giovedì, 31 luglio 2008

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giovedì, 31 luglio 2008

Come Veltroni & co hanno sostenuto la legge anti-precari in Parlamento prima di fare gli scandalizzati fuori

Quando la Commissione Bilancio ha approvato l'emendamento sui precari non c'è stata da parte del Pd nessuna opposizione...". Non senza una 'punta' polemica, così Maurizio Fugatti, capogruppo della Lega in commissione Finanze della Camera e 'padre', assieme a Gioacchino Alfano (Forza Italia) e Massimo Corsaro (An), della norma "anti-precari", ricorda l'iter di approvazione della contestata misura. Il deputato del Carroccio tiene a sottolineare che "il Pd non ha fatto nessun ostruzionismo in commissione" contro la misura, sulla quale peraltro "l'opposizione non ha speso una parola neanche in aula, né durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia, né in quelle sul provvedimento". Solo dopo diversi giorni, aggiunge Fugatti, "il Pd ha alzato questo polverone, che è del tutto strumentale". Tornando alla paternita' della norma, tre sono stati gli autori di emendamenti analoghi e che avevano ad oggetto appunto la modifica delle sanzioni per le imprese che hanno commesso irregolarità nelle causali di utilizzo dei contratti a termine: Maurizio Fugatti (Lega), Gioacchino Alfano (Forza Italia), e Massimo Corsaro (An). I tre emendamenti sono stati poi recepiti all'interno dell'emendamento del relatore, che è stato votato dalla commissione con il parere favorevole del Governo, ma con le prese di distanza da parte dei ministri Sacconi e Brunetta. Il testo è infine stato recepito nel maxi-emendamento del Governo. In questo passaggio la norma ha subito una modifica: diventando valida "solo" per i procedimenti in corso, invece che "anche" per i procedimenti in corso. Fugatti difende inoltre, nel merito, la misura, presentata per sanare l'enorme contenzioso delle Poste. "Non è possibile - spiega - che con soli tre mesi di lavoro ci si ritrovi con un contratto a tempo indeterminato a causa di semplici errori formali nella stesura dei contratti".

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giovedì, 31 luglio 2008

La Russia scende in campo con il satellite “Persona”

La Russia ha lanciato il nuovo satellite spia 'Persona', chiamato così forse perché fotografa dallo Spazio ad altissima risoluzione. Sarà impiegato per il Gru, i servizi segreti militari. Lo riferisce il quotidiano Kommersant, ricordando che lo spionaggio militare di Mosca era rimasto 'cieco' dal 2001, quando l'ultimo satellite della serie Neman aveva cessato di funzionare ed era stato tolto dall'orbita.

Il segnale è chiaro: fronte agli attacchi che sta subendo, mossi dal partito atlantista, i russi ci dicono che sono pronti alla guerra. Subito prima delle Twin Towers Israele fece la medesima cosa lanciando in orbita i due satelliti "Eros"

Noreporter.org

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mercoledì, 30 luglio 2008

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mercoledì, 30 luglio 2008

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martedì, 29 luglio 2008

Noi Celti e Longobardi, edizioni Helvetia, autore Gualtiero Ciola, 416 pagine, 26 cartine tipografiche, 19,62 euro

Gualtiero Ciola Noi Celti e Longobardi Edizioni Helvetia, Venezia, 1a Edizione 1987, 416 pagine, 26 cartine topografiche in bianco e nero, prezzo: 19,62 Euro. Ordinare a: Helvetia Edizioni - via Pozzuoli 9 - 30038 Spinea (Venezia). Tel: 041 994550, fax: 041 5086514

http://www.edizionihelvetia.com/ - Indirizzo di posta elettronica: info@edizionihelvetia.it

Presentazione, Prefazione, Libro primo: Preistoria - Generalità - I Liguri - I Romani - I Veneti - I Celti - I Germani. Libro secondo: Itinerario Etnico-Storico nelle regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Tre Venezie, Liguria, Sardegna e Corsica, Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, Puglia e Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia, Bibliografia.

Per millenni stirpi diverse sono calate dal nord nel Bel Paese del Sole eleggendolo a Seconda e poi Prima Patria del proprio destino e fondendo con gli abitatori autoctoni il proprio sangue che ha suscitato poi quella particolare razza italica che altro non è se non somma algebrica in positivo del "Genio" sia in senso apollineo che dionisiaco. Indoeuropei, Umbri, Latini, Liguri, Veneti, Celti e Germani, sono i protagonisti della ricerca che tende ad avvicinarli a noi tanto da avvertirne, quasi palpabile, la presenza (processo dell'Eterno Ritorno) anche negli avvenimenti della nostra Storia più recente. Tali nostri antenati non vi vengono punto esposti alla stregua di relitti archeologici, da confinare o dimenticare nei Trattati di Storia e nei Musei, bensì quali entità viventi in noi e capaci di influenzare ancora in modo determinante, le nostre scelte ed azioni; ciò perchè Noi Celti e Longobardi è scritto nel modo in cui ciascuno di noi, per intima pulsione, l'avrebbe fatto: con spirito "barbaro" che, vigile, alligna negli insondabili percorsi genetici, pronto ad uscire se evocato a testimoniare "dal vero". Questi "intrusi", per secoli latenti, in quest'epoca di vasti disvelamenti sociologici trovano finalmente un "medium" per potersi esprimere ai contemporanei nostri con le loro intime idealità, con gli scopi immanenti ed epocali che li videro protagonisti titanici nella lotta del divenire, precursori designati del nostro presente. C'è ragione di andare giustamente fieri di questa nobile "componente barbarica" che sonnecchia in noi, sobbalzando di tanto in tanto al suono di una magica ocarina che aduna e raccogli concetti primordiali di elevata civiltà universale: sete di libertà, di giustizia; fedeltà alla parola data, coraggio, senso dell'onore (quest'ultimo ahimé termine desueto ai giorni nostri dove tutto ed il suo contrario si equivalgono). Concetti che, in un'ottica rovesciata della storia ufficiale, sono la vera chiave di lettura dell'antico quesito: "donde veniamo e dove andiamo".

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martedì, 29 luglio 2008

Si è svolta a Trento e Torbole sul Garda la presentazione ufficiale del progetto in favore dei Karen.

Torbole (Trento). Nella cornice del circolo velico di Torbole sul lago di Garda, si è svolta sabato scorso (12 luglio, ndr) di fronte ad un pubblico qualificato, la presentazione del progetto umanitario "Terra e Identità". L'iniziativa, promossa dall'Associazione di intervento Sociale e Culturale "l'Uomo Libero" Onlus in collaborazione con la Regione Trentino Alto Adige, è destinata a fornire un supporto ai Karen, un antico popolo di origine tibetana che da quasi sessanta anni resiste al tentativo di genocidio sistematicamente perseguito dalla dittatura militare birmana, con il sostegno bellico della Cina ed il finanziamento di lobby finanziarie e petrolifere occidentali. Stupri di massa, distruzione di villaggi e roghi dei raccolti sono all'ordine del giorno. I Karen difendono quotidianamente il loro diritto alla sopravvivenza con l'obiettivo di ottenere il rispetto della propria cultura ed una forma di autonomia nei territori della Birmania Orientale, opponendosi strenuamente anche al traffico di droga internazionale che in quell'area è particolarmente attivo.

 

Alla presentazione, introdotta dal presidente de "l'Uomo Libero", Walter Pilo, ha partecipato anche Franco Nerozzi, Presidente della Comunità Solidaristica "Popoli", partner nel progetto, che attraverso la proiezione di un video ed il racconto diretto dell'esperienza vissuta in Birmania ha consentito alla platea di comprendere ed approfondire la reale e drammatica situazione del popolo Karen e di illustrare le finalità del progetto umanitario "Terra e Identità", volto in primo luogo a consentire la lavorazione e coltivazione dei prodotti alla base dell'alimentazione quotidiana dei Karen (riso, zucche, cetrioli, mais e ortaggi) su un terreno di circa 60 ettari, grazie alla bonifica del territorio da ordigni bellici rimasti dalle passate operazioni militari. E' prevista inoltre la costruzione di un edificio rurale che fungerà da magazzino e da ricovero per gli attrezzi, oltre che da luogo di ristoro per i contadini che potranno godere anche della costruzione di abitazioni per le famiglie che hanno deciso di non abbandonare le proprie terre.

L'evento, anticipato il giorno precedente a Trento dalla presentazione ufficiale presso la sala rosa del palazzo della Regione, ha registrato inoltre la partecipazione di Antonello Brandi, Presidente della Laogai Research Foundation Italia (di cui segnaliamo il nuovo sito: www.laogai.it), e di Tenzin Khando Khoryakamchi, studentessa di origine tibetana presso l'università di Trento. L'intervento di Brandi ha messo in luce la drammaticità dei Laogai, i campi di rieducazione attraverso il lavoro, ancora oggi presenti a migliaia nel vasto territorio della Cina, divenuta ormai un mostruoso complesso di stampo marxista-capitalista. Nei Laogai sono rinchiusi i dissidenti del regime cinese, i cattolici, i sostenitori dei più elementari diritti umani (la possibilità di avere più di un figlio per esempio) che, soggetti a vessazioni e torture quotidiane o ad esecuzioni sommarie per incrementare il mercato delle donazioni di organi, sono costretti a lavorare per 16-18 ore al giorno al fine di produrre i beni destinati al mercato occidentale. Il Laogai, infatti, è allo stesso tempo campo di prigionia e impresa commerciale. Tenzin Khando Khoryakamchi invece, studia a Trento da tre anni e, attraverso il racconto della sua tragedia famigliare, della costrizione all'esilio in India, ha descritto la situazione del Tibet occupato dalle truppe cinesi, mettendo chiarezza alla confusione ingenerata dalla visone distorta dei massmedia in occasione delle prossime Olimpiadi di Pechino.

l'Uomo Libero

 

www.luomolibero.it

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martedì, 29 luglio 2008

Erich Priebke compie novantacinque anni

Erich Priebke compie novantacinque anni; è nato il 29 luglio 1913 a Hennigsdorf. E' agli arresti domiciliari dopo essere stato estradato dall'Argentina, condannato manu militari (con un blitz di attivisti e del ministro di giustizia Flick che calpestava la decisione sovrana della Corte e ne impediva la decretata liberazione). Contrariamente alla vulgata Priebke non è stato condannato per la fucilazione delle Fosse Ardeatine. Tale atto, col termine di rappresaglia, rientra nel codice internazionale di guerra e prevede l'esecuzione di dieci ostaggi per ogni vittima di un attentato compiuto da forze non in divisa. La condanna, che era stata inizialmente comminata solo al superiore diretto, Kappler, era derivata dal fatto che i fucilati furono 335 fronte a 33 soldati assassinati con terrorismo dinamitardo in via Rasella dalla cellula comunista di Capponi e Bentivegna. Attentato che i comunisti compirono non solo perché causò l'eccidio di soldati tedeschi disrmati della sussistenza ma portò alla rappresaglia che decapitò buona parte della dirigenza partigiana non legata al Pci, ai "popolari" (Dc) e al partito d'azione. Il caso Priebke è quello di un abominio giuridico. Processato una prima volta non fu ritenuto colpevole del numero eccessivo di cinque fucilati (unica accusa mossa) essendo la verifica del numero un compito che spettava a Kappler. La difesa non entrò in merito argomentando che a via Rasella oltre ai 33 soldati tedeschi vennero assassinati tre civili italiani, tra cui un bambino, e che in linea teorica la rappresaglia poteva forse essere considerata legittima fino a 360 uomini. Fu molti decenni dopo che, presi dalla foga del castigamatti global, e utilizzando in modo molto disinvolto la non prescrizione del "crimine contro l'umanità" certi signori reclamaorono Priebke dall'Argentina e lo processarono nuovamente infrangendo ogni elementare diritto alla difesa. Priebke venne assolto dal delitto più grave ma mantenuto in prigione con la forza, riprocessato una terza volta e infine sacrificato sull'altare del giustizialismo spettacolo. Così è l'Italia: non è in grado di recuperare e neppur di proteggere i suoi cittadini sequestrati in giro per il mondo e privati dei diritti alla difesa e alla salute, come Carlo Parlanti o Angelo Falcone, non ha la forza e il nerbo per richiedere giustizia per le vittime del Cermis ma è prontissima a ruggire e infierire su un vecchio soldato che ha perso la guerra e che nessuno difende. Forse è la prima volta, o comunque una delle prime, che un soldato viene condannato per aver compiuto il suo dovere solo perché quel dovere non piace a chi ha vinto poi. O meglio, non piace a chi scodinzola in eterno, visto che chi vinse perlomeno, a suo tempo, il processo a Priebke lo celebrò seguendo un normale metro giuridico. Nessuno difende quest'uomo indi si può usare su di lui qualunque prepotenza. Ma quest'uomo non batte ciglio, subisce i soprusi con una tale dignità da impartirci una cocente lezione.

Gabriele Adinolfi

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martedì, 29 luglio 2008

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martedì, 29 luglio 2008

Centoventicinque anni fa, presso Predappio, nasceva il più grande capo italiano dai tempi di Federico II

Figlio di un fabbro anarchico, trascorre l'infanzia nella miseria. Studia dai salesiani e s'iscrive diciassettenne al Partito Socialista. Richiamato alle armi nel 1902, coerente con i suoi principi antimilitaristi, si esilia in Svizzera. Di ritorno in Italia nel 1904, assume la direzione del settimanale La lotta di classe. La forza dei suoi articoli lo rende celebre in seno alla sinistra, prende allora la testa del quotidiano L'Avanti. La Grande Guerra risveglia in lui i sentimenti patriottici. Fonda il giornale Il Popolo d'Italia, spronando l'Italia ad intervenire nel conflitto. La guerra, lui la fa, combatte coraggiosamente prima di essere ferito nel '17. Riformato, pubblica degli articoli molto patriottici contro il disfattismo giolittiano. Crea infine, il 23 Marzo 1919, i Fasci di Combattimento, conciliando socialismo rivoluzionario e nazionalismo. Prende il potere, nel'22, alla testa del Partito Fascista, con un'arditissima concezione dello Stato, incentrata sulla socializzazione e sulla compartecipazione, sintesi del contributo dato dal lavoro e dal capitale, sotto il controllo dello Stato, allo sviluppo e al bene della nazione. Dopo le vittoriose campagne di Etiopia e di Spagna, il Duce diventa la guida dell'Italia. Sono gli anni del "consenso", da questo periodo in poi, gli eventi europei che determinano l'entrata in guerra dell'Italia, e la conseguente sconfitta militare, provocano la caduta del Fascismo. Dopo l'8 Settembre del'43 Mussolini costituirà con i suoi fedelissimi la Repubblica Sociale Italiana, che vorrà percorrere la strada indicata dal Fascismo rivoluzionario e repubblicano. Morirà trucidato da bande partigiane ad armistizio già firmato.

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lunedì, 28 luglio 2008

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lunedì, 28 luglio 2008

La risposta alla norma anti-precari ci consente di compiere un altissimo salto di qualità

Bisogna dare un segnale forte contro la norma che penalizza i precari. Serve un intervento che sia non soltanto d'impatto ma che abbia una sua precisa direzione strategica; non l'istrionismo, né l'autocelebrazione: queste tentazioni tipiche delle comitive dei “duri e puri” di ghetto sono stucchevoli e inutili. E' necessario un gesto eclatante nell'immediato ma è d'obbligo, poi, una continuità politica intelligente che sia costruttiva e non si perda su terreni minati e avvelenati.

Vediamo cosa accade

Innanzitutto va capito bene quanto accade, che non è un fatto italiano ma interno alla ristrutturazione internazionale. E' plausibile (anche se da parte di Sacconi sa un po' di scusa) che le norme anti-precari siano passate per un blitz parlamentare contro il volere del ministro. I deputati, mediamente, non hanno però l'intelligenza, la cultura e l'autonomia per promuovere questo genere di azioni; ergo la disposizione è venuta dall'alto e non solo da Confindustria. La ristrutturazione italiana oggi in atto – con tutte le potenzialità nuove che offre sia in positivo che in negativo – obbedisce a delle direttrici precise; una di esse è la sottomissione totale del salariato. Altrove (Francia, Inghilterra) il processo è già in fase avviatissima e sappiamo quali ne sono le immancabili conseguenze: frattura generazionale, precariato continuo, obiettivi di pensionamento futuro oramai chimerici per gli odierni under 30, svuotamento dei risparmi familiari per il mantenimento dei giovani lavoratori a tempo. C'è poi da prevedere lo scontro tra generazioni (che stavolta si annuncia reale e cruento) e la proletarizzazione massiccia. A tali minacce si risponde con la concertazione aziendale e con l'ipotetico interventismo statale che deve, però, fare a sua volta i conti con il monetarismo che detta le condizioni e contro il quale, giustamente, Tremonti suona il campanello d'allarme proprio per fornire alla politica gli strumenti d'intervento.

Il serrate dei parassiti

Cogliendo l'occasione i sindacati chiameranno a raccolta, e con essi lo faranno il Pd, Idv e l'Ucd. Il loro serrate avrà due soli obiettivi: dare un segno alle basi da essi abbandonate e, soprattutto, cercare d'impedire al Berlusconi quater di smantellare le loro nomenklature; cosa che accadrà puntualmente se le pseudo opposizioni dovessero subire senza segnare punti i due prossimi autunni sindacali. I sindacati chiameranno a raccolta ma per prendere in giro. Altrove si è già visto qual è stata la posta per cui si sono battuti e che si sono aggiudicati: la garanzia di pensione per i prepensionandi e alcuni riconoscimenti ad personam e a categorie privilegiate: il resto, tutto il resto, a cominciare dai giovani precari lo hanno sacrificato senza batter ciglio. Inoltre i sindacati si stanno attrezzando per diventare una specie di associazione consumatori global; è la strada intrapresa nel mondo Wasp ed è quanto faranno anche qui da noi.

Soli o con alleati scelti

Attenzione quindi a non sbagliare alleato e slogan. Difendere lo stato sociale, ad esempio, è una parola d'ordine errata. Lo è perché non si tratta di difenderlo ma di costruirlo; lo è perché lo stato sociale è morto nell'assistenzialismo clientelare, nelle lottizzazioni, nelle sperequazioni di categorie e di partito che sono il prodotto della gestione sindacale del dopoguerra. Lo è perché lo stato sociale è morto per i serrate salariali dei sindacati che contribuirono a far crescere il costo della vita, facilitando il consumismo da oltreoceano, e ad incoraggiare la delocalizzazione; perché i sindacati dal dopoguerra ad oggi sono stati l'arma più efficace delle Multinazionali e il peggior nemico dei lavoratori. Attenzione quindi, nel prendere posizione (se qualcuno lo farà in modo diverso dalle chiacchiere): non si sostenga mai la nomenklatura sindacale e non ci si lasci ingannare pensando che essa difende quanto resta dello stato sociale. Non è vero e crederlo significherebbe lasciarsi strumentalizzare una volta di più dalla parte sbagliata. Viceversa le azioni, sul breve, vanno prese o in solitudine o, meglio ancora, in concerto con piccole strutture sindacali non totalmente omologate; questo non tanto per il risultato in sé quanto per le prospettive.

Reagire non serve, agire sì

Il risultato in sé non ci sarà, a meno che non sia precisa volontà di parte dell'establishment italiano portarlo a casa. Altrimenti, ed è quanto è più verosimile, assisteremo alla solita commedia: un serrate indurrà quasi certamente il governo a cambiare la norma, dopodiché la norma sarà nuovamente applicata in sordina e quelli che avevano alzato la voce, già comprati nel frattempo, staranno zitti. E se qualcuno non si fosse lasciato comprare (o più verosimilmente non avesse ricevuto l'offerta) una seconda mobilitazione non potrebbe che essere più debole della prima e una terza, eventualmente, si dimostrerebbe impossibile. Oramai lo abbiamo imparato tutti (lo abbiamo imparato?): la reazione funziona così: quand'anche vincesse una prima volta, perde successivamente, perché la storia la fanno le minoranze agenti e mai i reagenti. Ergo: la difesa dei diritti dei precari sarà del tutto inutile se non sarà inserita in una concezione strategica che vada ben al di là dello specifico e che punti, non già alla “difesa dello stato sociale” (lo abbiamo spiegato sopra) bensì all'affermazione di un soggetto sociale volto al futuro.

Corporazioni, cooperative, autonomie, partecipazione ed Europa

Orbene è proprio questo futuro che c'interessa. Tale futuro passa, obbligatoriamente, per un periodo drammatico e sconvolgente, e non solo dal punto di vista sociale. A meno di ipotetiche implosioni (rispetto alle quali c'è poco da organizzarsi) gli spazi della politica e dell'economia andranno al tempo stesso continentalizzandosi e internazionalizzandosi. I sindacati hanno scelto l'internazionalizzazione (leggi l'incetta per la spartizione delle quote d'iscrizione dal Terzo Mondo: sono queste la loro tangente endemica) ma nessuno sta attrezzandosi per il momento in cui il riallineamento della politica all'economia detterà nuove norme a livello continentale. Prima che la nuova realtà si sedimenti e si sclerotizzi con l'avvento di nuove nomenklature alla Cgil, la concertazione passerà per un certo periodo per il diretto interventismo statalista. Dunque sarà possibile, per chiunque si organizzi in tal senso, far saltare il tappo delle deleghe e imporre direttamente (quindi con ritorno concreto) la voce delle autonomie. Le autonomie, liberatesi dal fardello elefantiaco del sindacalismo clientelare, potranno non soltanto proporre e magari imporre - ad un potere politico reale e non fittizio come l'attuale microstatale – leggi e norme ma potranno articolare le corporazioni a dimensione europea e, al tempo stesso, proporre e realizzare forme di cooperativismo o di aziendalismo autonome e partecipate. Questo non è uno slogan né un sistema immaginario: è un progetto di massima che si può – meglio sarebbe dire si deve – realizzare da ora.

Così e solo così l'impegno – effimero – in difesa dei diritti dei precari ha senso politico e non soltanto estetico. Così si spiegano le scelte di campo nella battaglia tattica per il precariato.

Non contro ma per

Mai con i sindacati ufficiali, anzi possibilmente contro di essi. Non “in difesa dello stato sociale” che non c'è da tempo, ma per la creazione di un nuovo ed organico sistema sociale. In alleanza tattica, eventualmente, con qualsiasi sindacato autonomo o eterodosso. Per la costituzione di realtà in divenire, in uno spirito di sintesi neoperonista, nella visuale di una concertazione europea che conceda, a chi se li saprà conquistare, spazio e peso, garantendo autonomie, partecipazione e corporazioni in una formula aggiornata del sindacalismo rivoluzionario. In avanti e non indietro; all'attacco e non in difesa.

Gabriele Adinolfi

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lunedì, 28 luglio 2008

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lunedì, 28 luglio 2008

Destra/Sinistra...

"Democrazia di sbirri miricani patruni cugliuni iu t'ammazzu kì mè mani!"

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lunedì, 28 luglio 2008

Nuova offensiva birmana a Boe Way Hta; controguerriglia di Nerdah facilitata dal comportamento dei civili

Si combatte nei dintorni della roccaforte Karen di Boe Way Hta, nel distretto di Dooplaya nell'est della Birmania. Gli scontri tra l'Esercito di Liberazione Nazionale Karen e le truppe birmane sono diffusi in una vasta area, ed hanno avuto inizio nel villaggio di K..neh Lay, occupato dai birmani nella notte tra il 24 e il 25. Come avevamo preannunciato, le forze di occupazione birmane hanno l'obiettivo di conquistare questa importantissima posizione, già attaccata senza successo il 30 giugno. Il primo attacco era costato la vita anche ad un giovane infermiere karen dello staff di Popoli. I combattimenti di queste ore fanno seguito alla avanzata compiuta dall'esercito birmano verso diverse postazioni Karen. Due giorni fa, la popolazione di K'neh Lay era fuggita all'arrivo dei birmani, per non essere catturata e costretta a portare equipaggiamenti e munizioni dei soldati di Rangoon verso la prima linea. Non appena la popolazione civile ha lasciato il villaggio, ed è stata nascosta in aree sicure dai militari Karen, gli uomini di Nerdah Mya hanno iniziato operazioni di guerriglia per disturbare la concentrazione di truppe nemiche. “Senza portatori sarà più difficile per i Birmani attaccarci in modo massiccio - ci ha detto Nerdah questa mattina - e la pioggia incessante sta rendendo più lente le loro manovre”- ha aggiunto il colonnello sottolineando che le linee di difesa Karen sono state rinforzate nei giorni scorsi.

La giungla e la natura aiutano ancora una volta i difensori Karen, decisi a mantenere il  controllo di un'area che consente la protezione di numerosi villaggi. La zona interessata dai combattimenti è quella in cui la Comunità Solidarista Popoli ha due cliniche e tre scuole elementari. Seguiremo gli avvenimenti con particolare attenzione.

Comunità Solidarista Popoli

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