mercoledì, 01 luglio 2009
Articolo di Guido Virzì

Parafrasando Platone si potrebbe dire che esiste un’immagine della Sicilia perfettamente compiuta da sempre e fissata nei cieli. E così come il turista medio del Nord, venendo nell’Isola, s’attende sole, mare pulito, coppole storte, baffi neri e facce cotte dal sole, così capita che non appena storiografi e politologi pongono mano all’impresa di scrivere sulle “cose di Sicilia”, il discorso inevitabilmente vada a ricadere sull’Indipendentismo siciliano, “febbre segreta” ed endemica della Trinacria.
In realtà poi avviene che il turista viene a scoprire che in Sicilia non tutti parlano con l’accento di Giancarlo Giannini nei film tratti dai romanzi di Brancati, che l’ultima levata di pargoli isolani è zeppa di pupi rosei e biondissimi, che il mare, magari, non è più quello delle cartoline ma che ,anche lui, s’è “modernizzato”, con l’inquinamento, il degrado ed una veloce marcia verso la morte biologica.
Di fronte q queste sconcertanti evidenze il turista medio vacilla ed il suo clichet della Sicilia “pesce e campagne- templi dorici e panciotti di velluto” s’incrina.
Non è così semplice per saggisti e politologi e storici chè il loro archetipo-stereotipo di Sicilia mafioso-indipendentista-gattopardesca è solidamente basato su fondamenta teoretiche e copiosamente innaffiato e condito da dichiarazioni, interviste, documenti socio-politici, ampia letteratura probante.
L’Indipendentismo, insomma, che piaccia o no, è un po’ il nostro “scheletro nell’armadio”.
Occorre, dunque, rileggerlo e parlarne senza remore e pregiudizi intanto per evocarne e comprenderne lo spirito, ma anche per farne un bilancio in termini di defluenza storica, politica e di costume sull’intero panorama nazionale.


1942: PRIMA SORTITA

Il primo manifesto inneggiante all’indipendenza siciliana(”La Sicilia ai Siciliani !”) apparve sui muri di Palermo in piena Guerra ,nella seconda metà del 1942; parlava di “secondo Vespro” e di distacco immediato dell’Isola.
Era firmato “un comitato di indipendentisti siciliani”. Il “comitato”, in realtà, non esisteva.
L’autore del manifesto era il barone Lucio Tasca di Bordonaro che, anche se indiscutibilmente esprimeva idee e sentimenti comuni ad una certa cerchia di amici, purtuttavia sicuramente non aveva nemmeno avviato la formazione d’una qualsiasi rete politico-organizzativa.
Ma quel primo vagito assunse presto il valore d’un “segnale”. Raggruppato, già dal 1942, attorno al “comitato dei memori per tener viva la fede siciliana”, un gruppo di professionisti palermitani doveva rappresentare il fulcro delle forze e degli ambienti che non solo diedero vita, lo stesso giorno dello sbarco alleato in Sicilia (10 Luglio ‘43),al “Comitato per l’Indipendenza della Sicilia”, ma espressero la leadership politico-ideologica di Andrea Finocchiaro Aprile.


FINOCCHIARO APRILE


Palermitano, figlio dell’ex ministro di Giolitti, docente di storia alla università di Ferrara ed ex-sottosegretario alla guerra nel 1919, Andrea Finocchiaro Aprile è certamente la figura chiave del fenomeno indipendentista; avvocato a Roma, durante il governo fascista, pare che già tra il ‘39 ed il ‘41 fosse entrato in contatto con gli Inglesi, iniziando con essi a perorare la causa d’una Sicilia da staccare dall’amministrazione italiana..
Un discorso, questo, che in piena guerra, non poteva che essere trovato “interessante” dagli Inglesi specie in relazione alla particolare funzione strategica dell’Isola ministro d ‘Isl L’elaborazione teorica dell’indipendentismo fu, comunque, tutta opera palermitana ed in particolare di Finocchpalermitana ed in particolare di Finocchiaro Aprile anche se i n parallelo a Catania, attorno al chirurgo Santi Randone, veniva costituito e battezzato il partito dei separatisti ( il MIS) che, di fatto, poi divenne lo strumento politico unitario di tutti i gruppi autonomamente costituitisi nelle varie province.


“L’ANTIFASCISMO” DELLA SICILIA


Così, il 23 Luglio 1943, quando le avanguardie americane entrano a Palermo, sarà proprio Finocchiaro Aprile che consegnerà al Maresciallo Harold Alexander, capo delle forze alleate in Sicilia, un memorandum nel quale, richiamandosi alla “dichiarazione atlantica” del 1941 (che proclamava il diritto dei popoli ad auto-determinarsi a guerra finita), con l’avallo di una quarantina di firme di maggiorenti siciliani, si proclamava “l’antifascismo” della Sicilia, s’auspicava la formazione d’un governo provvisorio , si chiedeva che venisse favorita l’indipendenza dell’Isola e si invocava, entro due mesi,l’indizione d’un plebiscito popolare per l’elezione d’un nuovo Capo dello Stato, oltre alla partecipazione di rappresentanti siciliani al futuro tavolo della pace.

In realtà Finocchiaro Aprile bluffava; ma gli eventi collegati aumentare la confusione e creare le condizioni perché la linea indipendentista acquistasse credibilità.
Due giorni dopo, infatti, il Gran Consiglio del Fascismo metteva in minoranza Mussolini e provocava la caduta del suo Governo. Il 27 Luglio veniva varato il primo governo Badoglio. Il giorno dopo, con grande evidenza, il “Daily Mail” di Londra faceva sapere a tutto il mondo che la Sicilia chiedeva l’Indipendenza. Vediamo ora di ricapitolare il quadro complessivo.


CONDIZIONI STORICHE FAVOREVOLI

1) Il “vecchio” governo italiano è caduto rovinosamente ed il “nuovo” stenta a fare i suoi primi passi sul piano politico-diplomatico-militare. C’è un “vuoto” di potere oggettivo non tanto in termini di tempi formali quanto di “presenze ” sostanziali.
2) In Sicilia l’organizzazione territoriale fascista è polverizzata ed al bando. Ipartiti antifascisti “tradizionali” nell’Isola non solo sono scarsamente rappresentati e seguiti, ma anche formalmente proibiti dall’amministrazione militare alleata. Dunque non esistono forze politiche in grado di combattere il dilagante attivismo indipendentista.

3) Dalla metà dell’Agosto del ‘43,cioè dalla completata invasione della Sicilia) fino all’11 Febbraio del ‘44, la Sicilia non fu nemmeno formalmente amministrata dal governo Badoglio, ma ,in quanto territorio militarmente conquistato, ufficialmente sottratta alla Sovranità dello Stato italiano e governata da un organismo alleato, l’AMGOT (Allied Military Occupied Territories) sotto la duplice direzione dell’inglese lord Rennell of Rodd,amico personale di Finocchiaro Aprile, e dell’americano Charles Poletti, notoriamente legato a chiacchieratissimi ambienti italo-americani ed “amico degli amici”.


’ERANO “CERTE” IDEE IN CAMPO ALLEATO…


Se non si tiene conto di questi punti, parlando di indipendentismo, si rischia di non approdare a nulla. Perché ormai non v’è dubbio alcuno che i sogni degli indipendentisti trovarono spazio politico perché, sostanzialmente, in qualche modo, andavano incontro a progetti, speranze ed “istanze” che fermentavano, sia pure confusamente, in campo alleato.
Le cronache di quei tempi ,ormai trasmesse nel campo della oggettività storica, sono infatti fittissime di episodi, piccoli e grandi, umani e politici, che documentano in guisa inoppugnabile “l’occhio di riguardo” che le autorità alleate ebbero per il manipolo separatista che ,pur con tutti i suoi vistosi limiti,, riusciva a presentarsi ed a configurarsi come l’unica possibile classe dirigente non fascista presente in quel periodo nell’Isola.

Dall’amicizia diretta e comprovata tra Finocchiaro Aprile, Poletti e Lord Rennell, ai prestiti di mezzi ed automezzi da parte dell’AMGOT per le sortite propagandistiche dei separatisti, al silenzioso ma operante “placet” per l’attività politica del MIS, fino a tutta una serie di provvedimenti amministrativi alleati che posero gli indipendentisti, di fatto e di diritto, alla testa di numerosissimi comuni siciliani: Lucio Tasca a Palermo, Carlo Alberto Ardizzone (altro noto indipendentista) a Catania; nella sola provincia di Palermo, su 76 Sindaci insediati dagli Alleati almeno 67 erano dichiaratamente seguaci di Finocchiaro Aprile.

Nel mazzo, naturalmente, anche esponenti della vecchia Mafia “riciclata” dagli Americani in versione “antifascista”, grazie alle precedenti, pesantissime pressioni di clans italo-americani, a partire da quello di “don” Calò Vizzini e di Lucky Luciano ( vero fondatore del moderno crimine organizzato) capo riconosciuto della famiglia Genovese e della criminalità mafiosa d’Oltre Oceano.
Onestà intellettuale impone però di distinguere i cammini paralleli di Mafia e separatismo, poiché, anche quando vi furono riscontrabili convergenze tattiche, sempre fu ben evidente una distinzione di ruoli, di vocazioni,di interessi e d’ambienti, oltre che di strategie e comportamenti concreti.
Non sarebbe certo un buon servizio alla cauda della Verità e sarebbe assolutamente fuorviante confondere i Finocchiaro Aprile o i Canepa con mafiosi come Vizzini o Genovese o banditi come
Giuliano e Pisciotta. Anche se capitò che la contingenza storica li condusse ad immaginare che l’uno, strumentalmente, potesse avvalersi, servirsi dell’altro e viceversa.
La Mafia perché aveva bisogno d’un Cavallo di Troia che rilegittimasse e camuffasse il suo reingresso
nello scenario politico-sociale dell’Isola.
L’Indipendentismo perché ritenne, ingenuamente, di potersi servire della manovalanza mafiosa come
“braccio militare” di una Causa il cui cammino non si presentava certamente agevole o privo di ostacoli.


I “PROGETTI” INGLESI ED AMERICANI


Così come occorre distinguere tra indipendentismo e mondo mafioso, così, in campo alleato, bisogna sottolineare le diversità tra l’atteggiamento ed il “progetto” inglese e quello americano.
Per quanto riguarda “i progetti” si rischia, però, d’entrare nel terreno minato della fantapolitica poiché, a tutt’oggi, dagli archivi storici nulla è saltato fuori che autorizzi a parlare di”piani” formalmente stesi, dichiarati, predisposti.

Inevitabilmente occorre rifarsi ai memoriali personali, alle indiscrezioni diplomatiche, alle “voci che girarono” (sia pure separando il grano dal loglio); purtuttavia da questo calderone emerge un insieme coerente e credibile che, allo stato, ci permette d’affermare che sicuramente “alcuni ambienti” inglesi non avrebbero visto male una Sicilia Indipendente ed “amica”, magari da consociare al Commonwealth “per mettere l’ultimo catenaccio” al Mediterraneo.
Così come certi ambienti italo-americani, ma qui l’ipotesi è vicina è estremamente vicina alla certezza, notoriamente collegati a “grandi Famiglie” malavitose, considerarono la possibilità di annettere (magari anche previo plebiscito) la Sicilia agli USA e di farne uno Stato “a proprio uso e consumo”, una specie di “nuovo Nevada”, una sorta di immenso “porto franco” per tutto l’importexport di “cosa Nostra” nello scacchiere mediterraneo.

Quel che è certo è, comunque, che questi “progetti”, più o meno concretamente accarezzati, non “passarono” mai. Anche perché, nel frattempo , Badoglio andò compiendo una serie di passi formali (dallo “armistizio” dell’8 Settembre fino alla dichiarazione di guerra alla Germania del 13 Ottobre ‘43) che tranquillizzarono gli Alleati e li indussero a considerare il Regno del Sud l’interlocutore unico sulle vicende italiane. Comportarsi diversamente sarebbe stata un’imperdonabile gaffe che avrebbe Privato di credibilità ed autorevolezza il nuovo Governo.

Ma sugli “atteggiamenti” gli equivoci non sono possibili. Gli Inglesi privilegiarono il rapporto (dalle origini antiche) con l’aristocrazia siciliana (quasi tutta schierata sul fronte indipendentista) e con la componente “ideologizzata” e politica del separatismo. Così come innegabili sono i rapporti assai stretti tra Finocchiaro Aprile e lord Rennell; mentre un altro esponente di primo piano del MIS, il prof.
Alberto Canepa fu sin dal ‘41 agente dell’Intelligence Service al servizio (spionistico) di Sua “graziosa” Maestà Britannica.
Dal canto loro, gli Americani si servirono scopertamente di ciò che restava in loco delle vecchie reti mafiose già scompigliate dal Fascismo, favorirono un massiccio rientro di siculo-americani (militari e non) perché, oltre all’apporto bellico (la Mafia fornì guide,mappe dettagliate, interpreti ed informazioni su reti viarie e dislocazioni militari),costruissero un primo impianto d’una amministrazione di “amici” fidati e sicuramente ostili al Fascismo.
Non è certamente un caso se al primo congresso del MIS a Taormina, l’avvocato Cipolla lancia la tesi d’una Sicilia quarantanovesima stella del firmamento degli States e se al medesimi “mito” farà poi esplicito riferimento il bandito Salvatore Giuliano in una delle sue rudimentali sortite propagandistiche.
Intanto il gruppo elitario del MIS (in cui figura tutto l’Almanacco Gotha siciliano) è riuscito con una serrata campagna a costituirsi una consistente base di sostegno popolare.


UNA STAGIONE DI FUOCO

Inizia allora una stagione di comizi di fuoco, di raids propagandistici di vere e proprie parate ai limiti del paramilitare, mentre viene difusa una pubblicistica accesamente anti-italiana. E’ degno di nota che, nella sua fase iniziale,per iscritto e con le parole, in tutte le sedi, il movimento indipendentista si caratterizzò come anti-sabaudo e decisamente orientato su posizioni repubblicane. Ma gli eventi successivi, a partire dalla “restituzione” della Sicilia all’amministrazione italiana con la susseguente nomina di un “alto commissario straordinario” nella persona di Francesco Musotto e successivamente di Salvatore Aldisio (uno “sturziano” assolutamente anti-separatista), cominciarono a far franare il terreno sotto i piedi del MIS.


LA CONTROMANOVRA “ITALIANISTA”

Si erano infatti aggregati anche in Sicilia i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale che cominciarono a condannare ufficialmente come “reazionario” il movimento indipendentista, mentre, sull’altro versante, avevano ripreso i loro contatti nazionalisti e fascisti (che,in una prima fase, si riaggregheranno Nell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini). E si fanno vivi anche i monarchici che richiamano all’ordine l’aristocrazia isolana per far quadrato attorno al vacillante trono di Umberto II° seriamente minacciato dal plebiscito ormai all’orizzonte.
Prende avvio così una fase di lenta erosione dall’interno e di dura lotta all’esterno. Sparatorie, agguati, scontri di piazza. Il MIS mobilita le sue leghe giovanili e decide (non senza un sofferto dibattito interno) di giocare la carta avventurosa d”un esercito rivoluzionario clandestino siciliano (l’EVIS); dall’altra parte muovono al contrattacco con le loro “piazze” i partiti “italiani”.
Le sedi del MIS verranno devastate a Palermo ed a Catania il 21 Aprile (Natali di Roma) del 1945 da una folla di manifestanti di destra ed il 1° Maggio (festa dei lavoratori) dai militanti dei partiti di sinistra.
Dal suo canto Salvatore Aldisio inizia ad usare il pugno di ferro. Il MIS inizia a perdere colpi. E mentre Finocchiaro Aprile vede diminuire gli spazi di agibilità per i suoi vari appelli (alle Nazioni Unite, al Papa, ai governi alleati) inizia prendere campo la fazione estremista dell’indipendentismo che, specie dopo l’uccisione di Canepa in un conflitto a fuoco con i Carabinieri (Giugno del ‘45), punterà tutto sullo scontro armato per piegare la dubitabile forza ( politica e militare) del nuovo governo italiano.


LA MARCIA INDIETRO DELLA MAFIA


Badoglio, intanto, ha ceduto il passo a Bonomi che non esita a bollare come “disgregatore della Patria” il movimento separatista.
Arrivata al punto dello scontro armato con lo Stato ritornante, la vecchia Mafia vacilla, si tira indietro, non ci sta più. E’ nel solco delle sue ancestrali tradizioni: il potere “non si prende di petto”.
E dal loro angolo di visuale anche i nobili siciliani si pongono il problema di non andare ad intaccare troppo il prestigio della Corona in un momento decisivo della storia nazionale : Tasca di Bordonaro è ormai in organico contatto con Pietro Covelli, capo delle organizzazioni monarchiche, con una serie di alti ufficiali lealisti e con lo stesso Umberto II°.
Sulla linea della lotta armata, così, la frangia estremista (e di sinistra) del movimento indipendentista si ritrova del tutto isolata e votata alla disfatta.
L’unica “battaglia” ingaggiata dall’EVIS ri risolve, per l’Esercito italiano, in poco più d’una semplice operazione di polizia..
Il 20 Giugno del ‘45 Ferruccio Parri succede a Bonomi e, su suggerimento del Commissario Aldisio, insedia una Commissione di studio per la compilazione d’uno Statuto di autonomia per la Sicilia.
L’indipendentismo, di fronte all’atteggiamento “ragionevole” del governo italiano, non può che accusare il colpo specie nelle sue fasce più moderate. Cerca di reagire, alzando il tiro,con una mossa diplomatica: un memorandum firmato da Finocchiaro Aprile ai ministri esteri alleati riuniti a Londra per discutere la pace, in cui si denunciano le “vessazioni” subite dalla popolazione siciliana ad opera del governo di Roma.
Ma mentre si va perfezionando la “carota” autonomistica, stavolta il governo italiano risponde con un durissimo colpo di bastone: Finocchiaro Aprile ed altri esponenti di spicco del separatismo vengono arrestati e deportati all’isola di Ponza..
La fine è ormai vicina.


CHIUSI GLI SPAZI POLITICI LA PAROLA PASSA ALLE ARMI

La battuta è ora al gruppo estremista dell’indipendentiso capitanato da Concetto Gallo il quale, di
fronte al ritrarsi della vecchia Mafia, non trova di meglio che cercare un raccordo col “nuovo” banditismo di “Turiddu” Giuliano, che dall’Agosto del ‘45 sarà titolato a fregiarsi del titolo di “colonnello” dell’EVIS. E sarà con questo grado che “il re di Montelepre” seminerà la morte tra poliziotti e Carabinieri sino alla sua tragica e torbida fine. Il primo mistero “sporco” dell’Italia postfascista.
Ma Gallo, ritrovatosi praticamente solo con una sessantina d’uomini in armi, verrà catturato la notte del 28 Dicembre del ‘45.
Il 15 Maggio dIl 15 Maggio del ‘46 Re Umberto appone la sua firma sul Regio Decreto d’Autonomia per la Sicilia varato il 4 Apgià varato il 4 Aprile dall’apposita Consulta.
dall’apposiL’L'opzione repubblicana del MIS è ormai sepolta e dimenticata. Quando Umberto II°, il 26 Maggio ‘46,viene a Palermo per galvanizzare i monarchici, gli indipendentisti sono lì ad applaudirlo, a garantirgli il loro appoggio poiché una lunga serie di contatti e mediazioni ha condotto alla vittoria l’ala moderata del MIS che vede in Umberto un interlocutore non preconcettamente avverso a differenza dei suoi Ministri repubblicani.
La Sicilia darà infatti alla Monarchia, nel referendum del 2 Giugno, non una vittoria, ma un trionfo : 1.303.000 voti, il 64% dei suffragi.

IL MIS VERSO LA FINE, IL CASO GIULIANO, NASCE LA “NUOVA” ITALIA

Ma il MIS, da solo,alla prova dei fatti elettorali, manifesta il suo logoramento.; risucchiato verso posizioni di moderata “ragionevolezza”, colpito nei suoi capi, intaccato alle sue basi dalla nuova Autonomia, eroso sulla destra e sulla sinistra ,abbandonato dalla “Onorata Società”, stroncato nelle piazze e massacrato dai tribunali, riuscirà a stento ad inviare alla Costituente quattro deputati, a presentare liste solo a Palermo e Catania e, ripresentatosi alle prime elezioni regionali siciliane (il 20 Maggio del 1947) ,a riconfermare il suo stentatissimo 8,7% di vot ie ad eleggere otto parlamentari regionali.
Nel ‘48 sarà già un cadavere politico. Il grande bluff è finito. La prima seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana si svolge il 25 Maggio ‘47; il 1° Maggio ,a Portella della Ginestra, Giuliano aveva aperto il fuoco su una manifestazione di contadini comunisti, uccidendone 11.
Era ancora ufficialmente Colonnello dell’EVIS. Quell’ordine, però, già non veniva più dal vecchio nucleo “idealista” che aveva scelto la mitica Trinacria come proprio simbolo. Venivano avanti ,ormai, forze e protagonisti diversissimi. Nasceva “l’Italia nuova”. Ma questa è un’altra Storia .

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-L’articolo è tratto dal volume “LE RAGIONI FORTI DELLA DESTRA” di GUIDO VIRZI’
(ISSPE-Palermo, 2001)

-NOTE A MARGINE-
* E’ ormai accertato che l’Oss arruolò elementi chiave della mafia per gestire lo sbarco in Sicilia. I Comandi Alleati utilizzarono la mafia perché questa pareva loro la forza “più adatta” per Mantenere l’ordine in Sicilia. . Appena sbarcati, agenti dell’Oss accorsero all’isola di Favignana per liberare alcuni mafiosi confinati dal Fascismo.
Perno delle operazioni politiche in Sicilia fu il boss “Lucky” Luciano, che stava scontando 30 anni di reclusione negli USA. Il suo aiuto fu richiesto perché Luciano era il boss italoamericano più legato al mondo politico siciliano. Nel 1946 uscì di prigione dopo soli 10 anni con la clausola di rientrare in Italia. Il governatore militare di Palermo, Poletti, assunse nel suo staff Dam Lumia, nipote di un capomafia, e Vito Genovese, rientrato in Sicilia perché braccato dai tribunali americani ed in ottimi rapporti col notabilato locale.
Sistematicamente agrari e capimafia formarono il nucleo dirigente della Dc e del movimento per l’indipendenza della Sicilia (Mis). Calogero Vizzini fu nominato sindaco di Villalba ed i suoi sgherri ottennero il regolare porto d’armi. A Palermo diventò sindaco Lucio Tasca, latifondista, fratello del leader indipendentista. Dopo aver accolto gli eserciti con ghirlande di fiori, l’umore politico dei siciliani mutò rapidamente. L’industria venne subordinata alle esigenze belliche degli Alleati. Le razioni alimentari non aumentavano significativamente ed il carbone era introvabile. Inoltre l’AMG (nota anche come AMGOT) decretò la sospensione d’ogni attività politica ed il blocco dei salari (mesi dopo, a Napoli, l’Amg ottenne che la Curia dispensasse i lavoratori alle dipendenze Alleate dal riposo domenicale), falcidiati dall’inflazione creata dall’emissione sfrenata di am-lire, la moneta dell’Amg. Mantenere la popolazione sulla soglia di sopravvivenza era un altro metodo per soffocare le lotte. Nonostante ciò, già l’8 agosto Lord Rennell, responsabile dell’Amg, riconosceva che i Siciliani erano passati “dall’atteggiamento dei cani bastonati” a posizioni critiche nei confronti degli angloamericani.
Su 1.556 fascisti arrestati in Sicilia durante l’amministrazione Alleata, 971 vennero scagionati o condannati con la condizionale.
Lord Rennell in un suo rapporto a Londra riconobbe che s’era “esagerato” e che forse, prima d’arrestare, sarebbe stato “meglio raccogliere qualche indizio più consistente”. Per accogliere questi detenuti al carcere dell’Ucciardone furono create addirittura nuove, apposite camerate.

ASSOCIAZIONE “OCCIDENTE”
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Commenti
#1    01 Luglio 2009 - 16:21
 
che fine ha fatto ciccio ciulla?

io mi ricordo che era del gruppo occidente quando stavano in via libertà o anche al fronte lo ricordo come uno dei pochi uomini dignitosi.
utente anonimo

#2    01 Luglio 2009 - 21:58
 
E' caduto nel pozzo del PDL...
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Commenti

categoria:kulturkampf