domenica, 30 novembre 2008

Abbiamo occupato. Siamo cittadini Romani in emergenza abitativa, come tanti altri troppi Romani.

Il lavoro precario (quando c’è), gli stipendi da fame, gli affitti alle stelle, le banche usuraie e i loro mutui-ergastoli da pagare per 40 anni, hanno spinto
migliaia di famiglie sotto la soglia di povertà. Il risultato? Il record per numero di sfratti eseguiti e da eseguire spetta a Roma. E oltre che i drammi
familiari che si consumano quotidianamente fra i tanti sfrattati, si delinea una manaccia per l’intera città : l’emigrazione dei cittadini romani dal centro cittadino verso la periferia estrema, se non verso i paesini satelliti di Roma.

Occupando questo stabile restituiamo l’ennesimo palazzo vuoto in attesa di una forte speculazione alla cittadinanza romana, dando casa a 25 famiglie Italiane, famiglie romane.

Combattiamo cosi’ le pesanti ingiustizie di questo fallimentare sistema economico governato dalle banche e dai grandi capitali, rifiutando con forza anche il disegno di una Roma senza romani, di una roma senza più alcuna identità.

Casa Romana sarà presto uno spazio a disposizione di tutto il quartiere e di tutti i cittadini. Un luogo di iniziative culturali, ludiche e sportive che
lancieranno un messaggio preciso : ritroviamo la nostra comunità e riscopriamo il sentimento di appartenenza.

I romani non si arrendono, non lasceremo la nostra città!

via cassia n. 1134

"Esprimo tutta la mia solidarietà alle famiglie che questa mattina hanno occupato lo stabile in via cassia 1134". Lo dichiara Andrea Antonini capogruppo de 'La Destra' al XX municipio di Roma e coordinatore regionale di Casa Pound Italia nel Lazio.

"Siamo soddisfatti dell'interessamento del sindaco Alemanno con cui ci sarà un incontro nei prossimi giorni per discutere della situazione di queste famiglie con la speranza che si trovi soluzione al problema dell'emergenza abitativa attraverso proposte come il Mutuo Sociale”, continua Antonini.

Seguiranno Aggiornamenti

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domenica, 30 novembre 2008

Settant'anni fa il martirio

Il 30 novembre del 1938 il Capitano, prigioniero politico del regime romeno, venne strangolato insieme a 13 camerati dalla polizia del re Carol e del ministro Calinescu. Un martirio indimenticato.

Percorri soltanto le vie indicate dall'onore. Lotta e non essere mai vile. Lascia agli altri le vie dell'infamia. Piuttosto che vincere per mezzo di un'infamia, meglio cadere lottando sulla via dell'onore”. Corneliu Zelea Codreanu

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domenica, 30 novembre 2008

Lo showman si accanì contro gli studenti perseguendo la causa del botteghino

"La contestazione al comico Beppe Grillo" - dichiara Gianluca Iannone, presidente dell'ass. Casapound Italia - "effettuata ieri sera a Latina, è la giusta risposta all'infame comportamento di cui ha dato prova il comico genovese in occasione dei fatti di Piazza Navona". "Dalle pagine del suo blog, non si fece scrupoli ad additare dei ragazzi come "infiltrati", seguendo le sirene dei veri falliti della politica, rappresentanti della sinistra radicale estromessa dal popolo italiano dal parlamento e dagli studenti dalle università" - continua Iannone - "Invenzioni buffonesche immediatamente smentite dai ragazzi stessi e dai maggiori organi di stampa, nonchè dalle istituzioni. Non domo però, lo showman ligure ha continuato la sua persone battaglia contro gli studenti, forse convinto che poteva abbellirsi agli occhi della canea "antifascista" conquistando nuovi adepti alla causa del botteghino". "Abbiamo chiesto le scuse del blogger genovese, senza alcun esito, a dimostrazione che l'educazione, come la verità non sono evidentemente di casa su quell'indirizzo internet". "In definitiva" - conclude Iannone - "con l'azione di ieri sera a Latina, si è voluto ricordare tutto ciò ai suoi spettatori paganti. Si è voluta rimarcare la distanza abissale tra chi della menzogna ne ha fatto un'affare e tra chi la verità la considera un valore.

www.casapound.org


Gianluca Iannone 3400543501

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sabato, 29 novembre 2008

Mendicante a quattro anni I giudici: non è schiavitù «È la tradizione dei rom».

ROMA — Un bambino rom, anche se di soli quattro anni, che mendica insieme con la mamma, e lo fa soltanto per alcune ore e non per l’intera giornata, non è sfruttato e la mamma non può essere condannata per riduzione in schiavitù. Lasciandosi dietro una lunga scia di reazioni indignate o perlomeno dubbiose, la Cassazione ha così annullato una sentenza della Corte d’Appello di Napoli che aveva condannato Mia, una madre rom scoperta a fare accattonaggio con il figlio.

La polizia aveva sorpreso due volte Mia in una strada di Caserta seduta per terra con un bambino più piccolo in braccio, mentre quello di quattro anni tendeva la mano ai passanti e poi dava alla mamma i soldi. In primo grado la donna era stata condannata a 6 anni sia per riduzione in schiavitù sia per maltrattamenti in famiglia. In appello la Corte non aveva ravvisato i maltrattamenti ma aveva confermato la riduzione in schiavitù e condannato Mia a 5 anni. La Cassazione ha ribaltato tutto: la donna non può essere condannata per riduzione in schiavitù ma soltanto per maltrattamenti in famiglia. La pena sarà inferiore.

Per la Suprema Corte non soltanto Mia non faceva parte «di un’organizzazione volta allo sfruttamento dei minori», ma occorre anche «prestare attenzione alle situazioni reali». Primo: la donna mendicava per povertà. Secondo: mendicava con il figlio soltanto dalle 9 alle 13, quindi non c’è «quella integrale negazione della libertà e dignità umana del bambino che consente di ritenere che versi in stato di completa servitù ». Terzo: non si possono «criminalizzare condotte che rientrino nella tradizione culturale di un popolo». Il mangel, l’accattonaggio usualmente praticato dagli zingari, scrive la Cassazione, per «alcune comunità etniche costituisce una condizione di vita tradizionale molto radicata nella cultura».

Lo fanno adulti e bambini, non c’è da scandalizzarsi. Altroché se c’è da scandalizzarsi, replicano indignate le parlamentari del centrodestra. Per Gabriella Carlucci, vicepresidente Pdl della commissione Infanzia, «la sentenza derubrica a maltrattamenti in famiglia lo sfruttamento dei minori e legittima la riduzione in schiavitù dei piccoli rom». Barbara Saltamartini, componente della stessa commissione, si chiede come sia possibile che «mendicare anche soltanto "part-time" non venga considerata una forma di costrizione per un bambino di quattro anni? Questa sentenza sembra obbedire ad una logica ideologica, i bambini rom non sono bambini di serie B».

Nel centrosinistra non si grida allo scandalo ma neppure si giustifica la teoria messa in piedi dalla Cassazione. «Questo è veramente un caso di relativismo etico — dice la parlamentare del Pd Livia Turco —. Io capisco lo sforzo che hanno fatto i giudici per comprendere il contesto, anche culturale, in cui vive quella famiglia rom ma questo sforzo non può portare ad accettare una condizione che è contraria ad ogni valore comunemente condiviso in difesa dei diritti dei bambini». Stessa certezza per la vicepresidente Pd della bicamerale Infanzia, Anna Serafini. «È ovvio che non ci troviamo di fronte ad un’organizzazione criminale che sfrutta i minori. Ma anche in questo caso c’è un interesse superiore del bambino che non possiamo dimenticare. È il suo diritto a non vedersi privato dell’infanzia e sottratto alla scuola».

Mariolina Iossa

Aspettiamo sentenze che avallino infibulazione, poligamia, schiavitu',  cannibalismo, incesto, coprofilia, necrofagia/filia etc etc etc...

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sabato, 29 novembre 2008

La nuova legge sarà su scala europea; non se ne conoscono ancora i confini, probabilmente laschi; si fonderà sui criteri del processo ai vinti

Chi incita al razzismo e alla xenofobia rischia sanzioni penali da 1 a 3 anni. Lo hanno deciso i ministri della Giustizia Ue, che hanno raggiunto un accordo sull'adozione della decisione quadro. Un comunicato del commissario Ue alla giustizia, Jacques Barrot, spiega che il provvedimento è rivolto contro "coloro che incitano pubblicamente e intenzionalmente alla violenza e all'odio, anche attraverso la disseminazione o la distribuzione di trattati, foto o altro materiale diretto contro un gruppo di persone o un membro di tale gruppo definito in base alla razza, al colore, alla religione, discendenza o origini nazionali o etniche". "Razzismo e xenofobia non hanno luogo in Europa, né dovrebbero averlo in nessun altra parte del mondo. Il dialogo e la comprensione dovrebbero prevalere sull'odio e la provocazione", afferma Barrot, che "accoglie calorosamente l'introduzione di sanzioni severe ed efficaci contro il razzismo e la xenofobia, che violano direttamente i principi della libertà, della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dello stato di diritto, sulla base dei quali l'unione europea è stata fondata e che sono comuni agli Stati membri". La 'decisione quadro' dell'Ue si applica anche a chi condona o nega atti di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, in base alla definizione della Corte penale internazionale e del tribunale di Norimberga.(che, notoriamente, non ebbe un criterio giuridico preciso ma aprì il campo a interpretazioni soggettive senza freno). I governi nazionali hanno due anni di tempo per tradurre il provvedimento nelle loro legislazioni nazionali, disponendo di un certo margine di flessibilità. Gli Stati membri, infatti, possono decidere di sanzionare solo gli atti che mirano effettivamente a disturbare l'ordine pubblico o comportamenti di natura minacciosa, abusiva e insultante. Molti governi Ue avevano frenato sull'introduzione del provvedimento temendo proprio un'applicazione troppo fiscale delle sanzioni, a scapito della libertà di espressione. Per questo motivo la 'direttiva quadro' ha avuto una gestazione molto lunga: è stata proposta dalla commissione europea il 29 novembre 2001.

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sabato, 29 novembre 2008

Ora scoprono che anche nel 1947 gli Usa stavano tranquilli: d'altra parte i comunisti dipendevano da loro

Giovanni Battista Montini, nel settembre del 1947 sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, era convinto che si fosse alla vigilia di una invasione comunista dall'Est, dalla Jugoslavia, e che il Pci si preparasse, con scioperi e disordini, a sostenerla con una vera e propria sollevazione. Mentre sugli schermi della Tv arriva domani la fiction che racconta i momenti salienti della vita del cardinale che divenne Papa Paolo VI, dagli archivi americani 'emerge' un rapporto che ricostruisce in dettaglio i forti timori di Papa Pio XII e di uno dei suoi sostituti alla Segreteria di Stato, che vennero subito smentiti dal rappresentante americano presso la Santa Sede, che fornì ampie rassicurazioni. Nessuna invasione, nonostante gli scioperi che attraversavano il Nord d'Italia, nessuna rivoluzione od invasione comunista imminente. Per tutta l'estate di quell'anno i braccianti avevano scioperato per chiedere ai proprietari di terreni che il rapporto tra lavoratori e l'estensione del fondo fosse proporzionale. Inoltre le sinistre avevano organizzato manifestazioni di piazza accusando il governo di non saper fronteggiare l'inflazione conseguenza dei nuovi rapporti imposti dal nuovo cambio tra lira e dollaro (da 225 a 350 lire); Pietro Nenni aveva presentato una mozione di sfiducia al governo De Gasperi e così sul tavolo della Segretaria di Stato erano arrivati allarmatissimi rapporti: si era alla vigilia di una invasione e il Pci si preparava alla sollevazione. Quei timori sono riassunti in un documento top secret stilato dal diplomatico Usa Parsons e che da ieri è sul sito www.casarrubea.wordpress.com, promosso dagli storici Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino. "Secondo una serie di resoconti ricevuti in Vaticano da fonti considerate attendibili, i comunisti hanno ricevuto nuove istruzioni da Mosca con l'obiettivo di provocare la caduta del Governo De Gasperi con ogni mezzo, ricorrendo anche alla forza. I rapporti indicano che l'attuale ondata di scioperi altro non é che il primo passo dello sviluppo di una fase rivoluzionaria, mentre altre informative si riferiscono allo spostamento di circa 500.000 soldati jugoslavi, guidati da ufficiali russi, verso il confine orientale italiano. Infine, alcuni dispacci illustrano l'ostruzione (di scarse proporzioni ma apparentemente deliberata) dei movimenti delle unità dell'esercito italiano nell'Italia settentrionale", scrive Parsons riassumendo quanto, sostiene, gli è stato esposto il 16 settembre da Montini. Parsons si rivolge all'ambasciatore Dunn e smentisce su tutta la linea l'analisi del Vaticano, esposta da Montini su pressione di Pio XII. Il giorno dopo torna in Vaticano e illustra la risposta americana:"In rapporto agli scioperi, non siamo convinti che si tratti del primo passo di un tentativo rivoluzionario per la presa del potere o per isolare l'Italia settentrionale". "Per quanto riguarda i movimenti di truppe, ho detto a Montini che i rapporti dell'intelligence sul tema si contano a dozzine. Tuttavia, non si riscontrano particolari movimenti (a cui Montini aveva accennato) e non vi è alcuna conferma che possa scoppiare nell'immediato una crisi provocata da queste truppe. Gli ho quindi elencato i passi che stiamo assumendo per monitorare la situazione italiana. In relazione alle informative secondo le quali i comunisti hanno ricevuto nuovi ordini per la presa del potere con ogni mezzo, noi riscontriamo che in Francia e in Italia, per un lungo periodo di tempo, sono effettivamente circolate voci in tal senso. In sintesi, se l'avessero voluto, i comunisti sarebbero stati in grado di andare al potere". Il documento - spiegano i due studiosi- è stato rintracciato al Nara di College Park nel Maryland nel 2004 "e ci mostra un futuro Paolo VI che vede rosso ovunque, che teme la presa del potere del Pci al Nord, nonché l'invasione russo-jugoslava al confine orientale. Fobie senza alcun fondamento come gli fa notare il diplomatico statunitense Parsons nell' inedita veste di interprete della realtà italiana come effettivamente si presentava: un Paese stremato dalla seconda guerra mondiale e dalla fame. Insomma tra i due che conversano in una delle sontuose stanze del palazzo apostolico, Montini è il falco infastidito dagli scioperi degli operai delle fabbriche e dei contadini alle prese con la fame di terra e la sete di libertà, Parsons invece è la colomba che capisce le difficoltà dell'emergenza postbellica e non vede complotti bolscevichi dietro ogni angolo. Insomma la storia, anche quella recente, non finisce mai di sorprenderci".

Ora scoprono che anche nel 1947 gli Usa stavano tranquilli: d'altra parte i comunisti dipendevano da loro. E' vero che vivevano di rubli moscoviti ma è ancor più vero che l'economia sovietica era retta dalle banche americane, che il riarmo stalinista era stato prodotto dagli Usa e che gli accordi di Jalta dominavano e ci tenevano al riparo da incubi “proletari” per tenerci nel pieno di incubi coloniali. Un bel papocchio già allora e ancora ci raccontano che la strategia della tensione sarebbe stata voluta dagli Usa per tenere il Pci lontano dal governo! Ma un po' di serietà no? Proprio mai?

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venerdì, 28 novembre 2008

COMUNICATO STAMPA

Palermo 28 nov. - Con il blitz alle selezioni per il reality Grande Fratello e le statue incappucciate per protestare contro il fenomeno delle morti sul lavoro, CasaPound Italia ha avuto finalmente il suo battesimo di fuoco anche a Palermo.
"Chiariamo sin da subito che CasaPound non è un partito ma un’associazione che si propone di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio" afferma Andrea La Barbera il portavoce palermitano, ed apre a tutti i partiti presenti sul territorio: "il nostro progetto è aperto a chiunque sia già impegnato all'interno del proprio partito di riferimento nell'incessante attività di renderli snelli, agili, "puliti" e soprattutto non al passo coi tempi, ma in vantaggio netto di quattro o cinque anni rispetto ad essi." CasaPound utilizza la forza del volontariato per propagandare avanzate visioni sociali. Non è assistenzialismo. Non si propone di essere l'ennesima associazione nata per fregare soldi ai contribuenti, ma si propone di raggiungere il bene nazionale, senza nulla di materiale in cambio. "La nostra battaglia più importante sarà quella di riuscire a donare un tetto a tutti gli italiani tramite la nostra proposta di legge per il Mutuo Sociale" spiega il portavoce "ma per fare questo lanciamo anche un appello a qualunque entità politica che si trovi d'accordo con noi, affinchè ci doni il suo supporto nelle sedi istituzionali". "A breve l'associazione si presenterà ai cittadini" - conclude La Barbera - con una conferenza stampa al quale parteciperanno il leader nazionale Gianluca Iannone ed altri esponenti politici siciliani. Seguirà un concerto di musica non conforme che promette di essere soltanto il primo di una lunga serie.

CASAPOUND ITALIA PALERMO
www.casapound.org  - www.palermoantagonista.tk  
Tel. 3396333601 - email palermoantagonista@libero.it
 

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venerdì, 28 novembre 2008

Flop clamoroso della manifestazione della sinistra che si scioglie causa scarsa partecipazione

Si è sciolta la manifestazione degli studenti delle scuole superiori romane in piazza della
Repubblica. Pochi i partecipanti al corteo che da piazza Barberini hanno raggiunto la piazza ed hanno poi rinunciato a proseguire la protesta senza quindi raggiungere il ministero dell'Istruzione così come era stato programmato. "Oggi la manifestazione è andata male - ha detto Tito Russo uno degli organizzatori rappresentante dell'Unione degli studenti - 'colpa' della pioggia e del poco tempo che hanno avuto alcune parti del movimento per organizzarsi. Abbiamo voluto a tutti i costi manifestare oggi anche per protestare per l'edilizia scolastica dopo i fatti di Rivoli". L'Unione degli studenti ha annunciato comunque una grande mobilitazione per il 12 dicembre quando la loro protesta si unirà allo sciopero generale indetto dai lavoratori. (traduzione: per fare numero servono i cigiellini in trasferta pagata; fintanto che continueranno a pagarli)
Se la piazza è andata deserta non meglio per le sinistre sono andate le urne. Malgrado la mobilitazione generale alla quale hanno chiamato gli studenti, le sinistre sono state surclassate anche nel voto univesritario. Alla Minerva prima la lista vicina a Forza Italia, seconda CL, terza Azione Universitaria.

L'onda? Da quando, dopo avere aggrediti gli studenti in Piazza Navona, i comunisti hanno provato a renderla antifascista si è ridotta a una pozzanghera.

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venerdì, 28 novembre 2008

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venerdì, 28 novembre 2008

Messina: il Comune è praticamente fallito e i mezzi pubblici non circolano più

Se vi dovesse capitare di andare a Messina portatevi la macchina, una moto, una bici o un asino: da dieci giorni infatti, caso unico nel mondo occidentale, la città è in ginocchio. Senza più mezzi pubblici. Paralizzata da uno sciopero dei dipendenti che non prendono lo stipendio dalla fine di agosto. Ultima tappa tragica d'una storia scellerata di gestione allegra di pubblico denaro. Qualcuno in vena di battute amare potrebbe dire che in fondo, i messinesi, hanno avuto modo di abituarsi, all'abolizione degli autobus e dei tram. Anno dopo anno, sotto il peso sempre più schiacciante di scelte disastrose e montagne di debiti, i mezzi pubblici si erano fatti via via più rari. Fino al record del 5 novembre scorso. Quando la Atm (Azienda trasporti Messina) riuscì a mettere in strada, come ha scritto Francesco Celi sulla Gazzetta del Sud, 16 pullman e 5 vetture tranviarie. Vi chiederete: solo 21 mezzi per una città che coi suoi 245 mila abitanti è la 13a per popolazione d'Italia e copre un territorio di 211 chilometri quadrati che si estende lungo la costa per 55 chilometri? Esatto: 21. Contro i 205 che quella mattina uscivano dalle rimesse in una città con quasi 30 mila abitanti di meno come Padova. Eppure, sulla carta, le vetture ci sarebbero. La flotta disponibile, spiega un rapporto del direttore generale dell'Atm Claudio Conte, che ha bellicosamente ribaltato le accuse sui partiti e le giunte comunali destrorse e sinistrorse di questi anni, può contare in teoria su 168 autobus. Ma sono così vecchi che, mentre a Trieste vengono contrattualmente dismessi dopo 7 anni di servizio, questi hanno mediamente undici anni. Peggio: quindici hanno passato la ventina e di questi uno è addirittura arrivato alla veneranda età di 24 anni. Il che equivale, in questo settore, a essere acciaccati come un novantenne con l'asma e l'artrite. Risultato: i pullman in grado concretamente di uscire la mattina per mettersi al servizio dei messinesi sono in media, stando ai dati ufficiali, 47. Peggio, denuncia la Gazzetta: solo 32. Quanto ai tram, sono una dozzina. Ma la metà è di fatto inutilizzata perché, non avendo i soldi per comprare i ricambi, l'altra metà delle vetture è stata utilizzata per recuperare un pezzo di qua, uno di là... In compenso, non difettano gli autisti. Ce ne sono 340. Cioè, se è vera la denuncia del quotidiano peloritano, undici per ogni bus effettivamente disponibile. Più un'altra settantina che anno dopo anno si è smarcata presentando un certificato medico di “inidoneità definitiva”. C'è chi non può guidare perché ha la sciatica, chi perché si stressa, chi perché non sopporta il rumore o lo smog... Totale dei dipendenti attuali (e meno male che per alcune decine è stata spalancata la porta della pensione): 682. Un po' sparsi per gli uffici, un po' nelle officine, un po' in giro per la città a vigilare sui parcheggi comunali, un po' sui pullman, accanto agli autisti, a controllare chi non paga il biglietto. Un lavoro prezioso. Ma svolto seguendo interpretazioni così personali che l'azienda ha cercato di licenziarne sette perché colta dal dubbio che, invece che vigilare sulla correttezza dei passeggeri, se ne andassero a passeggio. Al punto che un paio, in quasi un anno di controlli, non avevano scovato neppure un “portoghese” senza biglietto. Manco uno. Manco per sbaglio. Tentativo fallito: i sindacati, che all'Atm possono sventagliare la bellezza di 10 sigle diverse, si son messi di traverso. E l'offensiva brunettiana, diciamo così, si è risolta in un fiasco. In compenso, come avrebbe denunciato il commissario messo alla testa della società per cercare di arginare la catastrofe, crescevano (sulla carta) gli straordinari. Tanto che molti erano arrivati ad accumulare 150 ore al mese. Cinque al giorno, domeniche comprese. Va da sé che, mese dopo mese, il degrado è stato inarrestabile. E i chilometri percorsi dalla flotta pubblica messinese, che nel 2003 erano complessivamente 7 milioni e 300mila, sono scesi a 4 milioni e mezzo. La metà di quelli coperti dai cugini padovani. E intanto, parallelamente, in una spirale perversa dove non è chiaro se una cosa sia causa dell'altra o viceversa, crollavano gli incassi e i finanziamenti comunali e regionali che dovevano ripianare i debiti. Che le pubbliche casse debbano aiutare le aziende dei trasporti municipali è ovvio: non c'è autobus al mondo che possa servire i cittadini mantenendosi da solo. Ma c'è modo e modo di mungere alle mammelle pubbliche. Nel Nord i biglietti pagati coprono mediamente oltre il 35% dei costi, a Padova il 42%, a Messina il 16 e mezzo. Un disastro. Accentuato col passare degli anni. I ricavi dai ticket e dagli abbonamenti arrivavano nel 1999 a tre milioni e 972 mila euro, quelli del 2007 sono precipitati a due milioni e 958: un milione di euro di perdita secca. Contemporaneamente, raddoppiava il costo del personale: +106%. Tolta l'inflazione, +86%. Falso!, strillerà qualcuno: è colpa dei 132 ausiliari del traffico delegati a vigilare sul sistema gratta e sosta e dei 90 Lsu che il Comune ha passato all'Atm sventrandone il bilancio! Vero, in parte. Ma in realtà si è impennato in questi anni anche il costo pro capite. Salito per ogni dipendente a quasi 38 mila euro. Quattromila in più di quanto costa mediamente ogni impiegato di Buckingham Palace. Prova provata che c'è qualcosa che non quadra. Come non quadra la rendita delle strisce blu e dei parcheggi a pagamento: Padova con 27 addetti raccoglie 10 milioni di euro, Messina con 132 ne raccatta 2.577.183. Un quarto. Col quadruplo del personale. Fatto sta che davanti a questi dati il consiglio comunale, prima in mano alla destra, poi alla sinistra, pare aver preferito chiudere gli occhi per non vedere. E dal 2001 non ha più approvato, come invece vorrebbe la legge visto che il Comune è il padrone, un solo bilancio dell'Atm. Occhio non vede, cuore non sente, portafoglio non paga. E infatti, messi in un angolo i conti, il Municipio ha ridotto i contributi annui alla sua azienda dei trasporti da quasi 14 a meno di 11 milioni di euro l'anno. Peggio: ha imposto che il biglietto per la corsa semplice (votate, elettori, votate...) costasse 50 centesimi. Dai e dai, l'Atm si è ritrovata con 36 milioni di spese annuali e un buco colossale che cresce di anno in anno dato che i contributi di Regione e Comune, parola del direttore generale, “non coprono neanche il costo del personale”. Il sindaco Giuseppe Buzzanca e il governatore Raffaele Lombardo, adesso, stanno cercando di metterci una pezza. E forse i dipendenti, che non prendono lo stipendio da tre mesi, potranno tirare il fiato. Se anche la protesta si placasse, dopo dieci giorni di paralisi, proteste, insulti, blocchi stradali, resterà comunque il tema: quale futuro può avere un Paese dove esistono aziende pubbliche così? E chi ha sbagliato sarà mai chiamato a pagare?

Corriere.it

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categoria:politica siciliana, il vostro mondo
venerdì, 28 novembre 2008

"Ciro Cozzolino, 31 anni, sposato e padre di un bambino piccolo è morto stamattina( ieri mattina, NdR) al suo posto di lavoro, quando tutta Italia si svegliava e trovava centinaia di statue incappucciate per eprimere la rabbia diffusa nel paese per la continua strage di lavoratori.

Esprimiamo assoluta vicinanza alla famiglia e dedichiamo a Ciro la nostra azione, nella speranza che la rabbia che tutti gli Italiani provano di fronte alla sua morte e alle continue stomachevoli promesse della politica diano la spinta ad un cambiamento radicale che l'Italia aspetta da troppo tempo."

Questo il commento di Simone Di Stefano, responsabile per la propaganda di CASAPOUND ITALIA.

CasaPound Italia

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giovedì, 27 novembre 2008

Il puledro di Telese a Piazzale della Loggia con l'associazione familiari a prendere il plauso per l'opera svolta in favore della mitologia rossa

Oggi alle 18, nel pieno del processo-papocchio numero enne per la strage di Brescia, Rao presenterà proprio in Piazza della Loggia nelle sale del Comune, in collaborazione con l'associazione vittime, il suo raccogliticcio insieme di pettegolezzi scandalistici e criminalizzanti, “Il sangue e la celtica”. Per la decorazione all'ordine di Lenin dovrà aspettare ancora un po', magari che cada Putin. Per prebende e riconoscimenti da parte dei salotti radical-chic e di alcuni scantinati i tempi sono invece maturi. La saliva e le svanziche.

Gabriele Adinolfi

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giovedì, 27 novembre 2008

Palermo, 27 nov - Più di 2500 incidenti al giorno, tre morti quotidiane, 27 invalidi permanenti, per un bilancio complessivo che nel 2007 ha raggiunto le 1.200 vittime.
"Ogni maledetto giorno" - denuncia Gianluca Iannone di Casapound Italia - in Italia si muore sul lavoro, con cifre e proporzioni indegne di un Paese civile. Ogni maledetto giorno la Nazione cade strozzata dagli speculatori, dagli affaristi e dai loro padroni e padrini illustri. Contro lo scempio sociale delle morti sul lavoro," - continua Iannone -
"CasaPound Italia vuole aprire gli occhi di quegli italiani che qualcuno vorrebbe distratti dalle avventure, certo socialmente fondamentali, di ex parlamentari comunisti alle prese con reality e rotocalchi. Contro la disintegrazione dello stato sociale e della dignità del lavoro ormai non più contrastata da alcuna delle forze politiche sedicenti progressiste, CasaPound Italia ha nella notte deciso di incappucciare in tutte le città italiane, compresa Palermo, le statue per evitare ai loro occhi la vista di un dramma che ha responsabilità chiare, precise, evidenti.

Responsabilità alla luce delle quali le lacrime da coccodrillo di politici, istituzioni, potentati e soprattutto sindacati danno semplicemente il voltastomaco". "Perché" - conclude Iannone - "non ci può essere Nazione dove padri e madri, figli e figlie continuano ad essere sacrificati ogni giorno sull’altare del calcolo, della speculazione, dell’usura".

Diverse le statue che sono state incappucciate durante la notte a Palermo dai militanti di CasaPound: si contano da piazza della Vittoria, a piazza Marina, da piazza Valdesi, a piazza Vittorio Veneto, da piazza Mondello a diverse altre piazze della città.

L'azione si è svolta nelle seguenti città :

Torino, Novara, Verbania e Domodossola, Macerata, Bologna, Teramo, Palermo, Pistoia, Arezzo, Firenze, Lucca, Latina, Anzio, Palestrina, Parma, Roma, Nettuno, Gaeta, La Spezia, Genova, Ascoli, Bolzano, Lamezia, Crotone, Frosinone.

IL VOLANTINO UTILIZZATO:

LE FOTO DELLE STATUE INCAPPUCCIATE A PALERMO:

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mercoledì, 26 novembre 2008

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mercoledì, 26 novembre 2008

Riflessioni in margine al nuovo processo per la strage di Brescia

Si è aperto un ennesimo processo per l'impunita strage di Brescia del 1974. Inquadriamola storicamente: fu consumata all'indomani del referendum sul divorzio, alla vigilia del vertice Pci-Dc-Fiat che si concluse con l'entrata dei comunisti nell'area governativa e con la liquidazione da parte della famiglia Agnelli dei debiti contratti dal partito rosso. Inoltre il Pci chiese ed ottenne le teste del partito avverso (Leone, Tanassi, Gui, Rumor), la mano libera per far strage – fisica e giuridica – di fascisti. Dc e Pci superarono la loro reciproca ostilità propagandistica grazie all'intervento di un elemento di “emergenza nazionale”: lo “stragismo fascista”. Agli interni all'epoca c'era il capo dei partigiani bianchi, Paolo Taviani. In questa sintesi c'è la genesi, la spiegazione e probabilmente anche la matrice di tutto lo stragismo, almeno per quanto riguarda i fatti di casa nostra, perché vanno anche considerate le potenze che volevano estrometterci dal Mediterraneo (Francia, Libia, ma soprattutto Inghilterra e Israele).


Lo stragismo “deve” essere fascista


Lo stragismo doveva essere fascista, o “nazifascista”; questo il Pci impose e i suoi comprimari lo accettarono di buon grado. Ciò nonostante risultò impossibile qualsiasi ricostruzione oggettiva che inchiodasse l'estrema destra alle stragi. Di Piazza Fontana, non si sa bene se fu l'incipit di una storia o il semplice frutto di un caso che poi si trasformò nel prototipo di una strategia infame. Sappiamo per certo che dopo Piazza Fontana, ove piste diverse s'intersecano ma non si seguono, troviamo solo colpevoli anarchici presi con le mani nel sacco, con tanto di fiancheggiatori futur-brigatisti oppure agenti segreti che già sapevano prima ma che non furono inquisiti mai. Eppure per la realizzazione dell'operazione per incriminare i fascisti il Pci impiegò il meglio dei suoi soviet in Magistratura e i servizi segreti crearono una serie infinita di depistaggi (io che sono personalmente parte lesa nella strage di Bologna fui oggetto di ben quattro falsificazioni incriminatorie da parte di questi signori). Rimasero comunque e sempre con un pugno di mosche in mano, ma la catena di fallimenti non scoraggiò i propagandisti leninisti (“ripetete una calunnia all'infinito, diventerà una verità”). Forti del fatto che nessun'inchiesta e nessun interesse si concentrarono verso i gruppi bombaroli rossi come il Superclan o i Gap o verso i partigiani sobillatori della lotta armata, continuarono a martellare indisturbati il dogma. E alla lunga finirono col convincere persino qualcuno di quegli stessi che calunniavano. Potere della suggestione? Del desiderio di essere accettati? Fastidio della scomunica politica? Necessità di dare un senso al disorientamento di uno spontaneismo provocato dal nemico? Inferiorità morale o psicologica? Eccesso d'individualismo? Mancanza di lucidità? Potere dei pregiudizi? Sindrome di Stoccolma? Un po' di tutto ciò.


Se non ci si crede più tanto


I fascisti, senza sponde, senza mezzi, senza alleati, non riuscivano a opporre granché perchè non potevano nemmeno veicolare quello che avevano da dire, e alcuni di essi, vinti e “spontaneizzati” (cioè divenuti iconoclasti e ribelli all'idea di gerarchia) finirono in qualche caso col credere alla verità leninista, ovvero che i colpevoli fossero loro. O meglio, secondo il più classico schema della disgregazione dei vinti, che lo fosse qualche altro camerata su cui puntare il dito per mondarsi dal marchio ereditato da chi li aveva “costretti allo sbaraglio”. Nulla di nuovo sotto il sole; tra i vinti funziona in questo modo da sempre; così per esempio accadde sia dopo il 1943 che dopo il 1945, così nella Francia post-rivoluzionaria, nel mondo post-comunista e via dicendo. Ma se i fascisti non potevano dire o fare granché fu proprio in ambienti di altro genere che s'iniziò a non credere più tanto al teorema mai comprovato e, pian piano, tra i vari Pellegrino, Franceschini, Galli, Fasanella, Tassinari (tutti prodotti puri della sinistra) iniziò a farsi strada l'ipotesi che i fascisti c'entrassero poco o niente e che lo stragismo nascondesse altre logiche e altri protagonisti, alcuni dei quali furono anche descritti da Franceschini e Fasanella. Ma così non va: quel dogma non deve assolutamente morire, per qualcuno è troppo importante; ed ecco allora che viene varata una nuova strategia editoriale e giuridica per mantenere in piedi la concezione dello stragismo nero. L'importante non è far luce su quegli anni e neppure provare il dogma precostituito, l'essenziale è che quella convinzione resti.


L'ennesima Brescia


Così, lancio di pornostorie scandalistico-editoriali a parte, s'inquadra l'ennesimo pastrocchio apertosi a Brescia e destinato più a trasmettere un'ombra oscura e un lezzo inquinante che non a cercare la verità. In questo mucchio informe abbiamo sei imputati. C'è Pino Rauti che ha di sicuro un profilo contorto ma che chiamare stragista è a dir poco grottesco, ci sono i soliti Maggi e Zorzi, sempre incriminati e assolti ma costantemente nel mirino, ci sono poi tre estranei, ovvero lo stradiscusso ex generale dei Carabinieri Francesco Delfino, il presunto collaboratore dei servizi, Maurizio Tramonte, e Giovanni Maifredi uomo che fu collegato al capo partigiano Fumagalli coinvolto nella machiavellica trama del '74. A prescindere dall'esito giudiziario (il quale, visto come è andata a Bologna, non dipende necessariamente dagli elementi processuali) quello dell'oscuramento dell'immagine è già riuscito. Mettendoli insieme con quegli altri alla sbarra s'inquina l'immagine dei fascisti per la vicinanza coatta con i partigiani che, bianchi o rossi, furono i veri protagonisti delle disgrazie italiane sia negli anni Quaranta che negli anni Settanta. Partigiani che tutto sono meno che individui solari, gioiosi, aperti, che ispirano fiducia o sicurezza. Partigiani il cui ragionare, operare, incedere, si ripercuote su quelli che vengono accostati a loro.


La vera storica colpa


Siamo in piena operazione recupero di “verità” preconfezionata; tra tribunali e offensiva editoriale si tende a inchiodare di nuovo e sempre i fascisti al dogma di colpevolezza che oggi traballa. Non si può sapere ancora come andrà a finire. Così io non so se questa nuova controffensiva riuscirà a metter fine a quella ricerca storica onesta e rigorosa che cerca di coprire e tacitare anche con una rumorosa sovrapposizione, mi auguro di no. Anzi auspico che questa metta finalmente in luce le tremende responsabilità dei partigiani negli anni di piombo e tritolo, tanto quelle indirette (le pratiche, quotidiane in quegli anni, dell'omicidio a freddo e dell'attentato tra la gente comune vengono dritte dritte dalla mitologia e dall'esempio resistenziale) quanto quelle dirette che furono significative. E quando finalmente si sarà giunti a ricostruire questa semplice e sinistra verità ci si accorgerà che all'estrema destra colpevole non è tanto chi, spesso a torto, la vulgata ritiene colluso o machiavellico, bensì chi ha sollevato la saracinesca davanti ai partigiani, ai badogliani, aprendo alle candidature dei Di Lorenzo e alle centrali di servilismo britannico. Chi ha compiuto queste irresponsabili scelte non solo ha spalancato la porta a contiguità ambigue, pericolose e inquietanti che poi imputa agli “estremisti”, ma ha prodotto una sudditanza così piena che si è recentemente fatto leva su di essa per rilanciare grottescamente dal pulpito postfascista l'antifascismo proprio quando nessuno, davvero nessuno, tranne i falliti arcobaleno, è più disposto a dargli fiato. Direi che una seria autocritica, un sano esame di coscienza, questo ambiente dovrebbe davvero farselo, consapevole del fatto che il suo vero peccato mortale consiste in queste intese contro natura, obbligatoriamente snaturanti. Difatti che l'esecuzione della strage di Brescia sia rossa o bianca, partigiana o dei servizi, poco cambia, a sporcarci comunque è la contiguità, episodica o meno, con l'antifascismo che due anni prima, con la fusione con i monarchici, aveva trovato cittadinanza nel Msi e che oggi si vuole dittatoriale nella scioglienda An. E se quell'intesa contronatura appropinquò lo stragismo, chiaramente, assolutamente, pienamente democratico, all'ignara galassia missina ed extramissina che provò, fortunatamente con scarso successo, a convertire a pratiche e mistiche badogliane-gappiste qualcuno ha responsabilità storiche e morali incommensurabili che non gli sono mai state contestate.

In parole povere lo stragismo, che ebbe motivazioni strategiche principalmente internazionali, maturò nell'alveo partigiano e antifascista e chi avvicinò i fascisti ai partigiani per meschino calcolo strategico ed elettorale è il responsabile di un inquinamento d'immagine dalle conseguenze evidenti ancor oggi. Tra l'altro fu proprio quella follia che rese possibile il capovolgimento propagandistico della verità e delle responsabilità consentendo che si possa delirare ancora oggi di “stragismo fascista”; il che non sarebbe stato possibile se le distanze dai figli del tradimento fossero state rigorosamente tenute.

Auspici


Negli anni Settanta i partigiani erano ancora attivi, forti del loro cinismo, incoraggiati dalle medaglie che i vincitori e i cortigiani avevano distribuito a gente che spesso aveva cultura di banda e di sopruso, a gente che commise assassini a freddo, stragi, linciaggi; erano attivi ed erano ovunque. Nell'anno delle due stragi (Piazza della Loggia e l'Italicus) li troviamo sia nel partito del golpe bianco, sia nella stanza dei bottoni, sia nel partito del compromesso storico e, nessuna esclusa, quelle bande avevano la mentalità e lo spirito adatti per lo stragismo. Abituati a servire l'occupante straniero, le oligarchie di loggia, cosca e denaro, privi di scrupoli, chi meglio di loro poteva prestarsi a far da manovale?

Non sappiamo comunque quale centrale partigiana eseguì la strage di Brescia Quella che faceva delle bande liberali dei Mar? O quella che faceva capo al Ministero? O invece quella che gravitava intorno al Pci? Dubito che ce lo verranno a raccontare così come non credo che le effettive responsabilità penali dello stragismo e della strategia della tensione verranno mai chiarite. Non mi attendo così tanto, già sarei felice se la nuova sovietizzazione non raggiungesse la forza sufficiente a impedire la ricerca della verità che intende sommergere. Io mi auguro la continuazione di una ricerca storica libera e sincera, che non venga imbavagliata dalle “nuove” veteroverità leniniste che la strategia editoriale raotelesiana rilancia con linguaggi, metodi e sostanza da agit-prop: ossia reiterando accuse infondate e facendo leva sul “calunniate, calunniate, qualcosa resterà!”. E auspico al tempo stesso una seria autocritica che non si basi sui dogmi imposti da fuori ma si concentri sull'individuazione degli elementi di antifascismo - accolto, acquisito o coniugato - nel mondo destroradicale ed estremodestro; perché sono proprio questi a darci l'esatta misura di tutte le sue piccolezze e di tutte le sue macchie. La faccia, così, una sana autocritica l'ambiente degli orfani di ogni sconfitta, la faccia con sincerità e senza pregiudizio alcuno, abbandonando la pretesa di piacere a un giudice esterno o di farsi accettare dagli arroganti censori di sinistra, la faccia e si accorgerà che è sempre stato il più pulito d'Italia. E capirà con ritrovato entusiasmo che può gridare forte il suo orgoglio, o meglio ancora, che, probabilmente unico tra tutti, può incedere a testa alta sorridendo. Con buona pace di quelli che senza teorema o senza complesso sono perduti.

Gabriele Adinolfi

postato da: BascoNero89 alle ore 17:54 | Permalink | commenti (1)
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