sabato, 28 febbraio 2009

Il 28 febbraio 1975 l'assassinio dello studente greco Mikis Mantakas, ad opera di un plotone comunista, apriva la serie delle uccisioni da arma da fuoco. L'omicidio avveniva all'ingresso della sezione romana Prati del Msi, tra via Ottaviano e Piazza Risorgimento. Occasione dell'apertura della stagione del piombo era il processo che si stava tenendo nel vicino tribunale di Piazzale Clodio ai tre responsabili identificati della strage di Primavalle in cui, ventuno mesi prima, erano arsi vivi Virgilio e Stefano Mattei, 22 e 8 anni. I giovani missini e i comunisti si erano contesi l'aula del tribunale e i secondi avevano avuto ripetutamente la peggio. Quella mattina si presentarono armati e iniziarono a fare fuoco, senza successo, già nel piazzale. Le forze dell'ordine impedirono l'accesso al palazzo di giustizia e i missini ripiegarono nella sezione Prati. A metà mattinata si verificò un assalto comunista alla sezione; chi si trovava dentro uscì per respingerlo. Fu allora che gli assalitori si aprirono a ventaglio e alcuni di loro fecero fuoco. Mikis Mantakas, 21 anni, iscritto al Fuan, fu colpito alla testa e morì poco dopo. Gli stragisti di Primavalle frattanto vennero trattati con i guanti bianchi dal tribunale, se la cavarono con una condanna risibile e vergognosa di “omicidio preterintenzionale”. Uno di loro, Achille Lollo, rifugiatosi in Brasile dove opera nel clan di Lula, non ha perso occasione successivamente di mostrare che genere di personaggio abietto sia. Ma questa è un'altra storia. Pensiamo invece a ricordare il giovane greco venuto a morire a Roma per la civiltà. Alalà!

Noreporter.org

postato da: BascoNero89 alle ore 11:31 | Permalink | commenti
categoria:video, in memoriam
mercoledì, 25 febbraio 2009
Tratto da ilgiornale.it

Roma - Achille Chiappetti è un insigne costituzionalista, ordinario di diritto pubblico nella Facoltà di Scienze Politiche della Sapienza di Roma. Te lo immagini canuto a scartabellare polverosi brocardi e, invece, lo trovi pungente e gagliardo, nel suo studio nel quartiere Prati di Roma, mentre attorno a lui satellitano giovani (e belle) assistenti e dalle pareti occhieggiano le opere del professore-avvocato pure pittore. Ancora fresca la polemica sulle modifiche alla Costituzione, Chiappetti ne approfitta subito. È la sua materia. "La Costituzione non è intoccabile, affatto. Specialmente in alcune parti deve essere aggiornata. È stata il frutto di una mediazione storicamente datata in cui ebbe ovviamente peso la componente marxista guidata da Togliatti. Non si deve irrigidirla ulteriormente perché è già difficilmente aggiornabile. Infatti, se la Costituzione non si conforma ai mutamenti sociali essa o diviene inutile o si rompe. Non come quella di Fiume che prevedeva nella carta stessa il suo continuo aggiornamento”.

Attualità fiumane La Carta del Carnaro? Un pezzo d’antan, roba anni venti? “Tutt’altro. Si tratta di una costituzione in alcuni tratti molto più chiara e moderna della nostra”. Insomma, a Fiume, alla Festa della Rivoluzione, fra nudisti, arditi e artisti, dove la poesia era un diritto, non scherzavano. E lo Statuto del Carnaro, seppur rimasto per evidenti limiti temporali sulla carta, rappresenta un’eredità preziosa e a lungo dimenticata. Dietro c’è la genialità rabdomantica di D’Annunzio, certo, ma soprattutto la capacità innovativa di Alceste De Ambris, sindacalista rivoluzionario e giornalista. E Fiume diventa laboratorio, di follie di ogni genere, di cultura declinata in vita e convertita in amore, ma anche di futuri possibili. E non solo delle liturgie fasciste, come spesso si legge.

Un salto nel futuro La Carta di Fiume è una piroetta nel futuro, una costituzione repubblicana stilata da De Ambris nella speranza di anticipare la nascita di un movimento di chiara ispirazione social-rivoluzionaria e repubblicana da estendersi a tutta l'Italia. La Carta del Carnaro prevedeva un ampio decentramento amministrativo, la democrazia diretta, il suffragio universale esteso anche a tutte le donne, l'introduzione del divorzio e la difesa contro gli sviamenti della giustizia.

Più innovativa della nostra Costituzione “E tutte queste considerazioni fanno sì che un costituzionalista – spiega Chiappetti – non può prendere in considerazione questa inusuale costituzione se non in una chiave di comparazione; laddove i due termini di confronto sono lo Statuto Albertino, da una parte, vigente all’epoca in Italia; e la Costituzione italiana del 1948, che l’Italia si è data venticinque anni dopo, a seguito della caduta del fascismo. Ebbene, direi che se noi consideriamo queste due date (1848 e 1948), lo Statuto del Carnaro ci appare subito molto più vicino – dal punto di vista dei suoi contenuti – al 1948 e, per certi versi, sembra perfino scavalcare quest’ultima data”. “Tutta la nostra complessità e conflittualità – prosegue il professore – nella Carta fiumana è invece semplificata. I lavoratori, per esempio, vengono chiamati produttori, portando così ad unità tutte le categorie ed i ruoli della produzione di ricchezza e di benessere. E poi è una costituzione semplice e chiara. Non come la nostra che si presta ad ambivalenze e interpretazioni. L’articolo 1 della Carta del 1948 è molto meno trasparente, laddove stabilisce che L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Si tratta di una formula che, quando la lessi per la prima volta, tanti decenni fa, mi indusse subito a chiedermi se essa avesse un senso concreto. Poi, con il progredire degli studi, mi accorsi di non avere avuto torto perché mi fu facile accertare che, in realtà, questa formula era allo stesso tempo compromissoria e dirompente”.

Carta ottimista Insomma, era meglio la Costituzione di Fiume, della reggenza dannunziana del Carnaro. Anche dal punto di vista emotivo. Perché se quella di Fiume è una costituzione ottimista, come dice Chiappetti, la nostra allora com’è? “Ideologizzata e perciò ispirata alla sfiducia nei confronti degli altri”, risponde laconico il professore.
postato da: dallaltraparte alle ore 19:21 | Permalink | commenti
categoria:kulturkampf
mercoledì, 25 febbraio 2009
postato da: dallaltraparte alle ore 15:16 | Permalink | commenti (1)
categoria:video
mercoledì, 25 febbraio 2009

LE AGENZIE USCITE OGGI 24 FEBBRAIO

CAMBIERA' SESSO PER FARSI SUORA; CASAPOUND, CHIESA L'ACCOLGA (AGI) - Roma, 24 feb - Un simpatizzante di Casapound Italia dei castelli Romani si sottoporra' a maggio ad un intervento per diventare donna e ha chiesto alla curia vescovile di entrare in un convento come suora. Lo rende noto il portavoce del centro sociale per la provincia di Roma il quale chiede che non ci sia ostracismo da parte della Chiesa. "Tutti gli uomini e le donne dovrebbero essere uguali, e avere le stesse possibilita'. Anche chi passa da un campo all'altro", afferma Massimo Carletti -

La colpa di P.D. e' quella di avere un sogno, come tante altre persone. Lui pero' e' fortemente determinato a realizzarlo, e noi l'aiuteremo'. P.D., 45 anni, - spiega un comunicato - "e' impegnato in una battaglia morale per l'ottenimento di una garanzia da parte della curia vescovile riguardo al suo desiderio di farsi suora ed entrare in convento, successivamente all' intervento che nel prossimo mese di maggio, lo rendera' donna". "Ha scelto il mese mariano proprio per la profonda fede che lo contraddistingue in un panorama nichilista povero di virtu' e avaro di ideali. Lui - continua Carletti - ha molte virtu' e un forte ideale cristiano, che proprio la chiesa vorrebbe negare".

"Come tornera' dal paese europeo dove effettuera' l'intervento, ed espletate le pratiche anagrafiche e burocratiche del caso, P.D. non dovra' subire alcun ostracismo che lo ostacoli nella realizzazione del suo sogno: entrare in un convento e farsi suora". "Del resto - conclude Carletti - non si capisce come possano passare nel silenzio le storie di migliaia di uomini che si fanno donne per prostituirsi, mentre uno che lo vuol fare per donare la propria esistenza alla chiesa, debba trovare un muro di gomma e sollevare tanto clamore. Confidiamo che la fede che guida P.D., possa allo stesso modo guidare le decisioni di chi finora si e' dimostrato poco attento alla forte vocazione e allo spirito di sacrificio di un componente del suo gregge". (AGI) Red 241046 FEB 09 NNNN 


CASTELLI, VUOLE CAMBIARE SESSO E FARSI SUORA: CASAPOUND LO SOSTIENE OMR0000 4 CRO TXT Omniroma - CASTELLI, VUOLE CAMBIARE SESSO E FARSI SUORA: CASAPOUND LO SOSTIENE (OMNIROMA)

Roma, 24 feb - Quarantacinque anni, un lavoro affermato, ha confessato al parroco la propria omosessualità e il suo desiderio di diventare donna e farsi suora. A chiedere di sostenere nel suo percorso P.D., 45enne rappresentante di ceramiche dei Castelli romani, è Casapound Italia Provincia di Roma. «P.D. è un simpatizzante della nostra associazione - dice Massimo Carletti, portavoce dell'associazione - Tutti gli uomini e le donne dovrebbero essere uguali, e avere le stesse possibilità. Anche chi passa da un campo all'altro».

L'uomo, che a maggio si sottoporrà a un'operazione di cambio di sesso, è impegnato in una battaglia per ottenere una garanzia da parte della curia vescovile riguardo al suo desiderio di farsi suora ed entrare in convento. La vicenda nei paesini della cintura dei Castelli Romani è sulla bocca di tutti. «Ha scelto il mese mariano proprio per la profonda fede che lo contraddistingue in un panorama nichilista povero di virtù e avaro di ideali - continua Carletti - Lui ha molte virtù e un forte ideale cristiano, che proprio la chiesa vorrebbe negare. Come tornerà dal paese europeo dove effettuerà l'intervento, ed espletate le pratiche anagrafiche e burocratiche del caso, P.D. non dovrà subire alcun ostracismo che lo ostacoli nella realizzazione del suo sogno: entrare in un convento e farsi suora.

Del resto - conclude Carletti - non si capisce come possano passare nel silenzio le storie di migliaia di uomini che si fanno donne per prostituirsi, mentre uno che lo vuol fare per donare la propria esistenza alla chiesa, debba trovare un muro di gomma e sollevare tanto clamore. Confidiamo che la fede che guida P.D., possa allo stesso modo guidare le decisioni di chi fin'ora si è dimostrato poco attento alla forte vocazione e allo spirito di sacrificio di un componente del suo gregge». pif 241133 feb 09
FINE DISPACCIO

QUESTO L'ULTIMO COMUNICATO CHE RIVELA LA BEFFA Di CASAPOUND ITALIA

Roma, 24 feb - "Non pensavamo che la vicenda di P.D. suscitasse tanto clamore", si legge in una nota di Casapound Italia in merito alla notizia divulgata dall'associazione stessa di un loro simpatizzante, che all'età di 45 anni ha deciso di diventare donna e farsi suora.

"Eppure la vicenda era già sotto gli occhi di tutti, almeno dallo scorso sabato. In quel della fiera di Roma P.D. ha maturato la sua scelta definitiva: passare dalla parte della chiesa, senza se e senza ma".
"Non sappiamo - continua la nota - e non c'interessa saperlo se la scelta è maturata per una questione di espiazione di peccati del passato, di sincera e assoluta fede, oppure per opportunismo di accomodarsi ed affiancarsi ad una struttura, quella ecclesiale, che trova sempre un posto per tutti. In cambio chiede solo fedeltà".


"P.D. per noi. Partito Democratico per tutti gli altri. Il partito che cambia pelle ogni due settimane, ora ha scelto la via della fede. Scelta confermata anche nel nome del nuovo segretario: quel Franceschini che fa tanto ordine monastico."

"Ci spiace per i sempre meno elettori del PD. Le loro sedi chiudono, il partito è malato, la classe dirigente è debole; la soluzione trovata sposa la via della parrocchia con tanti saluti alla laicità sbandierata, e di fronte a tanta tristezza CasaPound Italia se la ride in maniera fragorosa e dirompente onorando così l'ultimo giorno di Carnevale ma soprattutto il centenario del Futurismo.


PURE LE AGENZIE STAMPE RUSSE...AHAHAH!!!

Свежие новости
 
Итальянец хочет сменить пол и постричься в монахини



Итальянец Марко из пригорода Рима намерен сделать операцию по смене пола, постричься в монахини и уйти в женский монастырь. Его не смущает, что его приходской священник и местный епископ ничего не желают слышать о нем и его намерениях.

Марко - гомосексуалист. Сменить пол он собирается в одной из стран Северной Европы в мае этого года.

По его словам, при разговоре с приходским священником он наткнулся на «резиновую стену», а с епископом было еще хуже.

В ассоциации Casapound Italia, отстаивающей социальную справедливость, к его мечте отнеслись с пониманием.

Пресс-секретарь ассоциации заявил, что «все мужчины и женщины должны быть равны и иметь равные возможности. Единственная вина Марко в том, что у него есть мечта. У него много добродетелей и настоящий христианский идеал, а Церковь хочет ему в этом отказать», - сказал представитель ассоциации.

http://www.segodnya.ua/news/14035611.html

 

postato da: dallaltraparte alle ore 14:44 | Permalink | commenti
categoria:politica, goliardia, militanza
martedì, 24 febbraio 2009


Manifesto del Futurismo recitato da Carmelo Bene


"La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi, il sogno.

Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno.

Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova, La bellezza della velocità!
Non v'è bellezza se non è ne' lotta. Nessuna opera che non abbia carattere aggressivo può essere capolavoro.

Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli. Perchè dovremmo guardarci alle spalle se dobbiamo sfondare le porte misteriose dell'impossibile. Il tempo e lo spazio morirono ieri!
Noi viviamo già nell'assoluto perchè abbiamo già creato l'eterna velocità onnipresente.

Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.

Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violenti luci elettriche; I ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano
i fiumi balenanti come un luccichio di coltelli.

É dall'Italia che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente, incendiaria col quale fondiamo oggi il futurismo; Perchè vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori d'archeologi, di ciceroni, d'antiquari.

I più anziani tra noi hanno trent'anni; ci rimane dunque almeno un decennio per compiere l'opera nostra.
Quando avremo quarant'anni altri uomini più giovani e più validi di noi ci gettino pure nel cestino come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo."
postato da: dallaltraparte alle ore 14:45 | Permalink | commenti (4)
categoria:kulturkampf, video
martedì, 24 febbraio 2009

Lapalissiano sarebbe dire che le droghe non fanno bene. La domanda giusta da porsi è: a che servono? Droghe, stadio, discoteche, televisione ormai non sono altro che palliativi di un sistema lobotomizzante che chiama il popolo a partecipare al suo destino solo ogni tot di anni dentro una cabina elettorale. Per dirla alla George Romero: "Siamo morti che pensano di essere vivi". Signore e Signori, benvenuti sulla terra dei morti viventi!

Palermo, 24 feb. - (Adnkronos) - ''Il recente sequestro di anfetamine denominate 'speed' dimostra, ancora una volta, come tra i palermitani si stiano diffondendo nuove droghe, soprattutto tra i giovani di eta' compresa tra i 16 e i 24 anni. Il fenomeno, presente da diversi anni nell'Italia del Centro e del Nord, sta dilagando anche a Palermo, in alternativa all'uso di marijuana, hashish e cocaina". Lo dice il colonello Teo Luzi, comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, commentando il sequestro di oggi nel capoluogo siciliano di un ingente quantitativo della nuova droga, usata soprattutto nei rave party.

"Recentemente - ricorda Luzi - sono stati intercettati due distributori all'ingrosso di pasticche di ecstasy destinate al divertimento giovanile del sabato sera. Il sequestro fatto dai carabinieri nei primi giorni di gennaio di oltre 800 pasticche di ecstasy allo Zen e di altre 2.000 a Terrasini nell'estate 2008, sono solo la punta dell'iceberg del fenomeno".

postato da: dallaltraparte alle ore 14:38 | Permalink | commenti (1)
categoria:il vostro mondo
martedì, 24 febbraio 2009
Tratto da www.AugustoMovimento.blogspot.com 



10 febbraio 1918
: “Ci siamo affilati nella lunga attesa come sopra la ruota di un arrotino difficile. Siamo tutti taglio e punta, fissi su una rude impugnatura… Credo che di rado uomini furono così compiutamente pronti ad un’azione disegnata. Nulla manca, tutto è previsto. L’indugio non ci giova più, ci logora…


Con queste parole Gabriele D’Annunzio (1863 – 1938) racconta le ore precedenti di una delle imprese più audaci, irriverenti e, purtroppo, sconosciute della storia della marina italiana.

Siamo nell’ultimo anno della Prima Guerra Mondiale e l’Italia è appena uscita col morale a pezzi da una delle sconfitte più pesanti dal punto di vista militare, e non solo, dell’intera guerra: la disfatta di Caporetto. Disfatta che farà emergere i grossi limiti dell’esercito italiano e comporterà un rovesciamento interno ai vertici dello stesso con la successione tra Cadorna e Diaz.
Proprio in questo contesto di scoramento generale matura l’idea dell’azione che, pianificata già da dicembre, solo a causa delle cattive condizioni meteorologiche e dell’attesa delle ricognizioni aeree sulla Baia, fu posticipata all’11 febbraio.

I M.A.S. 96, 95 e 94 al comando di Costanzo Ciano (1876 – 1939) lasciarono l’ormeggio della Giudecca alle ore 11.00 del 10 Febbraio 1918, con l’obiettivo di riprendersi quel «fegato gettato più lontano che mai», che Ciano aveva idealmente lanciato preparando l’impresa. Il “Vate”, che per l’occasione si autodefinì «volontario marinaio», era imbarcato sul MAS 96Luigi Rizzo, medaglia d’oro e artefice dell’affondamento di due corazzate austriache, di cui l’ultima il 10 giugno 1918 nelle acque dell’Isola di Premuda, la quale si ricorda ancora oggi come festa della Marina militare.
Gli equipaggi dei MAS, dopo essere stati scortati da unità leggere e da due torpediniere, cominciarono ad avanzare sole e non senza poche difficoltà, e proprio in quel momento difficile D’Annunzio trovò le parole che spingono il cuore sempre oltre, coniando quel motto che ancora riecheggia in tutte le azioni audaci: Memento Audere Semper.

11 Febbraio 1918: “ Nasce il nuovo giorno… navighiamo da quattordici ore. Teniamo da cinque ore le acque del nemico. Gli siamo entrati nella strozza, e poi nel profondo stomaco […] Un allarme, e andiamo in predizione”

Entrati a Buccari, i MAS, dopo oltre 60 miglia di navigazione e oramai senza alcun tipo di scorta, avanzarono indisturbati, puntando ognuno un bersaglio diverso, silurando il nemico con estrema precisione ma con cattiva sorte. I missili lanciati, difatti, si incagliarono nelle maglie di piombo delle reti parasiluri poste a difesa delle imbarcazioni austriache. Nonostante ciò il valore dell’impresa era inestimabile: penetrare per oltre 60 miglia nelle retrovie nemiche senza in alcun modo essere avvistati, evidenziando così la completa inefficacia del servizio di guardia nemico; dimostrare a tutti, italiani in primis, che l’ardimento di alcuni elementi dell’esercito batteva ancora fiero. E sono proprio questi due fattori – debolezza austriaca e rinnovato vigore dell’esercito italiano che rendono questa impresa importante, anche ai fini dell’esito della Prima Guerra Mondiale. In un momento così delicato della guerra, infatti, portare alla ribalta che lo “straniero” era vulnerabile voleva dire rinfrancare il morale dell’intera nazione e far sì che essa concorresse per intero a conquistare la vittoria, che si realizzò nella battaglia di Vittorio Veneto, ultimo atto del Risorgimento Italiano

Infine, c’è la stoccata dell’uomo che incarna il “pensiero azione” e che tinge l’impresa di un particolare sapore beffardo, facendo sì che la “beffa” assuma anche contorni carnevaleschi e un romanticismo d’altri tempi.

Le tre bottiglie nastrate tricolore che D’annunzio lasciò nella baia recavano questo messaggio:

“In onta alla cautissima flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d’Italia, che si ridono d’ogni sorte di reti e di sbarre, pronti sempre a osare l’inosabile. E un buon compagno, ben noto – il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro – è venuto con loro a beffarsi della taglia”

La notte era passata e i MAS con a bordo i cuori intrepidi facevano ritorno a casa. È proprio vero: l’alba non è uguale per tutti.



insieme al capitano di corvetta

“Lasciamo dietro di noi le soglie del Quarnaro posseduto. La nostra piccola bandiera quadrata si muove come una mano che faccia di continuo cenno. Ha il rosso rivolto verso l’Istria che mi par di rivedere in sogno, simile a un grappolo premuto o a un cuore pesto. Ho l’amaro del sale in bocca…

L’alba non è uguale per tutti.

Dall’Italia navighiamo verso l’Italia! (Gabriele D’Annunzio)
postato da: dallaltraparte alle ore 14:23 | Permalink | commenti
categoria:kulturkampf
martedì, 24 febbraio 2009
postato da: dallaltraparte alle ore 13:43 | Permalink | commenti (2)
categoria:musica, immagini
martedì, 24 febbraio 2009

Ronde, sicurezza, immigrazione e sbandamenti vari

A me queste ronde non piacciono, e neppure tutto quello che c'è dietro.

Oltre vent'anni fa mi schierai su posizioni assai impopolari per il mio ambiente perché difendevo a spada tratta quel Le Pen che i pre/post-neofascisti vedevano come il fumo negli occhi, in quanto, dicevano loro (che leggevano Repubblica) era un atlantista, un borghese, un occidentalista e non capiva il valore rivoluzionario delle etnie sottomesse.

I giovani rampolli della dr pensavano che mi fossi rimbambito. Quando qualcuno mi veniva a trovare a Parigi, senza dirgli niente me lo portavo a passeggio nelle zone del cous cous e dopo un paio d'ore dovevo calmarne i bollori reazionari.

Sono quasi trent'anni che sono conscio, per esperienza, del problema dell'immigrazione che sfocia in tre disastri: globalizzazione multirazzista all'americana, guerra tra poveri e internazionalizzazione delle classi produttrici. Ovvero una minaccia sociale e nazionale assoluta. Sono pure trent'anni che, esattamente come Le Pen (che ha difeso il Terzo Mondo come pochi) non liquido il tutto con formule drastiche quanto idiote. Come Le Pen, e a differenza di molti lepenisti, non confondo l'immigrazione con gli immigrati. Più ancora, so che “l'Immigrato” in sé non esiste. Sono consapevole che ci sono milioni di casi diversi, capisco perfettamente che a monte (ma spesso anche a valle) il dramma dei popoli che poi si riversano sulle nostre terre è stato causato, ed è alimentato ogni giorno, dalle nostre classi dirigenti, imbevute di lucro, progressismo, buonismo e universalismo. Gli stessi che, poi, pensano di dover “concedere la nazionalità” (quasi fosse la tessera di un club) agli immigrati una volta qui. Non perché così acquisirebbero parità di diritti, per questo basta la regolarizzazione, ma perché i nostri ideologi – di destra e di sinistra – hanno l'odio per l'appartenenza, sono antinazionali e cosmopoliti per scelta dissolutoria e pretendono di allargare a tutti la loro follia.


Proposte concrete


Per queste ragioni e partendo da queste basi ho intrapreso una serie di studi, scaturiti nel quaderno sull'immigrazione del Centro Studi Polaris. Non volevo che ci si limitasse all'analisi delle cause e ad eventuali risposte complete, ma impraticabili al quotidiano, come l'attendere il fallimento del Wto, dell'Fmi e la fuoriuscita dal sistema delle Multinazionali, cercavo delle proposte concrete e immediate. E ce ne sono. La prima, la più importante, verte a ridurre il business sull'immigrazione. Un business che non riguarda solo i datori di lavoro ma le associazioni che vivono di quella piaga. In particolare la Caritas che usufruisce di quasi la metà dell'otto per mille versato alla Chiesa e lo spende per alimentare l'immigrazione clandestina. Alla Caritas si aggiungono miriadi di associazioni foraggiate con il cinque per mille. Il ruolo di queste associazioni e il fatto che esse vivano del disagio sociale e prendano tante più sovvenzioni quanto più questo aumenta è centrale. Furono esse che in Francia accesero la famosa “rivolta delle banlieues” di tre anni fa e la spensero non appena ottenuto il raddoppio dei finanziamenti pubblici cui avevano avuto diritto fino ad allora. Basterebbero due battaglie legali - l'eliminazione delle sovvenzioni pubbliche e l'istituzione dei contributi per gli immigrati in fondi bloccati nel Paese d'origine - per iniziare quantomeno un'inversione di tendenza. E invece...


Cul de sac


E invece ci si fossilizza in un cul de sac. Si punta tutto sulla sicurezza senza rendersi conto che, così facendo, da una parte ci s'imbarbarisce e dall'altra si rende l'immigrazione (che non vuol dire le persone degli immigrati) irreversibile e inattaccabile. Difatti se il problema del fenomeno diventa la criminalità non ci si limita con questo a compiere un'ingiustizia di massa verso le moltitudini immigrate oneste ma si sposta il problema. Esso, difatti, consta in globalizzazione multirazzista all'americana, guerra tra poveri e internazionalizzazione delle classi produttrici, e non nella clandestinità di alcuni e nella delinquenza di altri. Fissare tutta l'attenzione su questi aspetti, importantissimi ma derivati, non fa che distrarre la mente dal fondo del problema; e intanto negrieri e Caritas prosperano e le ondate crescono.

Frattanto con una totale regressione psichica, etica e culturale, si finisce con l'imaginare la figura mitica (in negativo) de L'Immigrato, con il detestarlo a priori. Ognuno diventa il replicante del criminale e questi il totem del suo popolo.

I romeni allora sono tutti violentatori come dicono, senza rendersi nemmeno conto di quello che fanno, migliaia di ragazzi che hanno come mito di riferimento Codreanu!


Morale della favola


Tutto ciò è assurdo. Lo è umanamente, perché chi viene dalla Romanitas non può – letteralmente non può – valutare le persone a prescindere da loro stesse e liquidarle con un cliché. Lo è politicamente perché la linea che si segue conduce in un vicolo cieco, facendo crescere, e non decrescere, i flussi migratori, del tutto inattaccati se il problema diviene non il fenomeno in sé ma la delinquenza sfociata dalla clandestinità. E perché, impostato male il problema, non si disinnesca affatto la guerra tra poveri ma la si alimenta. Lo è, infine, perché il panico diventa un ottimo pretesto per le oligarchie in difficoltà affinché si crei un diversivo nella crisi socioeconomica e, forse, si prepari il terreno a salutari “stragi islamiche”, assai probabili nel quadro delle nuove rivalità tra potenze.

Fatto sta che l'attuale can can sull'immigrazione ha prodotto due elementi significativi.

Il primo: non si parla più di morti bianche (dunque il diversivo al momento è efficace).

Il secondo: si organizzano ronde affidate ad associazioni di volontariato. Ergo: l'indotto che vive del disagio migratorio e che ha la necessità di mantenerlo in vita e di potenziarlo (esattamente come accade nel rapporto perverso e mortifero vigente tra ricerca e malattia) viene ampliato.

Insomma: stiamo nella merda più di prima e come unica aggiunta abbiamo da registrare un decadimento intellettuale e morale. Dal quale, fortunatamente, dobbiamo escludere Casa Pound() che nel manifestare ha dato una risposta intelligente, articolata e corretta (leggasi il volantino). E speriamo di poterne escludere tanti altri, auspicando soprattutto che si riesca ad intervenire lucidamente sul fenomeno senza lasciarsi trascinare negli abissi perversi e pervertenti costruiti da quelli stessi che hanno creato anche questo problema, come tutti gli altri.

Gabriele Adinolfi

postato da: BascoNero89 alle ore 10:57 | Permalink | commenti
categoria:politica
domenica, 22 febbraio 2009
RESTO DEL CARLINO: Scontri tra neofascisti e centri sociali
Rissa in castiglione. I COMMERCIANTI: QUELLI COI VOLANTINI HANNO AGGREDITO GLI ALTRI

Vigliani (CasaPound Bologna): ci hanno accerchiato e uno di noi colpito con la catena


"Noi verso le 11 siamo usciti dalla nostra sede per andare a prendere il caffè in un bar di Via CASTIGLIONE, ERAVAMO Lì DAVANTI IN CINQUE: QUATTRO RAGAZZI E UNA RAGAZZA. Ha il volto ammaccato Alessandro Vigliani portavoce di CasaPound e racconta l'episodio avvenuto prima. Abbiamo visto arrivare da Via Rialto un gruppo di almeno 15 persone, a volto scoperto - Dice Vigliani -. Ci hanno detto "ve ne dovete andare". Ho risposto pacatamente: "E' inutile che litighiamo, fate pure la vostra iniziativa" e qualcuno ha gridato Vigliani di merda stai zitt. Una persona ha spruzzato verso di me con una bomboletta e me l'ha lanciata. Poi mi è arrivato un calcio e lì è iniziata la colluttazione. Io sono a terra con uno di loro. A quel punto, la situazione nella ricostruzione di Vigliani, è degenerata: Ci hanno accerchiati con una manovra quasi militare e poi non so più bene cosa sia successo. Il parapiglia è durato diversi minuti. Di certo uno di noi è stato colpito in faccia con una catena, che è stata recuperata dalla polizia. Poi ho sentito gridare "arriva la polizia" e sono scappati tutti. Chi erano? Non conosco i loro volti, la nostra denuncia è contro ignoti.
Questo - conclude il portavoce di CasaPound - è il risultato di un clima di odio e schedatura nei nostri confronti che va avanti da mesi da parte di chi dice di voler "liberare" Bologna dalla nostra presenza.


DE PIERI (il portavoce del TPO.. leggete le cazzate)

GIANMARCO DE PIERI, in una conferenza stampa ai Giardini Margherita ha dato la versione "antifa" dell'accaduto, specificando di essersi trovato nel gruppo coinvolto nel parapiglia.
"Nell'ambito del volantinaggio alcuni aderenti di Casapound hanno sbarrato la strada a ragazzi e ragazze che volantinavano in Via Orfeo.
Prima hanno minacciato con tono aggressivo e l'accento di Frosinone questo è il nostro quartiere, e poi ci hanno caricati.
Io ero presente, ho sentito queste minacce e visto, purtroppo, questa aggressione.
Ho visto l'utilizzo di cinghie e catene su questi ragazzi che volantinavano. Uno non si porta in giro certe cose per passeggiare.
Infine, ho visto due coltelli, questo è quanto.


QUESTO IL RACCONTO DEI COMMERCIANTI E DEI PASSANTI


Scena da anni Settanta in via Castiglione. Rossi contro neri, occhi pesti e catene. Lotta pseudopolitica e scontro fisico. E' accaduto ieri alle 11 durante un'iniziativa del TPO e altre sigle antagoniste, nell'ambito della campagna che chiede la chiusura di CasaPound.

Il racconto dei commercianti che hanno le attività nella piazzetta smentisce la ricostruzione del TPO, riportata nell'articolo a fianco.
E' arrivata una ventina di persone coi volantini da via Rialto - dice un negoziante -. Si sono scontrati con un gruppetto tra il 59 e il 61 di Via Castiglione poi sono scappati dicendo "andiamo, arriva la polizia". Uno sanguinava. "Uno del gruppo più numeroso e agitato afferma un altro esercente - aveva una bomboletta in mano . "Hanno aggredito 3-4 persone che erano sotto il portico dalla parte opposta"". "Ho visto 15-20 persone che ne rincorrevano 2-3 e poi le colpivano con catene e bastoni", racconta un terzo. L'avvocato Bordoni ricorda di avere presentato mesi fa in Procura "una querela per istigazione a delinquere per il materiale pubblicato in Internet in cui si invitava un certo bacino a intervenire contro la sede di Casapound". E Massimiliano Mazzanti chiede le dimissioni del presidente di Quartiere Andrea Forlani che appoggiato la campagna del Tpo. "Da parte mia è pleonastico condannare le violenze - dice Forlani - e le iniziative in Quartiere possono essere messe in relazione coi fatti della mattinata solo da chi vuole strumentalizzare".



TUTTI I GIORNALI:

CORRIERE, REPUBBLICA, UNITA', IL DOMANI, RESTO DEL CARLINO riportano quest'oggi le testimonianze dei commercianti, commercianti che sono stati ascoltati anche dalla polizia che sta indagando.
Tutte le testimonianza corrispondono alla versione dei fatti data da noi di Casapound.
postato da: dallaltraparte alle ore 21:06 | Permalink | commenti
categoria:politica, il vostro mondo, anti-antifa
domenica, 22 febbraio 2009
postato da: dallaltraparte alle ore 13:34 | Permalink | commenti (2)
categoria:immagini, militanza, area ardita, casapound palermo
sabato, 21 febbraio 2009


Foro 753 ha occupato questa mattina un casale abbandonato in Via della Casetta Mattei 380 (zona Bravetta-Portuense) per ribadire la propria disponibilità a tutelare aree verdi e parchi, lasciate per anni in stato di abbandono e degrado.

Tali aree, numerose in ogni quartiere di Roma, hanno favorito per troppo tempo bivacchi d?ogni tipo, fornendo a clandestini, delinquenti ed irregolari zone franche e non controllate a discapito dei cittadini, rendendo i nostri quartieri meno sicuri e più degradati.

Con questa azione, FORO753 chiede agli organi preposti, di affidare ad associazioni e comitati cittadini le aree in questione, al fine di renderle più sicure, proponendo altresì attività sociali e culturali in risposta agli ultimi episodi di violenza brutale, derivata dalla irresponsabile gestione del problema immigrazione, e del degrado che da essa ne è derivato.
ROMA 21 Febbraio 2009
postato da: dallaltraparte alle ore 22:29 | Permalink | commenti
categoria:politica
sabato, 21 febbraio 2009

Alla fine, ciò che si poteva ampiamente temere e prevedere, è successo: ringalluzziti dalla copertura politico-istituzionale del Ds e del presidente del quartiere Forlani  – i “rivoluzionari a gettone” mantenuti direttamente e indirettamente dal Comune di Bologna – hanno aggredito alcuni ragazzi di CasaPound. A giudicare dal materiale lasciato a terra da questi personaggi, possiamo dire con certezza che si tratta degli stessi che questa mattina hanno organizzato un volantinaggio contro Casapound.

Tutta via Castiglione è stata testimone dell’agguato che una ventina di sedicenti fautori della libertà, hanno teso a quattro giovani, i quali, però, col consueto coraggio, li hanno respinti. Purtroppo, però, due ragazzi hanno subito qualche contusione e il bilancio, se non fosse stata per la prontezza dei ragazzi, avrebbe potuto essere molto più grave. Adesso – ora che non ci sono più dubbi sulla matrice dell’aggressione -, il signor Forlani deve dire se è questa la sua concezione della democrazia e il signor Delbono e i partiti che lo sostengono debbono chiarire se intendono tollerare tra le loro file un soggetto, lo stesso Forlani, che fa politica nel quartiere più importante della città, affiancandosi a delinquenti patentati. Speriamo anche che, almeno questa volta, la CdL di Bologna, che a Palazzo d’Accursio rappresenta le forze dell’opposizione cittadina, sia capace di alzare la voce per chiedere, con noi, dimissioni di Forlani. Per Casa Pound, nulla muta, dopo l’aggressione di oggi: ogni giorno siamo sempre più forti e di certo non ci lasciamo intimidire da chi vorrebbe portare Bologna ad uno scontro tra opposti estremismi, non avendo più la capità di proporre e promuovere, limitandosi dunque a tentare di distruggere, ciò che altri costruiscono. Noi continueremo su questa strada: proposte, conferenze, iniziative sociali saranno la risposta a questa aggressione.

Nulla ci può intimidire, tanto meno l’odio dei comunisti che prosperano all’ombra dei centri sociali o che si nascondo sotto le poltrone delle istituzioni.
Noi siamo il Marmo contro l'olezzo nauseabondo della loro palude.
 
Alessandro Vigliani
Responsabile Casapound Bologna
 
Massimiliano Mazzanti
Responsabile Cultura Casapound Bologna

postato da: dallaltraparte alle ore 14:22 | Permalink | commenti
categoria:anti-antifa
venerdì, 20 febbraio 2009
Un buco nell’emmenthal...

Denunciò un’aggressione neonazista ma aveva inventato tutto: brasiliana denunciata in Svizzera

L'avvocatessa brasiliana di 26 anni, Paula Oliveira, che raccontò d'esser stata aggredita da un gruppo di neonazisti in Zurigo ammette alla polizia elvetica di essersi inventata tutto. La giovane, che conviveva con un ragazzo svizzero, ha sostenuto per alcuni giorni la tesi secondo la quale un gruppo di esponenti dell'SVP (partito nazionalista svizzero) l'avessero abbordata alla stazione ferroviaria di Zurigo e sfregiata marchiandola con "scritte neonaziste" (incluso il nome del partito sopracitato). Oggi la brasiliana è indagata per falsa testimonianza e dovrà rispondere a processo. Il fatto è accaduto in concomitanza con la recente decisione da parte del governo elvetico di aprire ulteriormente le frontiere, decisione fortemente contrastata dal SVP. La brasiliana voleva forse ricevere il risarcimento che la legge svizzera concede alle vittime di "aggressioni neonaziste" o magari qualcuno voleva mostrare la violenza della destra nazionalista nei confronti degli immigrati.

www.noreporter.org
postato da: dallaltraparte alle ore 20:49 | Permalink | commenti
categoria:il futuro che ti vietano
venerdì, 20 febbraio 2009
In un quadro disastroso per le economie dell'Europa Orientale spicca come caso in controtendenza quello della Slovacchia dove, secondo un articolo di Repubblica:


anche qui altissimo peso della produzione industriale ad alto contenuto tecnologico (auto di qualità ed elettronica). Il Pil nelle prognosi per il 2009 scenderà da un im- petuoso aumento del 7,4 per cento l`anno scorso a un modesto 2,4. Brusca frenata, ma è sempre crescita, non recessione. II premier socialdemocratico Robert Fico rafforza il welfareper aiutare i ceti deboli e pro gramma investimenti nelle infrastrutture.

L`adesione all`euro protegge Bratislava da tempeste monetarie.

(-http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=34997314)


la Slovacchia è un'anomalia non solo dal punto di vista economico, ma anche, e direi sopratutto da quello politico.

Dal 2006 infatti il paese è guidato stabilmente da una coalizione che riunisce i Social-Democratici del partito SMER, i populisti del Partito del Popolo-Movimento per una Slovacchia democratica e, pietra dello scandalo, i nazionalisti di destra del Partito Nazionale Sovacco; per fare un paragone è come se in francia i socialisti di segolene Royale si fossero alleati con il Front National.


Il partito Social-Democratico SMER, per aver formato un'alleanza con i populisti e i "fascisti" è stato espulso dal Partito Socialista Europeo, ma il premier socialista di Bratislava se ne è infischiato e ha continuato per la sua strada, impostando una politica estera basata sull'amicizia con la Russia e con i paesi arabi e invertendo la rotta dei precedenti governi democristiani in materia economica, rallentando le privatizazioni.
postato da: dallaltraparte alle ore 20:24 | Permalink | commenti
categoria:notizie dallestero