine, i Karen difendono la loro terra dallo sfruttamento indiscriminato perpetrato da multinazionali occidentali e compagnie cinesi e tailandesi in combutta con la narco-dittatura birmana. ''Un atteggiamento diverso potrebbe forse aiutare la nostra causa, ma da sempre noi siamo contro il traffico di droga'', ha detto il colonnello Nerdah Mya, spiegando che questo rende i karen nemici non solo della giunta militare ma anche dei gruppi criminali.(Zla//Adnkronos)

www.comunitapopoli.org- www.casapounditalia.org

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martedì, 27 ottobre 2009

Le esplosioni si erano fermate già da alcuni istanti ma Alain non aveva ancora osato riaprire gli occhi. Tutto il suo corpo, rannicchiato dietro il muro di pietra, fu subito scosso da uno spasmo violento, una sorta di eruzione di terrore retrospettiva che la calma rinascente avrebbe messo vari minuti ad attenuire. Eppure i bambini si erano già reimpossessati del luogo e schernivano gentilmente lo straniero prostrato dietro il suo riparo precario.

Alain si alzo' lentamente e spolvero' con la mano ancora un po' tremante i suoi pantaloni militari nuovi. Rispose ai sorrisi sarcastici dei bambini con un'alzata di spalle che voleva dire :
« D'altronde, i bombardamenti sono piuttosto rari nel 15° distretto! »
Era partito da Parigi due giorni prima ed era arrivato alla frontiera birmano-thailandese appena tre ore prima.

Sull'ingiunzione di una vecchia donna sdentata, un bambino prese Alain per mano e lo porto' alla tenta-ambulatorio dove lavorava il medico italiano che doveva assistere.

Di fronte all'entrata dell'ospedale di fortuna, un ragazzino di 12 anni dallo sguardo furbo fumava diligentemente una sigaretta, con l'M16 appoggiato sulle ginocchia.

Appena varcata la soglia, l'odore del sangue mischiato a quello dell'etere lo prese alla gola e lo fece quasi barcollare.

Prendendolo per il braccio, il medico lo scosse vigorosamente brontolando in un francese irritato ma impeccabile : -« Allora, lei é qui per aiutarmi o per darmi lavoro supplementare ? »

Alain, arrossendo come un adolescente preso sul fatto, cerco' di riprendersi cercando la risposta sferzante e brillante che avrebbe potuto ristabilire la sua dignità intaccata. Purtroppo non la trovo' e si limito' a balbettare che era dall'alba che non mangiava.

-  « E allora vada a mangiare, tornerai qui piu' tardi ! » esclamo' il grosso italiano con un tono un po' divertito, un po' riprovevole.

Il ragazzino riprese la mano di Alain e lo accompagno' fino al falo' centrale del villaggio sul quale era posata una grossa pentola fumante. L'odore che ne fuoriusciva era appena piu' piacevole di quello dell'ambulatorio e Alain si mise la mano sulla bocca per nascondere una smorfia istintiva.

L'esile ragazza che si occupava delle braci immerse una scodella nel cuore del pentolone e la porse allo straniero con un sorriso che fece immediatamente dimenticare a Alain tutte la sue reticenze olfattive. Si butto' su quello strano intruglio e se ne diletto' fino all'ultima briciola sotto lo sguardo soddisfatto della giovane donna e del bambino.

Appena ingoiato l'ultimo boccone il medico gli grido' con una voce assordante :

-« Eh ! Questo non é un soggiorno club « all included », dovrà giustificarla la scodella di riso il parigino ! »

Allungando il passo per raggiungere la tenda dell'ambulatorio, Alain si sorprese a maledire quell'uomo che ammirava tanto.

Antonio, normalmente medico nella periferia di Milano, passava tutte le sue ferie e le sue disponibilità in quell'angolo sperduto dell'Asia, a curare quel popolo quasi dimenticato da tutti, e soprattutto da tutte le grandi coscienze che si pretendono legate ad una « diversità » che confondono con il chaos assimilato del multiculturalismo e del cosmopolitismo.

Antonio, con la testa quasi pelata e la tshirt Italo Balbo macchiata che copriva non proprio perfettamente la pancia generosa, non assomigliava per niente allo stereotipo « glamour » del « medico nel mondo » per umanitarismo su carta patinata. Eppure, aveva salvato molte piu' vite di quei portatori di sacchi di riso dai sorrisi ultra-bright.

Alain era fiero e felice di ritrovarsi al fianco di un uomo tale ma nello stesso tempo si sentiva maldestro e imbarazzato, visto che i suoi studi alla facoltà Pierre e Marie Curie e gli stage all'ospedale americano di Neuilly l'avevano solo parzialmente preparato alla realtà della medicina di guerra. Antonio lo rassicuro' con una grande pacca sulla spalla e quasi gli urlo' nelle orecchie - : « Dai, adesso, si lavora ! »

Il resto della giornata fu un lungo incubo, una litania di piaghe purulente, un atroce melodia di ruggiti di sofferenza, una sinfonia teratologica di carni strappate e di membra fratturate...

Quel mattino, i Karens si erano seriamente scontrati con le truppe della giunta.

Dopo aver messo l'ultimo punto di sutura, i due europei crollarono stremati all'entrata della tenda.
Il piccolo guardiano offri' loro delle sigarette.

Intorno al fuoco, la tribù si era già riunita per il pasto serale. Attraverso le volute di fumo, Antonio e Alain osservavano le ultime sentinelle di un mondo che stava sparendo.

I vecchi con la pelle incredibilmente rugosa sembrava portassero sui loro visi i manoscritti ancestrali della loro civiltà, i padri circondati dalla loro famiglia esalavano la fierezza eterna dei contadini e dei guerrieri. Dietro di loro, gli occhi ardenti dei bambini lasciavano intravedere l'immagine di un avvenire minacciato ma possibile...

La giungla aveva iniziato il suo concerto notturno, la terra scura trasudava il calore accumulato durante il giorno e il vento, esitante tra collera e assopimento, faceva ballare per intermittenza gli abiti multicolori sospesi ai fili ad asciugare.

Dolcemente, una ragazza si mise a cantare...

In quell'istante, Alain capi' che il suo soggiorno sarebbe stato faticoso e spossante, ma ripartire sarebbe stato sicuramente ancora piu' difficile e doloroso.

Zentropa

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giovedì, 22 ottobre 2009
Viterbo 20 ott. - (Adnkronos) - ''Siamo molto soddisfatti del risultato e ringraziamo tutti i componenti del consiglio comunale che hanno capito l'importanza di quest'ordine del giorno''. Lo dichiara all'ADNKRONOS il consigliere comunale e capogruppo del Pdl al Comune di Viterbo, Enrico Maria Contardo, commentando l'approvazione in consiglio comunale del mutuo sociale, avvenuta con un ordine del giorno approvato all'unanimità, che impegna il Comune a farsi promotore di una specifica proposta di legge presso la Regione Lazio.

''Le finalità - prosegue Contardo - sono quelle di realizzare case a prezzo di costo su terreni demaniali per dare la possibilità a tutti i cittadini di poter acquistare una casa a prezzi che sono fuori dal mercato invece di ricorrere all'affitto. Sarebbe anche un risparmio per il discorso dell'Ater l'uso e la manuntenzione che fa un cittadino di una casa di proprietà sarebbe completamente diverso da quello di una casa popolare''.

''La nostra intenzione è ora quella di presentare l'ordine del giorno che approva il mutuo sociale all'assessore ai Servizi Sociali del Comune di Viterbo, Daniele Sabatini, e tramite lui e con l'aiuto dei nostri gruppi regionali di presentarlo all'assessore regionale competente, così da arrivare all'approvazione di una legge regionale apposita''.
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mercoledì, 21 ottobre 2009
Roma, 20 ott. - “L’approvazione all’unanimità della proposta sul Mutuo Sociale da parte del Consiglio Comunale di Viterbo, segna un importante passo in avanti sul fronte della lotta all’emergenza abitativa nella nostra regione”.

Lo rende noto in una nota il coordinatore regionale del Lazio di Casapound Italia, Andrea Antonini, commentando l’ordine del giorno approvato dal consiglio comunale viterbese. “L’importanza di questo provvedimento - aggiunge Antonini - risiede nel fatto che il Comune di Viterbo si impegna a farsi promotore del Mutuo Sociale presso la Regione Lazio”.

“Speriamo che dopo questo importante segnale - ha concluso il coordinatore regionale di Casapound - la Giunta Marrazzo non resti ancora indifferenti di fronte alla necessità di istituire il Mutuo Sociale, dopo che nel piano casa approvato solo pochi mesi fa non era stato neanche menzionato”.
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lunedì, 19 ottobre 2009

'Chi parla di rispetto delle minoranze dimostri che non esistono minoranze più rispettate di altre'

Roma, 19 ott. - (Adnkronos) - “Accogliamo con estremo favore le proposte dell’ala finiana della maggioranza che, di concerto con la fronda dalemiana dell’opposizione, ha proposto di istituire un’ora di insegnamento di religione islamica nelle scuole e anzi rilanciamo: perché non introdurre anche un’ora di insegnamento di mistica fascista?”. A dichiararlo è Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, che spiega: “Chi parla di ‘rispetto delle minoranze’ deve dimostrare che non esistono minoranze più rispettate di altre, che non esistono settori della società italiana in grado di trovare così alte sponde istituzionali rispetto ad altri della cui ‘integrazione’ non importa nulla a nessuno''.

''L’ora di mistica fascista – continua il leader di CasaPound – avrebbe inoltre il vantaggio di suonare assai meno ‘esotica’ agli italiani rispetto all’ora di Islam, nonché di essere maggiormente ancorata ai destini e al bene della nazione rispetto all’ora di religione cattolica. E’ assurdo – continua – che gli italiani debbano studiare tutto di San Paolo e Maometto e ignorino straordinari patrioti come i fondatori della Scuola di mistica fascista degli anni ‘30: Nicolò Giani, Ferdinando Mezzasoma, Arnaldo Mussolini, Guido Pallotta, Berto Ricci”.

Per Iannone, “se l’idea, in linea teorica non errata, di portare l’Islam nelle scuole ha il fine di far conoscere il mondo musulmano tanto ai fedeli di questa confessione, sottraendoli all’integralismo, che agli altri studenti, vaccinandoli contro l’islamofobia, non vediamo come si possa dire di no alla nostra proposta: anche in questo caso si tratterebbe di abbattere pregiudizi e stereotipi, combattendo in una volta sola l’ignoranza antifascista e le pagliacciate pseudofasciste dell’estrema destra. Se ‘confronto’ e ‘cultura’ non sono parole ipocrite e slogan strumentali – conclude Iannone – crediamo che nessuno avrà da ridire circa la nostra proposta”.
(Zla/Pn/Adnkronos)

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lunedì, 05 ottobre 2009
"Avevo molta paura -ammette- di portare qui a Venezia il mio film. Vengo dal massacro subito qualche anno fa per ‘Ovunque sei’ e infatti ‘Romanzo Criminale’ l’ho portato a Berlino. Ero terrorizzato ma sono contento che il film sia stato guardato con rispetto.

Poi puà piacere o no, è normale. Ci possono essere omissioni ma non sono volute. Forse qualcuno potrà obiettare che si poteva fare un film più profondo dal punto di vista ideologico. Ma quello che mi auguro sopratutto è che il film sia visto dai giovani, forse anche nelle scuole ma pure nei circoli CasaPound dove vorrei essere il primo regista di sinistra che si va a confrontare con i giovani di estrema destra, che devo ammettere con un certo dispiacere che in questo momento sono molto più attivi di quelli di sinistra”, sottolinea Placido.

Fonte : AdnKronos

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venerdì, 02 ottobre 2009

Incontro nazionale Polaris 27-29 novembre. Come iscriversi

III incontro nazionale di Polaris

Dal 27 novembre, ore 19, al 28 novembre ore 13

Struttura: E' un hotel sul litorale romano nella zona nettunense.

Costi: 95 euro a persona.

I costi includono: pensione completa con due cene, un pranzo e due colazioni; sala convegni; spese organizzative; parcheggio; alloggio in stanza doppia o tripla. Singole disponibili; costo inclusivo della stanza singola (secondo disponibilità): 120 euro 

Questo il programma dell'incontro nazionale. Verrà aggiornato non appena avremo definito esattamente gli intervenenti alle tavole rotonde in ultimazione.
 
PROGRAMMA DELL'INCONTRO
 
Capitani coraggiosi prendono la rotta
Fil rouge
L'avvenire è di chi lo edifica. Superando le fobie, le psicosi e i condizionamenti di una società matrigna impostata sulla psicoanalisi freudiana.
Obiettivi
Tracciare le rotte, offrire le soluzioni, consolidare il Centro Studi, scrivere la rivista.
 
Programma nel dettaglio (seguirà l'aggiornamento con i partecipanti alle tavole rotonde)
 
Venerdì 26 novembre
ore 19: Benvenuto
ore 20,30: Cena
ore 21,30: L'officina delle idee
ovvero: I think tank e la politica odierna. Il ruolo cui assurge il Centro Studi. L'intelligenza che incide
 
Sabato 27 novembre
ore 10: Crisi di panico
ovvero. Geopolitica, economia, energia: il mondo che cambia e il terrore usato per frenarne il cambiamento (terrorismo, fondamentalismi, minaccia nucleare, epidemie). Le aspettative oltre il timore
TAVOLA ROTONDA
 
ore 15: Laboratorio di comunicazione politica  

ore 18,30: A colpi di Stato
ovvero: Localizzazioni, autonomie, ristrutturazioni, guerra alla burocrazia, questioni etiche: ciò richiede un ruolo statale per contrastare i rischi opposti dell'atomizzazione e del proibizionismo. E lo Stato siamo noi.
Società, sanità, morale, cultura: agire nei tessuti di una nazione che in politica estera prova a riacquistare un senso ma ha pochi margini di manovra decisionale in politica interna.
TAVOLA ROTONDA
 
Dopo cena: serata ludica in riva al mare
 
Domenica 29 novembre
ore 10: La redazione ventura
Preparazione della rivista
ore 11,30: L'agenda del 2010
ore 12,30: Chiusura lavori

 

PRENOTAZIONI

Alle poste. Si consiglia di effettuarle per tempo per avere la certezza di essere registrati.

Inviare 25 euro di caparra (o, nel caso si fosse certi dell'arrivo, l'intera somma così da risparmiare un viaggio alle poste) sulla postepay intestata a Gabriele Adinolfi al numero di postepay 4023 6004 6099 0197

ATTENZIONE: poiché con questo genere di pratica non risulta altro che il luogo dal quale è partito il pagamento avvertire della prenotazione, non appena si è effettuato il versamento, con una mail a ga@gabrieleadinolfi.it  o telefonando al 3391262293

 

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martedì, 22 settembre 2009

ma l'esempio lo da Casa pound. Parola di comunista

Non credo ci siano altre strade che tornare a praticare la sfera del politico e del sociale, intesi come lessico della liberazione, investendo sui processi culturali, sulle parole, sull’interesse generale, sull’indignazione per ciò che non ci riguarda in prima persona. Investire sugli stili di vita, sulla comunanza e la rottura delle solitudini.
Casa Pound, lo dico con rammarico, in questo senso è un grande esempio. Cultura, contesto, linguaggio, immaginario, politica ma senza l’ansia da prestazione, comunanza, trasversalità, idealità, relazioni e trattativa. Per ora con una buona capacità di sottrarsi alla sottomissione che poi nel loro caso si chiamerebbe cooptazione.


Massimo Smeriglio, già assessore alla formazione e lavoro della provincia di Roma, è stato a lungo in Rifondazione Comunista, nell'ala di Bertinotti. Ora è nel Movimento per la Sinistra. E' stato tra i più accesi avversari di Casa Pound.


Si noti la sua essenzialità nei concetti e in particolare la sottolineatura del punto focale, quel “con una buona capacità di sottrarsi alla sottomissione che poi nel loro caso si chiamerebbe cooptazione” con cui giustamente conclude l'excursus. Non è una conclusione casuale perché è esattamente quello che fa di Casa Pound un'isola corsara e di Casa Pound Italia una flotta corsara.

Noreporter.org

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martedì, 15 settembre 2009

Intervista ai capi militari della guerriglia patriottica che ha inferto all'invasore perdite per un rapporto di 60 a 1

Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito di Liberazione Karen parla da una località nascosta,un luogo sicuro da qualche parte lungo le centinaia di chilometri che segnano il  confine tra Birmania e Thailandia.  Il Generale Mu Tu ha superato da un bel po' i  settant'anni di età. La maggior parte dei quali spesi a combattere i militari di Rangoon nelle giungle dell'est del paese. Settanta anni, ma una stretta di mano eccezionalmente vigorosa, e un saluto militare impeccabile. Sorride quando gli viene chiesto se l'offensiva condotta negli ultimi dodici mesi dall'esercito birmano contro i Karen abbia messo in ginocchio la guerriglia patriottica.
“Abbiamo perduto basi e fette di territorio, è vero. Ma la nostra forza militare è rimasta intatta. Siamo ovunque, siamo intorno al nemico. Lo vediamo, lo seguiamo. Lo colpiamo tutti i giorni”.
Nei primi sei mesi del 2009 la guerriglia Karen si è scontrata con l'esercito birmano e con le bande di partigiani collaborazionisti 532 volte. I dati forniti dalla guerriglia parlano di 341 nemici uccisi e di 697 feriti. Secondo le fonti Karen, il rapporto di caduti in azione è di 1 a 60 a favore delle forze patriottiche. Un dato che smentisce le previsioni dei generali birmani, secondo i quali entro la seconda metà del 2010 il confine orientale del paese sarà ripulito dalla presenza della resistenza. Mu Tu perde la calma soltanto quando descrive la condotta dei militari birmani nei confronti dei civili inermi: “Noi siamo guerrieri, e ci aspetteremmo di combattere una guerra pulita. Faccia a faccia contro un nemico che riconosca le regole di un combattimento duro, a volte spietato, ma leale. Invece la maggior parte delle operazioni del Tatmadaw (esercito birmano) ha come obiettivo i civili. Questo fa di loro degli assassini, non dei soldati”. L'organizzazione Free Burma Rangers, un gruppo di coraggiosi volontari che svolgono un'attività di soccorso sanitario e di raccolta di informazioni circa crimini ed abusi compiuti nei villaggi abitati da minoranze etniche, sforna dati agghiaccianti sulle violenze subite dalla popolazione ad opera dei soldati di Rangoon.
Stupri, torture e omicidi sono all'ordine del giorno. La brutalità delle azioni del Tatmadaw spinge un sempre più alto numero di civili a lasciare i loro villaggi non appena si ha notizia  dell'avvicinamento delle truppe. Negli ultimi tre anni oltre 80.000 persone hanno cercato rifugio nella giungla, sotto la precaria protezione fornita dai volontari del KNLA, l'Esercito di Liberazione guidato dal Generale Mu Tu.
Soltanto lo scorso mese ben 4.000 profughi hanno dovuto attraversare il confine e riversarsi in Thailandia per sfuggire alle truppe birmane che hanno piegato la resistenza  della 7° Brigata Karen.  “Abbiamo vissuto anche in passato momenti terribili, durante i quali tutto sembrava  perduto - prosegue l'anziano ufficiale - ma ci siamo sempre rialzati. E dopo sessant'anni  siamo ancora qui, decisi a difendere la nostra gente fino all'ultimo proiettile di cui disporremo”.

Una chiara corrispondenza con quanto sostiene Mu Tu si percepisce visitando le unità del  KNLA sparpagliate nella giungla. Alcune di queste hanno abbandonato le loro basi abituali durante l'offensiva birmana, ed ora vivono in accampamenti provvisori a ridosso delle  posizioni nemiche. “In questo modo torniamo alla nostra originale attività di guerriglia -  dice il Colonnello Nerdah Mya riparandosi dalla violenza di un acquazzone monsonico  sotto una capanna di bambù immersa nel fango - e per il nemico siamo dei fantasmi impossibili da catturare”. La vita dei giovani volontari non è delle più facili in questi  avamposti mobili. L'acqua per lavarsi e per bere è quella piovana, pazientemente raccolta mdurante i temporali. La dieta quotidiana è fatta di riso bianco e sale. Quando dalla  Thailandia qualcuno riesce a portare fin quassù delle sardine in scatola è festa. I turni al  fronte sono normalmente di due mesi consecutivi. Poi un permesso per andare a trovare  la famiglia in un sovraffollato campo profughi. E di nuovo in giungla, tra brividi di febbre  malarica e mine antiuomo sparse lungo i sentieri di terra rossa.
Ma la voglia di battersi c'è ancora tutta. Quando il Colonnello Nerdah Mya, figlio del leggendario leader della rivoluzione Karen Bo Mya, chiede ai volontari se sono pronti a  cacciare il nemico dai villaggi occupati negli ultimi dodici mesi dalle forze straniere la risposta arriva in un boato di voci, un suono gutturale che non lascia dubbi.
Il Colonnello Nerdah Mya di fronte agli uomini del 201° Battaglione in un avamposto dell'Esercito di Liberazione Karen.
“I nostri ragazzi sono coraggiosi, amano il loro paese, hanno una naturale predisposizione  alla difesa della loro gente dai soprusi e dalle violenze - dice Nerdah Mya - ma tutto  questo non basta di fronte ad un esercito ben armato e sostenuto economicamente dai  proventi degli affari che il regime di Rangoon fa con multinazionali e businessmen di tutto il mondo. Per non parlare del fiume di denaro che il traffico internazionale di droga
garantisce ai criminali del governo birmano”.
Attraverso la mediazione della Comunità Solidarista Popoli i Karen chiederanno all'Italia di  sostenere la loro lotta per l'autodeterminazione e per la difesa dell'identità. “Ci battiamo  per poter continuare a parlare la nostra lingua e vivere secondo le nostre tradizioni. Per i  nostri figli vogliamo un futuro senza guerra, senza droga, senza ingerenze straniere” conclude Nerdah Mya.

Comunità Solidarista Popoli

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mercoledì, 09 settembre 2009

«È partita domenica scorsa la nuova missione de l’Uomo Libero in Birmania. L’obiettivo dei nostri volontari è duplice: verificare le condizioni del villaggio di Kow Hla Mee, fondato da l’Uomo Libero a cavallo tra il 2008 e 2009, e porre le basi per la seconda fase del progetto Terra e Identità: la costruzione di ulteriori 30 abitazioni, di una scuola e di una clinica, grazie anche al contributo della Regione Trentino Alto Adige». Queste le parole di Walter Pilo, presidente dell'associazione l'Uomo Libero che da anni opera con missioni di solidarietà nel Paese vessato dalla giunta militare. «Il progetto Terra e Identità» spiega il presidente Walter Pilo «serve a sostenere la popolazione dei Karen, una minoranza etnica che rivendica la propria autonomia, oggetto da parte dei militari di Rangoon di una repressione feroce, che nel giro di sessant'anni ha provocato migliaia di vittime. I Karen vivono in condizioni di estrema povertà, come fuggiaschi» continua Pilo «Nonostante la tragica situazione dell’annullamento delle libertà sia di recente tornata alla ribalta con il processo nei confronti del Premio Nobel Aung San Suu Kyi, gli stupri, le violenze, gli omicidi e i rastrellamenti da parte della soldataglia birmana continuano. Nei giorni scorsi i nostri volontari hanno avuto in prima persona la sventura di assistere una giovane madre ferita da soldati birmani mentre allattava il figlio di due mesi e che ora lotta tra la vita e la morte.

 Chi volesse sostenere l'Uomo Libero può collegarsi al sito dell'associazione (www.luomolibero.it) e acquistare uno dei prodotti i cui ricavati vengono interamente devoluti al progetto “Terra e identità” in favore dei Karen: t-shirt, prodotti di artigianato e i libri 'Karen' e 'Non solo Don Camillo'.

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lunedì, 29 giugno 2009

Roma, 29 giu. (Adnkronos) - CasaPound Italia ha occupato la struttura di un ex ristorante alle porte di Roma, nel comune di Grottaferrata. L'azione è stata annunciata in una nota nella quale il portavoce della nuova occupazione, Massimo Carletti, denunciando lo stato di totale abbandono della struttura, sottolinea come "le vicissitudini giudiziarie nelle quali è stata coinvolta durano da 10 anni. CasaPound Italia pone un fermo a tutto ciò, apprestandosi a restituire alla cittadinanza uno spazio sociale necessario e legittimo".

La nuova occupazione, che si sviluppa su un'area di circa 1.500 metri quadri, è stata denominata "Base 22", in continuità con "Area 19", l'altro spazio occupato da Casapound Italia nella zona nord di Roma.

"Andiamo a coprire con la nostra presenza territori lasciati scoperti da tutti, in primis dalle associazioni cosidette sociali troppo impegnate ad oggi nel business dell'assistenza all'immigrazione. Nella struttura di 'Base 22' troveranno posto un'osteria sociale, una ludoteca, una biblioteca, un laboratorio creativo di arti grafiche e musica, le sedi locali di associazioni che si occupano di disabili, di un gruppo donatrori sangue e di un gruppo animalista. Inoltre, a fronte di una sempre più crescente situazione di disagio che colpisce ormai anche i Castelli Romani alle porte di Roma, verrà istituito un centro territoriale per l'emergenza abitativa". (segue)

(Adnkronos) - Nella mattinata di lunedi rappresentanti di CasaPound Italia hanno inoltre chiesto un incontro con il sindaco di Grottaferrata Mauro Ghelfi, con i rappresentanti comunali e quelli provinciali e regionali, per illustrare e spiegare il progetto e le iniziative in cui sarà coinvolta la nuova struttura.

Contemporaneamente, presso l'occupazione, rappresentanti dell'occupazione e dei comitati di quartiere limitrofi si confrontano sulle problematiche territoriali e sulle soluzioni da intraprendere con il coinvolgimento di "Base 22". "La nostra occupazione s'integra perfettamente nel tessuto sociale del territorio su cui grava. Come in ogni nostra struttura, non troveranno spazio situazioni di degrado che caratterizzano ben altro genere d'occupazione.

La nostra è e sarà sempre una postazione d'italianità nel quale si esalteranno lo slancio di gioventù, l'avanguardia di rispetto, il fanatismo castellano. 'Base 22' e tutto il territorio circostante dei Castelli Romani e della zona sud di Roma - dichiara infine Massimo Carletti - saranno così proiettate verso quel futuro che nessuno può negare; il futuro di tutti noi, il futuro di un intero popolo".

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