sabato, 12 dicembre 2009
Tratto da Ideodromo CasaPound

“Berto Ricci”.

E’ la prima risposta che mi è venuta in mente.

“Come scusa?”

“Io seguo l’esempio di Berto Ricci, disprezzo certe scorciatoie borghesi”.

Il paragone è enorme e quasi blasfemo, ma dovevo pur cavarmela in qualche modo. Siamo davanti alle casse di “Più libri più liberi”, la fiera della piccola e media editoria e D. mi ha appena proposto di imbucarmi nella coda per gli ingressi gratuiti in quanto non meglio precisato “operatore culturale”. Coda che, tra l’altro, sembra essere più corposa di quella per gli ingressi a pagamento. Perché la cultura è fichissima, certo, ma se la pagano gli altri è meglio. Imbucati, mitomani, amici degli amici: la fauna che mi aspetta all’interno del gigantesco edificio squadrato in marmo bianco è più o meno su questa linea. Mi manca però la faccia tosta per chiedere l’accredito e per salvare la faccia mi rifugio dietro la purezza rivoluzionaria dell’eroe e scrittore fiorentino. Di cui, a fine giornata, non avrò visto neanche un titolo, nel carrozzone dell’industria culturale. E forse va bene così.

D. fa un po’ di struscio tra altri “operatori culturali”, presentandomi inevitabilmente con manciate di superlativi. Per ripagare le attese cerco risposte intelligenti, ma finisco sempre per sorridere e basta. Intanto ci imbattiamo nello stand di Manifestolibri. Le facce odorano di disprezzo e sconfitta e questo mi piace. In quelle smorfie acidule ci sono gli ultimi rantoli di un’egemonia agonizzante. Vendono anche adesivi con una sorta di Gatto Silvestro con pugno chiuso e una scritta che inneggia al “gattocomunismo”. Io e D. ironizziamo a voce alta, poi lui compra un libercolo di analisi/denuncia sulla “destra sociale”. E lo fa con uno strano sorriso assai poco innocente.

Intanto intorno a noi domina il tipo del “fusciaccaro”, per dirla à la turbodinamique. Insomma, quello con la fusciacca, con il foulard, l’intellettualino progressista, volto smunto e colorito esangue. Lo sguardo falso, sempre. Qua e là qualche famigliola con bambini secchioni e già insopportabilmente saccenti. Sto osservando tutto questo quando arrivano M. e P. Con loro ho un conto aperto, abbiamo fatto un po’ di gazzarra virtuale sull’eredità di Fiume, nei giorni scorsi. Si parla un po’, loro molto più di me. Il fatto è che loro non ce l’avevano con noi. E comunque il dialogo è importante. Viva la vivacità intellettuale. E poi Mussolini stesso fino al 1919 era un bravo compagno. Così dicono loro. Il più loquace dei due ha una barba incolta incorniciata dalla fusciacca d’ordinanza. Quando gli dicono che assomiglia a Sandokan si incazza, preferisce il paragone estetico con Gesù Cristo. Ecco perché non vincete mai, penso tra me e me: puntate sempre sui cavalli sbagliati. Illuminato da tanta apertura mentale lancio comunque l’invito: discutiamone a CasaPound. Subito, tra due settimane. Lì, però, accade qualcosa. Il tizio sbianca. Dentro di sé cerca qualche appiglio, poi balbetta:

“No, è che io…”

(ho paura)

“Adesso vediamo, insomma…”

(siete fascisti)

“Ci devo pensare…”

(certe cose non si fanno)

Infine si rifugia dietro il rifiuto peggiore e più sincero:

- “Non è ancora uscito il mio libro su questo tema”

- “E che importa? La discussione non ne uscirà sminuita”

- “Sì ma io devo anche pensare ai miei interessi”

“I miei interessi…”. Questa frase continua a rimbombarmi nella testa e intanto affiora in me una certezza: D’Annunzio, Keller e gli altri eroi di Fiume non erano come voi. Non so se fossero come noi, ma di sicuro non come voi. Non ci provate. Non mentite. Discorso chiuso.

Proseguiamo il giro. Nello stand di Contrasto cerchiamo “Oltrenero”. E’ buttato lì in un angolo, sembra se ne vergognino. Qua e là spuntano due o tre case editrici “di destra”. Un libro di Hausofer attira la mia attenzione, per il maggior divertimento di D., che irride le mie letture seriose. Lascio stare il saggio, riponendolo fra una biografia di Aznar e un elogio dei neocon statunitensi. Come è potuto succedere, Karl? Un altro stand “di destra” presenta analisi rivoluzionarie sui “burattinai” del Bilderberg, un altro ancora mette Evola accanto ai manuali per vincere al Superenalotto. Poi dice che uno diventa (fascista) di sinistra.

Davanti a Meridiano Zero (la casa editrice, si intende). Incontriamo G. che ci riempie di adesivi e spillette del suo sito. E’ in gran forma, come sempre, se si esclude la vistosa maglia della Roma che fuoriesce da sotto al maglione in attesa di un derby che poi si rivelerà a lui sorridente. Con prosa forbita ci fornisce un breve panorama su ciò che si muove nel piccolo mondo antico dell’editoria. Quando poi incrociamo anche F., il cantautore, scrittore e militante di mille battaglie, per un attimo sento che dovremmo cominciare a buttare tutto all’aria, fare a pezzi il verminaio di glossatori di marinettiana memoria. Non lo facciamo. Non ancora.

Da Stampa alternativa c’è puzza di sudore. Compro Artaud, Papini e Kropoktin. Vorrei chiedere alle commesse assai poco simpatiche di salutarmi Baraghini, il capo di tutta la baracca, scandendo con voce ferma il nome di CasaPound. Così, solo per il gusto di farle trasalire. Ma non lo faccio. D. mi rimprovera, dice che avrei dovuto farlo. Ha ragione.

Mentre guadagno l’uscita incrocio Diliberto.

State bene così, penso.

Appena fuori il marmo dell’Eur sfolgora e mi circonda.

E per un attimo la mia epoca sembra meno vile.


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sabato, 12 dicembre 2009

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Quarant'anni di silenzio su Piazza Fontana e su tutto il resto.
 
Quarant'anni fa, il 12 dicembre 1969, nella Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana a Milano veniva perpetrata la prima strage della “strategia della tensione”. Non si trattava di una primizia: lo stragismo in Italia aveva già colpito al cinema Diana a Milano e in via Rasella a Roma, in ambo i casi in nome dell'antifascismo. La lunga scia di sangue non si sarebbe arrestata presto, anzi. Nei dieci anni e mezzo che fecero sguito al masscaro prenatalizio milanese, ci furono altre quattro stragi a matrice “politica”, seguite, per tredici anni, da una sfilza di stragi mafiose. Quelle, per intenderci, su cui delira oggi Spatuzza.

La strategia della tensione fu una macabra mazurka cui parteciparono, come minimo da osservatori e da giocatori di poker quando non da assassini, oltre a quelli civili e militari italiani, i servizi segreti di diverse nazioni tanto “ostili” quanto “alleate”: cechi, tedeschi dell'est e dell'ovest, bulgari, russi, libici e francesi. Gli americani lasciarono fare; i principali giocatori, quelli strategici, furono l'Inghilterra e Israele. La posta principale, oltre allo smantellamento statale (ragion per cui è improprio definirle “stragi di Stato”, sammai andrebbero chiamate “stragi di apparati istituzionali”) fu la nostra espulsione dalla politica energetica e diplomatica dal Mediterraneo. Ed è la ragione per la quale i soli politici vittime di attentati furono Mattei, Moro e, forse, più tardi Craxi.
La stessa definizione  di “strategia della tensione” data all'intera offensiva anti-italiana fu coniata dai suoi stessi registi: i servizi segreti britannici.
Sono quarant'anni che in Italia si continuano a ignorare ostentatamente tutte le innumerevoli tracce che conducono alle regie della guerra che si combatté, contro la nostra Nazione, sul nostro territorio nazionale. Ed è per questo che da quarant'anni non abbiamo alcuna verità. Tranne quelle stolide, banali e infondate dell'intellighenzia di sinistra che si crede furba, informata ed esperta e invece non è che uno dei principali elementi a sostegno delle indagini fuorvianti e destinate pertanto a perpetuare il nulla.
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martedì, 01 dicembre 2009
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Svizzera: come t'indirizzo al nulla e  ti castro chirurgicamente ogni reazione all'immigrazione

Innanzitutto i dati e i commenti ufficiali, da  adnkronos:
La Svizzera dice 'no' alla costruzione di nuovi minareti in aggiunta ai quattro già esistenti. Secondo i risultati ufficiali del referendum che si e' svolto oggi nella Confederazione, il 57,5% degli elettori - a sorpresa rispetto alle previsioni della vigilia - si è espresso contro.
A larga maggioranza i cittadini svizzeri hanno deciso oggi di vietare la costruzione dei minareti, ma non l'esportazione di materiale bellico. Stando ai risultati definitivi, il finanziamento speciale del traffico aereo è inoltre stato approvato chiaramente. A dispetto dei sondaggi, l'iniziativa contro l'edificazione dei minareti in Svizzera è stata sostenuta dal 57,5% dei votanti. A contribuire al risultato sorprendente vi e' probabilmente l'elevata partecipazione al voto, che ha raggiunto quasi il 54%.
In Ticino la modifica costituzionale è stata accolta dal 68%, nei Grigioni dal 58,6%. Soltanto quattro cantoni hanno optato per il 'no': Ginevra, Neuchatel, Vaud e Basilea città. Col testo accolto oggi, sono diciassette le iniziative approvate dal popolo e dai cantoni dal 1891. Per l'Unione democratica di centro (Udc), si tratta della quinta vittoria 'solitaria' alle urne negli ultimi cinque anni contro gli altri partiti di governo.
Come previsto e già successo nettamente nella votazione del 1997, l'iniziativa contro l'esportazione di materiale bellico non ha raccolto una maggioranza: ha detto 'no' il 68,2% dei votanti. Tutti i cantoni hanno respinto il testo: in Ticino il tasso di contrari è stato del 62,4%, nei Grigioni del 67,9%. Per quanto riguarda il finanziamento speciale del traffico aereo, il decreto federale non ha suscitato grosse discussioni: ha detto 'sì' il 65% dei votanti. Tutti i cantoni hanno accolto la modifica costituzionale: in Ticino i favorevoli hanno raggiunto il 63,3%, nei Grigioni il 65,4%.
Dall'Italia il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri commenta: "Anche la paziente Svizzera si è stancata del dilagare di immigrazione e Islam. Lo conferma l'esito del referendum sui minareti. Anche in Italia dobbiamo proseguire nella politica del rigore. E' un nostro pieno diritto".
Esulta anche la Lega. ''Ancora una volta dalla vicina Svizzera viene lanciato un esempio di democrazia a tutta l'Europa - afferma il deputato della Lega Nord, Marco Rondini - Un esempio che dovremmo recepire anche nel nostro Paese, dando subito corso alla proposta di legge Cota-Gibelli sulla regolamentazione dei luoghi di culto non cristiani, che fra le altre cose prevede l'obbligo di un referendum consultivo di fronte a qualsiasi richiesta di costruzione di nuove moschee''.
Sendo Rondini ''i nostri 'cugini' svizzeri hanno lanciato un importante segnale contro l'islamizzazione del Vecchio continente. Una deriva strisciante, che va arginata. Perché dove sorge un minareto, non si erige solo una torre. A tal proposito vale sempre la pena ricordare uno slogan caro al premier turco Erdogan: i minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri caschi, le moschee le nostre caserme e i credenti il nostro esercito. E pensare che il primo ministro di Ankara sarebbe un moderato...''

Ma vediamo che significa di fatto tutto ciò
noreporter:

Fantastico esempio di come s'indirizza verso il nulla - e quindi si castra chirurgicamente - il fastidio popolare. Perché se a frenare e a rendere sterile il malumore non bastasse già  l'identificazione artificiale tra immigrazione e Islam con  la consequenziale mobilitazione isterico/parolaia per lo “scontro di religione”, il risultato di questo referendum andrà ben oltre nel rendere impotenti i cittadini elvetici. 
Mobilitati ad arte contro castelli d'aria, gli svizzeri hanno infatti votato contro l'obiettivo che  è stato loro presentato; infatti hanno deciso che non si costruiranno più minareti, non di certo che si chiuderanno le moschee. Insomma è una pagliacciata anche se letta acriticamente all'interno del presunto scontro di religione, che nella fattispecie si è ridotto a pure questioni formali, irrilevanti e marginali: un vero e proprio fuoco d'artificio all'insegna della rodomontata e del flop.
E' come se, per fare un'analogia, ripetto ad un fastidio popolare per l'invasione americana si fosse decretata plebiscitariamente non la chiusura delle basi Nato o un cambio degli accordi economici e militari con Washington bensì l'obbligo per i marines di non cantare a squarciagola durante le ore notturne.
In soldoni questo significa che quando, tra breve, tutti gli svizzeri si accorgeranno che la drammatica situazione migratoria non solo non sarà migliorata ma sarà peggiorata, insieme alla frustrazione sentiranno un senso d'impotenza e di resa.
Fantastica prova dei mangiafuoco. Lo “scontro di civiltà”  serve  d'altronde a rendere sempre più massiccio il fenomeno migratorio proprio perché dà un senso d'inutilità della mobilitazione a chi, schierato sempre e solo a quadrato del nulla, non saprà  mai cosa fare realmente. La psicosi della guerra civile interna e dell'aggressione esterna, unici elementi che resteranno sullo sfondo quando sfumerà la mobilitazione demagogica e virtuale, non faranno altro che rafforzare l'oligarchia impopolare e incompetente e  indebolire anche psicologicamente la vitalità europea a tutto - e solo  - vantaggio atlantico.
Vediamo chi vorrà fare come gli svizzeri: i capponi che per un istante  si credono  galletti, ignari che lo ha deciso il cuoco e che finiranno, castrati anch'essi, allo spiedo.

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martedì, 01 dicembre 2009


Roma, 1 dicembre - "Quando un luogo pubblico abbandonato e degradato da anni divenuto luogo di aggregazione giovanile, centro di rivalutazione per l'intero quartiere, posto nel quale centinaia di persone, tra militanti, simpatizzanti, cittadini del quartiere ed istituzioni locali, possono liberamente confrontarsi, viene sgomberato sulla scorta di un problema di ordine pubblico creato ad arte da chi, dopo aver effettuato decine di aggressioni documentate da video e relazioni di Ps, ha occupato uno stabile limitrofo per un solo giorno, ebbene, quando tutto ciò avviene, il messaggio per la collettività è semplice quanto negativo: per colpire gli avversari politici non serve ricorrere alla politica, ma basta far uso della violenza". Così in una nota Gianluca Iannone, Presidente di Casapound Italia, sullo sgombero del'ex convento di Materdei, a Napoli.
 
"Oggi - aggiunge Iannone  - tutti coloro che da settimane si rendono responsabili di aggressioni ad danni dei militanti di Casapound e dell'Hmo cantano vittoria per aver raggiunto l'obbiettivo di aver cacciato da una sola struttura occupata i propri nemici politici, metre continuano ad essere decine gli stabili occupati dagli stessi giustizieri dell'antifascismo".
 
"Al sindaco Iervolino, al Questore ed al Prefetto di Napoli - conclude -  chiediamo se per ripagare questi alfieri della democrazia sia a questo punto sufficiente la creazione di problemi di ordine pubblico in prossimità delle numerose strutture ancora occupate".
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lunedì, 09 novembre 2009

e si scoprì allora che da ambo i lati nascondeva il niente

http://img138.imageshack.us/img138/4499/90115156yv6.jpgFranz è il mio nome e vendo la libertà
a chi vuol passare dall'altra parte della città
compra il biglietto e non ti pentirai
per quello che ti dò non costa assai
Domani è il giorno, domani si partirà
con una carrozza per l'altra parte della città
e come Pinocchio non crederai ai tuoi occhi
quando vedrai il paese dei balocchi
West Berlino splndente ti apparirà
e nella notte la luce ti abbaglierà
e nelle vetrine aperte ai desideri
i sogni tuoi proibiti fino a ieri
Senti che suoni, c'è musica dall'altra parte
e nelle strade la gente che si diverte
è sempre festa, l'altra città ti aspetta
non perder tempo, compra il biglietto in fretta
Lì tutto è permesso, lì tutto si può comprare
e ti conviene spendere senza pensare
e se non avrai più i soldi una mattina
ti troverai dall'altra parte della vetrina
E' come un gioco, e ognuno ha la sua parte
e quando alla fine avrai giocato tutte le tue carte
non ci pensare non aver paura
che nella vetrina farai la tua figura
Edoardo Bennato

9 novembre 1989: la caduta del Muro di Berlino è benedetta perché ha contrassegnato l'avvio dell'unificazione tedesca. Peraltro ha registrato il fallimento del paradiso artificiale vagheggiato dai comunisti, ma per riflesso ha enfatizzato l'ipnosi del paese dei balocchi, fondato sulla frantumazione della psiche, dell'anima, dello spirito e quindi sullo smarrimento del senso di appartenenza, della memoria e del senso del futuro.
Non cadiamo nell'errore, così ricorrente nelle destre post-borghesi, di dare valore positivo a quello che ha semplicemente fallito di meno, o diversamente, rispetto al comunismo.
Il deserto cresce guai a colui che cela deserti.

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domenica, 01 novembre 2009

Di Carlomanno Adinolfi

Li chiamavano Anni Bui.

Li chiamavano Anni Bui perché iniziarono al tramontare dell’Età Antica, oscurando la luce che quell’età aveva portato in tutti i campi del sapere e del vivere.

Li chiamavano Anni Bui perché le guerre erano senza fine e combattute unicamente per difendere gli interessi o il capriccio del vassallo più importante.

Li chiamavano Anni Bui perché non vi era più sovranità se non quella dei signorotti e dei ricchi mercanti.

Li chiamavano Anni Bui perché non vi poteva essere uno Stato forte e sovrano che potesse essere indipendente dalla Chiesa Universale che tutti aveva sotto di sé.

Li chiamavano Anni Bui perché chi osava contrastare la Religione veniva tacciato di eresia e arso vivo.

Li chiamavano Anni Bui perché chi si metteva contro la Santa Inquisizione non aveva possibilità di difendersi.

Li chiamavano Anni Bui perché ogni scoperta tecnologica, medica o filosofica utile all’uomo andava contro il Dogma e per questo messa a tacere.

Li chiamavano Anni Bui perché le Scritture erano sacre ed immutabili, e il cercare di rivederle in qualunque modo era passibile di arresto se non di pena di morte.

Li chiamavano Anni Bui perché la vita spirituale era ridotta a mero Culto e alla sola Preghiera.

Li chiamavano Anni Bui perché il Guerriero era sottoposto al sacerdote, al prete e all’uomo di lettere.

 

Li chiamavano Anni Bui.

L’Età Antica, quella dei Grandi Imperi d’Europa con simboli solari nei loro vessilli, era stata soffocata nel sangue.

La Chiesa Universale, chiamata Mercato Globale, era padrona di tutti i cittadini.

La Religione, quella della Democrazia, era l’unica concessa e dichiarava Guerra Santa a tutti gli infedeli.

La Santa Inquisizione, detta Tribunale Internazionale, si ergeva a Sovrana della Giustizia, si riteneva infallibile e pertanto ogni accusato era automaticamente reo e condannato senza difesa né attenuante.

Il Dogma che impediva agli uomini di guarire, di vivere senza catene e di poter vedere le stelle con il cuore oltre che con la mappa dei pianeti, si chiamava Scienza.

Le Scritture, o Storia come venivano chiamate dai dotti del tempo, erano state redatte dai massacratori dell’Età Antica; esse erano state dichiarate sacre e i suoi nemici o anche coloro che cercavano di reinterpretarle erano considerati criminali peggiori di stupratori e assassini.

Lo spirito era soffocato e incatenato nel Culto del Denaro: l’unica salvezza per l’uomo, secondo i teologi, chiamati Banchieri, stava nel pregare continuamente affinché avessero la grazia di entrare a far parte degli eletti, i “ricchi”.

L’inversione dei valori era completa a tal punto che l’uomo retto, il guerriero, colui che aveva trasformato la propria vita in lotta per superare se stesso, aveva lui stesso accettato di prendere ordini dagli studiosi e dai preti della guerra, chiamati i primi “intellettuali” e i secondi “politici”.

 

Li chiamavano Anni Bui perché avevano gettato l’umanità in un baratro senza fondo.

Li chiamavano Anni Bui, quelli cominciati in quel 1945, anno maledetto da Dio e dagli uomini.

Speriamo che non ritornino mai più.

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categoria:kulturkampf, il vostro mondo
venerdì, 30 ottobre 2009

Roma, 30 ott. - (Adnkronos) - “Allo scempio di un corpo orribilmente sfigurato non si aggiunga ora lo scempio della verità e della giustizia, con le solite coperture e la consueta omertà che regna in questi casi”. Lo afferma in una nota CasaPound Italia, che così commenta la controversa morte di Stefano Cucchi, il giovane deceduto in cella in circostanze sospette a Roma.

“Uno Stato che permette certe cose sui suoi figli, fossero anche costoro cittadini non del tutto irreprensibili, non è un’istituzione degna di una nazione civile. E certo è ancor meno indice di civiltà il fatto che l’immediata reazione istituzionale sia volta non all’accertamento della verità ma, al contrario, all’insabbiamento delle responsabilità”. “Da sempre sostenitrice di un’idea di stato sovrano e organico – continua la nota dell’associazione di Gianluca Iannone – CasaPound Italia ribadisce che non è certo nell’abuso di potere, nella meschinità e nell’arroganza che si misura la ‘forza’ dell’autorità. Casi come quello di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi, di Gabriele Sandri, al contrario, sono la testimonianza di una crisi profonda della credibilità delle istituzioni, ormai incapaci di garantire la seppur minima libertà personale. Finché lo stato indosserà i panni del guardiano servile coi potenti e prepotente con i deboli, finché i giovani continueranno a morire per mano di chi dovrebbe proteggerli – conclude CasaPound – la parola ‘nazione’ sarà soltanto l'unione casuale di sette lettere e ‘stato’ un semplice participio. Passato”.

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mercoledì, 28 ottobre 2009

1959-1963: Ecco come Salvo Lima, sindaco di Palermo, e Vito Ciancimino, assessore ai lavori pubblici, sventrarono il centro storico di Palermo, abbattendo le palazzine liberty e sostituendole con enormi casermoni.
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martedì, 27 ottobre 2009

Berlusconi e Marrazzo: due storie diverse

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Berlusconi con l'escort e Marrazzo con il trans: l'equiparazione è impensabile; e non per la semplice distinzione tra eterosessualità e omosessualità
Chi abbia una preparazione generale adeguata sa che quest'ultima risponde ad alcune tipologie dell'anima, anche diverse tra loro, e quindi è in ultima analisi naturale di fronte a se stessa. Sbagliato è il porsi a giudici delle tipologie omosesssuali così quanto lo è l'impulso opposto, da arcigay, di voler giudicare tutto e tutti sulla base di come si connettono con quell'eccezionalità.
Ma soltanto la confusione di questi tempi consente di confondere l'omosessualità con la frequentazione talamica di transessuali, transgender e travestiti: una frequentazione peraltro diffusissima a giudicare dal numero di viados & co che battono i marciapiedi.
A fungere da richiamo in quest'orgia di ambiguità e di travestitismi non è l'omosessualità o perlomeno non è soltanto essa. C'è qualcosa di ben più inquietante: è la paura della personalità. Di assumere la personalità, di passare allo stadio dell'essere.E siamo alla personalità che regredisce nell'informe e quindi, anche, nell'indifferenziato, da ogni punto di vista, ivi compreso il sessuale che viene vissuto come vertigine verso l'abisso in cui stordirsi e sparire con tanto di allucinogeni d'accompagno. Questa è la chiave di lettura delle sventure di Marrazzo che non sono erotismi omosessuali ma distruttività del sé.
Ogni concezione non dico spirituale ma anche puramente psichica ce ne rende consapevoli. Quello di cui si parla, che appunto non è l'omosessualità, per usare la terminologia cristiana è una suggestione satanica, per restare invece nelle più sobrie e quadrate concezioni millenarie è una regressione infera con rifiuto della centralità e dell'assialità.
Dal che se da un lato va la solidarietà, comunque, all' (in)dividuo Marrazzo per come è stato linciato e ricattato, dall'altra va detto forte e chiaro che la sua vicenda non ha alcuna parentela con quella di Berlusconi. Perché se è vero che nessuno pretende dagli amministratori politici di essere esemplari si chiede loro di avere carattere (che poi è strettamente legato con il sesso). E Marrazzo di carattere ne ha davvero poco.

Gabriele Adinolfi

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lunedì, 26 ottobre 2009

Zentropa

André contemplava lo schermo del suo computer. Fuori nevicava abbondantemente e il concerto di clacoson gli annunciava il traffico che avrebbe incontrato quando, alle 17 e 12, avrebbe lasciato l'ufficio.

Dieci anni. Erano 10 anni, quasi giorno per giorno, che occupava per 8 ore quotidianamente quel posto di fronte allo schermo bluastro... 10 anni ritmati dal movimento della mano destra che si accaniva sul mouse.

Intorno a lui, l'unica novità era un vasto acquario pieno di pesci esotici e nevrastenici che era stato installato qualche mese prima seguendo i consigli di una decoratrice specializzata, per lottare contro le conseguenze dello "stress sul lavoro".

Quella mattina, il familiare bip sonoro gli aveva annunciato l'arrivo di un'email che lo congratulava per la sua fedeltà all'azienda e lo invitava a scegliere uno dei 3 regali come ricompensa per questo decennio di servizio onesto e fedele. Dopo qualche esitazione, aveva scelto il cavatappi in falso ceppo di vite.

Sulle scrivanie vicine, le foto dei neonati diventati ormai adolescenti illustravano la fuga del tempo, cosi' come lo faceva il cedimento di tenuta dei seni di Marion, la segretaria del direttore che per tanto tempo era stata oggetto di fantasia per gli impiegati di entrambi i piani.

Aria condizionata, macchinetta del caffé, ronzio della fotocopiatrice che finirà per deforestare il pianeta...

André archivio' alcune vecchie cartelle inutili sparse svogliatamente sulla scrivania per dare l'illusione di un'attività intensa e poi si perse nella contemplazione dell'orologio del timbra-cartellino.

Gli rimanevano ancora alcuni minuti per riflettere e cio' non gli piaceva.

Perché André era un privilegiato. Posto fisso, salario giusto, casa quasi pagata, moglie quasi fedele, figli quasi non drogati... Non poteva essere infelice, non ne aveva il diritto. D'altronde, non lo era. Seno' avrebbe forse provato qualcos'altro.

Infatti André non aveva mai provato nulla, si era sempre conformato. Alla volontà di suo padre, alle preoccupazioni di sua madre, alle esigenze dell'etichetta sociale, alle regole economiche, alle ingiunzioni pubblicitarie...

E, a poco a poco, André invecchiava. Ma non come un albero che amplia congiuntamente le sue radici e i suoi rami. No, come un foglio di carta diventata acida che si ritrae e si spiegazza prima di sbriciolarsi.
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giovedì, 22 ottobre 2009
Guardate un po il caro michele da grande legalitario quale è cosa fa!

http://www.positanonews.it Si avvicinano le elezioni e aumentano i veleni, così esce che Michele Santoro, con parenti a Positano e Scala, di fronte Ravello, originario della provincia di Salerno si è acquistata una villa con condono edilizio. Dopo Boffo ora si comincia dunque a far uscire notizie su gli altri anti berlusconi. "

La costiera amalfitana, i limoni, il mare verde, un paradiso specie da quelle finestre affacciate sul golfo. Tre piani di roba con terreno e agrumeti, eccola lì Villa Santoro, nuova acquisizione del tribuno di Annozero, tenuta da 950mila euro, quasi per intero pagati con assegni circolari. Abitazione con annesso terreno «disposta su tre livelli, composta da quattro vani al piano terra, da tre vani con cucina bagno ingresso ripostiglio e terrazzo al primo piano» si legge nel rogito, e altro spazio da utilizzare e ristrutturare al piano superiore. Don Michele da Salerno, gran fustigatore di condoni e scudi fiscali, fa shopping immobiliare in vista della prossima estate e le pratiche burocratiche, per il vip di origini salernitane, viaggiano come Eurostar - dice Paolo Bracalin su Il Giornale di oggi -.

La casa comprata il 26 giugno scorso ad Amalfi, frazione Lone, proprio in copp ’o mare, aveva un difettuccio ma è stato tutto risolto per Sant’Oro, e in tempi record, talmente record da far imbufalire parecchia gente in attesa da anni per le stesse questioni di permessi. Nell’atto di vendita firmato dal notaio Andrea Pansa se ne parla dopo qualche pagina, laddove si precisa che il fabbricato presenta un successivo ampliamento «realizzato in assenza del dovuto titolo». In parole semplici: abusivamente. Per quell’abuso edilizio era stata presentata domanda di condono presso il Comune di Amalfi moltissimi anni prima, nel marzo 1986, ovvero 23 anni di attesa senza nulla di fatto. Poi però è successo qualcosa, il «fabbricato» è diventato oggetto di interesse di Michele Santoro, quello della tivù, non uno qualsiasi ma una potenza soprattutto nella sua terra d’origine. E così Santoro a gennaio del 2009 versa già un preliminare, cioè un anticipo in diverse tranches. Dunque a gennaio, quando il conduttore Rai si aggiudica la nuova residenza amalfitana, la villa ha ancora il suo «ampliamento realizzato in assenza del dovuto titolo abitativo», cioè l’abuso. Poche righe dopo, però, il notaio Pansa attesta la novità: «In data 21 maggio 2009 è stato rilasciato dal Responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Amalfi permesso a costruire in sanatoria n. 175».

Ricapitolando la tempistica: primo pagamento a gennaio, condono dell’abuso a maggio, rogito a giugno. In sostanza la pratica ferma dal 1986 e ormai ricoperta dalla polvere viene miracolosamente resuscitata dagli archivi del comune di Amalfi e prontamente risolta nel giro di poche settimane. Un miracolo, degno di Sant’Oro: per lui il 2009 è l’annozero dei condoni edilizi. Ma il paese è piccolo e la gente mormora, il miracolo santoriano passa di bocca in bocca, e arriva anche agli amalfitani che quel permesso lo aspettano da tempo, ma di miracoli non ne vedono affatto. Si rivolgono alle associazioni, come «Cittadinanza Attiva», coordinata da quelle parti dal ragionier Andrea Cretella: «Mi sono arrivate un sacco di telefonate di gente indignata perché si è sentita scavalcata. Ci sono tantissime pratiche di quel tipo giacenti al comune di Amalfi e quella di Santoro è stata sbrigata subito, in quattro e quattr’otto? Abbiamo chiesto gli atti al Comune per capire come è stato possibile ma ce li hanno negati, e questo è grave».

Ma c’è anche un altro mistero a Villa Santoro. Il nome del venditore, Alfonso Cavaliere, corrisponde a quello di un consigliere comunale del Pd di Amalfi, cioè del Comune che ha condonato rapidamente l’abuso.Il Giornale ha contattato il Comune per verificare se la data di nascita dell’Alfonso Cavaliere nel rogito è la stessa dell’Alfonso Cavaliere nel Pd locale, e il Comune ha confermato: 26 aprile 1965. Poi abbiamo contattato il consigliere del Pd, che invece ha smentito di essere parte in causa: «No, non sono io, è un mio cugino...». Misteri. Il Comune di Amalfi, e questo non è un mistero, è gestito da una giunta di centrosinistra, e lì il paladino dell’anti-berlusconismo catodico, Michele Santoro nato a Salerno il 2 luglio 1951 e residente ai Parioli di Roma, è una celebrità, un vanto della costiera intellettual-progressista. Qualcuno se lo ricorda ancora giovanissimo agitatore e organizzatore della cellula salernitana di «Servire il Popolo», il movimento della sinistra maoista di fine anni ’60, e poi ancora giovane e rampante direttore della «Voce della Campania», già aspirante martire della libertà di stampa.

I lavori di ristrutturazione e di recupero dell’ampliamento abusivo della villa santoriana sarebbero già in corso. Il progetto definitivo, a quanto risulta, è stato presentato e autorizzato dall’Ufficio tecnico di Amalfi. Del resto c’è molto terreno da utilizzare intorno alla villa, e sarebbe un peccato lasciarlo lì. A quanto si dice, Santoro penserebbe a una grande piscina. Si vedrà, prossimamente su questi schermi.
L’affare è fatto, il buen retiro estivo di Santorescu quasi pronto, un bel costo però: quasi un milione di euro (200mila con mutuo il resto cash) per l’acquisto più le spese di ristrutturazione. Le risorse non mancano a Santoro, ma questo si sapeva. Settecentomila euro all’anno dalla Rai (calcoli fatti da Il Tempo), tra stipendio e bonus vari. Poi c’è il milione e 400mila euro di risarcimento deciso dal Tribunale, dopo la sua esclusione dalla prima serata Rai. Sarà con quello che ha comprato Villa Santoro ad Amalfi? Sarebbe curioso. In tv grazie a un giudice, villeggiante di lusso in costiera ancora grazie a una sentenza.
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venerdì, 16 ottobre 2009
Interessante caso di mindfucking in cui mescolando principi comunisti e cristiani il folle James Warren Jones riuscì nel 1978 a far suicidare ben 911 persone.

James Warren Jones conosciuto come Jim Jones (Lynn, 13 maggio 1931 – Jonestown, 18 novembre 1978) è stato un predicatore statunitense. Fondatore della congregazione religiosa Tempio del popolo (Peoples Temple), è conosciuto per aver indotto 911 membri della sua congregazione ad uno spaventoso suicidio di massa.


Jim Jones nacque a Lynn, un piccolo villaggio situato nel confine dell'Ohio. Suo padre, James Jones, iscritto al Ku Klux Klan, era tornato dalla prima guerra mondiale con un problema al polmone talmente grave che gli fu data l'invalidità. L'indigenza della famiglia spinse Jim a frequentare le chiese del villaggio, appassionandosi ad improvvisare dei sermoni con gli amici e a bacchettare chi facesse rumore durante il salmo. Più tardi lasciò Lynn per andare a lavorare come inserviente nell'ospedale "Reid Memorial" a Richmond. Lì conobbe Marceline Baldwin, sua futura moglie che lo accompagnerà fino alla fine della sua vita. Si trasferì con Marceline a Indianapolis dove fondò la sua prima chiesa, People's Temple Christian Church.

Alla ricerca di adepti Jones si spostò continuamente negli Stati Uniti. A Mendocino, in California, fondò una cooperativa agricola. Negli anni della contestazione , la predicazione del Tempio delle Genti assunse una connotazione sempre più marcatamente politica, sempre più vicina a temi socialisti e comunisti. Nel 1972, si trasferì a San Francisco. La comunità che si batteva contro la speculazione edilizia e gli sfratti, propugnando una sorta di socialismo apostolico, raccolse numerosi diseredati, soprattutto di colore.

Jones appoggiò il candidato democratico George Moscone, che venne eletto sindaco di San Francisco; quest'ultimo nominò Jones membro della Commissione interna comunale. Ma Jones iniziava a dare segni di squilibrio; asseriva di essere in grado di compiere miracoli e le prime voci di molestie sessuali nei confronti di alcuni adepti cominciarono a diffondersi.

Messo sotto accusa da più parti, Jones si accordò segretamente con il governo della Guyana per ottenere alcuni lotti di terreno nella giungla. Nell'estate del 1977, più di mille persone si trasferirono con un ponte aereo di cargo e voli charter nella nuova "terra promessa" di Jonestown, voluta e creata dal reverendo in mezzo alla fitta vegetazione e isolata dal mondo esterno. Jones scelse quel posto perché lo riteneva luogo ideale per pregare e salvarsi da un olocausto nucleare.

Nel 1978 il deputato californiano Leo Ryan si recò in visita a Jamestown assieme ad un gruppo di giornalisti per verificare cosa accadesse nella comunità; durante la sua permanenza, ricevette un biglietto di aiuto e denuncia per le condizioni di schiavitù in seno alla comunità. Ma le guardie del corpo di Jones scoprirono il tradimento e uccisero a colpi di mitra il deputato e la sua scorta. Il giorno seguente, il 18 novembre 1978, il reverendo Jones annunciò alla comunità che "per difendersi dall'imminente invasione delle forze del Male" tutti i fedeli del People's Temple avrebbero dovuto uccidersi: fece distribuire un cocktail di Flavor Aid al cianuro dopo aver loro promesso un aldilà utopistico.

Il reverendo venne trovato morto con un colpo di proiettile alla testa; attorno a lui giacevano i corpi di 911 persone. I sopravvissuti del People's Temple furono 122, tra cui il figlio di Jones.
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martedì, 13 ottobre 2009

Roma, 13 ott. - (Adnkronos) - ''Sì, c’è un problema di violenza politica, in Italia. E ha il volto rassicurante di chi a scannarsi in piazza non ci scenderà mai. Perché i veri violenti combattono con la penna''.

Lo sostiene Casapound Italia, in un articolo a firma di Adriano Scianca pubblicato sull'Ideodromo (www.ideodromocasapound.org), replicando a Michele Serra, che dalle colonne di 'Repubblica', a proposito delle aggressioni omofobe a Roma, questa mattina scriveva: “Sappiamo distinguere tra i lettori di Ezra Pound e quelli che ‘menano i froci’''ma ''non sembra del tutto fuori luogo pensare che il clima, il colpo d’occhio, l’ambiente aiutino molto a sentirsi a casa loro le squadracce di camerati appena impuberi che allungano ogni giorno la lista delle aggressioni''.

Se c’è un problema di libertà di stampa in Italia, ''sono le accuse gettate al vento, in totale impunità. Senza neanche il buon gusto di aspettare che il clamore dell’irruzione a mano armata nella nostra sede di Pistoia si perdesse nelle nebbie del rumore di fondo'', sottolinea Cpi. Che poi se la prende anche con il 'Corriere della Sera': ''A mesi di distanza dal lancio on line e a settimane dalla campagna di affissioni'' il Corsera, prosegue Scianca, scopre il ''nostro Manifesto del Turbodinamismo'' per poi presentarlo ''insieme alle cronache sulle aggressioni omofobe sotto al titolo: 'Casapound esalta i picchiatori''' in un'operazione ''scopertamente disonesta, che ignora il significato stesso dei termini arte, goliardia, metafora''.

D'altra parte, prosegue Cpi, che ci sia un problema di violenza in Italia ''lo sappiamo bene noi di CasaPound, con le oltre 40 aggressioni subite nel primo anno di attività''. Tuttavia, si sottolinea, il problema vero non sono ''i gappisti in sedicesimo'', ne' ''le aggressioni, le provocazioni, i cortei, i presidi'' dell’antifascismo militante, non gli ''utili idioti'', ma, ''come sempre, i cattivi maestri'' che, ''senza aver mai rischiato in prima persona, giustificano, applaudono, incitano. Senza di loro, la mattanza quotidiana degli anni ’70 non sarebbe stata tale''. Secondo Casapound, ''a monte, nella preparazione della nuova guerra civile generazionale, c’è la supponenza baldanzosa di chi avalla e giustifica. E’ il napalm d’inchiostro dei quotidiani, sono i toni da guerriglia di un inacidito Erri De Luca che incita i napoletani al linciaggio contro gli irriducibili dell’Hmo, isola non conforme nell’oceano di occupazioni rosse partenopee. E’ l’odio distillato nelle battute ruffiane di un Ascanio Celestini, che accomuna il Blocco Studentesco al crimine organizzato''.
(Zla/Ct/Adnkronos)

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giovedì, 08 ottobre 2009

da veleni, discariche e burocrazie

Foreste in fiamme, navi che rilasciano veleni sul fondo del mare e interi paesi travolti da frane rovinose: immagini apocalittiche di una terra martoriata. Ci si chiede come sia possibile arrivare a tanto e soprattutto se e in che modo si possa porre rimedio.
Nel nostro paese a vigilare sull’ambiente abbiamo agenzie regionali, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), il Ministero dell’Ambiente con i suoi mille dipartimenti Istituto Superiore di Sanità e Università, per non parlare delle varie associazioni ambientaliste. Migliaia di persone coinvolte, enormi risorse e ben pochi risultati. Possibile?
Una grossa responsabilità della pessima condizione ambientale in cui versano numerose aree del nostro paese è sicuramente da attribuirsi alla connivenza degli enti sopraccitati con “inquinatori e distruttori”: delle navi affondate in Calabria (e non solo) si sapeva ben prima che il pentito di turno facesse le sue ammissioni, così come pare strano che i monitoraggi delle agenzie regionali non rilevino la benché minima traccia di contaminanti in prossimità delle grosse aree industriali, troppo “pulite” per non destare qualche sospetto. Soldi spesi per produrre montagne di dati e relazioni tecniche che si impilano inutilmente sulle scrivanie dei vari passacarte; dati che raramente vengono analizzati, confrontati e usati in modo efficace, nonostante ci siano le competenze. Fondi nazionali e internazionali, che vengono distribuiti molto spesso per favori, poco per effettiva utilità e competenza. Come sempre sono i cittadini a fare le spese di tutta questa disonestà e disorganizzazione.
Ma il vero problema è ben più profondo. In Italia non esiste una coscienza ambientale vera e propria. Le questioni ambientali il più delle volte sono un problema locale, che si affronta cercando un semplice compromesso tra le parti in causa, piccole dispute di provincia, contro il depuratore o l’industria di turno. Questo  sistema non è affatto giusto. Ci vogliono perciò leggi molto precise e comuni che tutelino tutto il territorio nazionale, poiché esso è patrimonio di tutti e non solo di chi ci risiede, che invece di sfruttarlo, ha il dovere di proteggerlo. 
Il codice penale italiano al momento prevede reati ambientali come immissione illegittima di sostanze nocive, danneggiamento di patrimonio naturale: reati punibili con qualche anno di prigione e multe neanche troppo salate. Inoltre i progetti che prevedono una sostanziale modifica dell’ambiente sono sottoposti alle Valutazioni di Impatto Ambientale, ossia delle valutazioni tecniche sugli effetti apportati dal progetto e relativi costi-benefici. Ma chi decide cosa è un costo e un beneficio in ultima analisi? La pubblica amministrazione…..Con il risultato che nel nostro paese è possibile cementare un fiume, disboscare, costruire sulle pendici di un vulcano, piazzare una centrale a biomasse nel bel mezzo di un parco nazionale, così al posto di boschi e campi fioriscono aree industriali e mastodontici centri turistici.
Là dove avidità e ignoranza superano il buon senso evidentemente è necessario avere definito in modo univoco cosa è lecito e cosa non lo è.
Anche perché, una volta fatto, è alquanto complicato riuscire a quantificare un danno ambientale come la contaminazione di una costa, o la distruzione di un bosco.
Ci vuole un serio impegno delle istituzioni per superare le grosse differenze a livello di gestione locale, per cui di fianco ad aree naturali di estremo pregio- supportate da chi proprio nell’ambiente investe e trae ricchezza- esistono zone ad elevato rischio ambientale, sfruttate senza possibilità di recupero. E molto deve fare chi al degrado si adatta e si assuefa, chi non difende, né rispetta la terra in cui vive.   

Camilla Della Torre

 Il problema d'altronde è culturale (da Kultur) ossia d'Idea del mondo che per secoli è stata compressa.

Noreporter.org

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giovedì, 08 ottobre 2009
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