giovedì, 30 aprile 2009
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categoria:video, goliardia
giovedì, 30 aprile 2009


Oggi, nel giorno dell'anniversario della nascita di Sergio Leone, la replica è d'obbligo...


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categoria:video, anti-antifa
giovedì, 30 aprile 2009

Oggi gli eroi scendono agli inferi a battersi per noi contro le potenze oscure

Con la cristianizzazione dell'Europa centrale la notte del 30 aprile subì una metamorfosi perché si raccontava che vi si dessero convegno spiriti inferi, streghe e stregoni che si dovevano espellere grazie all'intercessione di santa Valpurga: una monaca inglese (710-778), diventata badessa del monastero tedesco di Heidenheim presso Eichstatt, dove fu sepolta il 1ー maggio 871 nella chiesa di Santa Croce, che ha ereditato le funzioni della Grande Madre e ha dato il nome alla notte, chiamata popolarmente “la notte di Valpurga”, notte in cui si aprono porte inimmaginabili e gli eroi scendono agli inferi a continuare la battaglia anche per chi, inconsapevole, si trova al di qua del sensibile.

Tratto da Noreporter.org

 

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categoria:kulturkampf, storia
giovedì, 30 aprile 2009

Agli ordini del partigiano Pertini, rei di essere belli e amati, Osvaldo, Luisa e il bambino che recava nel grembo vennero assassinati così

30 aprile 1945: Luisa Ferida (31 anni, incinta) ed Osvaldo Valenti vengono fucilati dai partigiani della Pasubio all'Ippodromo di San Siro, dopo un processo sommario, basato su capi d'accusa che si dimostrarono sin da subito infondati. Le raffiche dovevano spazzare via l'immagine di due icone del ventennio; Blasetti e Mastrocinque ne avevano portato alla ribalta le capacità espressive. Non avevano mai rinnegato la piena adesione al fascismo, come molti dei loro colleghi sul finire della guerra, tanto da trasferirsi al Cinevillaggio di Venezia durante la RSI. Dovevano morire: Giuseppe Maronzin (detto "Vero"), comandante della Brigata dei fucilatori, ricevette tre telefonate dal partigiano Pertini che, come scrisse successivamente lo stesso boia, gli ordinò: "Fucilali subito e non perdere tempo".

Pertini sarebbe poi divenuto presidente di questa Repubblica voluta dall'invasore. E qualcuno pretenderebbe di comparare i combattenti a questa gente qui?

Tratto da Noreporter.org

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categoria:storia, in memoriam, anti-antifa
giovedì, 30 aprile 2009

I Reduci della Rsi rifiutano indignati di essere equiparati agli irregolari al seguito dell'invasore

La proposta di legge che avrebbe equiparato partigiani e repubblichini “era contestata da tutte le parti, a cominciare da noi. Siamo stati combattenti di un esercito regolare e quindi non vogliamo usufruire di una legge che ci equipara ai partigiani italiani”. Gianni Rebaudengo, presidente del Raggruppamento Nazionale Combattenti e Reduci della Rsi, commenta così all’ADNKRONOS l’annunciato ritiro della Pdl che mette sullo stesso piano partigiani e repubblichini. “Si potrà parlare di una pacificazione nazionale quando verrà fuori la verità storica su tutto quello che è avvenuto in quegli anni. Da 60 anni vengono dette tutte le cose possibili e immaginabili nei nostri confronti, mentre dall’altra parte ci è voluto il libro di un antifascista, Giampaolo Pansa, per cominciare a svelare alcuni aspetti della Resistenza, per far emergere le prime fessure in un mondo di silenzio. Se si vuole la pacificazione in nome di una comune identità -prosegue Rebaudengo- allora scopriamo le carte, ma senza colpi di spugna per una sola parte”.

La proposta di legge sulla parificazione tra partigiani e repubblichini, che il premier Berlusconi ha annunciato sarà ritirata, “non interessa” gli ex combattenti della Rsi, che rivendicano il loro status di combattenti ‘legittimì a differenza dei partigiani. ネ quanto sottolinea l’Unione nazionale combattenti della Repubblica sociale italiana, in una nota firmata dal presidente, Ajmone Finestra. “Al Congresso nazionale dell’Unione, celebrato a Latina il 3 e 4 aprile - si legge nel comunicato - è stata esaminata la proposta di alcuni parlamentari di istituire una onorificenza ‘tricolore da conferire a partigiani e combattenti della Rsi, con annessa ricompensa in denaro. La proposta - sottolinea Finestra - è stata reiettata all’unanimità dai congressisti”. L’Unione combattenti della Rsi, infatti, “reclama il dovuto riconoscimento di combattenti regolari per i militari della Rsi: riconoscimento fatto dal nemico anglo-americano e frango-gollista e dal Supremo Tribunale militare italiano con sentenza n. 747 del 26 aprile 1954”. Una sentenza con la quale il Tribunale “ha riconosciuto come combattenti legittimi di uno Stato legittimo i militari della Repubblica sociale italiana, precisando che analogo riconoscimento non poteva essere esteso ai partigiani. Pertanto - conclude il comunicato - la vicenda e le polemiche sulla proposta parlamentare e sul suo ritiro, non interessano i combattenti della Rsi”.

Bene così, e si tenessero i 250 euro al mese per i quali i Reduci sarebbero stati parificati a chi collaborò con l'invasore. In Repubblica combatterono per l'onore, non per l'elemosina!

Tratto da Noreporter.org

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giovedì, 30 aprile 2009
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mercoledì, 29 aprile 2009

Gagliardetti al vento

Il 29 aprile 1975, dopo 48 giorni di agonia, moriva a Milano il diciottenne Sergio Ramelli, massacrato da un collettivo di medicina composto da ricchi e viziati neopartigiani; aveva commesso un delitto imperdonabile: aveva affermato di credere nella libertà. L'annuncio della sua morte al termine di una straziante lotta in ospedale venne salutato da uno scroscio di applausi da parte dei consiglieri comunali di Milano, quel giorno in riunione. Uccidere un fascista non solo non era reato ma dava sensazioni forti ai borghesi annoiati e vigliacchi.

Esattamente un anno dopo, il militante del Msi, Enrico Pedenovi, veniva assassinato ad un semaforo, alla guida della sua macchina, da un commando di Prima Linea.

Il giorno seguente all'assassinio di Pedenovi nei pressi del liceo romano Azzarita vidi una scritta fresca sul muro “Il ventinove aprile gagliardetti al vento: è morto un camerata ne nascono altri cento!”

Chi l'aveva prodotta aveva risposto di certo a un impulso di rabbia e di rivalsa che fu indispensabile ma che poi, come difficilmente immaginava allora, si rivelò profetico.

Quella frase fu magica, non solo perché ci aiutò a recuperare il morale e il mordente per affrontare una guerra civile che, pur in netta inferiorità numerica, logistica e di spalleggiamento, riuscimmo a non perdere ma perché era verissima: come avremmo scoperto in seguito proprio in quei giorni nascevano centinaia di camerati e ne sarebbero nati in seguito centinaia e centinaia. Gli assassini invece sarebbero divenuti sempre più sterili.

Sergio ed Enrico, il nostro seme. Eterno!

Gabriele Adinolfi

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martedì, 28 aprile 2009


Badabing non si smentisce mai...
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categoria:immagini
martedì, 28 aprile 2009
di Miro Renzaglia

Con mia figlia ogni 25 aprile siamo soliti mettere in atto una scenetta che va avanti da molti anni, sempre uguale a se stessa. Io la mattina del giorno di festa mi alzo e mi vesto. Tiro fuori un paio di calzini, dei pantaloni, una cintura, un paio di scarpe ed una camicia. Tutti rigorosamente neri. Antico retaggio giovanile (assai ingenuo e un po’ ridicolo) che prosegue anche negli anni della maturità (che comincia a marcire per la verità). Lei si alza e pronuncia le fatidiche parole: “Papà ti sei vestito come un becchino! Sembra che vai ad un funerale.” La mia risposta è pronta e sempre uguale “Forse è così”. Lo scambio di battute è un omaggio a Johnny Cash the man in black che le pronunciò quando il suo discografico non voleva che si organizzasse il concerto alla prigione di Folsom che Cash invece voleva e realizzò traendone poi un disco dal vivo At Folsom prison che risultò uno dei più grandi successi discografici di sempre.

Il 25 aprile 2009, sono uscito di casa presto (vestito di nero) e non ho potuto replicare la solita scenetta. Rientrando a casa però, stupito, sono stato accolto da mia figlia completamente vestita di nero. Non mi ha detto niente. Allora ho capito e pronto l’ho apostrofata “Figliola ti sei vestita come un becchino! Sembra che vai ad un funerale.” E lei pronta “Forse è così”. I piccoli tic e le modeste tradizioni di famiglia (anche quelle pagliaccesche) si tramandano così. Non sa di essersi iscritta al club dei dannati. Peccato, proprio ora che io ho deciso di diventare antifascista.



Mi sono convinto che sono solo due le strade che possono essere percorse per imbracciare la fede laica antifascista e per farla definitivamente tramontare. La prima è quella di diventare una macchietta facilmente additabile dalle teste corte antifasciste oppure convertirsi a questa fede. Come è stato più volte sottolineato, a me vengono in mente Orwell e Jünger: ogni totalitarismo ha bisogno di avere un nemico ben individuabile che aleggia e che è pronto a colpire il regime (bello, buono, paladino della verità).

Ne La fattoria degli animali questo è il compito affibbiato a Palla di Neve che è pronto a sovvertire le sorti progressive dello Stato perfetto instaurato da Napoleon. E nel Trattato del ribelle di Jünger viene sottolineato come ogni totalitarismo ha bisogno di consenso, ma non del totale consenso. Necessita invece, per poter indire delle elezioni farsa presunte democratiche, di una minoranza, magari di lunatici, che possa votare contro e far vedere a tutti che le elezioni sono vere elezioni, che il consenso è ampio ma che l’opposizione è garantita, che non bisogna comunque abbassare la guardia visto che un manipolo di sovvertitori è sempre al lavoro per rovesciare le istituzioni.

Così chi se la sente deve diventare la caricatura di se stesso per dimostrare che tutti coloro che si convertono hanno ragione, non si può parteggiare per dei ridicoli pagliacci addobbati in camicia nera. Questo aiuta a spostare sempre più persone dalla parte dell’antifascismo ed accelera il processo di totalitarizzazione di questa fede nefasta fino al punto di non ritorno. Il giorno in cui tutti, ma proprio tutti si diranno antifascisti,  l’antifascismo d’incanto non troverà più nessun appiglio su cui aggrapparsi e crollerà miseramente.

La seconda è convertirsi da subito all’antifascismo, travestendosi da fedeli ossequienti e lavorare poi all’eresia dal di dentro. In fondo, mi sono detto, se sotto le spoglie dell’antifascismo si riesce a far passare quei valori e quelle idee tipiche del Fascismo socializzatore e farle diventare realtà, me ne frega assai poco di essermi svestito dei panni, invero un po’ logori, del nostalgico. E poi, in fin dei conti al tempo in cui tutti si convertono, da Berlusconi a Fini passando per Alemanno questo è il momento migliore per diventare, senza troppe conseguenze, antifascisti. Un’operazione opportunistica che potrebbe spianare nuovi orizzonti, aprire nuove praterie da percorrere, sempre con l’obiettivo di veder realizzati gli ideali di cui sopra.

Ma per poter diventare antifascisti ed essere credibili bisogna impegnarsi duramente ed in prima battuta bisogna individuare quali sono i capisaldi su cui si fondano i principi di questa totalitaria fede monoteista. È così che mi è venuto in aiuto un libro che qualche tempo fa avevo sgraffignato dallo scaffale di mio figlio.

Sarà capitato anche a voi di leggere un libro che pur non c’entrando niente con quello che state pensando vi aiuta a far luce dentro di voi. È quello che è successo a me in questi giorni leggiucchiando Il libro dell’ignoranza di Lloyd e Mitchinson edito da Einaudi. Libro che, come specifica il sottotitolo, cerca di spiegare che cosa è verità e che cosa è semplicemente panzana. Il libro-gioco che svela le nostre false conoscenze.

Vi si leggono quesiti e risposte veramente illuminanti e che specificano come la mente umana funzioni e su cosa fondi le sue certezze. Io ho indivuato quattro fondamenta.

Rispondete a questi quesiti.

Primo: Qual è il mammifero africano che uccide più uomini?

In prima battuta io sarei tentato, forse anche voi, di rispondere il leone.

In fondo è un carnivoro, è un cacciatore, è il re della jungla ed innumerevoli documentari lo ritraggono come animale sanguinario mentre affonda i suoi canini nella preda. In realtà il mammifero che uccide più uomini è il mite ippopotamo, descritto come pacioso e sonnolento grassone vegetariano, in realtà bestione irascibile pronto ad attaccare se infastidito.

Il primo meccanismo di funzionamento della nostra mente è il pregiudizio. Una volta che abbiamo in testa uno scenario ritenuto vero tendiamo a considerarlo tale senza mai più metterlo in discussione. Badate, io sono uno che ritiene il pregiudizio fondamentale per vivere. Ma esistono per me due forme di pregiudizio uno utile, uno inutile ed inabilitante. Esempio di pregiudizio utile: se ho mangiato un chilo di salame e bevuto due litri di vino e mi sono intossicato non ripeterò l’esperienza per dimostrare a me stesso che mi intossicherò di nuovo. Esempio di pregiudizio inabilitante: se ho lasciato la mia fidanzata bionda perché stronza non mi fermerò di fronte ad una nuova bionda che mi adesca pensando che tutte le bionde sono stronze.

Secondo: Come si chiama la capitale della Tailandia?

Pronti rispondiamo: Bangkok.

Ma siamo solo dei turisti ignoranti, è un nome che i tailandesi non usano più da duecento anni: il suo nome è Krung Thep. In realtà il nome completo ed ufficiale è Krungthep Mahanakhon Amorn Rattanakosin Mahintara Yudthaya Mahadilok Pohp Noparat Rajathanee Bureerom Udomrajniwes Mahasatarn Amorn Pimarn Avaltarnsatit Sakatattiya Visanukram Prasit. In tailandese si scrive in un’unica parola di 152 lettere. La traduzione suona all’incirca così: Grande città degli angeli, supremo ricetto di gioielli divini, grande terra impenetrabile, grande ed importante regno, capitale regale e magnifica, dotata di nove nobili gemme, la più alta dimora reale e grande palazzo, regno divino e luogo vivente degli spiriti reincarnati. Fantastico ed impraticabile. Non ricorderemo mai una simile sfilza di nomi e mai la useremo per descrivere la capitale della Tailandia.

Il secondo meccanismo che muove la nostra testa è la semplificazione. Di fronte ad una verità complessa, proprio per la fatica di ricordarla, ripeterla, farla nostra preferiamo tagliar corto e scegliamo la semplificazione, falsa, facile e facilitante. Il nostro pensiero preferisce la nettezza falsificante del bianco e del nero, abbandonando da subito tutte le tonalità del grigio che costituiscono la bellezza della complessità ma anche la sua fatica.

Terzo: Quanti sono gli stati della materia?

Facile direte: solido, liquido, gassoso.Tre.

In realtà sono circa 15, sebbene la lista si allunghi praticamente ogni giorno. Ecco l’ultimo elenco aggiornato: solido, solido amorfo, liquido, gassoso, plasma, superfluido, supersolido, materia degenere, neutronio, materia fortemente simmetrica, materia debolmente simmetrica, plasma di quark e gluoni, condensato fermionico, condensato di Bose-Einstein e materia strana. La nostra ignoranza e la mancanza di continuo aggiornamento e studio ci ha fermato ad una definizione illuministica vecchia di tre secoli e nulla facciamo per portarci, con la nostra conoscenza, al passo coi tempi e con le scoperte più recenti e che si rinnovano continuamente facendo sempre più luce sulla materia.

Insomma il terzo meccanismo che muove la nostra mente (o la immobilizza) è l’ignoranza e la pigrizia che ci impedisce di rimodulare  il nostro sapere e le nostre convinzioni in funzione dei passi in avanti che le scienze fanno tutti i giorni.

Quarto: Di che colore è una pantera?

Anche qui la risposta sembra semplice: nera!

In tutti i libri di divulgazione scientifica, in tutti i documentari pantera è sinonimo di pantera nera. Quindi il suo colore è semplicemente il nero. In realtà il leone è la Panthera Leo di colore giallo avana, la tigre è la Panthera tigris gialla e nera striata, il leopardo la Panthera Pardus maculata, il giaguaro la Panthera onca anch’esso maculato. Così la nostra superficiale supponenza ci fa credere che utilizzando un termine in maniera univoca la realtà sia in nostro possesso, senza minimamente pensare che quel termine è un contenitore ben più ampio e che ingloba molti sensi diversi che è bene conoscere prima di rispondere o esprimere un giudizio fallace seppur sintetico.

Il quarto meccanismo è quindi la supponenza che ci fa da velo che maschera la verità e che ci tranquillizza se quel velo è diffusamente riconosciuto come vero.

Questi quattro meccanismi sono poi manipolati e d utilizzati dai sacerdoti laici che li utilizzano per far sì che un certo status quo permanga identico a se stesso a conferma che certe affermazioni sono vere e hanno l’imprimatur pontificale. Il meccanismo anche qui è noto. I papa laici affermeranno che queste sono cose note da millenni e che chi vuole conoscerle ha tutti gli strumenti per farlo. Ma voi citatemi un solo testo di divulgazione scientifica, un testo scolastico, un documentario, una conferenza (non un cenacolo per addetti ai lavori inibito agli exoterici) in cui si dica che gli stati della materia sono 15.  Saranno sempre e solo 3: solido liquido e gassoso.

Quindi la strada per diventare antifascisti è dura. Bisogna fare propri: il pregiudizio, la semplificazione, l’ignoranza, la supponenza e credere ciecamente nei pontefici, gestori dell’unica falsa verità che si fa Impero ideologico. Ma solo attraverso l’antifascismo universale si potrà sperare che scompaia, così alla fine bisogna decidersi: caricature di se stessi o neoconvertiti?

Io ero deciso a diventare da subito antifascista, poi mi sono ricreduto. Chiedendo a mia figlia il permesso di rendere pubblico il nostro siparietto del 25 aprile lei mi ha detto con sgomento “Papà, ma veramente sei diventato antifascista?”.

Un secondo dopo ho preso in mano un libro, convinto che l’unica opposizione a questo vento totalitario che spira sempre più forte sia la fatica del sapere che cancella il pregiudizio, che impedisce la semplificazione, che tenta di cancellare l’ignoranza, che travolge la supponenza e che non ci fa credere ciecamente ai papa laici che infoltiscono sempre di più le proprie fila con neoconvertiti da accatto. Loro sì caricature di se stessi.

E poi non posso deludere mia figlia, proprio ora che si accinge ad ingrossare le scarse schiere dei demoni della terra quasi del tutto bonificata dagli sporchi fascisti che ancora inquinano qualche fogna.

http://www.mirorenzaglia.org/?p=7313

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categoria:kulturkampf
martedì, 28 aprile 2009

Ventotto aprile

  • Benito Mussolini

  • Francesco Maria Barracu

  • Nicola Bombacci

  • Pietro Calistri

  • Vito Casalinuovo

  • Goffredo Coppola

  • Ernesto Daquanno

  • Luigi Gatti

  • Augusto Liverani

  • Ferdinando Mezzasoma

  • Mario Nudi

  • Alessandro Pavolini

  • Claretta Petacci

  • Paolo Porta

  • Ruggero Romani

  • Achille Starace

  • Idreno Utimpergher

  • Paolo Zerbino

Presente!

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categoria:in memoriam
martedì, 28 aprile 2009
Clicca sull'immagine per visitare il myspace degli Hate for Breakfast ed ascoltare il nuovo pezzo "L'infamia non va in prescizione"

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categoria:musica
domenica, 26 aprile 2009

PARIGI — Carlos lo sciacallo, per la prima volta davanti a un magistrato italiano, detta la risposta in lingua francese: «La strage del 2 agosto, a Bologna, non è opera dei fascisti». Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, così come Luigi Ciavardini, i neofascisti condannati per la bomba alla stazione coi suoi 85 morti e i duecento feriti, non avrebbero nulla a che fare con la terribile esplosione al tritolo che nell’estate del 1980 sbriciolò la sala d’aspetto di seconda classe e investì il treno Ancona-Chiasso in sosta sul primo binario. Ascoltato per rogatoria dal pubblico ministero bolognese Enrico Cieri, entrato alle nove di venerdì col funzionario della Digos Marotta nell’austero Palazzo di Giustizia parigino che guarda in faccia le punte della cattedrale di Notre Dame e taglia in due la Senna, il terrorista internazionale di origini venezuelane non batte ciglio e ripete: “A mettere la bomba a Bologna non sono stati né i rivoluzionari né i fascisti…”.

Allora chi è stato, insiste il magistrato aggiustandosi gli occhiali sul naso. Ma Carlos, in camicia rossa, ben sistemato nei suoi sessant’anni in arrivo il prossimo 12 ottobre, va per i fatti suoi: “Io voglio parlare davanti a una commissione ministeriale, non a un magistrato… comunque quella è roba della Cia, i servizi segreti italiani e tedeschi lo sanno bene. Il guaio è che l’Italia è una semicolonia degli Stati Uniti, ragion per cui nel vostro Paese non si possono risolvere i tanti misteri… L’Italia dal 1943 è metà pizzeria e metà bordello degli americani, per questo non si risolve nulla… e lo stesso vale per la Germania, semicolonia americana dal 1945”.

Carlos, il cui vero nome è Ilich Ramirez Sanchez, detenuto nel carcere francese di Poissy e famoso per l’assalto al quartier generale dell’Opec nel 1975, spiega anche perché “non possono essere stati i neofascisti” a mettere la bomba alla stazione di Bologna. “In quegli anni — detta — il traffico di armi ed esplosivi attraverso l’Italia era cosa soltanto nostra. Col beneplacito dei servizi italiani, coi quali noi rivoluzionari trattavamo personalmente, i compagni potevano attraversare l’Italia, così come la Grecia, con tutte le armi in arrivo da Saddam Hussein. Per questo posso certamente dire che in quei giorni mai ci sarebbe potuto sfuggire un carico di T4 grande come quello fatto esplodere a Bologna. Non sarebbe sfuggito a noi e di certo non lo potevano avere in mano i neofascisti italiani. Quel tritolo viene dai militari… Tra i rivoluzionari palestinesi e l’Ori (l’Organizzazione dei rivoluzionari internazionali, quella di Carlos, ndr) — puntualizza il terrorista — i patti con i servizi segreti italiani erano chiari: in Italia traffico di armi sì, attentati no… E noi abbiamo mantenuto la parola”. Quindi Carlos demolisce anche la tesi di Cossiga, quella dello scoppio accidentale dell’esplosivo in transito: “Conosco bene quel tritolo, non suda, non si muove… per farlo saltare serve per forza l’innesco”.

A fianco di Carlos, portato in tutta sicurezza al primo piano del tribunale circondato dalla Gendarmeria, ci sono gli avvocati Sandro Clementi e Isabelle Coutant. Con loro l’interprete Sophie Blanco. Davanti al terrorista, a far domande, stanno seduti il giudice istruttore Yves Jannier (che ha sostituito Brughier) e il pm Cieri, l’ufficiale di collegamento italiano in Francia, Forcella, e il magistrato italiano di collegamento a Parigi, Camelieri. Prima di iniziare lo sciacallo li fissa negli occhi uno per uno, prende carta e penna e chiede a ognuno di loro nome e cognome. Non tutti rispondono. A un tratto il magistrato bolognese tira fuori un album fotografico e chiede a Carlos se conosce Abu Saleh Anzeh, rappresentante in Italia del Fronte popolare per la liberazione della palestina (Fplp). Sorride, lo sciacallo.

Prima di diventare segretario a Damasco di George Abbash, Anzeh era il suo uomo delegato ai rapporti con i servizi segreti militari. “Del resto noi eravamo organizzati militarmente — spiega Carlos — per questo subito dopo lo scoppio a Bologna ho ricevuto un rapporto scritto. Noi, prima di tutti, volevamo capire cosa fosse accaduto”. A inviarlo, dice ancora, è stata Magdalena Cecilia Kop, nel 1980 una semplice militante poi diventata sua moglie, oggi ripudiata perché starebbe collaborando con il Bka, la polizia politica tedesca. “Andate a chiederlo a lei cosa c’era scritto… I servizi sapevano bene che a Bologna quel giorno c’era Thomas Kram e farlo saltare in aria con la stazione sarebbe stato come mettere la firma dei palestinesi sull’eccidio… Così l’Italia si sarebbe staccata dai palestinesi e avvicinata agli israeliani. Ma Kram (già interrogato dal pm Cieri, ndr) si è salvato e l’operazione è fallita. Thomas era braccato passo passo dagli 007… In realtà era diretto a Perugia. Perché non tutti lo sanno, ma il ‘68 non è nato a Parigi, è nato a Perugia nel 1967”.


Ciavardini e i suoi coimputati erano innocenti. I servizi italiani e la Cia invece sapevano tutto”. Parola di Carlos

Tratto da Noreporter.org

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categoria:politica, storia, notizie dallestero, anti-antifa
domenica, 26 aprile 2009
Un venticinque aprile particolare: i sacerdoti dell'odio ridotti praticamente alla questua

Cogliere il senso delle dichiarazioni.


NAPOLITANO, RISPETTO E PIETA' PER TUTTI - "A nessun caduto di qualsiasi parte si può negare rispetto e pietà. Devono accomunare tutti", ha detto Napolitano al Sacrario Militare di Mignano Montelungo. "Questa è base - ha aggiunto - per una rinnovata unità nazionale, non insegnata da vecchie, fatali e radicali contrapposizioni".

BERLUSCONI, PIETAS ANCHE PER REPUBBLICANI - Fra partigiani e sostenitori della Repubblica di Salò "ci sono state differenze anche se la pietà deve andare a coloro che credendosi nel giusto hanno combattuto per una causa che era una causa persa". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi rispondendo ad una domanda sulla proposta di legge per equiparare repubblichini e partigiani e su cui il presidente del Consiglio ha sottolineato di non aver opinioni in merito "in quanto - ha detto - non ci ho ancora messo la testa. Rifletteremo". Ma ha aggiunto che merita rispetto chi combattè dlla “parte sbagliata”.

FRANCESCHINI, “NON EQUIPAPARE PARTIGIANI-REPUBBLICHINI” - "Un conto è il rispetto umano ma non si può equiparare chi combatté dalla parte giusta e chi invece lottò per una causa tragicamente sbagliata". Il segretario del Pd non condivide le parole di Berlusconi.

IL SINDACO LEGHISTA - Il sindaco di Varese Attilio Fontana (Lega Nord), è stato fischiato da alcune militanti dell'associazione Donne in Nero. ''Oggi è la festa di tutti, la festa di tutte le parti - ha detto Fontana nel suo discorso per le commemorazioni del 25 Aprile - onoriamo tutte le persone morte in buona fede''

IL CORTEO ANTIFA. Secondo Radio Onda Rossa, scandalizzata e furiosa, la marea ululante arruolata per “derattizzare Roma” sarebbe stata di seimila unità. Il numero più probabile è di millecinquecento. Poca convinzione tra le fila rosse e molta rivalità tra i clan.

Morale della favola: la retorica resistenziale non funziona più, l'antifascismo ha rotto i coglioni. I politici, ivi compreso il Capo dello Stato, lo hanno capito perfettamente e cambiano tono dicendo quanto MAI avevano detto prima. Ovviamente è poco, certamente non rende merito a chi difese la Patria e non liquida affatto chi la tradì perché, d'altronde, la nostra Costituzione questa lettura benevola verso chi seguì l'invasore letteralmente la impone. Ma vedrete che la cambieremo questa Costituzione.

Intanto un pensiero va ai poveri antifa che sono usciti dalla storia e ancora non si raccapezzano: iniziano proprio a farci tenerezza.

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categoria:anti-antifa
domenica, 26 aprile 2009
di Gabriele Adinolfi
www.noreporter.org

In questi giorni di aprile di sessantaquattro anni fa ci fu la Resistenza, ci fu davvero. Era iniziata anche prima, dai tetti di Roma, di Firenze, di Reggio Emilia da cui gli italiani spararono sull'invasore. Era continuata sulla linea gotica, dopo essere stata sacralizzata dal sacrificio dei giovani volontari a Nettuno. Proseguì dopo che le armate che portavano lo strapotere della banca, della mafia, del crimine organizzato in Europa e nelle antiche colonie europee, forti del 71% della produzione industriale mondiale, ebbero sfondato la strenua difesa spartiata. Continuarono a resistere, in particolare a Torino dove le camicie nere di Giuseppe Solaro, colui che aveva scritto “i ribelli siamo noi” tennero la città ancora per giorni prima di essere stroncati in un bagno di sangue. La morte se l'aspettavano; ci si erano fidanzati, come cantavano da tempo ed erano disposti a “morire tutti crocefissi per riscattare un'ora di viltà”. La Resistenza continuava anche più su, nel cuore dell'Europa dove volontari di varie nazioni si strinsero nell'ultimo quadrato e dove un pugno di francesi della Charlemagne, guidati da Henri Fenet riuscirono a inchiodare i russi fino al 2 maggio.

Irrorarono la terra con il sangue e, dopo di loro, fu la volta di tutti coloro che vennero trucidati perché avevano una fede, come aveva giustamente ricordato il generale tedesco Barenfanger prima di morire stroncato nell'ultimo attacco, senz'armi, ai carri armati degli invasori. Un attacco condotto in prima persona, nello stile, nell'etica, nell'insegnamento dell' “Europa della barbarie”. Quando guidò l'ultima carica, ricordano, che ad un ufficiale della Wehrmacht che gli diceva come fosse impossibile senza armi adeguate fermare i carri armati egli rispose: “ma noi siamo armati, abbiamo una fede!”.

Follia? Non tanto visto che in molti allora scelsero di morire o di darsi la morte perché “la causa nazionale non ha bisogno di uomini, quelli li troverà sempre; ha bisogno di esempi”.

E difatti, sessantaquattro anni dopo, il sangue ha pian piano fertilizzato la terra mentre la gente ne ha sempre più le scatole piene delle celebrazioni retoriche di una “Resistenza” retorica, subalterna e che ha ben poco di cui gloriarsi e, soprattutto, non interessa più nessuno.

Gli altri, invece, quelli che la Resistenza la opposero agli invasori che i loro lacché ebbero l'impudicizia di chimare “liberatoori”, sono sempre più amati, ricordati e celebrati da persone di tutte le età e da sempre più giovanissimi.

Aveva ragione Federico Nietzsche: “Scrivi con il sangue e scoprirai che il sangue è spirito”.

Ed è per il sangue delle camicie nere che sventolano ancora alte le nostre bandiere.
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categoria:kulturkampf, in memoriam
venerdì, 24 aprile 2009

Probabilmente ha subito le influenze di Iannone a Poggio Picenze

Dalla rubrica "Carta canta", sotto il titolo "La casa delle liberta":

"La Costituzione della Repubblica Italiana va riscritta. Essa è opera di uomini che la compilavano all'indomani della guerra civile ed adempivano a quel compito nella scia dei carri armati stranieri. Per un'Italia sovrana, libera e degna, orientata ad essere protagonista delle sfide del Terzo Millennio, riscrivere la Costituzione, sulla base di questo programma, si rivela un compito indispensabile".
(art. 18 del programma di Gianluca Iannone, fondatore e portavoce della comunità di Casa Pound, gianlucaiannone.it).

"Una riforma della Carta costituzionale è necessaria perché è una legge fatta molti anni fa sotto l'influsso di una fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come un modello".
(Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, tgcom.mediaset.it, 7 febbraio 2009).

Marco Travaglio.

Ovvero uno dei rappresentanti del trio monnezza (Travaglio, Grillo, Di Pietro) che sta operando per impedire che l’Italia si emancipi dai suoi padroni, padrini e padroncini. Talvolta pero' biosgna dire che sono gustosi...

Tratto da Noreporter.org

postato da: BascoNero89 alle ore 18:42 | Permalink | commenti (2)
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