domenica, 31 maggio 2009
Forse non lo sai, ma da questi incendi si sviluppano le diossine che hanno una serie di effetti tossici e biochimici. La diossine sono incluse tra le sostanze più cancerogene in assoluto per l'uomo. Ti senti ancora tanto furbo a far respirare alla tua famiglia questa porcheria?

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categoria:immagini, il vostro mondo
domenica, 31 maggio 2009

Flop alla manifestazione anti-G8. Rissa tra i partecipanti. L'escamotage pinocchiesco antifascista. Il video

Ancora un flop, anzi un superflop. Il corteo nazionale della sinistra antagonista che sabato a Roma doveva partire alle 14,30 ha più volte ritardato l'inizio per mancanza di partecipanti. Infine alle 16,30 ha iniziato a sfilare, Un numero basso, la stessa Repubblica ha parlato, in diretta, prima dei ritocchi di rito, di mille persone ma probabilmente saranno state qualche centinaia di più.

Il bersaglio doveva essere il G8 ma si sa che la rivoluzione è un optional, sicché il corteo ha preferito ripiegare sul solito antifascismo, tanto più che, more solito, si concludeva nei pressi di Casa Pound. D'altronde già ai tempi d'oro dei noglobal, otto anni e mezzo fa (di fatto un secolo) questi preferirono trasformare la protesta contro la presenza della Trilateral a Milano in un molto più audace presidio anti Forza Nuova.

Stanchi, fiacchi, delusi, inaciditi, gli “antagonisti” hanno finito col litigare tra loro durante la loro passeggiata del sabato. Ad avere la peggio i rash (ovvero le teste rasate antifasciste), che sono poi la punta più radicale del movimentino. Ad impedire che le cose degenerassero è intervenuta la polizia che ha portato via i cinque rash sottraendoli alla coraggiosa reazione della maggioranza più moderata.

E allora, a mascherare la figura ridicola e patetica, ecco l'ultima trovata: i rash diventano fascisti! Non dura a lungo però perché si conoscono subito le loro generalità e quindi la loro appartenenza. Allora la versione cambia: i fascisti avrebbero aggredito il corteuccio lanciando bottiglie da una via secondaria e i rash li avrebbero rincorsi ma sarebbero stati bloccati dalla polizia, fascista anch'essa ovviamente. Una versione completamente fantasiosa, immediatamente smentita dalle autorità ma alla quale si aggrappano – come ai tempi di Piazza Navona – in modo pietoso e patetico i residuali soviet della comunicazione, sempre più esangui per la verità.

A smentirli completamente il video intero dell'accaduto che mostra come di lite interna si sia trattato, come i rash siano stati aggrediti dai più e come la polizia li abbia tratti in salvo.

Il tutto è palese su:

http://tv.repubblica.it/copertina/quasi-linciati-5-rash/33317?video

Per il resto inutile infierire su questi nostalgici presi da disperazione; bisogna capirli, il ghetto non fa bene al morale e ai nervi.

Gabriele Adinolfi

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categoria:politica, il vostro mondo, anti-antifa
domenica, 31 maggio 2009
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categoria:immagini
domenica, 31 maggio 2009
L'Amia è ad un passo dal fallimento.
I politici fingono che sia tutto a posto.
I sindacati, da veri sciacalli ne approfittano.
La città subisce un altro scempio!


Tratto dal sito
ANSA

Momenti di tensione tra maggioranza e opposizione nell'aula del consiglio comunale a Palermo dove è in corso la seduta straordinaria con all'ordine del giorno la delibera della giunta di Diego Cammarata sull'aumento del 35% della tassa per i rifiuti (tarsu). Tra alcuni consiglieri si è sfiorata la rissa dopo che la maggioranza ha proposto di far svolgere la seduta a porte aperte.

Tranne i consiglieri comunali e le persone autorizzate, nessuno può entrare o uscire nel municipio di Palermo presidiato da polizia, carabinieri e guardia di finanza che tengono a distanza circa 400 manifestanti radunati davanti a palazzo delle Aquile in attesa dell'esito della seduta straordinaria convocata per discutere la delibera dell'amministrazione sull'aumento della tassa per i rifiuti (tarsu). Intanto nelle strade della città proseguono i roghi di cassonetti stracolmi di spazzatura, circa 200 sono quelli bruciati finora. I lavori in consiglio comunale sono stati aperti e sospesi dopo pochi minuti in seguito alla tensione tra maggioranza e opposizione sulla proposta del centrodestra di svolgere la seduta a porte aperte.

E' in corso una riunione tra i capigruppo e una delegazione sindacale in rappresentanza dei lavoratori dell'azienda per i rifiuti (Amia) preoccupati per il posto di lavoro. Secondo l'amministrazione comunale l'aumento della tarsu serve a sostenere le finanze dell'Amia che ha un buco di circa 150 milioni di euro, senza i rincari sarebbe a rischio l'occupazione. L'opposizione chiede che a pagare siano gli ex amministratori dell'Amia che hanno creato la crisi finanziaria e invitano l'amministrazione a recuperare le somme non versate dagli evasori.
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categoria:politica, politica siciliana, il vostro mondo
domenica, 31 maggio 2009


Generali radunati nelle loro masse
Proprio come streghe alle messe nere
Menti malvagie che tramano distruzione
Stregone per la costruzione della morte
Nei campi bruciano i corpi
Mentre la macchina da guerra continua a portare
Morte e odio all’umanità,
Avvelenando le menti già plagiate
Oh Si Signore!

I politici si nascondono
Hanno solo fatto iniziare la guerra
Perché dovrebbero andare a combattere?
Lasciano questo ruolo al povero, si

Il tempo denuncerà le loro menti di potere,
A fare la guerra solo per divertimento
Trattare le persone come i pedoni degli scacchi,
Aspetta che venga il giorno del giudizio, si

Ora nell’oscurità il mondo smette di girare,
Ceneri dove bruciano i corpi
I Maiali della Guerra non hanno più il potere,
E dato che Dio ha spaccato il secondo:
Il giorno del giudizio, Dio chiama
I maiali della guerra strisciano sulle ginocchia,
Implorando pietà per i loro peccati
Satana, ridendo, spiega le ali
Oh Si Signore!
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categoria:video musicali
sabato, 30 maggio 2009
Clicca sulla copertina del cd per sentire la canzone Hardcore Squadrista

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categoria:musica
sabato, 30 maggio 2009
Si sono menati tra di loro! Che ridicoli!

CRO S0B S41 QBXL G8: ROMA; CINQUE IDENTIFICATI; QUESTURA, ERANO DI SINISTRA ( (ANSA) - ROMA, 30 MAG - Cinque giovani di estrema sinistra sono stati identificati dopo gli attimi di tensione che si sono verificati al corteo contro il G8 a Roma.

I cinque giovani formavano il piccolo gruppo che, all'altezza di Piazza Vittorio, è stato rincorso dai manifestanti, per poi essere bloccato dai poliziotti e fatti salire su alcune auto. Secondo gli agenti i cinque apparterebbero ai Rash (Red anarchic skinheads), ovvero una formazione di estrema sinistra.

Diversa la ricostruzione dei manifestanti che continuano a parlare di un gruppo di ragazzi di destra.(ANSA). ST 30-MAG-09 17:50 NNN

FINE DISPACCIO

IL VIDEO
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categoria:il vostro mondo, anti-antifa
sabato, 30 maggio 2009

La stampa sembra concentrare la sua attenzione non solo sugli aspetti militanti ma anche sulla dimensione culturale e artistica di CasaPound

Il teatrino continua. Spesso leggendo i vari Unità, Liberazione, Repubblica e gli altri giornaletti di partito abbiamo optato per un aristocratico “non ti curar di lor ma guarda e passa”, ma abbiamo il sentore che questo andazzo stia diventando pericoloso.

Tralasciando gli aspetti grotteschi e a volte comici, come il cercare di relazionare sull'Unità l'orario di inizio concerto (le 21.03) con l’inaugurazione del campo di Dachau (che si è poi scoperto essere avvenuta il 22.03) tentativo ridicolmente abbandonato tanto che nel più recente articolo si sostiene che le 21.03 sono state un omaggio alla fondazione dei Fasci di Combattimento (avvenuta tra l’altro il 23.03: la storia non è proprio il tuo forte, Mariagrazia…), tralasciando il tentativo disperato di accomunare Casa Pound al nazismo piuttosto che al Fascismo che oramai non fa più paura a nessuno (si parla di una canzone che ricorda la Marcia su Roma del ’22 fatta dalle camice brune, sempre per dare uno schiaffo alla storia), tralasciando il patetico taglio sociologico di chi non riesce ad andare oltre gli schemi che altri hanno disegnato e di voler per forza riportare tutto dentro di essi, dobbiamo dire però che questo tono da medievale caccia alle streghe o da inquisizione seicentesca può diventare una miccia accesa. Perché questo continuo additare, questa quotidiana chiamata alla vigilanza e all’attenzione nei confronti dei fascisti si accompagna ogni giorno ad agguati armati (come nei casi di Napoli, Lecce, Bologna, Firenze) aggressioni (da Piazza Navona fino all’università di Torino), minacce (Verona e Parma), attacchi incendiari e bombaroli contro le nostre sedi (il circolo futurista di CasalBertone o Cuore Nero a Milano) mai denunciati dagli stessi giornali che incitano all’antifascismo, anzi spesso giustificati e coperti proprio come avveniva negli anni ’70 quando illustri attentatori e stragisti venivano coperti dagli agganci nei palazzi della carta stampata.

Alla fine quindi il problema sono sempre i giornalisti...

No, il problema sono le ragioni che ci sono dietro certe campagne.

Tutto questo per cercare di avere almeno un argomento, l’antifascismo, come collante per chi oramai non ha più nulla da dire, tutto questo per permettere a qualcuno di rimanere aggrappato a una poltrona che gli è strappata da sotto, per permettere a qualche partitello di continuare a sopravvivere e in seconda battuta per permettere agli scribacchini di quel partito di continuare ad avere dei fondi che altrimenti sparirebbero.

Un continuo cercare di alzare la tensione ed arrivare a una situazione di scontri quotidiani che ha giovato 30 anni fa agli antenati politici di questi quattro burattinai sgangherati ma che inspiegabilmente non riesce più. Inspiegabilmente, così come inspiegabili siamo noi per voi improvvisati sociologi che proprio non riuscite a capirci e che forse ci considerate di un altro pianeta, forse proprio quel Marte colonizzato dai fascisti guzzantiani.

In cosa si esprime il vostro essere marziani?

Nella capacità di sottrarci a questa trappola.

Potrete distruggerci una sede ma la sera stessa staremmo sulle macerie ad organizzare concerti e feste per raccogliere soldi e ricostruire il tutto più bello e più grande di prima, come abbiamo fatto per il Cutty Sark di Roma, per quello di Verona o per Cuore Nero di Milano. Paradossalmente le vostre bombe, oltre a non poterci fermare o spaventare, fanno addirittura girare più persone e più soldi di prima.

Potete attaccare i nostri banchetti di distribuzione gratuita di pane, ma il giorno dopo saremo in piazza a distribuire anche la porchetta.

Potete fare conferenze all’università in cui esaltate il triangolo rosso, gli arditi del popolo e gli infoibatori, ma il giorno dopo saremo a raccogliere firme per permettere alle famiglie di avere una casa, alle madri di avere un lavoro e a noi tutti di avere un’energia alternativa e pulita a basso costo.

Potete pure sputare la vostra bile ma noi continueremo comunque nel nostro cammino, nel diffondere e creare cultura tramite in nostri libri, le nostre conferenze e soprattutto tramite quella musica di cui tanto vi interessate nei vostri giornali (vuoi vedere che alla fin fine vi piace?), che vi spaventa tanto perché non parla di amori non corrisposti, di vite fallite e di tristezze esistenziali ma perché esprime il nostro modo di essere: scanzonati, allegri, vivaci e pronti a lottare per riprenderci e difendere quello che è stato tolto agli Italiani, la giustizia sociale.

In fondo, stiamo lavorando anche per voi.

Intervista di Ugo Maria Tassinari- L'Altro

postato da: BascoNero89 alle ore 19:32 | Permalink | commenti
categoria:politica, goliardia, anti-antifa
sabato, 30 maggio 2009

Zetazeroalfa - War Machine tour

postato da: BascoNero89 alle ore 11:49 | Permalink | commenti
categoria:musica, immagini, consigli per gli acquisti
sabato, 30 maggio 2009

http://www.ideodromocasapound.org/index.php?option=com_content&view=article&id=137:oltregrigio&catid=52:pendieri-di-casapound

OltreNero

Si fa presto a dire nero. Un colore così compatto, così assoluto, eppure con tante sfumature al suo interno. Già perché ci sono almeno due tonalità di nero, totalmente diverse fra loro, praticamente opposte.

La prima è quella di un nero che ha in sé tutti i colori. Che riesce ad essere allegro, vitale, solare, goliardico. Che – in una visione organica e completa dell’esistenza – parla di morte affermando la vita, in una logica uguale e contraria a quella che vuole i partiti che fanno della vita un “valore” semplici carcasse in putrefazione. E’ la stessa ragione per cui lo Sein-zum-tode heideggeriano non è pulsione di morte ma esistenza vissuta pienamente.

E poi c’è un nero che è assenza di colore, quasi un grigio scurissimo. Un nero che non ha futuro, che non dice nulla, che non va da nessuna parte. Un nero muto, cieco, sordo.

Oltrenero, il reportage su CasaPound appena uscito per i tipi di Contrasto e firmato da Alessandro Cosmelli e Marco Mathieu, si occupa solo di quest’ultima tonalità del nero. Non ne vede altra tonalità e già da subito contraddice il suo stesso titolo. No, “oltre il nero” – un nero cupo e ansiogeno – non si va. Per lo meno non in questo libro.

Nere sono le foto di Alessandro Cosmelli. Bellissime, eleganti. Ma sempre brumose, tetre, scure. Non si ride quasi mai, non c’è gioia né entusiasmo. Gli spazi sono spesso chiusi e quando sono aperti hanno un qualcosa di malinconico e nebbioso. I volti della migliore gioventù italiana sono avvolti dal nero, definiti dal nero. Spesso c’è un elemento di carisma, di attrazione che comunque emerge. Ma non senza un alone nichilista. Sono volti potenti, duri, affascinanti. Ma sempre di quel fascino borderline, un po’ mala londinese, un po’ banda della Magliana. Qualcosa tra The Snatch, Trainspotting e La Haine. Persino le maschere di carnevale perdono ogni carattere goliardico e diventano elementi di ciò Freud avrebbe chiamato il “perturbante”. E, in un paio di casi, si gioca chiaramente sull’equivoco, ritraendo immagini che –  per aver colto il personaggio “giusto” o l’angolazione furba – impressionano ma poco o per nulla sono rappresentativi dell’ambiente che si voleva ritrarre.

Nere, tuttavia, sono anche le parole con cui Marco Mathieu incornicia quelle foto. Curiose, certo. “Dialoganti”. Ma senza che il limite di sicurezza venga mai oltrepassato. Spetterà ovviamente agli intervistati stabilire il grado di veridicità di quanto riportato nel libro. Un paio di passaggi, tuttavia, gridano già vendetta. Ma non è questo il punto. Il punto non è nemmeno nel fatto che, dopo essersi affacciato su una realtà a lui distante, Mathieu ne abbia tratto un certo giudizio piuttosto che un altro. E’ nel suo diritto, è nelle cose. Ad un osservatore si deve chiedere l’onestà dell’analisi, non la direzione obbligata delle sue valutazioni. Anche se qualche giudizio appare gratuitamente velenosetto (suvvia, ci vuol tanto a capire che gli slogan urlati nella notte di capodanno da tizi in scaldamuscoli fucsia e occhiali da sole giganti sulle note del “Ballo di Simone” non esprimono “esibizionismo” o “nostalgia” ma solo pura e semplice goliardia?). E certo qualche stilettata frettolosa verso chi non ha il taglio di capelli, la stazza, l’abito o il tatuaggio giusto sembrerebbe – come dire? – “razzista” se applicato ad altri gruppi umani. Ma, di nuovo, la lacuna principale del libro, il suo peccato originale non è lì.

L’errore di fondo è un altro. E’ nell’aver ritratto staticamente un popolo che invece è in marcia. E’ nell’aver voluto cogliere solo il lato intimistico e sociologizzante di una comunità che rimane avanguardia politica. E’ nell’aver privilegiato “le storie” su “la storia”. E’ nell’averci ascoltato senza averci fatto parlare di ciò che abbiamo da dire. E’ nell’aver scambiato i primi di domani per gli ultimi di ieri. Per dirla più semplicemente: chi apprende dell’esistenza di CasaPound da questo libro arriverà all’ultima pagina senza aver capito che cos’è CasaPound. Perché l’essenza di CasaPound è altrove. Il tutto è sempre più della somma delle sue parti. Oltrenero, invece, dà voce a Gianluca, Manolo, Francesco, Mari, Priscilla, Paolo, ma non fa parlare CasaPound. Non nomina il “mutuo sociale” o “tempo di essere madri”. Non parla di conferenze o di Teatro non conforme. Non va a fondo in nessun testo di nessuna canzone. Non cita articoli, testi, riviste in cui viene fissato il magma culturale di questo movimento. Non parla di un sito dove “corrono le idee”. Non cita l’avanguardia turbodinamista né il manifesto dell’Estremocentroalto.

E cosa rimane di CasaPound al netto di tutto ciò? La tribù. Un aspetto che è reale, beninteso. Ma se la tribù è inquadrata in un contesto politico, dinamico, in un percorso di crescita, allora si sublima, diventa agorà, centro pulsante di una rivoluzione che è in atto nel centro stesso del mondo. Se la tribù è invece ritratta con lo sguardo miope e il fiato corto, allora rimane la sottocultura. A ciò si aggiunga un tocco mefistofelico a base di svastiche e cinghiate ed ecco che il gioco è fatto: la sottocultura diviene “banda nera”, ultima  perversa mutazione mediatica. Quello che voleva essere un dialogo finisce per essere un appello alla vigilanza, l’ennesimo. Della serie: attenti, vivono tra noi.

Si potrà obiettare che qui si sta rimproverando a Oltrenero il fatto di essere ciò che il libro non ha mai voluto essere, ovvero un trattato politico, un’analisi ideologica. D’accordo. Si voleva far parlare gli uomini, le persone. Ci sta. Ma cosa rimane degli uomini dopo che si è troppo disinvoltamente sorvolato su ciò che costituisce la trama stessa delle loro esistenze? Cosa si capisce di noi se non si va a sviscerare il nucleo di senso fondamentale di ciò che, solo, dà significato alla nostra altrimenti inutile parabola terrena? Quei ragazzi che alla fine del 2003 decisero di forzare il portone di uno stabile in via Napoleone III numero 8 non erano solo militanti che negli anni si sono distinti per coerenza, intransigenza, volontà. Erano e sono, anche e soprattutto, degli artisti. Gente che ragiona per immagini, visioni. Che voleva creare qualcosa di grandioso e, perdio, ci sta riuscendo. La prima occupazione non conforme non era ancora stata messa a segno eppure c’era già chi dedicava musica ai suoi futuri inquilini. Perché CasaPound è un’idea. Un’idea lanciata nell’avvenire in una direzione che può non piacere, forse, ma che deve comunque essere raccontata in tutto il suo dinamismo, in tutta la sua carica immaginifica, in tutto il suo disperato amore. Altrimenti è inutile. Altrimenti si perde di vista, nel nero, ciò che è realmente e radicalmente Oltrenero.

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categoria:politica, libri, kulturkampf
sabato, 30 maggio 2009

A Pian del Rascino venne ucciso Giancarlo Esposti e i servizi provarono a perfezionare una macchinazione diabolica

Il 18 maggio 1974 la polizia di Taviani, il ministro degli interni già capo partigiano, tra i brandelli di carne e metallo in cui vennero rinvenuti i resti di Silvio Ferrari, un giovane ordinovista saltato in aria sulla sua motocicletta in circostanze non chiare, "trovò" miracolosamente intatta una copia del giornale Anno Zero. Sulla base di questo miracoloso gioco di prestigio partì il teorema dello stragismo “neonazista”. Perché lo stragismo? Già sapeva, quella polizia, che dopo qualche giorno sarebbe stata perpetrata una strage. Il cui effetto fu il superamento della contrapposizione Dc-Pci e il varo, quell'estate, del "compromesso storico".
Dieci giorni dopo la morte di Silvio Ferrari, infatti, il giorno 28, venne perpetrata a Brescia, in Piazza della Loggia la prima di due stragi (Brescia e Italicus) che in quattro mesi avrebbero aperto la strada ai “governi di unità nazionale” con il partito comunista. Per la prima volta dopo un secolo di manifestazioni in Piazza delle Loggia, quel giorno le forze dell'ordine si schierarono in un posto diverso da quello occupato per consuetudine. E proprio lì, dove era uso che si schierassero, ma non lo fecero, l'ordigno esplose: oltretutto era nascosto in un cestino da poco perquisito.

Due giorni più tardi, il 30, venne ucciso dai gruppi speciali dei carabinieri a Pian del Rascino, nel reatino, Giancarlo Esposti cui si cercò di attribuire la strage; ma l'identikit che fu dettato al “testimone” che secondo i piani doveva addossargli la responsabilità dell'eccidio si rivelò inservibile perché Esposti che, morto, non poteva più difendersi, si era fatto crescere la barba da un mese, particolare che i depistatori ignoravano e che neutralizzò il loro tentativo d'incastro.

Questa era l'Italia di allora. Di allora? Speriamo bene.

Scritto da Noreporter.org

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categoria:storia, in memoriam
venerdì, 29 maggio 2009
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categoria:video musicali
venerdì, 29 maggio 2009
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categoria:immagini
venerdì, 29 maggio 2009
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categoria:immagini
venerdì, 29 maggio 2009
Tratto da www.augustomovimento.blogspot.com

«Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Non ci sono che io qui!»



Il primo Martin Scorsese, quello più duro e autentico! Il regista newyorkese ci regala questa perla di grande cinema nel 1976. Taxi driver è la storia di un uomo triste e disperato, un reduce del Vietnam che, tornato alla vita nomale, fa una gran fatica a ritrovare la sua dimensione. Poco sonno, molta solitudine (a tratti veramente claustrofobica). Il malessere interiore di un uomo raffigurato sullo sfondo degli anni settanta. Dura critica alla società moderna, scritto da Paul Schrader (regista nel 1985 del film Mishima: una vita in quattro capitoli con colonna sonora del grande Philip Glass) e vagamente ispirato per lo stile della narrazione ai romanzi di Dostoevskij Memorie dal sottosuolo e Delitto e castigo.

Travis Bickle (un Robert De Niro in quella che probabilmente è la sua migliore interpretazione di sempre) trov
a lavoro come tassistaNew York in lungo e in largo, esplorandone gli angoli più reconditi, e si accorge che anche in una città con più di 7 milioni di abitanti ci si può sentire soli…

Conosce una donna, Betsy, che lo respingerà contribuendo ancora di più alla sua discesa nel baratro. Travis è letteralmente disgustato dalla società che lo circonda, tanto che si trasformerà in un disadattato: un soggetto borderline che gira armato fino ai denti, che ce l’ha a mor
te con neri, hippie, omosessuali, da lui considerati il marcio della società.

Arriverà addirittura a pianificare l’omicidio di un candidato alla presidenza degli Stati Uniti, ma all’ultimo si tirerà indietro. Vagando senza meta, una sera come tante si imbatte nella giovane prostituta Iris (una giovanissima Jodie Foster), e si mette in testa di volerla salvare a tutti costi dalle grinfie del suo sfruttatore (Harvey Keitel). Ci riuscirà nella scena finale, il momento più ricco di azione di un film riflessivo e dai ritmi molto lenti. Anche Travis avrà quindi il suo momento di notorietà, finendo sulle prime pagine dei giornali.

Ma durerà poco: subito dopo infatti si ritufferà nel vortice della città che non si ferma mai, dove i rapporti sociali sono ormai azzerati, e dove le persone vagano in sarcofaghi di metallo lungo strisce d’asfalto. per occupare le sue notti insonni; ha quindi modo di girare.
postato da: dallaltraparte alle ore 12:43 | Permalink | commenti
categoria:film