
Capita di notare tra i balconi delle abitazioni del palermitano uno strano vaso a forma di testa di moro. Non si tratta, contrariamente a quanto si pensa, semplicemente di una questione ornamentale perchè dietro vi è una curiosa leggenda.
Si narra che nel quartiere arabo di Palermo, la Kalsa, durante la dominazione araba, vi abitasse una bellissima fanciulla che trascorreva le giornate a curare i fiori del suo balcone.


I Beati Paoli furono una leggendaria setta segreta di vendicatori-giustizieri, sorta a Palermo, a partire, probabilmente con il nome di Vendicosi, dal XII secolo, con l'obiettivo di raddrizzare i torti subiti dalla povera gente.
È difficile trovare documentazioni che ne convalidino l'esistenza e l'operato anche perché i racconti della tradizione popolare erano esclusivamente orali. Ne risultano perciò molteplici teorie non concordanti tra loro che oscillano da una affermazione della loro storicità al convincimento che ci si trovi di fronte ad una invenzione letteraria, mentre è più facile trovare documentazione a partire dalla fine '800 su una diffusione in Sicilia di una convinzione popolare sull'effettiva storicità dei fatti.
Ad essi molti si sono richiamati per originare storicamente la nascita della mafia.
Nel 1909 Luigi Natoli ne ha fatto oggetto di un fortunato romanzo d'appendice. La riedizione del romanzo proposta nel 1971,da Flaccovio editore, con un saggio introduttivo di Umberto Eco ha giovato molto alla conoscenza della vicenda tra un pubblico più vasto, indipendentemente dall'irrisolto problema di quali siano gli elementi romanzati e quali quelli storici nello scritto del Natoli.
Secondo lo scrittore la Palermo sotterranea nella quale si movevano e si riunivano segretamente i Beati Paoli si trova per la precisione sotto il quartiere del Capo in un reticolo di cunicoli e caverne appartenenti ad un'antica necropoli cristiana che si trova tra la chiesa di Santa Maruzza e il vicolo degli Orfani.


5 settembre 2009. LAMEZIA TERME.
è la fine del mondo.
si aprirà una voragine in CALABRIA, un buco nero, dove tutti verremo risucchiati.
PROGRAMMA: sabato 5 settembre
ore 11:00 – torneo beach soccer “CALCIOMATTANZA”
ore 18:27 – conferenza
CULTURA COME POLITICA-LIBRI COME MATTONI
con ADRIANO SCIANCA (resp. nazionale cultura CPI) CINZIA CUGNETTO (resp. regionale cultura CPI CALABRIA)
ore 20:31 – concerto con:
- INDOMITO DISTURBO
- TESTVDO
- ATTACCO FRONTALE
- PORCI DA GUERRA
- ZETAZEROALFA
- HATE FOR BREAKFAST
PROGRAMMA: domenica 6 settembre (per chi sopravvive)
- colazione in riva al mare
- nuotata comunitaria
- COMPLEANNO DI TRADIZIONE M.
- pranzo in riva al mare
per tutti e 2 i giorni i dj di radiobandieranera vi allieteranno con il loro dj set
spazio per tende, tendoni, ecc
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Il CALABRIA FEST 2009 avrà luogo nel comune di Gizzeria Lido.
Il locale è posto proprio sulla spiaggia. E’ uno stabilimento balneare.
Lido “IL FARO”.
per raggiungere il luogo dal nord:
. AUTOSTRADA: svincolo autostradale di “FALERNA”
proseguire in direzione sud, verso GIZZERIA LIDO – LAMEZIA TERME
al km 366 della strada statale 18 (SS18) sulla destra, lungo la spiaggia troverete il lido “IL FARO”
per raggiungere il luogo dal sud:
. AUTOSTRADA: svincolo autostradale di “LAMEZIA TERME”
proseguire in direzione AEREOPORTO – GIZZERIA LIDO, al km 366 della strada statale 18 (SS18) sulla sinistra, lungo la spiaggia troverete il lido “IL FARO”
TRENO: fermata LAMEZIA TERME CENTRALE – si organizzerà navetta dalla stazione al lido IL FARO. pregasi contattare il 338-2672186 per comunicazione di orari di arrivo e numero di persone.
AEREOPORTO: scalo di LAMEZIA TERME INTERNATIONAL – si organizzerà navetta dall’ aereporto al lido IL FARO. pregasi contattare il 338-2672186 per comunicazione di orari di arrivo e numero di persone.
La produzione su larga scala del Re.2005 non iniziò subito: vennero prima ordinati 16 esemplari di "serie 0", poi 18 esemplari di pre-serie e solo nell'aprile del 1943 vennero ordinati 750 esemplari di serie.
Queste ultime, tuttavia, rimasero tutte sulla carta. La sua carriera operativa fu praticamente inesistente. Entrò in servizio nel maggio del 1943 con la 362ª Squadriglia del 22° Gruppo Caccia Terrestre, basata a Napoli/Capodichino. Il reparto fu inviato in Sicilia per fronteggiare lo sbarco alleato. Un pilota raccontò dello scontro con uno Spitfire Mk.V che, nonostante le prestazioni e le manovre evasive, gli rimase attaccato, lo colpì ripetutamente ma dopo un po' rinunciò all'attacco perché probabilmente aveva finito le munizioni. Purtroppo è una delle pochissime informazioni che si conoscono sull'impiego di questo aeroplano. Un'altra è riportata dal pilota scozzese, capitano Duncan Smith, asso con 19 abbattimenti accreditati, amico dell'altro grande asso britannico, Douglas Bader, e padre dell'omonimo leader del Partito conservatore: "Essendomi scontrato in un duello aereo con un Reggiane 2005", racconta in Spitfire into battle(op. cit.) "sono convinto che sarebbe stato molto difficile per noi, spuntarla, con i nostri Spitfires, se gli Italiani o i Tedeschi avessero avuto qualche stormo equipaggiato con questi aerei all'inizio della campagna di Sicilia o in operazioni da Malta. Veloce, e con eccellente manovrabilità, il Reggiane 2005 era complessivamente un superbo aeroplano. (..) Né il Macchi 205, né il Messerschmitt 109 G poteva stare alla pari del Reggiane 2005 in manovrabilità e velocità di salita. Penso che fosse il miglior aereo prodotto dall'Italia nella seconda guerra mondiale". Gli otto aerei della squadriglia andarono, però, distrutti nei bombardamenti degli aeroporti siciliani. Dalla fine di luglio e per circa un mese venne basato a Capua con il compito di contrastare i bombardieri Alleati. In questo contesto vanno a manifestarsi i summenzionati cedimenti strutturali, nel corso di picchiate ad oltre 800 km/h (reali).
Un'altra storia che si conosce riguarda l'uso di una bomba spolettata a tempo contro una formazione alleata di bombardieri pesanti su Napoli.

La Aquila fu una portaerei della Regia Marina durante la seconda guerra mondiale, ottenuta riutilizzando e modificando lo scafo del transatlantico Roma. È stata la prima portaerei italiana dotata di ponte di volo ad essere stata costruita, ma non entrò mai in servizio attivo.
Tra i possibili candidati alla trasformazione in portaerei venne scelto il transatlantico Roma, in quanto pur essendo una nave relativamente recente (aveva 15 anni di età) abbisognava di lavori di riparazione e dell'installazione di un nuovo impianto motore e sarebbe stata quindi ceduta abbastanza facilmente dalla società armatrice.
La realizzazione finale ha visto la protezione passiva realizzata mediante 18 paratie stagne, di cui 11 doppie, da controcarene esterne e da doppifondi riempiti di calcestruzzo armato sino alla linea di galleggiamento. L'applicazione di controcarene avrebbe permesso alla nave sia di raggiungere velocità elevate sia di migliorare la protezione subacquea nei confronti dei siluri. Le contromisure passive videro anche una corazzatura ai depositi di carburante e di munizioni, mentre il riempimento delle controcarene con uno spessore di cemento armato, previsto anche nel progetto Bozzoni e che aveva dato ottime prestazioni alle prove di scoppio in vasca, richiedeva poco acciaio per la sua realizzazione rispetto ad una corazzatura classica. Lo scafo, controcarene comprese, venne allungato di circa 5 metri.
L'apparato motore fu realizzato utilizzando 2 apparati originariamente destinati a incrociatori leggeri della classe Capitani Romani, diventati disponibili dopo la cancellazione della costruzione di quattro delle dodici previste, con 8 caldaie e 4 turbine. La potenza di ciascuno dei gruppi caldaie/turbina venne limitata da 50.000 a 37.500 CV, per un totale di circa 150.000 CV, consentendo alla nave di raggiungere una velocità massima di circa 30 nodi.

Il ponte di volo, continuo da prora a poppa e sostenuto da apposite strutture, aveva una voluminosa isola a più piani sul lato di dritta, a circa metà nave, con la plancia di comando e numerose piazzole per le armi antiaeree. Ai lati dello scafo erano presenti simili piazzole per l'armamento antisilurante.
L'Aquila era equipaggiata con due catapulte Demag ad aria compressa di produzione tedesca e con due elevatori. L'hangar era divisibile in 4 sezioni da paratie tagliafuoco. Avrebbe potuto imbarcare 51 aerei da caccia tipo Reggiane Re.2001 di cui 10 sul ponte di volo, 26 nell'hangar e i rimanenti sospesi al cielo dell'hangar stesso (espediente ingegnoso inventato per poter aumentare la capacità di carico della nave). Era stata prevista anche la costruzione di una versione del Re.2001 ad ali ripiegabili che avrebbe potuto portare a 66 caccia la capacità di imbarco.
L'armamento, destinato principalmente alla difesa contraerea, era costituito da cannoni singoli (8 pezzi da 135/45 mm e dodici da 65/44 mm) installati a prua, poppa e su mensole ai lati dei ponti di volo e da 22 impianti sestupli di mitragliere da 20/65mm installati ai lati del ponte di volo e davanti e dietro l'isola.
| Dimensioni | 232,5 x 30,5 x 7,3 m |
| Dislocamento: | 29.000 t |
| Potenza: | 151.000 cv |
| Velocità: | 30 nodi |
| Armamento | 8 cannoni da 135/45 mm ( in 8 impianti singoli scudati ) 12 mitragliere cannoni da 65/54 ( in 12 impianti sigoli scudati ) 132 mitragliera da 20/65 in 22 impianti sestupli 51 aerei da caccia |
| Equipaggio: | 107+1312 |
Il 28 agosto di ventinove anni fa partiva il primo blitz contro ventotto militanti della destra radicale accusati, su false prove prodotte da dirigenti dei servizi segreti appartenenti alla P2, della strage di Bologna. La montatura, la prima di una lunghissima serie, sarebbe durata un anno prima di crollare. Un anno di carcere duro per decine di innocenti. Conosciamo il resto, la sequela ininterrotta di piste false con accuse ai fascisti o, in subordine, ai palestinesi e a commandos rossi.
50 disastri della sperimentazione animale