mercoledì, 04 novembre 2009
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categoria:video, soccorso nero, il futuro che ti vietano
giovedì, 08 ottobre 2009

L'ultimo quadrato a garanzia dei privilegi minacciati

Lo scontro tra la democrazia delegata, con tanto di apparato oligarchico produttore di metastasi e la svolta autocratica che immancabilmente prelude al rilancio della democrazia diretta, ha visto la bocciatura del lodo Alfano come “incostituzionale”. Curioso se esistono, come esistono nel nostro ordinamento, le immunità parlamentari e l'impunibilità del Presidente della Repubblica che, a differenza della Francia, non comanda l'esecutivo e dunque non ha funzione strategica.
Dopo che il “Modello L'Aquila” aveva messo a nudo le differenze non poteva comunque andare altrimenti.
Cos'è questo “Modello L'Aquila”? Decisionismo + competenza + consenso generale.
Alcuni esempi. Per oltre cinque anni si era parlato, in discussioni interminabili, di trasformare l'aeroclub aquilano in areoporto. Il duo decisionista Berlusconi e Bertolaso lo ha realizzato in quaranta giorni e già partono i primi voli di linea.
Le case per i terremotati, quelle che nessuno voleva credere fossero pronte già in autunno, sono spaziose, eleganti e completamente rifinite, dalla lavatrice alle tende delle finestre. I pilastri hanno subito test antisismici per scosse simulate di ampiezza 8,5; per intenderci il terremoto di aprile raggiunse come massimo 6,3.
La costruzione delle case procede ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, con turnazione di ben settemila operai. Dai primi di giugno, quando è partita, non ci sono stati incidenti sul lavoro.
L'entusiasmo dei lavoranti si accompagna a quello dei cittadini. La sola nota stonata è l'indignazione di chi lavora perché si ritiene penalizzato dalla disinformazione o dalla cappa di silenzio. “Siamo uno strano popolo noi italiani – ci ha detto ieri un capomastro – sappiamo solo criticare e parlare di meschinità e tutto quello che facciamo di bello l'oscuriamo, quasi ce ne vergognassimo.”
Meno soddisfatti tra gli aquilani sono  quelli che non dipendono dal decisionismo ma dalla burocrazia. Ovvero dalle pastoie della democrazia delegata e delle caste.
Difatti nessuno si occupa delle case lesionate perché la pletora di controlli e permessi ha paralizzato l'iniziativa al punto che  chi ha perso la casa si è accorto di essere  stato più fortunato di chi l'ha avuta gravemente danneggiata.
Non sta meglio chi ha perso il lavoro visto che abbiamo molti casi in cui si attende il versamento della cassa integrazione da sei mesi. Come se un terremotato che con la casa abbia perso anche il lavoro potesse attendere.
Chi va a L'Aquila ora si rende agevolmente conto di persona della differenza abissale che passa tra la democrazia delegata, vero cancro di questo Paese, e la sua sospensione che produce sorprendenti risultati e rosee prospettive.  Ne consegue la presa d'atto che è possibile voltare pagina rispetto alle prassi di cosche partigiane che hanno avvelenato per decenni questa terra colonizzata,
In difesa della democrazia delegata, ovvero delle lobbies e delle oligarchie minacciate dal confronto dirompente, serviva un forte strappo, una difesa strenua. Il responso pareva annunciato e scontato. Ora staremo a vedere che succederà.
L'offensiva dei mandarini, dei valvassini, della City e dei cointeressati nel “progetto Nabucco”  intralciato dall'Eni e dal premier, è partita in pieno stile. In quanto alla pelle dell'orso solo il domani ci saprà dire se ha senso venderla. E se, comunque, sarà venduta cara.

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categoria:politica, il futuro che ti vietano
sabato, 13 giugno 2009

Il quotidiano rivendica il suo appello contro le libertà dei cittadini

Questo è l'appello lanciato da Repubblica, giornale che spinge la causa della City e delle oligarchie, per impedire che la legge che toglie gli strapoteri, costosissimi e liberticidi, ai forcaioli e agli zerozerosette (che peraltro spesso usano le notizie raccolte per ricattare) ci liberi dal cappio e dal buco nero.

I giornali hanno il dovere di informare perché i cittadini hanno il diritto di conoscere e di sapere. La nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini. Per questo va fermata.

Repubblica gioisce perché “in più di centomila” hanno ceduto al richiamo dell frustrazioni e hanno firmato l'appello forcaiolo. Ma alla fin fine per il momento non è una cifra così abbondante. Anche se si tiene conto della saggezza popolare che indica chiaramente quale sia la madre sempre incinta.

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categoria:politica, il vostro mondo, il futuro che ti vietano
martedì, 09 giugno 2009


A partire da questa mattina alle 5:00 la polizia ceca ha effettuato una serie di raid in diverse parti del paese con lo scopo di arrestare e perquisire attivisti legati all’area della destra radicale. Dopo l’insuccesso governativo del divieto del movimento nazionalista, le autorita’ hanno trovato una strada diversa per impedire la resistenza nazionalista. L’ondata di arresti e’ stata decisamente brutale: la polizia ha sfondato porte, distrutto finestre e macchine; e’ penetrata nelle abitazioni in modo violento e con le armi in pugno.

Il motivo di questi raid non e’ ancora chiaro, non solo non c’e’ stata alcuna avvisaglia, ma le autorita’ non hanno neanche comunicato con gli avvocati dei militanti arrestati. Al momento sappiamo che almeno 15 persone sono state prelevate dalla proprie abitazioni e ci sono sicuramente decine di feriti. Praticamente ogni cosa legata ai militanti e’ stata espropriata, dai libri, ai cd, perfino ai vestiti dei bambini di queste famiglie. Inoltre due giovani minorenni (16 e 14 anni) sono stati arrestati.

Un altro gruppo di poliziotti ha fatto irruzione in un negozio Hatecore di Praga mentre i raid e le incursioni continuano.

CESKY ODPOR NIKDY NEZLOMITE!

[cc] Novopress.info, 2009, Testo originale la cui copia e diffusione sono da considerarsi libere, a patto di citarne la fonte [http://it.novopress.info]
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venerdì, 17 aprile 2009
«Vi sono almeno 50 compagni capaci di fare il prefetto meglio di me! Niente da fare. Valiani mi oppose le esigenze politiche della spartizione delle cariche tra i 5 partiti del comitato. Se non andavo io, il partito perdeva l’incarico ambito di prefetto politico di Milano. Ci ho pensato più tardi: le lottizzazioni contro le quali ho protestato e protesto tuttora, partirono proprio da noi, dall’antifascismo nel suo momento più militante, quello dell’insurrezione conclusiva». Parole pronunciate dal recentemente scomparso Vittorio Foa (in foto), presunto maestro di onestà e libertà, davanti al fallimento dei suoi sogni.

Una disincantata analisi che ci aiuta a comprendere l’anomalia tutta italiana di un sistema democraticonasce dal suo aspetto degenerativo: la partitocrazia. Essa si insedia nelle istituzioni sin dal 1944, quando si era cancellata brutalmente ogni traccia del passato, ma non ve n’era ancora alcuna del futuro.
I partiti “nati” dalla resistenza provvedono subito a spartirsi cariche e compensi, e a creare apparati burocratici clientelari ed invadenti. Aggravante imperdonabile: più che dal reale consenso popolare furono spinti al potere da atti terroristici (si pensi a Via Rasella), da falsificazioni e propaganda (ad esempio, delle semplici scaramuccie furono fatte passare come le eroiche “quattro giornate” di Napoli) ed ordini di potenze straniere (dai diktat staliniani ai dollari americani).

Fattore decisivo fu il non voler riconoscere (da parte dei “padri costituenti”) a detti partiti veste giuridica, né di diritto privato né pubblico: permettendogli così di esercitare il loro arbitrio senza controlli e responsabilità. Da un Regime che cercava di immettere «tutto nello Stato» si passò all’esatto contrario. Un subdolo stato “illegale” (quello appunto dei partiti) deteneva i reali poteri decisonali finanziandosi per di più illecitamente (e nulla cambiò la successiva istituzione del finanziamento pubblico).

Vista la sua natura non avrebbe potuto fare altrimenti, come arrivò a riconoscere Craxi nel triste discorso del 3 Luglio 1992 (in foto), davanti ad un Parlamento sbigottito quanto colpevole: «I partiti hanno ricorso e ricorrono a risorse aggiuntive in forma illegale o irregolare (...) se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora tutto il sistema sarebbe criminale (...) non credo ci sia nessuno in quest’aula che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario (...)». E infatti nessuno si alzò...
La politica italiana fu quindi diretta per 50 anni da un “comitato d’affari” che, per il modo in cui era nato e le idee (?) da cui era guidato, non riuscì mai a fare i veri interessi della Nazione (se si eccettuano sparuti episodi).

Il paese è stato un perfetto esempio di partitocrazia (termine coniato dal giurista G. Maranini già nel 1949) al suo “massimo splendore”, che «occupa ogni spazio possibile per compensare in termini di potere la perdita di consenso» (come disse lo storico Marco Gervasoni). Il reale potere decisionale dei cittadini viene svuotato e l’unica sintesi che si realizza è quella tra i vantaggi dei governanti. Questo stato di cose fu interrotto non da un ravvedimento della classe politica italiana, ma solamente dall’entrata in campo di forze economiche esterne, ovvero la “massoneria internazionale” di cui ha parlato il Sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi (in foto) nella conferenza del 1 Aprile 2009 a CasaPound. Francesco Cossiga, con una delle sue celebri “picconate”, rivelò le modalità: un incontro sul panfilo Britannia in cui i banchieri della City dettarono le condizioni della svendita del patrimonio pubblico italiano ai maggiori esponenti finanziari italiani (Prodi e Draghi in primis).


Compiuto tale scempio ed eliminato il massimo capro espiatorio Bettino Craxi (perché lui sì e il PCI, parimenti colpevole a livello locale e coperto di rubli, no?), tutto è tornato nella paludosa “normalità democratica”.
Le elezioni sono diventate (se possibile) ancor più momento di “scelta apparente” e la vita del popolo ha continuato ad essere guidata da potenze, interessi e dinamiche ad esso estranei. Il “comitato daffari” partitico si è rinnovato per trovarsi peggiore di prima: vista l’inesistenza di un’entità statale organica e superiore (o almeno di un’istituzione quale è tradizionalmente la Monarchia in Inghilterra), esso ha continuato ad agire secondo la sua natura: portando avanti interessi di casta a danno della collettività, il cui intimo significato gli è sconosciuto.

Per non avere problemi, i “camerieri dei banchieri” hanno accentuato il servilismo verso i poteri forti (Pound resta ancora il miglior “filtro” per capire l’economia), senza farsi mancare stretti rapporti con la criminalità organizzata (che ha introiti da capogiro, e spesso e volentieri decide le elezioni al Sud).
Ma il “sovrano” e “libero” popolo italiano non ha trovato di meglio che combattere e pontificare (60 anni dopo molti hanno ancora la bava alla bocca) contro chi aveva cercato e spesso trovato la soluzione al problema economicoIRI, Corporazione, Socializzazione delle imprese), messo fuori legge la massoneria, debellato le mafie, acquisito indipendenza sul piano internazionale e modernizzato il paeseAquila sono rimasti in piedi, non serve aggiungere altro).

Risultato: ci troviamo con la possibilità, grazie ad una magica X sulla scheda, di poter cambiare e migliorare il paese... sciegliendo tra candidati corrotti, manovrati e complici della rovina in cui ci troviamo. Non sono pochi quelli che, pur sapendolo, votano lo stesso “turandosi il naso” o per mero interesse. Democrazia?
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categoria:il futuro che ti vietano
venerdì, 20 febbraio 2009
Un buco nell’emmenthal...

Denunciò un’aggressione neonazista ma aveva inventato tutto: brasiliana denunciata in Svizzera

L'avvocatessa brasiliana di 26 anni, Paula Oliveira, che raccontò d'esser stata aggredita da un gruppo di neonazisti in Zurigo ammette alla polizia elvetica di essersi inventata tutto. La giovane, che conviveva con un ragazzo svizzero, ha sostenuto per alcuni giorni la tesi secondo la quale un gruppo di esponenti dell'SVP (partito nazionalista svizzero) l'avessero abbordata alla stazione ferroviaria di Zurigo e sfregiata marchiandola con "scritte neonaziste" (incluso il nome del partito sopracitato). Oggi la brasiliana è indagata per falsa testimonianza e dovrà rispondere a processo. Il fatto è accaduto in concomitanza con la recente decisione da parte del governo elvetico di aprire ulteriormente le frontiere, decisione fortemente contrastata dal SVP. La brasiliana voleva forse ricevere il risarcimento che la legge svizzera concede alle vittime di "aggressioni neonaziste" o magari qualcuno voleva mostrare la violenza della destra nazionalista nei confronti degli immigrati.

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categoria:il futuro che ti vietano
martedì, 03 febbraio 2009
Prima pagina su Il Trentino:

"Pakistano accusa: <<Pestato per motivi razziali>>"

Purtroppo non è ancora disponibile la versione completa su internet dell'articolo, comunque vi riporto a grandi linee:

Una compagnia di amici, tra cui un pakistano, si reca presso una discoteca del centro di Trento.
I buttafuori fanno entrare parte della compagnia mentre ai restanti non viene consentito l'accesso.
Tra quelli rimasti fuori c'è il pakistano.

Uno della compagnia torna indietro per lamentarsi di questo trattamento.
Stando a quanto dichiara ai giornali la prima cosa che dice è "Siete razzisti!!".
I buttafuori invece dichiarano che il pakistano è completamente ubriaco e idem una delle amiche che giace stesa per terra mentre il pakistano le saltella intorno.

A questo punto scatta la rissa.
Ovviamente entrambe le fazioni lamentano di essere state aggredite a freddo.

La serata finisce con pakistano e amico antirazzista all'ospedale per contusioni.
I giornali parlano di aggressioni razzista, il pakistano e l'amico confermano il gravissimo atto razzista.

I giornali si sono dimenticati il piccolo particolare che tutti i buttafuori di quel locale sono stranieri.
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categoria:il futuro che ti vietano
venerdì, 12 dicembre 2008

La strage dei lavoratori continua imperterrita e i sindacati fischiettano e si spartiscono i dividendi

Cinque operai hanno perso la vita oggi mentre erano al lavoro in diverse zone d'Italia.
Un altro è rimasto gravemente ferito ed ha subito l'amputazione di una gamba.
Ecco, di seguito, il triste elenco degli incidenti.

Dalmine (Bg)
Sergio Riva è morto nella notte in un incidente sul lavoro nell' azienda Tenaris di Dalmine (Bergamo). Il giovane è stato travolto da un pesante cilindro d'acciaio del peso di circa una tonnellata, mentre insieme ad un collega stava lavorando ad un macchinario che produce tubi. Il dramma si è consumato intorno all'1.30: l'operaio è entrato nel macchinario per risolvere un guasto, quanto il pesante cilindro ha ceduto e lo ha travolto, uccidendolo. I carabinieri, intervenuti sul posto, hanno sequestrato l'area.

L'operaio era stato inserito in azienda da circa un anno e da poco tempo il suo contratto di lavoro era stato prorogato per altri 6 mesi, sempre come lavoratore interinale. I lavoratori hanno proclamato otto ore di sciopero e la produzione al momento e' ferma.

Torretta (Pv)
L'autista 21enne di un camion, Cesare Bertelli, è rimasto ucciso a Torretta di Galliavola, in provincia di Pavia, schiacciato dal cassone del grosso automezzo in una cava di ghiaia. Stando alle prime ricostruzioni l'uomo stava controllando il congegno meccanico quando all'improvviso il cassone si è abbassato colpendolo in pieno. Inutili i soccorsi.

Trichiana (Bl)
Il terzo operaio morto aveva 37 anni; ha perso la vita mentre lavorava in un cantiere a Trichiana (Belluno). L'operaio è stato schiacciato da una lastra di metallo che è rovinata al suolo. Sul posto sono intervenuti subito i colleghi dell'operaio e in breve è sopraggiunta una ambulanza, i Vigili del Fuoco: tutti inutili i tentativi di salvare l'operaio morto per le lesioni causate dall'enorme pressione. Carabinieri e Spisal stanno indagando per ricostruire l'esatta dinamica del fatto.

Bellaria (Rn)
Un operaio, Sandro Occhineri, di 21 anni, è rimasto gravemente ferito in un cantiere di Bellaria Igea Marina, nel Riminese. I medici dell'ospedale Infermi gli hanno dovuto amputare una gamba. Non è in pericolo di vita. Stava lavorando con una piccola escavatrice quando è finito per cause in corso di accertamento all'interno di una betoniera. Per liberarlo i vigili del fuoco hanno dovuto smontare un pezzo della macchina.

San Pellegrino (Bg)
Un sommozzatore è morto oggi pomeriggio nel fiume Brembo a San Pellegrino, in provincia di Bergamo, mentre lavorava nei pressi della diga insieme ad altri due colleghi. Pare che l'uomo - di cui ancora non si conoscono le generalità - stesse effettuando dei lavori per conto dell'Enel. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la vittima sarebbe stata colta da un improvviso malore mentre era immerso nelle acque del fiume. Sarebbe proprio la temperatura particolarmente rigida la causa dell'incidente. L'uomo è stato portato a riva dai colleghi, ma nonostante un tentativo di rianimazione, è morto poco dopo. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che però non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, i carabinieri e i vigili del fuoco.

Amatrice (Ri)
Aveva 44 anni Nando Pettinaro, di Montereale, in provincia dell'Aquila, l'operaio morto oggi nell'incidente sul lavoro avvenuto nella frazione di Patarico ad Amatrice, nel reatino. Gli altri due feriti sono il titolare dell'impresa che stava svolgendo i lavori, Alessio Rosati, 42 anni, di Amatrice, ed un altro operaio, Fredi Kanami, 32 anni, albanese ma residente ad Amatrice. Secondo quanto si è appreso dai vigili del fuoco, gli operai stavano lavorando nello scavo di un'abitazione privata per la ristrutturazione di una fognatura, quando le pareti sono crollate seppellendo i tre uomini. I vigili del fuoco hanno recuperato i due feriti, uno in maniera grave, mentre per il terzo non c'è stato nulla da fare. Il cantiere è stato posto sotto sequestro.

Strage bianca. E i sindacati? Impotenti e nulli ma non per incassare il denaro pubblico. E intanto alla polverini (Ugl) è andato il premio Cirri alla sicurezza. Di che? Dei privilegi sindacali I suppose

"La nuova aggregazione tra Mps e Banca Antonveneta è un'operazione importante, che nell'avvio del progetto industriale avevamo già condiviso perché capace di fronteggiare la crisi in atto nei mercati finanziari e di creare un nuovo gruppo bancario più solido e competitivo. Ci aspettiamo, a breve, una convocazione da parte dei vertici per definire il futuro assetto e fugare qualsiasi dubbio di un'eventuale ricaduta negativa sui livelli occupazionali". E' questo il commento del segretario nazionale responsabile dell'Ugl Credito, Fabio Verelli, in merito al progetto di fusione per incorporazione di Banca Antonveneta approvato oggi dall'assemblea degli azionisti di Mps. "Il nostro auspicio – ha aggiunto – è ovviamente che la fusione generi solidità patrimoniale e contribuisca a

rendere più concorrenziale questa nuova realtà nel settore, lasciando inalterati i livelli occupazionali attraverso adeguati investimenti sulla formazione mirata a potenziare gli organici della rete e, quindi, a rendere un servizio migliore per la clientela contrastando, nel contempo, gli stressanti ritmi lavorativi che subiscono il lavoratori delle agenzie".

L'ex Cisnal sempre più alla corte degli eredi di Lama. Emblematico il Monte dei Paschi di Siena, banca di profonde radici guelfe e in quota Pd. Che te lo dico a fà?

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domenica, 07 dicembre 2008

In Usa influenza del Simec (o dello Scec) o riferimenti a Wörgl e al Reich. In ogni caso la soluzione viene sempre e solo da una parte

I quartieri di Riverside e Eastside decideranno mercoledì se lanciare i propri soldi. Sura Faraj, il promotore della iniziativa, si dice certo del suo successo. Ha spiegato che i produttori e i commercianti locali concederanno in pratica uno sconto del 10 per cento ai clienti: “Cambiando cento dollari” ha asserito “i clienti riceveranno 110 milwaukee. Non potranno usarli nelle catene dei grandi magazzini nazionali, solo coi fornitori cittadini. E ciò aiuterà le nostre piccole e medie imprese e i nostri negozianti”. I PROBLEMI LEGALI - Secondo Faraj, l’iniziativa è legale, basta che le banconote non somiglino al dollaro: “Un tempo” ha ricordato “in America circolavano le monete più diverse, a beneficio delle varie comunità”. Da una ricerca da lui condotta, nel mondo ci sono circa 2.000 monete locali, non tutte legali, ma comunque tollerate dallo stato. L’iniziativa, rivelata dal quotidiano Chicago tribune, è appoggiata dai fautori del "localismo”, un movimento economico in rapida crescita, a cui giudizio i costi della maggioranza dei prodotti sono maggiorati inutilmente dai trasporti, che contribuiscono tra l’altro ad aumentare l’inquinamento. L'ESEMPIO DEL NORD DAKOTA - Le due comunità di Milwaukee hanno tratto ispirazione dal Nord Dakota, lo stato che nell’attuale recessione sta facendo meglio di tutti proprio perché pratica con cura il “localismo”. Nel Nord Dakota, le banche non hanno concesso mutui subprime, le autorità hanno tenuto la finanza sotto controllo, e lo stato ha continuato a prosperare, al punto da avere il bilancio in attivo. Le vendite delle auto sono crollate quasi ovunque negli Stati uniti ma nel Nord Dakota quest’anno sono aumentate del 27 per cento. I disoccupati sono il 3,4 per cento, la metà della media nazionale. Il Nord Dakota si attiene rigidamente al dollaro, ma il Chicago tribune non esclude che l’esempio di Milwaukee venga seguito da altre città in altri stati.

Sembra che la crisi spinga in Usa ad esperimenti simili a quello di Auriti a Guardagrele, fondato sulla concezione monetaria di Pound, che oggi si ripropone qua e là in Italia sotto il nome di Scec. Riferimenti si possono trovare ache nella moneta locale che ebbe fortuna nel XIX secolo nel Tirolo, a Wörgl e che influenzò a sua volta la filosofia economica del Terzo Reich

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categoria:politica, notizie dallestero, il futuro che ti vietano
sabato, 22 novembre 2008

La denuncia: "Ad ELUANA hanno imposto la vita in coma per 17 anni, a mio figlio PAOLO hanno imposto la morte cerebrale in poche ore"

23 Novembre 2008

XV ANNIVERSARIO DELL'OMICIDIO/ESPIANTO DI PAOLO MONDO

Ad ELUANA hanno imposto la vita in coma per 17 anni

a mio figlio PAOLO hanno imposto la morte cerebrale in poche
ore

Hanno abbandonato Paolo per ore nel corridoio del pronto
soccorso dell'Ospedale Maggiore di Trieste e sono state le
carezze di suo padre a scoprire il gonfiore e la ferita alla
nuca, sintomo di un trauma cranico che avrebbe richiesto una
terapia immediata. Invece hanno perso tempo, considerandolo
ubriaco, visto che era la notte fra sabato e domenica.
Quindi lo hanno intubato e trasferito al “Cattinara” di
Trieste, con la scusa di una TAC, che non era possibile fare
in loco, per poi scoprire che il vero motivo era metterlo in Rianimazione e procedere con l'espianto.

Mio figlio non è stato curato nelle prime 24 ore per salvarlo, nessuna terapia è stata eseguita prima della decisione di espiantargli gli organi.

Neanche una radiografia del cranio è stata eseguita, dove si sarebbero viste le fratture. Non si sa l'ora in cui è stata eseguita la prima TAC necessaria per una diagnosi e terapia.

Non è stata segnata l'ora in cui è stata fatta la consulenza del neurochirurgo e non esiste una seconda consulenza, nonostante sia stata richiesta dallo stesso.

E la cosa più terribile è che la dichiarazione di "morte cerebrale" è stata sentenziata su Paolo curarizzato, cioè paralizzato farmacologicamente e sedato con più farmaci
che impiegano delle ore prima di essere eliminati. Come hanno potuto quindi valutare la respirazione spontanea di Paolo, addormentato e paralizzato?

Paolo ed Eluana, due ragazzi il cui destino è stato piegato agli interessi della medicina incurante della sofferenza imposta a loro e a noi genitori.

Si torni a “scienza e coscienza”, fuori dai protocolli autoritari della Sanità di Stato, che ci ha diviso d'autorità in cavie: quelli come Eluana per la sperimentazione sul cervello, quelli come Paolo per il ricambio d'organi.

Fino alla fine dei miei giorni vi ricorderò che mio figlio è stato ucciso con 7 ore di espianto, carpendo a noi genitori, storditi dal dolore, una firma che ci tormenterà per sempre.



Silvana Mondo

Mamma di Paolo

Consigliera Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente

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categoria:kulturkampf, in memoriam, il vostro mondo, il futuro che ti vietano
giovedì, 13 novembre 2008

crisi-finanziaria12_fondo-magazine.jpgTratto da IlFondo di Riccardo Torsoli

 Nelle ultime settimane molti economisti e commentatori finanziari sono concordi nel definire questa crisi finanziaria la più grande dal 1930 ad oggi, ma anche che paragonare questa crisi con quella del ‘29 sia eccessivo e fuorviante e, per dirla tutta, un po’ catastrofista. Infatti, dal punto di vista economico e monetario ci sono grandi differenze a cominciare dal sistema aureo in vigore in quegli anni, sospeso a partire dal 1931 e ripreso negli accordi di Bretton Woods del 1944. Però, leggendo un articolo economico di Ambrose Evans-Pritchard un brivido mi ha percorso repentinamente la schiena, riportandomi alla memoria nefaste coincidenze con la situazione dei primi anni 30. In tale articolo, L’Europa alla vigilia del disastro valutario, veniva dipinto il fosco quadro della situazione bancaria austriaca esposta per l’85% del PIL verso i paesi dell’Est Europa e si ricordava espressamente la crisi bancaria europea innescata nel maggio del 1931 dal fallimento della banca viennese Creditanstalt. Tutto cominciò successivamente alla Prima guerra mondiale, con una serie di accadimenti che destabilizzarono il sistema bancario austriaco. Una delle prime cause fu la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico e la conseguente perdita di influenza sui territori profittevoli di Trieste e dei Sudeti. Successivamente, nel 1924, una fallita speculazione al ribasso sul franco francese portò ad una serie di crack nei comparti bancari (Allgemeine Industriebank, Austro-Polnische Bank, OrientBank). Infine, il fallimento della Bodencreditanstalt nel 1929 e la successiva fusione con Creditanstalt portò quest’ultima a detenere il 60% dell’intero comparto industriale austriaco ed ad imbarcarsi le notevoli perdite derivanti dalle partecipazioni azionarie nelle aziende provate dalla crisi economica (tali partecipazioni provenivano dalla conversione dei crediti inesigibili in azioni ordinarie).

La banca austriaca Creditanstant aveva una forte esposizione, come del resto anche le banche tedesche, con il flusso creditizio estero. Il successivo blocco, dovuto in parte a motivi geopolitici, con la Francia che mise come condizione lo scioglimento dell’unione doganale tra Austria e Germania e, in parte, alla fuga di capitali per paura di insolvenza, portò al crollo dell’Istituto bancario in pochi mesi. A nulla valsero i tentativi di innalzare i tassi di interesse e i tentativi di finanziamento da parte della BIS e dei Rothschild che detenevano la proprietà della banca.

Il crollo della banca viennese creò una situazione di panico che in breve tempo portò al blocco dei crediti alle banche europee, soprattutto da parte degli Usa, e dette vita ad una serie di crolli bancari, che inasprirono ulteriormente la depressione in corso. A dir poco tardiva fu la moratoria del Presidente Hoover per bloccare i risarcimenti di guerra dovuti dalla Germania: ormai il sistema finanziario europeo era definitivamente compromesso.

Oggi la Creditanstalt fa parte del gruppo tedesco HypoVereinsbank il quale ha come capofila il gruppo bancario italiano Unicredito, che ha esposizioni nell’area dell’Europa centrale e nei paesi balcanici per 130 miliardi di euro: quasi il triplo di Banca Intesa. Comunque, l’Unicredito è in buona compagnia: nella stessa area la Spagna è esposta per il 23% del PIL, la Svizzera per il 50%, la Svezia per il 25%, il Regno Unito per il 24% infine gli Usa solo per il 4%. In questi giorni i paesi dell’Europa dell’Est stanno disperatamente cercando di difendere le valute nazionali nell’occhio del ciclone: l’Ungheria nei giorni scorsi ha portato i tassi di interesse dal 3% all’11%, ma senza risultati tangibili; in Romania, addirittura il tasso overnight per i prestiti interbancari è stato portato al 900%: una mossa che ricorda da vicino quelle prese in concomitanza del crollo bancario svedese dei primi anni ‘90.

Questa situazione del sistema bancario europeo, principalmente tedesco ed italiano ricorda molto da vicino la situazione dei primi anni ‘30 del secolo scorso e, esattamente come nella depressione del 1929, prima crollano i mercati, poi inizia una spirale di disoccupazione e fallimenti aziendali condita da tensioni valutarie, poi saltano i sistemi bancari ed infine anche gli stati sovrani.

In questi ultimi anni sono stati concessi prestiti ingenti ai paesi dell’Est Europa, i cui cittadini e imprese hanno contratto mutui legati a valute forti come il franco svizzero e lo yen giapponese ed adesso si trovano impossibilitati a far fronte ai pagamenti, a causa della severa svalutazione alla quale sono sottoposte le loro monete nazionali, mettendo così a serio rischio la stabilità finanziaria europea. E’ proprio di questi giorni la dichiarazione del Primo ministro della Romania, Calin Popescu Tariceanu, i cui titoli di stato sono stati declassati a spazzatura, che ha paragonato il suo paese all’iceberg che ha affondato il Titanic, in questo caso l’Europa.

Il FMI sta cercando disperatamente di accordare finanziamenti ai paesi dell’Est europeo, ma la mole dei debiti contratti e la perdurante svalutazione monetaria combinata con il rapido calo delle esportazioni verso i paesi più industrializzati rendono molto probabile un rischio insolvenza da parte dei cosiddetti paesi emergenti. Le cifre sono implacabili: la Repubblica Ceca esporta nei paesi dell’area euro per il 40% del proprio Pil, l’Ucraina per il 39,9% con la sola industria siderurgica che fornisce il 27% del proprio Pil, la Bulgaria per il 62%. Senza contare che il FMI è pure a corto di liquidità e i premier occidentali, con a capo Gordon Brown, stanno mendicando dai paesi del Golfo Persico il carico di rimpinguare le casse vuote dell’Istituto. L’impressione è che siamo agli sgoccioli: il sistema capitalista sta imbarcando acqua da tutte le parti.

Nei paesi dell’area euro, invece, la situazione si va progressivamente aggravando. Nella scorsa asta di titoli di stato, vari paesi hanno dovuto rinunciare all’emissione dei loro titoli per mancanza di acquirenti e nel prossimo anno ci saranno pesanti scadenze. Morgan Stanley ha calcolato che in Italia arrivano a scadenza 198 miliardi di euro in titoli di stato, in Germania 173 miliardi, in Francia 135 miliardi e 57 miliardi in Spagna. Senza contare che il differenziale tra i buoni del tesoro tedeschi e di quelli italiani è salito implacabilmente fino a 126%, ed i CDS (Credit Default Swap) su Spagna, Italia e Grecia sono i maggiormente trattati negli ultimi giorni, a conferma del livello di sfiducia raggiunto da questi paesi.

In caso di forte turbolenza bancaria e di eccessivo indebitamento da parte dell’Italia si potrebbe profilare una possibile fuoriuscita del nostro Paese dall’area euro, con drammatiche ricadute interne. In ogni caso, è tutto il cosiddetto Club Med che soffre. La Spagna, anche se ha un debito pubblico minore, si trova con un sistema bancario fortemente esposto incentrato sul settore immobiliare in drammatica crisi. Stesso discorso per la Grecia che ha fortemente ridotto il trasporto marittimo e si trova con un pesante indebitamento di oltre il 90% del PIL e con un sistema bancario che vede con preoccupazione i tanti investimenti operati nell’area balcanica.

Questo quadro desolante porterà a drammatiche tensioni nell’area euro se non saranno prese misure drastiche di natura monetaria ed economica. Giappone, Stati Uniti e Gran Bretagna si stanno dirigendo verso un corposo taglio dei tassi che porterà ad un regime di tassi negativi (tassi nominali al netto del tasso di inflazione) che innescherà una maggiore circolazione monetaria (nessuno terrà denaro che perde valore nel tempo), spingendo gli investimenti e l’inflazione che ne deriverà, piano piano eroderà il debito. In Europa , invece, si va in direzione opposta, cercando di tenere il tasso di interesse ad un livello superiore all’inflazione che produrrà una marcata deflazione e una disgregazione dell’area euro, perfettamente aderente al pensiero tedesco, dominante a Francoforte ma con conseguenze drammatiche nel resto del continente.

Si ritornerà molto probabilmente a politiche autarchiche e protezioniste, alla faccia della libera circolazione dei capitali e delle persone che hanno avuto la meglio in questi ultimi decenni. La disoccupazione crescente e la perdita di potere di acquisto in una condizione di domanda interna depressa porterà sicuramente a politiche forti di contenimento dei prezzi e a vasti piani di investimenti nazionali. Anche Barack Obama, nuovo Presidente degli Stati uniti ha promesso forti incentivi alle aziende che produrranno posti di lavoro e forti penalizzazioni alle imprese che delocalizzeranno all’estero.

E il liberismo? “Signori, capolinea: si scende!”. Era ora.

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martedì, 14 ottobre 2008

Si scrive politica, si legge 'ndrangheta! ma è un pasticciaccio che vede coinvolta la Magistratura

Ci sono anche il sindaco ed il vicesindaco di Gioia Tauro in carica, tra gli arrestati nel corso dell'operazione contro la 'ndrangheta a Gioia Tauro, per colpire i vertici della cosca Piromalli. In manette anche il sindaco di Rosarno. I tre amministratori sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Nell'operazione sono stati arrestati anche Gioacchino Piromalli e suo nipote omonimo, entrambi considerati ai vertici della cosca.

Il sindaco ed il vicesindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione e Rosario Schiavone, erano in carica al momento dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, avvenuto nell'aprile scorso. La commissione d'accesso inviata dal prefetto di Reggio Calabria aveva infatti scoperto legami troppo stretti con la consorteria mafiosa della piana di Gioia Tauro. In manette anche il primo cittadino di Rosarno, Carlo Martelli. I tre amministratori sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa.

Queste le accuse ma la versione d'accusa omette, consapevolmente, il fatto che le cosiddette infiltrazioni mafiose nello specifico le aveva sollecitate proprio la Magistratura. Insomma un pasticciaccio all'Italiana che verrà sbrogliato in silenzio dopo tanto clangore.

Noreporter.org

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martedì, 14 ottobre 2008

Un economista americano, ex dell'Fmi, approda alle idee di Casa Pound

L'economista americano ex dell'FMI, Joseph Stiglitz, ritiene che l'approvazione del piano Paulson per immettere liquidità nella banche, sia paragonabile ad una trasfusione di sangue ad un malato con emorragia interna. Se il problema risiede davvero nei mutui subprime, e quindi nella crescente difficoltà dei cittadini a pagare il mutuo delle proprie case ipotecate, la migliore soluzione è quella di sostenere l'economia reale. In particolare si potrebbe profilare l'idea che lo Stato utilizzi i fondi messi a disposizione per acquistare le case in questione divenendo contestualmente nuovi creditori dei mutuatari. Una rinegoziazione onesta delle rate (un piano Tremonti bis) potrebbe rappresentare un reale supporto alle famiglie in difficoltà.

Do you remember Mutuo Sociale?

Daniele Lazzeri- Centro Studi Polaris

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venerdì, 10 ottobre 2008

A Gela 80 mila abitanti e neanche l'ombra di una libreria.

Oltre 80 mila abitanti e neanche una libreria. E’ uno dei tanti primati di Gela. In una città che ha più o meno lo stesso numero di abitanti di Como o Pisa «il libro è uno sconosciuto» denuncia la scrittrice Silvana Grasso che qui vive ed insegna. Eppure ci sono due licei e diversi istituti superiori. Come fanno quei pochi o tanti giovani amanti della lettura? A tamponare provvede qualche cartolibreria che, oltre ai testi scolastici, è fornita di alcuni titoli più gettonati e qualche classico da cercare in mezzo a zainetti, grembiuli e materiale di cancelleria. Come capita entrando nell’affiliato Buffetti di Ugo Randazzo. «Abbiamo i titoli del momento – afferma la figlia Felicia – e a richiesta provvediamo a portare anche dell’altro». Nonostante la buona volontà Gela resta comunque l’unica città d’Italia di queste dimensioni a non avere una vera libreria. Un primato a cui il sindaco Rosario Crocetta non tiene affatto, tanto da essere disposto ad aiutare economicamente chi deciderà di aprire una libreria nella sua città. «Questo è un fatto drammatico – afferma - ecco perché abbiamo deciso di agire. Siamo pronti a sostenere chi investirà nella cultura». Per la verità c’è già chi ci ha pensato. E’ lo scrittore di Caltagirone (dove invece di librerie ce ne sono due nonostante i suoi 38 mila abitanti) Domenico Seminerio che ha scoperto per caso il primato di Gela. «Leggendo i dati della mia casa editrice, la Sellerio – racconta - mi accorgevo che a Gela non vendevo mai una copia. Ho cercato di capire ed ho scoperto che non c’è una libreria». A quel punto Seminerio ha pensato che era il caso di provarci: «Mia figlia aveva già intenzione di aprire una libreria nella nostra città, Caltagirone, ma visto che ce ne sono già due abbiamo pensato che forse era il caso di aprirla proprio qui». Quanto prima Gela potrebbe dunque dire addio al suo triste primato e puntare sulla cultura anche per sfidare la mafia. Da queste parti infatti bisogna fare i conti col racket delle estorsioni che non si lascia certo intimorire dalla forza dei libri: «Non dovrebbero toccarci – confida Seminerio - gestire una libreria non è una grande impresa, il libraio sopravvive appena. E poi in Sicilia si sta facendo una seria battaglia contro le estorsioni che va sostenuta anche in questo modo».

Tratto da corriere.it

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martedì, 07 ottobre 2008

La logica di un'economia dall'alto in basso

«Oltre al federalismo fiscale, per mia espressa volontà, ci sarà il federalismo contrattuale, saranno contratti articolati regione per regione, settore per settore, in maniera tale che chi è più produttivo, più efficiente, sarà pagato di più». Così il ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione, Reato Brunetta, nella consueta rubrica domenicale su Rtl precisa che il federalismo contrattuale è nel disegno di legge delega approvato due giorni fa dal consiglio dei ministri. Alla domanda di un medico di Verona che lamenta di lavorare molto come quelli lombardi ricevendo lo stesso stipendio di altri che, invece, lavorano meno, Brunetta ha spiegato che «non ci sarà più un contratto unico uguale per tutti ma, sulla base della responsabilità dei singoli livelli di governo» e sul principio della «trasparenza e della produttività si potrà pagare in maniera differenziata».
E intanto Sacconi: no ad ogni forma di scala mobile. No assoluto ad ogni forma di ritorno di scala mobile. A riaffermarlo è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che questa mattina ha partecipato alla giornata conclusiva della festa del Pdl a Milano. «Come dicono Cisl e Uil il salario deve essere collegato alla produttività, altrimenti si rischia che si perda potere di acquisto come accadde con la scala mobile e per questo diciano no ad ogni forma di ritorno della scala mobile invece diciamo di si al collegamento con la produttività. Sulla detassazione - ha concluso Sacconi - spero poi di prorogarla e spero ovviamente nell'accordo sulla riforma dei contratti, le due cose sono legate».

Discorsi non privi di senso ma pretestuosi. Se è vero che il salario deve avere un rapporto con la produzione si deve però andare fino in fondo al ragionamento e realizzare una socializzazione reale del plus-valore premiando il lavoro produttivo in modo diverso, sia in quantità che in qualità, dal premio-produzione. Il lavoro deve diventare coproprietario dell'azienda. Altrimenti i ragionamenti espressi dai signori ministri sono soltanto slogan che coprono una logica indecente e la messa in questione dei rapporti vigenti si rivela dolo.

Noreporter.org

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