martedì, 02 giugno 2009

Bene, tralascio le considerazioni sulla fiducia e sul rispetto mal riposto nel giornalista autore del libro “Oltre Nero”. Perché mai dovrei piegarmi al suo stesso errore? Entrare nell’intimo quando si parla di politica. Fare l’analisi psicologica, lo studio antropologico… sociologia d’accatto...

Dunque. Necessito di approfondire un paio di questioni riguardo quanto riportato nella mia intervista su “Oltre Nero”.

Anzitutto, l’intervista è frutto di una chiacchierata durata un paio di ore. Un paio di ore in cui si è parlato di tante cose. In cui si è parlato tanto anche di politica. Di economia, di globalizzazione, di sfruttamento del lavoro, di immigrazione, di Mutuo Sociale, di proprietà, di comunicazione… un paio d’ore in cui sono state raccontate tante azioni in giro per l’Italia, dai manichini impiccati contro l’emergenza abitativa, alle statue incappucciate in memoria dei morti sul lavoro.

Un paio di ore il cui contenuto mai leggeremo sul libro. L’autore ha preferito sottolineare altri aspetti. In maniera superficiale per altro.

Parto dalle sciocchezze, anzi dalla bugia.

“Se non ci fosse stato internet ci saremmo già sciolti”

Perfetto. Mai detto. Ho detto al contrario

“Se non ci fosse stato internet ci AVREBBERO già sciolti”

… la differenza non è da poco credetemi. La mia affermazione era articolata e faceva riferimento ai fatti di piazza Navona. Dove la nostra capacità di diffusione di verità tramite la rete ha dimostrato una preparazione e una tenacia in grado di contrastare il sistema di diffusione della menzogna messo in piedi dall’antifascismo militante. E il sistema mediatico dell’antifascismo militante è un gigante, che parte dal bamboccio pacioccone col culo piazzato dentro facebook, e passa dal giornalista blasonato (appunto) e ultra pagato di quotidiani in mano a gruppi finanziari potenti. Molto potenti.

Ecco, noi quella battaglia l’abbiamo vinta. Se non l’avessimo vinta, avrebbero sciolto CASAPOUND. Questo è il mio parere e la mia opinione ben riferita a chi annotava le mie parole.

“L’unico errore del Fascismo furono le leggi razziali”. Mi è stato chiesto “per te le leggi razziali furono un errore?” La risposta, per me è si, furono un errore. Ma io osservo le cose a 60 anni di distanza. 60 anni fa la discriminazione razziale era la prassi. Esistevano leggi di discriminazione razziale in quasi ogni Stato del mondo. Partendo dagli Stati Uniti e arrivando all’Unione Sovietica. Due stati che alleati hanno vinto la seconda guerra mondiale, mantenendo le loro leggi di discriminazione ben oltre il conflitto.

Senza scomodare la “Dottrina del Fascismo” parto da considerazioni meramente storiche: gli ebrei italiani hanno partecipato in maniera convinta alle vicende del Fascismo. Vi sono stati ebrei combattenti sul fronte della prima guerra mondiale, ebrei reduci, ebrei squadristi. Ebrei martiri della Marcia su Roma. Ci sono state ebree fra le amanti di Benito Mussolini e vi sono stati ebrei ministri al governo durante il regima Fascista. Vi sono stati ebrei combattenti per la Repubblica Sociale.

Quindi, per me, di errore si trattò: si esclusero molti Fascisti che fino a quel momento erano stati fedeli alla causa. Quindi quando parlo di errore, lungi da me di cercare una “riabilitazione morale” del Fascismo, scaricando la questione delle “leggi razziali”. Il Fascismo non ha proprio niente da farsi riabilitare se confrontato nel suo contesto storico con qualsiasi altra forma di governo. Dalla democrazia al comunismo. E tantomeno deve chiedere scusa a nessuno. Poiché fra l’altro le nostre “leggi razziali” furono dettate da contingenze e strategie politiche, mentre al contrario altrove, ad esempio negli Stati Uniti, erano dettate effettivamente dall’idea diffusa che una razza fosse superiore all’altra esclusivamente per “diritto genetico”.

Sono Fascista. Io credo nelle razze, credo che la differenza sia un valore. Credo che i popoli siano legati in maniera assoluta e definitiva alla terra che abitano da millenni. Un legame di sangue. E che il valore di ogni singolo uomo non sarà mai dettato da qualcosa di materiale. Che sia la proprietà o il codice genetico. Il valore di ognuno di noi è dato dalle nostre scelte, dalle nostre azioni e dal nostro sacrificio. E laddove, con questi criteri, si dimostri un valore superiore ad un altro, chi è superiore non ha diritto a nulla, se non ad essere esempio per gli altri.

In ultimo… “disoccupato per scelta”… io ho scelto di “non essere occupato”. Il che non vuol certo dire che ho scelto di bighellonare tutto il giorno, senza curarmi del destino della mia famiglia. Ho scelto nei limiti del possibile, di non lavorare per un salario. Per avere tempo da dedicare alla mia causa (che è la nostra causa), al cui destino è legata la mia vita. Per altro, saltuariamente lavoro anche io. In nero, sottopagato, senza contributi e ferie pagate. So cosa vuol dire lavorare per un salario… conosco la fatica e il sudore. Sono un privilegiato rispetto a chi vorrebbe dare di più, ma deve lavorare. E di questo privilegio sento il peso e la responsabilità.

Simone Di Stefano

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lunedì, 23 marzo 2009

Il 23 marzo 1919 veniva varato il primo programma dei Fasci di Combattimento. La realtà più nuova, più attuale e più efficace della storia contemporanea

Il 23 marzo 1919, a piazza San Seplocro, a Milano, venivano fondati i Fasci di Combattimento, nucleo primigenio di un fascismo, nato dal matrimonio celebrato in trincea, con spirito e sangue, tra futurismo, arditismo e sindacalismo rivoluzionario. Il suo motto, “me ne frego” era stato scritto, come ebbe a dire Mussolini, sulle bende delle feirte con il sangue delle ferite. Il fascismo rappresenta, a tutt'oggi, la più giovane, la più recente, la più attuale espressione politica. Nata almeno settant'anni dopo l'ultima espressione precedente, eretica, pragmatica e volta al futuro, la concezione politica fascista è, oggi come ieri, di avanguardia e, oggi come ieri, è la sola ad offrire risposte sia immediate, parziali, episodiche, che sistemiche, organiche e futuribili. Malgrado una guerra mondiale mossa contro il fascismo e i popolo dal crimine organizzato, dalle banche, dalle oligarchie e dalle mafie, una guerra mondiale che ha prodotto decine di milioni di morti e ha inginocchiato l'Europa e schiavizzato il mondo, ogni giorno che passa il fascismo è più attuale e presenta risposte efficaci e condivisibili al disastro generalizzato. Risposte efficaci e condivisibili che non si fondano sul rifiuto refrattario e codino dell'attualità ma sulla sua trasformazione nel nome di una gestione efficace, volontraistica, etica, spirituale, comunitaria e, soprattutto, virile. Mentre l'antifascismo boccheggia e agonizza invischiato nei disastri assoluti che ha prodotto e il fascismo si dimostra sempre più attuale e salutare riteniamo utile riproporre il documento storico del suo primo programma. Che, come è proprio della mentalità fascista, è appunto un programma, dunque modificabile, interpretabile e riscrivibile, e non un dogma di eunuchi.

Il seguente atto costitutivo del fascismo venne presentato il 23 marzo 1919 a Milano in piazza San Sepolcro da cui prese il nome.

 Milano 23 Marzo 1919 - FONDAZIONE DEL FASCISMO ITALIANO

Italiani! Ecco il programma di un movimento genuinamente italiano. Rivoluzionario perché antidogmatico; fortemente innovatore antipregiudiziaiolo.

Per il problema politico noi vogliamo: a) suffragio universale a scrutinio di lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne. b) Il minimo di età per gli elettori abbassato a 18 anni; quello per i deputati abbassato a 25 anni. c) L'abolizione del Senato. d) La convocazione di una assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato. e) La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell'industria, dei trasporti, dell'igiene sociale, delle comunicazioni, ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro. f) L'elezione popolare di una magistratura indipendente dal potere esecutivo.

PER IL PROBLEMA SOCIALE, NOI VOGLIAMO: a) La sollecita promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro. b) Minimi di paga. c) La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell'industria d) L'affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie e servizi pubblici. e) La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti. f) Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sulla invalidità e sulla vecchiaia abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni.

PER IL PROBLEMA MILITARE, NOI VOGLIAMO: a) L'istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione a compito esclusivamente difensivo e il disarmo generale. b) La nazionalizzazione di tutte le fabbriche di armi e di esplosivi. c) Una politica estera nazionale intesa a valorizzare, nelle competizioni pacifiche della civiltà, la Nazione italiana nel mondo.

PER IL PROBLEMA FINANZIARIO, NOI VOGLIAMO: a) Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze. b) Il sequestro (confisca) di tutti i beni delle congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi. c) La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra ed il sequestro dell'85% per cento dei profitti di guerra. d) La gestione cooperativa della produzione agricola e la concessione della terra ai contadini.

Tratto da Noreporter.org

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venerdì, 28 novembre 2008

COMUNICATO STAMPA

Palermo 28 nov. - Con il blitz alle selezioni per il reality Grande Fratello e le statue incappucciate per protestare contro il fenomeno delle morti sul lavoro, CasaPound Italia ha avuto finalmente il suo battesimo di fuoco anche a Palermo.
"Chiariamo sin da subito che CasaPound non è un partito ma un’associazione che si propone di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio" afferma Andrea La Barbera il portavoce palermitano, ed apre a tutti i partiti presenti sul territorio: "il nostro progetto è aperto a chiunque sia già impegnato all'interno del proprio partito di riferimento nell'incessante attività di renderli snelli, agili, "puliti" e soprattutto non al passo coi tempi, ma in vantaggio netto di quattro o cinque anni rispetto ad essi." CasaPound utilizza la forza del volontariato per propagandare avanzate visioni sociali. Non è assistenzialismo. Non si propone di essere l'ennesima associazione nata per fregare soldi ai contribuenti, ma si propone di raggiungere il bene nazionale, senza nulla di materiale in cambio. "La nostra battaglia più importante sarà quella di riuscire a donare un tetto a tutti gli italiani tramite la nostra proposta di legge per il Mutuo Sociale" spiega il portavoce "ma per fare questo lanciamo anche un appello a qualunque entità politica che si trovi d'accordo con noi, affinchè ci doni il suo supporto nelle sedi istituzionali". "A breve l'associazione si presenterà ai cittadini" - conclude La Barbera - con una conferenza stampa al quale parteciperanno il leader nazionale Gianluca Iannone ed altri esponenti politici siciliani. Seguirà un concerto di musica non conforme che promette di essere soltanto il primo di una lunga serie.

CASAPOUND ITALIA PALERMO
www.casapound.org  - www.palermoantagonista.tk  
Tel. 3396333601 - email palermoantagonista@libero.it
 

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lunedì, 24 novembre 2008

Il 24 novembre di sessantacinque anni fa veniva fondata l'unica Repubblica Sociale della nostra storia.

24/11/1943 Viene fondata e costituita ufficialmente la Repubblica Sociale Italiana (RSI). Fra i primi atti ufficiali è la dichiarazione repubblicana di decadenza della monarchia.

Noreporter.org

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sabato, 22 novembre 2008
Giandomenico Casalino, Le radici spirituali dell'Europa. Romanità ed Ellenicità

Il nuovo saggio di Giandomenico Casalino, noto avvocato leccese, filosofo tradizionalista e studioso della cultura giuridico-religiosa romana, si inquadra in una precisa visione del mondo, che già nelle sue ben note e precedenti opere, si è andata delineando come adesione totale a quella dimensione arcaica, ermetica e quindi tradizionale, che ha avuto in Julius Evola il suo ultimo Sapiente.

Già il sottotitolo fa presagire i binari entro cui si sviluppa la sua ermenuetica, che rigetta in egual misura sia la vulgata semitica, che pretende di forzare sia la storia che l’anima dell’Europa affermando che le radici spirituali della stessa possano ritrovarsi solamente nella tradizione giudaico-cristiana, che la vulgata massonica, illuminista e laico-libertaria, altra faccia della medesima medaglia, quale seme unico della decadenza moderna d’Occidente, quale unico disconoscimento di ciò che attrae l’umano al Divino, di ciò che conduce oltre la dimensione passionale della fede o la sfera animalesca, egualitaria dello scientismo, dell’umanitarismo politico e pseudo-iniziatico.

Si tratta della relazione tenuta dall’Autore il 28 Ottobre 2006 a Forlì nel quadro di una conferenza, appunto sulle radici europee, organizzata dall’Associazione Romània Quirites e dalle correlate edizioni Victrix. Casalino precisa preliminarmente come il suo discorso, che è discorso di stretta attinenza arcaico-tradizionale, sia primariamente erotico, di amorosa attrazione, di iniziale emozionalità verso quella dimensione del Sacro, ormai svanita nelle vite e nelle società contemporanee. Tale sfera spirituale per un europeo non può che essere afferente al mondo greco-romano, alla sua cultura, alla sua civilizzazione tanto nel diritto quanto nella sua profonda religio. L’autore si riconnette giustamente ad una componente fondamentale della Grecità, quella dorico-spartana, quella platonica in netta contrapposizione con la decadenza ateniese o sofistica, ma in stretta relazione col Mistero di Roma, come definito da Evola, quali rami diversificati di un’unitaria diffusione della cultura indoeuropea nel mondo pre-cristiano, la prima riprendendo la via dell’ascesi contemplativa, il secondo la via virile ed ermeticamente secca dell’Azione. A nostro giudizio, il quadro sarebbe risultato organicamente completo, se all’Ellade, a Roma, si fosse anche affiancato un maggiore approfondimento su tutto quel mondo germanico, che, con gli Ottoni, col Barbarossa, con Federico II, tanto ha contribuito allo sviluppo dell’ultima frontiera tradizionale, all’autentico e regale spirito del Ghibellinismo, come ben avevamo compreso Evola e Romualdi…e come “perfettamente“ hanno travisato alcuni loro stolti detrattori!

Nel testo ritroviamo tutto quel furor che l’Autore ha evocato nella citata conferenza, a cui noi eravamo presenti, e possiamo dire di aver rivissuto quell’esperienza emozionale rileggendo il testo, il quale permette di capire come i riferimenti alle civiltà arcaiche siano prettamente interiori, spirituali, al quanto lontani dalle confuse e diffuse concezioni museali ed archeologiche, che oggi spesso circolano ed avanzano circa l’antichità. Ciò permette al Casalino di avanzare progressivamente nel tempo e tracciare, con le armi della sapienza antica, le tappe dell’involuzione moderna, non risparmiando giudizi in qualche caso estremi ma al quanto necessari, nei confronti del dualismo cattolico, dell’orizzontalità umanistica, della nebulosità femminea della massoneria. La stella polare è sempre una visione del mondo strettamente spirituale e verticalmente orientata, che non fa sconti alla modernità e che di essa ne ritrova tutti i sintomi come di una vera e propria patologia, di un’autentica inversione del Sacro, che era, è e sarà sempre l’elemento armonico tra umano e Natura, elemento organico tra nazionalismo ed Impero, elemento trasfigurante tra l’Io ed il Divino. Le risposte finali alle osservazioni degli astanti sono state, inoltre, la propizia opportunità per affondare con decisione “la lama” contro la vera radice della modernità, che non è di natura economicistica o socio-politica, come possono illudersi di pensare gli esponenti della sinistra, che conoscono la categoria della globalizzazione, ma filosoficamente ignorano quella del Mondialismo:”…a livelli alti il discorso è dommaticamente imperialista, ateicamente imperialista e nella profondità del suo nocciolo è propriamente satanico, satanico poiché divide l’uomo dalla comprensione del cosmo e il dominio di questo potere è finalizzato alla cattura delle anime e a null’altro, la guerra è sempre quella, il resto è contorno”.

Il testo di non troppe pagine, infine, dallo stesso autore considerato come un’utile introduzione ai suoi studi più impegnativi, risulta snello, appassionante e personalmente riteniamo possa essere considerato, per le nuove generazioni, un punto importante di riferimento, con dei contenuti essenziali per la comprensione di una visione del mondo tanto arcaica quanto necessaria ed urgente per i destini futuri dell’Europa:” …in un futuro non remoto dovremmo incontrarci con altri comites, altri fratelli, camerati, che intendono la vita come la intendiamo noi, sentono quello che sentiamo noi, con sensibilità anche differenti e direi anche contrastanti a volte, però quello che ci ha insegnato Roma è che quello che ci unisce dev’essere superiore a quello che forse ci può dividere: questo è il massimo insegnamento! “.

Giandomenico Casalino, Le radici spirituali dell’Europa. Romanità ed Ellenicità, Edizioni Icaro, Lecce 2007.

Recensione pubblicata su Vie della Tradizione n. 149, Maggio – Agosto 2008.

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sabato, 01 novembre 2008

Giovani e in grado di crearsi il futuro, padroni del proprio immaginario, liberi dagli schemi

Ma chi sono questi del Blocco studentesco, che un giorno sfilano insieme con gli studenti di sinistra, un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell’Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere. Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell’anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera. Ventimila studenti sono scivolati da piazza Esedra fino a piazza Venezia per arrivare al Senato. Blocco studentesco, che è stato ricevuto a Palazzo Madama, dalla VII commissione, mentre le organizzazioni della sinistra venivano sonoramente fischiate dagli altri studenti, è una delle tante anime della protesta contro il decreto Gelmini. I militanti dalla T-shirt ben strutturata coi segni grafici del razionalismo hanno portato un camioncino per il comizio. Hanno portato la musica. Hanno portato la destra e la sinistra allo stesso tempo, tanto da far dire a Maurizio Gasparri: “Il sit-in anti Gelmini è una protesta fasciocomunista”. Giovinezza al potere dunque. Il giorno prima i ragazzi del Blocco studentesco sono stati accusati di aver fatto spaccare il corteo per via di certi cori: “Du-ce! Du-ce!”. Piacerebbe a tanti che fosse così, piacerebbe a tutti che fossero così solleciti a farsi fregare la piazza, il corteo, le scuole. “Ma non è così” assicura Francesco Polacchi, il loro leader, studente di storia all’Università Roma3: “L’antifascismo militante non aspetterebbe altro per far sfumare il nostro lavoro politico. Quanto sono squallidi i compagni, e i giornali che parlano solo con loro, fotografandoli in mutande…”. Giovinezza al potere quindi. Avranno voglia di monitorare le forze dell’ordine e i compagni dell’antifascismo militante, sempre pronti nella vigilanza democratica, ma questa storia della Giovinezza al potere non è xenofobia, spazzatura estremista, minutaglia da tristo nostalgismo. Non è neppure parentela con Forza nuova, con Fiamma tricolore, né con i residui dei fuorusciti della Destra o di An. Nulla c’è che riguardi la bottega della politica. piuttosto una malattia allegra che conquista i ragazzi di una città che non è solo quella raccontata dai figli di papà, ma anche quella non conforme rispetto alle ideologie e ai cappelli dell’egemonia culturale della sinistra. Il Blocco studentesco che tanto allarma la destra di Azione giovani, che ne patisce con Forza Italia la grande concorrenza, quanto la sinistra che ne subisce le scorrerie in materia di conquiste sociali, è un movimento studentesco che nasce nell’estate 2006 a Casapound. Giovinezza e bellezza. Casapound, nel cui nome c’è Ezra Pound, il poeta americano, è diventata la matrice del progetto di Casapound Italia. E ne è stata fatta di strada da quello che era in origine: il centro sociale romano dell’occupazione non conforme, dunque non conformista, dei ragazzi di Gianluca Iannone, un capo mai coinvolto con le stupidaggini dell’estremismo, piuttosto un tipaccio molto simpatico strappato alle pagine dell’avanguardia storica italiana, a metà tra il Futurismo e l’Arditismo, voce cantante del gruppo Zeta Zero Alfa. L’inno di questi ragazzi è il loro: “Fareblocco, mille cuori, una bandiera”. E il Blocco studentesco, a farselo raccontare dal sito Bloccostudentesco.org, “E' un movimento rivoluzionario, di rottura con quella che è la scuola di oggi, la scuola-azienda dove le idee sono proibite, dove gli studenti non contano nulla, dove a farla da padroni sono i professori nostalgici del ’68 e i presidi manager”. Giovinezza al potere è il fortunato slogan coniato da Simone Di Stefano, militante di Casapound, e le parole si muovono per andare contro la gerontocrazia. Contro il ’68 e contro i manager nelle scuole. Contro le tre I di Silvio Berlusconi, quelle di internet, inglese e impresa. Contro la legge 133, quella che prevede per gli atenei italiani la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. “La legge 133" sostiene Polacchi dalla sede di Casapound “è l’ennesimo atto di smantellamento dell’istruzione pubblica cominciato con la riforma Berlinguer e seguito poi dalle altre tre: Moratti, Fioroni e Gelmini. Sebbene siano stati espressioni di governi diversi e contrapposti, i tre ministri hanno seguito un’unica direttrice: la privatizzazione. Quindi non si tratta di lottare, come afferma l’Uds, contro i soli 9 minuti e mezzo di tempo che Mariastella Gelmini ha dovuto impiegare per redigere il suo decreto legge, ma di una storia lunga che fa comodo a tutti”. Altro che Du-ce!, Du-ce!: “Fare entrare i privati” risolve Polacchi “diventa una necessità dal momento in cui vengono fatti tagli in 5 anni pari a 1,5 miliardi”. Giovinezza al potere perciò. Blocco studentesco alle passate elezioni scolastiche ha ottenuto a Roma il 21 per cento, un risultato con cui il gruppo s’è aggiudicato alla consulta (l’organo di governo degli studenti che si riunisce al Provveditorato agli studi) il vicepresidente, Giorgio Evangelisti, studente al liceo Vittorio Emanuele II. A livello della conta elettorale la maggioranza degli studenti è a destra, la sinistra li scavalca in materia di comunicazione ma la presenza di Blocco studentesco è diffusa a Roma. Hanno occupato diversi istituti (l’Azzarita, un liceo scientifico, quindi il Genovesi, l’Orazio, sono presenti anche al Giulio Cesare e al Nervi a Morlupo, protagonisti in innumerevoli cortei) e se si vuole fare sociologia (in anticipo sulla criminalizzazione su cui tanti fanno a gara a scommettere) le loro occupazioni sono opposte a quelle molto cinematografiche della sinistra: “Niente droga, niente spaccio” raccontano i ragazzi e le ragazze “niente da spaccare, nessun estintore da lanciare e chi rompe se ne va”. Radicato nei licei, Blocco studentesco adesso inizia la battaglia nelle università. Da 3 anni hanno fatto una campagna contro i libri di testo e “la pidocchiosa speculazione delle editrici scolastiche”, hanno chiesto incentivi per lo sport, hanno promosso lotte esteticamente indigeste alla maggioranza borghese: quella a fianco del popolo karen, quella per il Tibet e quella di ricognizione storica sulle foibe. Quest’ultima una battaglia di Livia Cavallo, studentessa di architettura, su cui i conformi, sostenuti da molti baroni cattedratici, mobilitarono una manifestazione ovviamente democratica. E antifascista. Giovinezza & giovinezze infine. Blocco studentesco segue Casapound Italia, un movimento politico radicato nel territorio. Un forte nucleo c’è già a Verona, quindi nel Lazio. E in Toscana perfino. E a Palermo. “Rispetto al vecchio Fronte della gioventù” spiega Luigi Pulvirenti, trentenne e perciò anziano tra i militanti, “i ragazzi del Blocco fanno sindacalismo studentesco, a dirla con la letteratura, fanno il fasciocomunismo. E non sono fichetti. Non saranno mai la meglio gioventù. Non avranno mai un film ma saranno quelli della giovinezza al potere”.

Pietrangelo Buttafuoco

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martedì, 28 ottobre 2008

Il 28 ottobre 1922 si chiudeva trionfalmente il Risorgimento italiano

Le squadre, guidate dai quadrumviri Balbo, Bianchi, De Bono e De Vecchi, convergendo su Roma da nord, est e sud nei punti nevralgici di Santa Marinella, Monterotondo e Tivoli, portavano nella Capitale, a prezzo di una quarantina di Caduti in scontri con forze armate della Reazione, l'Italia di Vittorio Veneto. Il Risorgimento particolarmente sacralizzato nelle trincee del Carso e del Piave, andava così a compiersi facendo grande e una l'Italia. Dal 1943 in poi le forze antinazionali collaborando con le potenze straniere avrebbero intrepreso il processo contrario. Povera Patria, travolta dagli abusi di potere, preda del ghigno degli internazionalisti di ogni ideologia o religione, dell'oligarchia e del Crimine Organizzato, non sei morta perché quel sangue è sempre vivo e nel sangue c'è il seme dell'avvenire.

Noreporter.org

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venerdì, 03 ottobre 2008

Tratto da www.neracomelapece.splinder.com

Ad appena un giorno dalla sua inaugurazione Area Ardita fa già parlare di sé …
Rispondo qui ad un commento/critica che mi è stato mosso sul mio blog, nel post sull’inaugurazione del centro librario Area Ardita a Palermo perché si fa specchio di una visione malauguratamente molto comune e diffusa.
Inizialmente vengono fatti i complimenti per l’idea!
Dove siamo stati finora? A dire il vero forse bastava solo cercarci!!
“Controcorrente, contropotere! Tosto, pesante, ingombrante, persino imbarazzante” … beh , gentile interlocutrice, come vede siamo molto prossimi!
Siamo dei ragazzi stanchi di essere visti solo come possibili clienti oggetto di smasmodiche mire commerciali!
Si siamo di destra perchè questa è l’area che al momento riesce meglio ad ospitarci, in cui le nostre idee riescono ancora a vivere… non a sopravvivere ma a vivere, perchè le nostre non sono idee di violenza come capita per altri, ma idee “violente” perchè in grado di attraversare il tempo e camminare sulle loro gambe. Noi possiamo solo abbracciarle ma non possiamo arrogarci il prestigio di averle create. Da questo nasce la tremenda voglia di essere contro tutto quello che contrariamente all’essere è apparire solo per il gusto di riuscire a ritagliarsi un posto in questa società consumistica ed edonistica; essere contro ciò che appare imposto dall’alto
 per fini molto poco nobili, non è un non accettare le imposizioni o le regole, perchè sarebbe contrario alla mia rigida mente da giurista, ma è non accettare compromessi, è capire che bisogna scrollarsi di dosso questa pesantissima aura di menefreghismo, di passività! E’ il bisogno di mostrare che non tutto è sempre come ci viene propinato o come vorrebbero farci credere, ma esiste un mondo, una realtà, una tradizione per molti scomoda e che molti, troppi hanno provato a seppellire perchè non capendola e non avendo argomenti per confutarla l’unico modo per combatterla era tapparle la bocca. Oggi non possiamo più sottostare a questa logica perversa!
Non è una protesta sterile dunque contro tutto e tutti ma più che altro un grido…una sorta di chiamata alle armi o una richiesta di risvegliarsi da questo torpore!
Si siamo giovani, ma non mi pare debba essere nè un limite nè una categoria stagna perchè tutti si vive in questa società e tutti giovani o vecchi, belli o brutti, di destra o di sinistra, dovrebbero reagire. E’ troppo facile delegare agli altri l’azione bisogna invece farsi autori della propria vita anche contro i ciarlatani, i benpensanti e i perbenisti! E’ troppo facile convincersi di essere serviti quando invece si è solo inseriti in questo perverso ingranaggio!
Ecco dunque la nostra “violenza”! Niente spranghe o moschettoni nè passamontagna per coprire il volto… siamo fieri del nostro agire e possiamo camminare a testa alta rivendicando quanto ci spetta di diritto: la verità!
Dopo i primi complimenti per l’apertura del centro librario gli stessi vengono ritirati perché la mia interlocutrice si accorge che siamo di destra!!! Beh sa questo è un grosso limite!!Ritengo che le persone debbano essere giudicate non in base a compartimenti stagni di pregiudizio bensì sulla base di quanto effettivamente dicono o fanno … nel suo precedente commento era entusiasta ed in questo invece ritratta mostrando che anche lei pur dicendosi contraria ai comuni schemi invece ne è irrimediabilmente irretita, vittima di luoghi comuni per il semplice fatto che si parla di “destra”.
Siamo giovani che vivono nel presente, rispettosi del passato e costruttori del nostro futuro!
Non si deve avere paura del confronto civile perché se ne potrebbe venire arricchiti! Ci venga a trovare piuttosto e giudichi e ci giudichi in base a fatti e comportamenti…saremo ben lieti di ospitarla nel nostro spazio e confrontarci civilmente e non in base a perverse logiche standardizzate!

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categoria:chi siamo, militanza, politica siciliana, area ardita
mercoledì, 01 ottobre 2008

Oggi mercoledì primo ottobre, nasce il Blocco Studentesco Università. Dopo gli ottimi risultati e l’esperienza maturata in questi anni nelle scuole superiori, è il momento di portare le nostre idee e le nostre proposte negli atenei italiani. Difesa della natura pubblica del sistema universitario, servizi adeguati alle tasse pagate, snellimento della burocrazia con potenziamento del servizio informatico, aumento del numero e dei poteri dei rappresentanti degli studenti, sono alcune delle nostre priorità. Pensiamo ad una università pubblica, meritocratica e accessibile a tutti.
L’attività è cominciata in molte città d’Italia, tra cui Verona, Torino, Parma, L’Aquila, Siena e negli atenei capitolini di Tor Vergata e Roma Tre.

Il Programma:

Nessun privato nell'Università
Deve spettare allo Stato garantire la possibilità a tutti i cittadini di accedere ad un’istruzione qualificata e qualificante che consenta uno sviluppo organico della società.
Stop a qualsiasi intromissione dei privati nell’Università che non sia subordinata, legalmente ed economicamente al controllo diretto, in forma partecipativa, da parte dell’Ateneo. Autonomia e non etero direzione! Siamo contrari a qualsiasi proposta che possa dare alle università italiane la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato, giustificazione ai tagli effettuati dal Governo, primo passo verso una futura privatizzazione dell’intero sistema universitario. Così facendo si correrebbe anche il rischio di penalizzare facoltà che non suscitino un particolare interesse economico.

Servizi adeguati alle tasse pagate
Non vogliamo seguire la moda di chiedere meno tasse: se si vuole un'Università pubblica e funzionante esse sono necessarie. Il nostro obiettivo è però ottenere una proporzionalità diretta del rapporto tasse-servizi adeguando l’entità delle prime alla qualità dei secondi. Pertanto ciò che gli studenti pagano deve essere reinvestito per garantire campus all'altezza, biblioteche fornite e di facile consultazione, navette che possano facilitare l'accesso all'Università a tutti gli studenti. Promozione di attività sportive, ludiche ma anche e soprattutto agonistiche, supportate da aree adeguate e funzionali.

Burocrazia più accessibile e funzionale
Gli studenti non possono perdersi nel labirinto burocratico universitario. L'Università deve essere funzionale e interattiva. Per ogni insegnamento e per ogni professore deve essere fruibile un portale internet con tutte le informazioni necessarie allo studente: dai programmi ai testi d'esame degli appelli passati ad eventuali dispense-lucidi integrativi.
Iscrizione agli appelli on-line e possibilità di visualizzare su internet il proprio risultato d'esame immettendo matricola e password per garantire la privacy ed evitare inutili viaggi e attese di fronte alle bacheche, ciò che attualmente è possibile solo in alcune università.

Potenziamento della rappresentanza studentesca nell'organo assembleare
L'Università è prima di tutto degli studenti. Deve pertanto essere aumentata ma soprattutto riqualificata, in termini di potere e competenze, la rappresentanza studentesca negli organi assembleari. Deve altresì essere garantito maggior peso politico all'organo assembleare per tutte le decisioni riguardanti l'Università, da quelle economiche a quelle didattiche.

Progetto Fratello sole
Lo sviluppo delle energie alternative rappresenta una vera e propria novità nel nostro paese, novità che ora inizia ad assumere consistenza grazie ai finanziamenti europei. Esiste la possibilità di ottenere un finanziamento per installare pannelli fotovoltaici, così da rendere la struttura che intende installarli, autosufficiente dal punto di vista energetico in pochi anni. Le università hanno oltre al normale finanziamento un incentivo del 5% in più. Il vero problema infatti, è che di queste possibilità spesso non si è al corrente e vengono gettate al vento occasioni importanti. Il progetto prevede: la creazione di opuscoli informativi da distribuire nelle scuole; la creazione di un manifesto firmato dal Senato Accademico; l’organizzazione di una giornata a tema dedicata all’energia rinnovabile in collaborazione con la commissione “arte e cultura”, con la partecipazione di esperti e personaggi illustri sensibili all'argomento

Revisione delle Borse di Studio
Deve essere attuata una revisione dei criteri di assegnazione delle Borse di Studio universitarie. L'Università deve premiare e far emergere i migliori ma deve anche essere accessibile a tutti: si deve quindi facilitare ed aumentare la possibilità di assegnazione di borse di studio agli studenti di fasce di reddito più basse. Si deve altresì garantire la preferenza nazionale per le assegnazioni.

Rateizzazione delle tasse
Deve essere garantita a chi la richiede la possibilità di pagare le tasse universitarie mediante rateizzazione per facilitare gli studenti fuori da nucleo familiare che hanno difficoltà a pagare interamente la rata universitaria.

www.bloccostudentesco.org

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categoria:chi siamo, blocco studentesco, anti-antifa
giovedì, 25 settembre 2008

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categoria:immagini, chi siamo
lunedì, 22 settembre 2008

Area Ardita è un’associazione culturale costola della comunità militante di Palermo Antagonista, che si prefigge di divulgare un po’ di sana cultura non conforme nella nostra città. Rifiutiamo la politica dei partiti, animata da un inferiore spirito parlamentare e burocratico, nessuna etichetta di parte, noi siamo l’avanguardia. Area Ardita è un vero e proprio avamposto perché il suo intento è quello di esplorare nuovi mondi senza dimenticare la nostra Atlantide, di disturbare chi non ci desidera crogiolandoci in quella virtù ormai persa nel tempo, quale l’arditismo, che seppe animare ed elevare il nostro popolo agli occhi del mondo intero.

Il nostro simbolo, non a caso, è l’aereo biposto Ansaldo S.V.A con cui Gabriele D’Annunzio ha compiuto il celebre volo su Vienna beffandosi dell’esercito nemico e ricordando ai cittadini che

“Noi italiani non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne.
Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al vostro cieco testardo crudele governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d'odio e d'illusioni.”

All’interno di Area Ardita troverai libri e cd di pensatori e artisti maledetti, di storie sconosciute perché censurate, biografie di chi ha vissuto all’insegna del non conformismo, del rifiuto del pensiero unico tipico del mondo borghese.

Area Ardita spaccia anche abbigliamento per vestire la tua rivolta contro il mondo moderno, contro l’insana e castrante idea del benpensante pantofolaio, sempre pronto a criticare e ad usare parole forti, ma anche pronto a non esporsi e rinchiudersi tra le quattro mura della sua costosa miseria.

Ma Area Ardita non finisce qui!

Presto diventerà anche una piccola biblioteca di quartiere, un ritrovo pomeridiano, con tanto di angolo bar per i giovani stanchi della mielosa e lobotomizzata retorica antifascista, nonchè perfino un cineforum ed una sala conferenze per la presentazione di libri e dibattiti su argomenti di attualità, di storia e di filosofia.

Area Ardita distrugge i piani di chi ti vuole spento e incapace di essere fuori dagli schemi precostituiti.
Area Ardita vuole che miri…e miri bene!

www.areardita.org (in costruzione)

www.myspace.com/areardita (in costruzione)

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categoria:politica, chi siamo, consigli per gli acquisti, politica siciliana
lunedì, 22 settembre 2008

A causa della notizia dell’aggressione che si sta spargendo velocemente con una serie di piccoli refusi, la comunità di Palermo Antagonista tiene a precisare che sebbene venga ospitata dentro la federazione provinciale di La Destra i suoi militanti non coincidono tutti con i militanti di suddetto partito. I militanti aggrediti sono però tutti aderenti alla nostra comunità e desiderano non essere più menzionati quali militanti del movimento giovanile di La Destra.
Dopo la nostra recente uscita dalla Fiamma Tricolore, abbiamo deciso, infatti, di puntare ad una militanza di stampo metapolitico interessandoci sin da subito alla creazione dell’associazione culturale Area Ardita. Questo progetto ha ricevuto l’adesione di alcuni militanti di La Destra e l’aiuto concreto della dirigenza del partito, al quale ci sentiamo comunque legati da un forte senso cameratesco.

Il portavoce di Palermo Antagonista

www.palermoantagonista.tk

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categoria:politica, chi siamo, politica siciliana
domenica, 14 settembre 2008

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categoria:video, chi siamo
lunedì, 18 agosto 2008

Il 18 agosto 1795 moriva impiccato l'inventore del tricolore.

Il 18 agosto 1795 moriva impiccato in una segreta pontificia a Bologna, lo studente universitario Luigi Zamboni, cospiratore antipapalino, ideatore del Tricolore come vessillo per "far risorgere l'Italia a nuova vita".

SOGNÓ LA LIBERTÁ NE PREPARÓ E NE TENTÓ L'AVVENTO MA TRADITO E CHIUSO IN CARCERE PREFERÍ AL CAPESTRO DEL PAPA QUELLO CHE EGLI STESSO SI FECE E NELLA NOTTE TRA IL XVII E IL XVIII AGOSTO MDCCXCV GITTÓ LA VITA PER QUESTA NOVA ITALIA CHE LO RICORDA PRECURSORE DE' SUOI MARTIRI GRATA LIBERA SICURA

www.orionlibri.com

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categoria:storia, chi siamo, in memoriam
martedì, 29 luglio 2008

Noi Celti e Longobardi, edizioni Helvetia, autore Gualtiero Ciola, 416 pagine, 26 cartine tipografiche, 19,62 euro

Gualtiero Ciola Noi Celti e Longobardi Edizioni Helvetia, Venezia, 1a Edizione 1987, 416 pagine, 26 cartine topografiche in bianco e nero, prezzo: 19,62 Euro. Ordinare a: Helvetia Edizioni - via Pozzuoli 9 - 30038 Spinea (Venezia). Tel: 041 994550, fax: 041 5086514

http://www.edizionihelvetia.com/ - Indirizzo di posta elettronica: info@edizionihelvetia.it

Presentazione, Prefazione, Libro primo: Preistoria - Generalità - I Liguri - I Romani - I Veneti - I Celti - I Germani. Libro secondo: Itinerario Etnico-Storico nelle regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Tre Venezie, Liguria, Sardegna e Corsica, Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, Puglia e Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia, Bibliografia.

Per millenni stirpi diverse sono calate dal nord nel Bel Paese del Sole eleggendolo a Seconda e poi Prima Patria del proprio destino e fondendo con gli abitatori autoctoni il proprio sangue che ha suscitato poi quella particolare razza italica che altro non è se non somma algebrica in positivo del "Genio" sia in senso apollineo che dionisiaco. Indoeuropei, Umbri, Latini, Liguri, Veneti, Celti e Germani, sono i protagonisti della ricerca che tende ad avvicinarli a noi tanto da avvertirne, quasi palpabile, la presenza (processo dell'Eterno Ritorno) anche negli avvenimenti della nostra Storia più recente. Tali nostri antenati non vi vengono punto esposti alla stregua di relitti archeologici, da confinare o dimenticare nei Trattati di Storia e nei Musei, bensì quali entità viventi in noi e capaci di influenzare ancora in modo determinante, le nostre scelte ed azioni; ciò perchè Noi Celti e Longobardi è scritto nel modo in cui ciascuno di noi, per intima pulsione, l'avrebbe fatto: con spirito "barbaro" che, vigile, alligna negli insondabili percorsi genetici, pronto ad uscire se evocato a testimoniare "dal vero". Questi "intrusi", per secoli latenti, in quest'epoca di vasti disvelamenti sociologici trovano finalmente un "medium" per potersi esprimere ai contemporanei nostri con le loro intime idealità, con gli scopi immanenti ed epocali che li videro protagonisti titanici nella lotta del divenire, precursori designati del nostro presente. C'è ragione di andare giustamente fieri di questa nobile "componente barbarica" che sonnecchia in noi, sobbalzando di tanto in tanto al suono di una magica ocarina che aduna e raccogli concetti primordiali di elevata civiltà universale: sete di libertà, di giustizia; fedeltà alla parola data, coraggio, senso dell'onore (quest'ultimo ahimé termine desueto ai giorni nostri dove tutto ed il suo contrario si equivalgono). Concetti che, in un'ottica rovesciata della storia ufficiale, sono la vera chiave di lettura dell'antico quesito: "donde veniamo e dove andiamo".

postato da: BascoNero89 alle ore 20:15 | Permalink | commenti
categoria:libri, kulturkampf, storia, chi siamo, consigli per gli acquisti