Bene, tralascio le considerazioni sulla fiducia e sul rispetto mal riposto nel giornalista autore del libro “Oltre Nero”. Perché mai dovrei piegarmi al suo stesso errore? Entrare nell’intimo quando si parla di politica. Fare l’analisi psicologica, lo studio antropologico… sociologia d’accatto...
Dunque. Necessito di approfondire un paio di questioni riguardo quanto riportato nella mia intervista su “Oltre Nero”.
Anzitutto, l’intervista è frutto di una chiacchierata durata un paio di ore. Un paio di ore in cui si è parlato di tante cose. In cui si è parlato tanto anche di politica. Di economia, di globalizzazione, di sfruttamento del lavoro, di immigrazione, di Mutuo Sociale, di proprietà, di comunicazione… un paio d’ore in cui sono state raccontate tante azioni in giro per l’Italia, dai manichini impiccati contro l’emergenza abitativa, alle statue incappucciate in memoria dei morti sul lavoro.
Un paio di ore il cui contenuto mai leggeremo sul libro. L’autore ha preferito sottolineare altri aspetti. In maniera superficiale per altro.
Parto dalle sciocchezze, anzi dalla bugia.
“Se non ci fosse stato internet ci saremmo già sciolti”
Perfetto. Mai detto. Ho detto al contrario
“Se non ci fosse stato internet ci AVREBBERO già sciolti”
… la differenza non è da poco credetemi. La mia affermazione era articolata e faceva riferimento ai fatti di piazza Navona. Dove la nostra capacità di diffusione di verità tramite la rete ha dimostrato una preparazione e una tenacia in grado di contrastare il sistema di diffusione della menzogna messo in piedi dall’antifascismo militante. E il sistema mediatico dell’antifascismo militante è un gigante, che parte dal bamboccio pacioccone col culo piazzato dentro facebook, e passa dal giornalista blasonato (appunto) e ultra pagato di quotidiani in mano a gruppi finanziari potenti. Molto potenti.
Ecco, noi quella battaglia l’abbiamo vinta. Se non l’avessimo vinta, avrebbero sciolto CASAPOUND. Questo è il mio parere e la mia opinione ben riferita a chi annotava le mie parole.
“L’unico errore del Fascismo furono le leggi razziali”. Mi è stato chiesto “per te le leggi razziali furono un errore?” La risposta, per me è si, furono un errore. Ma io osservo le cose a 60 anni di distanza. 60 anni fa la discriminazione razziale era la prassi. Esistevano leggi di discriminazione razziale in quasi ogni Stato del mondo. Partendo dagli Stati Uniti e arrivando all’Unione Sovietica. Due stati che alleati hanno vinto la seconda guerra mondiale, mantenendo le loro leggi di discriminazione ben oltre il conflitto.
Senza scomodare la “Dottrina del Fascismo” parto da considerazioni meramente storiche: gli ebrei italiani hanno partecipato in maniera convinta alle vicende del Fascismo. Vi sono stati ebrei combattenti sul fronte della prima guerra mondiale, ebrei reduci, ebrei squadristi. Ebrei martiri della Marcia su Roma. Ci sono state ebree fra le amanti di Benito Mussolini e vi sono stati ebrei ministri al governo durante il regima Fascista. Vi sono stati ebrei combattenti per la Repubblica Sociale.
Quindi, per me, di errore si trattò: si esclusero molti Fascisti che fino a quel momento erano stati fedeli alla causa. Quindi quando parlo di errore, lungi da me di cercare una “riabilitazione morale” del Fascismo, scaricando la questione delle “leggi razziali”. Il Fascismo non ha proprio niente da farsi riabilitare se confrontato nel suo contesto storico con qualsiasi altra forma di governo. Dalla democrazia al comunismo. E tantomeno deve chiedere scusa a nessuno. Poiché fra l’altro le nostre “leggi razziali” furono dettate da contingenze e strategie politiche, mentre al contrario altrove, ad esempio negli Stati Uniti, erano dettate effettivamente dall’idea diffusa che una razza fosse superiore all’altra esclusivamente per “diritto genetico”.
Sono Fascista. Io credo nelle razze, credo che la differenza sia un valore. Credo che i popoli siano legati in maniera assoluta e definitiva alla terra che abitano da millenni. Un legame di sangue. E che il valore di ogni singolo uomo non sarà mai dettato da qualcosa di materiale. Che sia la proprietà o il codice genetico. Il valore di ognuno di noi è dato dalle nostre scelte, dalle nostre azioni e dal nostro sacrificio. E laddove, con questi criteri, si dimostri un valore superiore ad un altro, chi è superiore non ha diritto a nulla, se non ad essere esempio per gli altri.
In ultimo… “disoccupato per scelta”… io ho scelto di “non essere occupato”. Il che non vuol certo dire che ho scelto di bighellonare tutto il giorno, senza curarmi del destino della mia famiglia. Ho scelto nei limiti del possibile, di non lavorare per un salario. Per avere tempo da dedicare alla mia causa (che è la nostra causa), al cui destino è legata la mia vita. Per altro, saltuariamente lavoro anche io. In nero, sottopagato, senza contributi e ferie pagate. So cosa vuol dire lavorare per un salario… conosco la fatica e il sudore. Sono un privilegiato rispetto a chi vorrebbe dare di più, ma deve lavorare. E di questo privilegio sento il peso e la responsabilità.
Simone Di Stefano
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