Tratto da Ideodromo CasaPound“Berto Ricci”.
E’ la prima risposta che mi è venuta in mente.
“Come scusa?”
“Io seguo l’esempio di Berto Ricci, disprezzo certe scorciatoie borghesi”.
Il paragone è enorme e quasi blasfemo, ma dovevo pur cavarmela in qualche modo. Siamo davanti alle casse di “Più libri più liberi”, la fiera della piccola e media editoria e D. mi ha appena proposto di imbucarmi nella coda per gli ingressi gratuiti in quanto non meglio precisato “operatore culturale”. Coda che, tra l’altro, sembra essere più corposa di quella per gli ingressi a pagamento. Perché la cultura è fichissima, certo, ma se la pagano gli altri è meglio. Imbucati, mitomani, amici degli amici: la fauna che mi aspetta all’interno del gigantesco edificio squadrato in marmo bianco è più o meno su questa linea. Mi manca però la faccia tosta per chiedere l’accredito e per salvare la faccia mi rifugio dietro la purezza rivoluzionaria dell’eroe e scrittore fiorentino. Di cui, a fine giornata, non avrò visto neanche un titolo, nel carrozzone dell’industria culturale. E forse va bene così.
D. fa un po’ di struscio tra altri “operatori culturali”, presentandomi inevitabilmente con manciate di superlativi. Per ripagare le attese cerco risposte intelligenti, ma finisco sempre per sorridere e basta. Intanto ci imbattiamo nello stand di Manifestolibri. Le facce odorano di disprezzo e sconfitta e questo mi piace. In quelle smorfie acidule ci sono gli ultimi rantoli di un’egemonia agonizzante. Vendono anche adesivi con una sorta di Gatto Silvestro con pugno chiuso e una scritta che inneggia al “gattocomunismo”. Io e D. ironizziamo a voce alta, poi lui compra un libercolo di analisi/denuncia sulla “destra sociale”. E lo fa con uno strano sorriso assai poco innocente.
Intanto intorno a noi domina il tipo del “fusciaccaro”, per dirla à la turbodinamique. Insomma, quello con la fusciacca, con il foulard, l’intellettualino progressista, volto smunto e colorito esangue. Lo sguardo falso, sempre. Qua e là qualche famigliola con bambini secchioni e già insopportabilmente saccenti. Sto osservando tutto questo quando arrivano M. e P. Con loro ho un conto aperto, abbiamo fatto un po’ di gazzarra virtuale sull’eredità di Fiume, nei giorni scorsi. Si parla un po’, loro molto più di me. Il fatto è che loro non ce l’avevano con noi. E comunque il dialogo è importante. Viva la vivacità intellettuale. E poi Mussolini stesso fino al 1919 era un bravo compagno. Così dicono loro. Il più loquace dei due ha una barba incolta incorniciata dalla fusciacca d’ordinanza. Quando gli dicono che assomiglia a Sandokan si incazza, preferisce il paragone estetico con Gesù Cristo. Ecco perché non vincete mai, penso tra me e me: puntate sempre sui cavalli sbagliati. Illuminato da tanta apertura mentale lancio comunque l’invito: discutiamone a CasaPound. Subito, tra due settimane. Lì, però, accade qualcosa. Il tizio sbianca. Dentro di sé cerca qualche appiglio, poi balbetta:
“No, è che io…”
(ho paura)
“Adesso vediamo, insomma…”
(siete fascisti)
“Ci devo pensare…”
(certe cose non si fanno)
Infine si rifugia dietro il rifiuto peggiore e più sincero:
- “Non è ancora uscito il mio libro su questo tema”
- “E che importa? La discussione non ne uscirà sminuita”
- “Sì ma io devo anche pensare ai miei interessi”
“I miei interessi…”. Questa frase continua a rimbombarmi nella testa e intanto affiora in me una certezza: D’Annunzio, Keller e gli altri eroi di Fiume non erano come voi. Non so se fossero come noi, ma di sicuro non come voi. Non ci provate. Non mentite. Discorso chiuso.
Proseguiamo il giro. Nello stand di Contrasto cerchiamo “Oltrenero”. E’ buttato lì in un angolo, sembra se ne vergognino. Qua e là spuntano due o tre case editrici “di destra”. Un libro di Hausofer attira la mia attenzione, per il maggior divertimento di D., che irride le mie letture seriose. Lascio stare il saggio, riponendolo fra una biografia di Aznar e un elogio dei neocon statunitensi. Come è potuto succedere, Karl? Un altro stand “di destra” presenta analisi rivoluzionarie sui “burattinai” del Bilderberg, un altro ancora mette Evola accanto ai manuali per vincere al Superenalotto. Poi dice che uno diventa (fascista) di sinistra.
Davanti a Meridiano Zero (la casa editrice, si intende). Incontriamo G. che ci riempie di adesivi e spillette del suo sito. E’ in gran forma, come sempre, se si esclude la vistosa maglia della Roma che fuoriesce da sotto al maglione in attesa di un derby che poi si rivelerà a lui sorridente. Con prosa forbita ci fornisce un breve panorama su ciò che si muove nel piccolo mondo antico dell’editoria. Quando poi incrociamo anche F., il cantautore, scrittore e militante di mille battaglie, per un attimo sento che dovremmo cominciare a buttare tutto all’aria, fare a pezzi il verminaio di glossatori di marinettiana memoria. Non lo facciamo. Non ancora.
Da Stampa alternativa c’è puzza di sudore. Compro Artaud, Papini e Kropoktin. Vorrei chiedere alle commesse assai poco simpatiche di salutarmi Baraghini, il capo di tutta la baracca, scandendo con voce ferma il nome di CasaPound. Così, solo per il gusto di farle trasalire. Ma non lo faccio. D. mi rimprovera, dice che avrei dovuto farlo. Ha ragione.
Mentre guadagno l’uscita incrocio Diliberto.
State bene così, penso.
Appena fuori il marmo dell’Eur sfolgora e mi circonda.
E per un attimo la mia epoca sembra meno vile.
categoria:kulturkampf, il vostro mondo












Franz è il mio nome e vendo la libertà
Di Carlomanno Adinolfi
Roma, 30 ott. - (Adnkronos) - “Allo scempio di un corpo orribilmente sfigurato non si aggiunga ora lo scempio della verità e della giustizia, con le solite coperture e la consueta omertà che regna in questi casi”. Lo afferma in una nota CasaPound Italia, che così commenta la controversa morte di Stefano Cucchi, il giovane deceduto in cella in circostanze sospette a Roma. 

Guardate un po il caro michele da grande legalitario quale è cosa fa!
Interessante caso di mindfucking in cui mescolando principi comunisti e cristiani il folle James Warren Jones riuscì nel 1978 a far suicidare ben 911 persone.
inserviente nell'ospedale "Reid Memorial" a Richmond. Lì conobbe Marceline Baldwin, sua futura moglie che lo accompagnerà fino alla fine della sua vita. Si trasferì con Marceline a Indianapolis dove fondò la sua prima chiesa, People's Temple Christian Church.
comunale. Ma Jones iniziava a dare segni di squilibrio; asseriva di essere in grado di compiere miracoli e le prime voci di molestie sessuali nei confronti di alcuni adepti cominciarono a diffondersi.
di Jones scoprirono il tradimento e uccisero a colpi di mitra il deputato e la sua scorta. Il giorno seguente, il 18 novembre 1978, il reverendo Jones annunciò alla comunità che "per difendersi dall'imminente invasione delle forze del Male" tutti i fedeli del People's Temple avrebbero dovuto uccidersi: fece distribuire un cocktail di Flavor Aid al cianuro dopo aver loro promesso un aldilà utopistico. 