


Adinolfi: non c'interessa l'avanspettacolo macabro e grottesco
Si farà stasera 'Destra radicale e destra terminale', la conferenza con Gabriele Adinolfi e
Ugo Tassinari organizzata a Bergamo da Casapound Italia, sulla quale negli ultimi giorni si
è scatenata una ridda di polemiche. L'incontro avrebbe dovuto tenersi alle 21 nella sala
comunale intitolata al primo sindaco del Dopoguerra di Bergamo, Ferruccio Galmozzi, una sala
che si trova nello stesso edificio dove ha sede l'Istituto di Storia della Resistenza, ma per questioni
di ordine pubblico è stato spostato in un'altra sala comunale, nella ex Circoscrizione 5 di via Tito
Legrenzi. Contro la conferenza sono annunciati due presidi, a poche centinaia di metri l'uno dall'altro:
uno dei centri sociali, l'altro di Pd, Prc e Verdi.
''Quello che fanno non ci interessa - commenta Silvio Olivetti, coordinatore di Cpi Lombardia - Ai
violenti e agli intolleranti nemmeno rispondiamo. A Bruni, il consigliere del Pd che ha presentato l'interpellanza, avevamo detto, 'invece di fare presidi venite alla conferenza e confrontiamoci'. Una
proposta caduta nel vuoto. A noi interessa solo avere la possibilita' di portare a termine un'iniziativa
culturale importante come la conferenza di stasera, e aver visto riconosciuto il nostro diritto ad avere
la sala. Come era giusto, d'altra parte, visto che Casapound è un'associazione di promozione sociale validamente costituita, riconosciuta a livello nazionale, e le istituzioni non possono non tenerne conto.
Il problema, insomma, non riguarda noi ma opposizione comunale e antifascisti che hanno creato un
clima di odio in città che non aveva ragion d'essere'', aggiunge Olivetti, che all'amministrazione dà comunque atto di essere stata corretta: ''Sala Galmozzi ci era stata regolarmente concessa dal
Comune. Quando, dopo i presidi, la 'cagnara', il Prefetto è intervenuto, con il sindaco si è cercata una soluzione e ci è stata data un'altra sala, sempre comunale. E' questo è quello che conta per noi''.
Parla di ''teatrino da avanspettacolo'', Gabriele Adinolfi, intellettuale della destra radicale e animatore
del Centro studi Polaris, che con Tassinari terrà la conferenza questa sera: ''E' surreale il fatto che
poche decine di persone indìcano un presidio antifascista su un dibattito bipartisan. E' ancora piu'
surreale che ne indicano due di presidi, a poche centinaia di metri di distanza l'uno dall'altro, visto
che non sono neanche d'accordo tra loro. Queste persone non riescono a rappresentare nemmeno
se stesse e il fatto di voler a tutti i costi mantenere l'equilibrio tra clown e società reale è una
sottomissione psicologica che oggi non ha piu' senso. Cio' detto - conclude Adinolfi - a Bergamo evidentemente noi parliamo, e ogni tentativo di riesumare guerre civili che non ci sono piu' è macabro
e grottesco''
Ugo Maria Tassinari: ecco perché parlo a Bergamo malgrado la messinscena di qualche mio compagno
'Trovo molto grave il continuo, pressante, ossessivo tentativo di vietare un libero confronto tra intellettuali con motivazioni capziose - sottolinea dal canto suo il giornalista e saggista Ugo Tassinari - Mi era già accaduto a Torino l'anno scorso, quando, dopo che gruppi di antifascismo militante avevano organizzato presidi, manifestazioni e scontri con le forze dell'ordine in un clima da anni '70, avevo dovuto rinunciare a partecipare al convegno 'Destra Radicale da opposta prospettiva'. Successe poi a Roma, addirittura all'università, quando venne annullata una conferenza sulle generazioni 1968 e 2008 a confronto organizzata a Tor Vergata dal Blocco Studentesco''.
''Ho una storia politica ben precisa, ma da giornalista e scrittore di sinistra che ha studiato per anni il mondo della destra radicale in Italia, oggi sorrido se mi si dice che nel nostro paese esiste un pericolo neofascista'', dice ancora Tassinari, autore tra l'altro di 'Fascisteria', 'Naufraghi' e 'Guerrieri', una vera e propria trilogia sulla storia della destra in Italia. ''Piuttosto - spiega - vedo un'estrema sinistra marginale e incapace di iniziativa, che si ancora a logiche identitarie: da un lato quella giustizialista e dall'altro riesumando l'antico totem dell'antifascismo militante. Logiche del tutto inadeguate alla battaglia politica e culturale da intraprendere''.
''Quanto a Bergamo, la città che ha negato una strada alla memoria di una vittima della mafia, Peppino Impastato, l'idea che si possa 'vietare' l'utilizzo di una sala per un confronto sulle idee tra uomini liberi solo perche' è intitolata a un antifascista è assurda: apre la strada al negare l'agibilità politica ai 'fascisti'. E' come dire vietiamo ai fascisti di parlare in tutte le città medaglia d'oro della Resistenza. Un paradosso fuori dal tempo. Ai colleghi giornalisti poi vorrei dire una cosa: come si fa a chiedere libertà d'informazione per i giornalisti se non c'è liberta di parola per tutti? Su questo li invito a riflettere''.
Morale:
Poche decine, divisi tra loro, incapaci, quando alzavano la voce di superare il tono di un cinguettio. Ma sufficienti a fare accorrere giornalisti per quella che doveva essere una semplice discussione di approfondimento "destra radicale o destra terminale" . Che si è tenuta, ovviamente, tra Adinolfi e Tassinari.
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'SEI AGGRESSIONI IN UN GIORNO IN CITTA' DIVERSE, AUTORITA' FACCIANO CHIAREZZA'
Roma, 30 ott. (Adnkronos) - ''Ritengo che gli spazi di libertà e democrazia vadano garantiti a tutti, a destra come a sinistra. E se questo non accade, se puo' capitare che in un solo giorno siano messe a segno ben sei aggressioni nei confronti di un'associazione come Casapound - un'associazione, sottolineo, validamente costituita e mai implicata in episodi di discriminazione di alcun genere - è mio dovere chiedere come questo possa accadere e esigere dalle autorità competenti una risposta scritta, che resti agli atti''. Lo spiega il deputato del Pdl Francesco Aracri, che ha presentato un'interrogazione a risposta scritta al ministero della Giustizia e al ministero dell'Interno sulle sei aggressioni contro Casapound Italia messe a segno sabato 24 ottobre.
''Faccio una considerazione molto semplice - spiega Aracri - Registro, e non con un lavoro di intelligence ma semplicemente leggendo i giornali, che in una sola giornata Cpi è stata fatta oggetto di aggressioni da parte di determinati soggetti a Torino, Parma, Reggio Emilia, Novara, Aosta, Sora, sei diverse città, anche molto distanti tra loro. Ora, siccome è indubbio che quando gli aggrediti sono a sinistra la politica reagisce, io voglio sapere come si intenda garantire l'agibilita' di un'associazione che, da statuto, ha il solo scopo di promuovere attività di integrazione e sviluppo sociale. Ricordiamoci poi - conclude Aracri - di quello che è accaduto a piazza Navona, dove solo le indagini sono riuscite a ristabilire la verità tra quali fossero gli aggrediti e quali gli aggressori''.
CASAPOUND, CHI CREDE NEL DIALOGO E RIFIUTA VIOLENZA FIRMI INTERROGAZIONE ARACRI
Roma, 30 ottobre - ''Ringraziamo il deputato del Pdl Francesco Aracri per l'interrogazione a risposta scritta presentata sulle sei aggressioni avvenute sabato scorso ai danni di Casapound Italia''. E' quanto si legge in una nota di Casapound Italia.
''Riteniamo - aggiunge Cpi - che fare chiarezza su quanto di oscuro c'è dietro un attacco premeditato e organizzato, che ha coinvolto città anche molto distanti tra loro, sia nell'interesse di tutti, anche di quella sinistra che con i violenti e i fomentatori d'odio non vuole avere nulla a che fare. Per questo invitiamo chi tra i parlamentari crede alla forza del confronto e del dialogo e ritiene che gli spazi di libertà e democrazia, come giustamente dice Aracri, vadano garantiti a tutti, a dare prova del proprio essere uomini liberi e a firmare l'interrogazione''.
Non entriamo nel merito del colore politico dell’occupazione. Non c’interroghiamo neanche se il CPO Experia si è stato o no un “buon” Centro Sociale. Il problema dello sgombero di stamane continua a essere sociale. Questa città non gode di centri pubblici votati all’aggregazione giovanile. Le istituzioni cittadine hanno sempre sorvolato sulla questione, dando ampia possibilità di aggregazione a realtà criminali. A questo vuoto hanno cercato di porre rimedio e continuano a farlo gli Spazi occupati, optando de jure per l’illegalità, ma de facto per la giustizia sociale e la solidarietà. Lo sgombero di stamani non può che preoccuparci. Queste azioni di forza, slegate da qualsiasi reale piano politico mirante alla promozione della socialità, non possono che essere lette come riprova della volontà delle istituzioni di non voler affrontare i reali problemi della Città.
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Roma, 30 ott. - (Adnkronos) - “Allo scempio di un corpo orribilmente sfigurato non si aggiunga ora lo scempio della verità e della giustizia, con le solite coperture e la consueta omertà che regna in questi casi”. Lo afferma in una nota CasaPound Italia, che così commenta la controversa morte di Stefano Cucchi, il giovane deceduto in cella in circostanze sospette a Roma.
“Uno Stato che permette certe cose sui suoi figli, fossero anche costoro cittadini non del tutto irreprensibili, non è un’istituzione degna di una nazione civile. E certo è ancor meno indice di civiltà il fatto che l’immediata reazione istituzionale sia volta non all’accertamento della verità ma, al contrario, all’insabbiamento delle responsabilità”. “Da sempre sostenitrice di un’idea di stato sovrano e organico – continua la nota dell’associazione di Gianluca Iannone – CasaPound Italia ribadisce che non è certo nell’abuso di potere, nella meschinità e nell’arroganza che si misura la ‘forza’ dell’autorità. Casi come quello di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi, di Gabriele Sandri, al contrario, sono la testimonianza di una crisi profonda della credibilità delle istituzioni, ormai incapaci di garantire la seppur minima libertà personale. Finché lo stato indosserà i panni del guardiano servile coi potenti e prepotente con i deboli, finché i giovani continueranno a morire per mano di chi dovrebbe proteggerli – conclude CasaPound – la parola ‘nazione’ sarà soltanto l'unione casuale di sette lettere e ‘stato’ un semplice participio. Passato”.

Trentaquattro anni fa veniva assassinato, sedicenne, da un commando rosso all'ingresso della sezione romana del Msi Prenestino.
Uccidere un fascista non è reato.
Nemmeno se si tratta di un fanciullo.
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Una delegazione dell'Unione Nazionale Karen, l'organismo che rappresenta le istanze di libertà di un popolo di 8 milioni di persone perseguitate da 60 anni dal regime birmano, è stata ricevuta ieri al Ministero degli Esteri dal Sottosegretario Stefania Craxi.
L'incontro, definito dal capo-delegazione, David Thackarbaw, vice presidente dell'Unione Nazionale Karen molto incoraggiante, ha permesso ai delegati di descrivere la drammatica situazione esistente nella Birmania Orientale a causa delle operazioni militari condotte dall'esercito di Rangoon contro i civili Karen .
“Il Sottosegretario ha dimostrato sensibilità e reale preoccupazione per quello che accade alla nostra gente - ha dichiarato il Colonnello Nerdah Mya dell'Esercito di Liberazione Nazionale - e si è già attivato per compiere dei primi passi diplomatici che riteniamo di vitale importanza per il miglioramento della situazione. Ho avuto l'impressione di parlare con una persona amica”
Da sempre in prima linea nella lotta alla produzione ed al traffico di eroina e di anfetamine, i Karen difendono la loro terra dallo sfruttamento indiscriminato perpetrato da multinazionali occidentali e compagnie cinesi in combutta con la narco-dittatura birmana.
Soltanto negli ultimi tre anni, le operazioni militari della giunta hanno provocato la fuga di oltre 90.000 civili dalle loro case. Quasi 500 villaggi sono stati dati alle fiamme dalle truppe di Rangoon. E un impressionante corollario di stupri e di torture ha accompagnato i rastrellamenti e le deportazioni della popolazione
MYANMAR: UNIONE KAREN, ALL'ITALIA CHIEDIAMO ASSISTENZA ALIMENTARE E FARMACOLOGICA
Roma, 28 ott. (Adnkronos) - ''Siamo vittime di un terrorismo di Stato. La situazione in Birmania si fa sempre piu' difficile. Aumentano gli stupri e le torture, le violazioni dei diritti umani non si contano, mancano cibo e farmaci. Siamo sempre pronti al dialogo e sempre disponibili a trovare una situazione pacifica, ma al momento non ci è lasciata altra scelta che combattere per proteggere la nostra gente''. E' la drammatica testimonianza resa oggi dal vicepresidente dell’Unione Nazionale Karen, David Thackrabaw, e dal Colonnello Nerdah Mya dell’Esercito di Liberazione Karen, nel corso di un incontro che si è tenuto a Casapound.
La delegazione e' in Italia su invito della Comunita' Solidarista Popoli, una Onlus impegnata dal 2001 in progetti umanitari a favore dei civili karen, in un momento di particolare difficolta' a causa delle massicce offensive militari condotte dal regime birmano contro le regioni orientali del Paese. Negli ultimi tre anni, le operazioni militari della giunta hanno provocato la fuga di oltre 90.000 civili dalle loro case. Quasi 500 villaggi sono stati dati alle fiamme dalle truppe di Rangoon. E un impressionante corollario di stupri e di torture ha accompagnato i rastrellamenti e le deportazioni della popolazione. E la situazione, hanno detto Thackrabaw e il Colonnello Nerdah Mya, è in via di peggioramento.
I Karen, una delle principali etnie che compongono il mosaico birmano (circa otto milioni su una popolazione di 44 milioni di abitanti), da 60 anni lottano contro il governo centrale di Rangoon per ottenere l'indipendenza e preservare la loro identità. Ieri la delegazione venuta in Italia è stata ricevuta al ministero degli Esteri dal Sottosegretario con delega all'Asia, Stefania Craxi. Nel corso dell'incontro, definito da Thackarbaw ''molto incoraggiante'', è stata descritta la drammatica situazione esistente nella Birmania Orientale a causa delle operazioni militari condotte dall'esercito di Rangoon contro i civili Karen. (segue)
(Adnkronos) - ''Al governo italiano abbiamo chiesto assistenza alimentare e farmacologica, ma anche di intervenire diplomaticamente sulla Thailandia'', ha spiegato Thackarbaw a Casapound, facendo riferimento anche alle perquisizioni che sono scattate in questi giorni nei confronti di molti dei leader karen rifugiatisi oltre confine. Thackrabaw e Nerdah Mya hanno ricordato i 100mila profughi karen ospitati nei campi in Thailandia, ma hanno anche sottolineato che ''sono molti di piu' i profughi interni'', quelli che cioè sono in Birmania e che spesso sono costretti a spostarsi nella giungla con l'esercito di liberazione: ''Non riusciamo a garantire la loro sicurezza - hanno spiegato - né ad assicurare loro cibo e assistenza sanitaria''.
Quanto alle elezioni che si dovrebbero tenere in Birmania nel 2010, l'Unione nazionale karen alle condizioni attuali non intende parteciparvi. ''La Costituzione attualmente garantisce un 25% di rappresentanza politica ai militari e richiede una maggioranza del 75% per essere modificata - ha spiegato Thackrabaw - In queste condizioni noi alle elezioni non partecipiamo. Chiediamo subito una modifica della Costituzione, elezioni libere e uno Stato federale''.
Da sempre in prima linea nella lotta alla produzione ed al traffico di eroina e di anfetamine, i Karen difendono la loro terra dallo sfruttamento indiscriminato perpetrato da multinazionali occidentali e compagnie cinesi e tailandesi in combutta con la narco-dittatura birmana. ''Un atteggiamento diverso potrebbe forse aiutare la nostra causa, ma da sempre noi siamo contro il traffico di droga'', ha detto il colonnello Nerdah Mya, spiegando che questo rende i karen nemici non solo della giunta militare ma anche dei gruppi criminali.(Zla//Adnkronos)

29/10/2008 – 29/10/2009
Né rossi né neri ma liberi pensieri!
Siam un sol grido, noi siam gli alfieri
Della novella gioventù che non ci sta!
Alalà alalà alalà!
Uniti marciamo verso ’l senato tetro
In un sol blocco, non cedrem d’un metro
Alla patria Vergogna che onor non ha!
Alalà alalà alalà!
Siamo tutti quanti studenti!
Senza color né risentimenti
Contro ogni rancore, contro ogni viltà!
Alalà alalà alalà!
Eppur s’ode: «Camerata, basco nero
Il tuo posto è al cimitero!»
Ahó! Eccoli i paladini della libertà!
Alalà alalà alalà!
Son giunti, son tanti, son troppi
Ribalda canea d’animi zoppi.
Ma noi restiamo, noi siam qua!
Alalà alalà alalà!
Urla, ulula e strepita Lor Marmaglia
Ma noi non fuggirem la battaglia
Siamo la gioventù che resisterà!
Alalà alalà alalà!
D’Antigone il coraggio, d’Eracle la forza,
Intrepidi guasconi, siam di dura scorza,
L’impavida gioventù che non morrà!
Alalà alalà alalà!
In noi di Leonida rinasce lo spirto,
Le belle nostre fronti cinga ’l mirto,
Per la gioventù verace si lotterà!
Alalà alalà alalà!
Fiero il guardo, scoperto il volto,
Ritto il capo, al sol rivolto
Ecco la gioventù che tema non ha!
Alalà alalà alalà!
No! Noi non cedrem d’un’ugna
Sinché Monna Morte non giugna
E alata Gloria alfin ci bacerà!
Alalà alalà alalà!
Una sol cosa si sappia, o giornalisti stolti!
Che oggi pochi si batteron contro molti,
Che noi lottammo per la libertà!
Alalà alalà alalà!
Lottammo, giammai cedemmo alla carogna!
E mentre c’attende la mediatica gogna,
A Piazza Navona una nera rosa fiorirà…
Alalà alalà alalà!