sabato, 31 maggio 2008

Comunicato del coordinamento popolare che ha avuto un ruolo importante nel determinare la storica decisione presa dal Tar

“Finalmente le battaglie dei cittadini hanno un lieto fine.”

Il Soccorso Sociale, che da anni si batte per contribuire alla soluzione del problema strisce blu a Roma ed in Italia, accoglie così la sentenza del Tar del Lazio che ha riportato equilibrio e giustizia in tema di parcheggi nel quartiere Ostiense.

Adesso le firme raccolte nel corso delle nostre manifestazioni saranno presentate al Sindaco Alemanno che siamo sicuri non ci deluderà come i suoi predecessori.

Tra le proposte del Soccorso Sociale, dando per scontato il ripristino della proporzionalità tra parcheggi gratuiti e a pagamento, ci sono la possibilità di integrare l'importo del biglietto scaduto senza incorrere nella sanzione amministrativa e più trasparenza nella gestione e partecipazione della popolazione alla definizione di piani di intervento relativi alla manutenzione delle strade e dello sviluppo della viabilità.

Per eventuali contatti 349 2889419 Arrigo Trevisanello presidente del SoccorsoSociale Roma.

www.soccorsosociale.org  

info@soccorsosociale.org

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sabato, 31 maggio 2008

Il clandestino da noi non ha l'obbligo di documenti

Lo straniero che si trova in Italia in condizione di clandestinità non è obbligato ad esibire il documento di identità alle autorità che ne facciano richiesta, e pertanto il suo rifiuto non costituisce reato in quanto la norma incriminatrice si applica solo ai cittadini extracomunitari con regolare permesso di soggiorno. Lo ha stabilito la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione decidendo il caso di un albanese condannato per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale ma prosciolto dall'accusa di mancata esibizione senza giustificato motivo di un documento identificativo perché "il fatto non sussiste". Per tale motivo il Procuratore Generale di Firenze aveva fatto ricorso in Cassazione chiedendo la condanna anche per quest'ultimo reato. I Giudici di Piazza Cavour però sono stati di diverso avviso ed hanno respinto il ricorso, spiegando che lo straniero clandestino non ha l'obbligo di munirsi di un documento di identificazione mentre tale obbligo grava certamente sul cittadino extracomunitario munito di regolare permesso di soggiorno, al quale solamente è applicabile la norma penale in questione. La Suprema Corte ha infatti precisato che, se il clandestino fosse obbligato ad esibire un documento di identità, paleserebbe il suo stato di clandestinità, ed in tal modo "si violerebbe il principio secondo il quale nessuno può essere tenuto ad agire contro se stesso"; pertanto, concludono i Supremi Giudici, "la condizione di clandestinità, che non è oggi sanzionata penalmente, non può trovare surrettizie sanzioni penali, attraverso un sistema che criminalizzi indiscriminatamente l'inadempimento di meri oneri di natura amministrativa".

Nei tempi andati, quando migliaia di giovani di ambo le estreme vivevano clandestini all'estero per loro – che fuggivano una vera e propria dittatura giuridico/politica come riconobbero Francia, Inghilterra, Austria – era reato...

D'altronde con questa logica ognuno è esentato dal mostrare i documenti alle forze dell'ordine, anche per evitare multe al volante.

Tratto da Noreporter.org

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venerdì, 30 maggio 2008

Bombe a grappolo al bando unanime? Rifiutano solo Usa, Russia, Cina, India e Israele...

Con un fragoroso applauso è stata adottata all'unanimità la convenzione per la messa al bando delle bombe a grappolo. Un'"ampia vittoria per la società civile": così definisce l'accordo per la messa al bando delle bombe a grappolo  varato dall'assemblea plenaria dei rappresentanti di 109 paesi a Dublino il direttore della Campagna italiana contro le mine, Giuseppe Schiavello. "E' una vittoria straordinaria - spiega - E' un trattato raggiunto in pochissimo tempo, un anno e cinque mesi, ed è un successo perché mette al bando tutte le tipologie di 'cluster bomb', e ha superato le resistenze di chi voleva affossarlo.

Quando si dice prendere in giro l'universo. Bombe a al bando unanime? Rifiutano solo Usa, Russia, Cina, India e Israele, ossia i grandi produttori. Traduzione: non cambia nulla ma si convince, con poche parole, l'opinione pubblica che qualcosa si muove

Tratto da Noreporter.org

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giovedì, 29 maggio 2008

Ci sarebbe una certa preoccupazione anche a Modena per il dilagare di richieste d’ assegni sociali da parte di immigrati che, a quanto sembra, stanno mettendo in seria difficoltà l’Inps. Non esistono cifre precise del fenomeno a livello modenese (il fenomeno è nazionale), anche perchè i funzionari dell’ente di viale Reiter - contattati anche ieri - spiegano che dati e informazioni possono essere forniti solo dalla Direzione Generale di Roma. Dalla capitale ci spiegano che i dati, per singole province, possono rilasciarli solo dopo una richiesta scritta all’Inps di Modena, incaricata poi di inoltrarla alla stessa Direzione Generale. Insomma, forse fra qualche mese si potrà sapere qual’è la situazione modenese sul fronte assegni sociali agli immigrati.

 Ma in che cosa consiste questa richiesta da parte degli immigrati degli assegni sociali?

 Le cose stanno così: gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5mila euro annui, hanno diritto a quella che una volta si chiamava “pensione sociale”.
Quando gli extracomunitari regolari residenti in città o in provincia con tanto di carta di soggiorno in regola e residenza, si sono accorti delle normativa di legge - tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha riconosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri - non hanno fatto altro che presentare domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare a Modena genitori o parenti anziani. Tra gli immigrati extracomunitari, pare che gli albanesi siano stati gli antesignani e maestri in materia.

 Come funzione questa legge varata dal parlamento italiano?

 L’extracomunitario regolare, dopo aver fatto venire a Modena i congiunti, manda i familiari o il familiare ultra- 65enne all’Inps. Qui l’interessato autocertifica l’assenza di reddito oppure dichiara la pensione minima nello Stato di provenienza - che deve essere certificata - e il gioco è fatto. L’Inps a quel punto eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale, più 154,9 euro di importo aggiuntivo. In totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7.156 euro l’anno, esentasse. In sostanza genitori, nonni e parenti tutti over 65 di lavoratori extracomunitari, percepiscono i 7.156 euro all’anno, senza aver mai versato alcun contributo all’Inps.

 Tutto questo mentre una buona fetta di pensionati modenesi, percepisce pensioni di 500 euro al mese, meno dell’assegno agli anziani stranieri e tutto questo dopo aver versato contributi e pagato tasse per una vita.

 C’è poi un altro particolare che sa tanto di “beffa”: se il genitore, il nonno, il parente straniero a Modena non si trova bene, può tranquillamente tornare in patria, tanto l’assegno continua a decorrere. E nei paesi nordafricani con queste cifre si vive da “nababbi”. Ultimamente comunque sono satte adottate restrizioni e gli stranieri che beneficiano dell’assegno sociale non devono lasciare il nostro paese. Le domande degli stranieri per l’assegno sociale sarebbero in costante aumento e vengono quasi sempre accolte dall’Inps, visto che la legge non prevede nè un minimo di versamenti e nemmeno un certo tempo di residenza.

Senza aver mai versato contributi incassano 7.156 euro l’anno. Gli extracomunitari con carta di soggiorno fanno arrivare in città i genitori over 65 che all’Inps chiedono il ‘vitalizio’. Tredici mensilità da 550,5 euro, mentre un modenese non ne incassa più di 500 pur avendo versato contributi per anni.

Tratto da Azione Tradizionale

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mercoledì, 28 maggio 2008
Alle elezioni provinciali il Movimento è presente in tutti e quattro i collegi col simbolo "La Destra-Fiamma Tricolore". Fra gli assessori proposti in prima battuta due missini: Giuseppe Cammalleri e Giuseppe Alesi. Nei quattro collegi capitanati dal Consigliere Comunale di Canicattì e componente il Comitato Centrale, Avv. Giovanni Salvaggio, capolista nel collegio di Canicattì, sono presenti due candidati per collegio.
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mercoledì, 28 maggio 2008

Collettivi di sinistra e Forza Nuova si scontrano dopo che è stato vietato, in un'università italiana (!) un omaggio ai Martiri delle Foibe

La rissa, alla Sapienza, in Roma, a via Cesare de Lollis è durata una decina di minuti, ha coinvolto una ventina di militanti antifascisti e un gruppo di ragazzi di estrema destra. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il gruppo dei giovani di sinistra stava strappando i manifesti di protesta appesi all'università da Forza Nuova contro l'annullamento del convegno sulle foibe. I giovani militanti di destra non avrebbero risposto subito alla provocazione. (...) Sarebbero almeno 7 feriti, di cui tre sono stati portati al Policlinico Umberto I. "Si tratta di tre codici gialli - fanno sapere dall'ufficio stampa dell'ospedale - Uno ha una spalla lussata, altri due hanno ferite alla testa, non profonde. Sembra che abbiano subito delle sprangate" . Tra i ricoverati due appartengono alla fazione di destra e uno ai Collettivi di sinistra (ergo se la matematica non è opinione non c'è un gruppo di sprangatori e uno di sprangati). Tutti gli altri ragazzi coinvolti nella rissa sono riusciti a fuggire. Gli studenti dei Collettivi, che nel pomeriggio hanno organizzato una conferenza stampa, insistono: "E' stata un'aggressione a freddo". Intanto chiedono le dimissioni immediate del preside Guido Pescosolido, che aveva autorizzato il convegno sulle foibe (evidentemente è un oltraggio alla teologia della demenza il voler rendere omaggio agli italiani trucidati dalle guardie rosse jugoslave) , e danno appuntamento a domani per un'assemblea sulla sicurezza, mentre per giovedì hanno indetto un presidio davanti alla facoltà di Lettere.(Sperano nell'antifascismo e nel revival degli opposti estremismi per recuperare un po' di terreno dopo le recenti cocentissime perdite di consenso di base) A scaldare gli animi era stata ieri un'iniziativa del prorettore vicario Luigi Frati, che (non si sa con quale faccia e quale senso morale) aveva revocato l'autorizzazione concessa dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia a una conferenza sulle Foibe, alla quale avrebbe partecipato Roberto Fiore, segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova. Da Palermo interviene il sindaco Gianni Alemanno: "Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun'attenuante . L'università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica". Secondo Alemanno sono false le voci di un clima di violenza e intolleranza diffuso nella capitale. "Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati - dice il sindaco - i responsabili di questa aggressione devono essere assicurati alla giustizia e messi in condizione di non nuocere".

Sperando che il Sindaco legga bene i resoconti, prenda nota dei numeri dei feriti; rifletta su come e perché gli animi si sono accesi (ovvero se la prenda innanzitutto con il signor Frati) e che, dall'alto della sua esperienza di piazza sappia leggere quello che traspare anche dai comunicati dei Collettivi, dai quali emergono sia l'aggressività degli stessi sia l'ammissione del fatto che la tensione è stata provocata dai medesimi ed è cresciuta strada facendo. Non vi è dubbio, - attenendosi alla lettura dei comunicati di parte avversa – che non si è trattato di un'aggressione a freddo, di un assalto unilaterale e che non ci sono stati un lupo e un agnello.

Si spera poi che nessuno abbocchi al richiamo della strategia della tensione e che il tentativo di ridar fiato a un gruppo dirigente ultratrombato venga disatteso dalla stessa estrema sinistra che non ha ragione né interesse a farsi manovrare come una marionetta.

Noreporter.org

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martedì, 27 maggio 2008

Il Blocco Studentesco non è più parte integrante della Fiamma Tricolore. L’espulsione di Gianluca Iannone dalla Fiamma Tricolore segna definitivamente la fine del nostro percorso insieme al partito. Il Blocco Studentesco è nato a Casapound e nell’esperienza delle occupazioni non confonrmi, trovando sempre con essa una comunanza politica e di spirito. Pertanto l’unico progetto, l’unico cammino che decidiamo di seguire, è quello di Casapound Italia, con l’auspicio di estendere a tutto il territorio nazionale, la mentalità e la voglia di lottare che sono state le colonne portanti di un’esperienza vincente.

Invitiamo pertanto chiunque a non associare più il nome del Blocco Studentesco a quello della Fiamma Tricolore.

I Responsabili nazionali: Francesco Polacchi, Gabriele Mastrodonato e Davide Di Stefano

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martedì, 27 maggio 2008

Israele: l'ex presidente americano Carter denuncia il potenziale atomico di chi tanto si eccita per i progetti di riarmo altrui

Israele possiede 150 bombe nucleari. Parola dell'ex presidente degli Stai Uniti Jimmy Carter che ne ha parlato a margine del festival letterario di Hay-on-Wye nel Galles. Le sue dichiarazioni, riportate dal 'Times' di Londra, colpiscono particolarmente dato che Israele non ha mai ammesso di avere armi nucleari, anche se molti ritengono che le abbia. (per l'esattezza la cifra più ricorrente è di circa 250 testate) Nessun funzionario americano ha mai deviato in pubblico dalla linea israeliana. La risposta standard dei vertici israeliani è che il loro Paese non sarà "il primo a introdurre l'arma nucleare in Medio Oriente". Carter ha avuto anche parole molto dure sull'embargo imposto alla Striscia di Gaza controllata da Hamas, definendolo "uno dei più grandi crimini umani sulla Terra". Quindi, come riporta il 'Guardian', l'ex presidente Usa ha spronato l'Europa a rompere con gli Stati Uniti su questa questione. "Mica sono nostri vassalli - ha sottolineato - occupano una posizione di parità con gli Stati Uniti". Mentre a suo parere l'Ue mantiene una posizione "passiva" rispetto al conflitto israelo-palestinese e la sua mancata critica all'embargo imposto a Gaza è imbarazzante". Carter considera irrealistica la politica di non parlare con Hamas, tanto più che Israele lo sta facendo indirettamente tramite l'Egitto. L'ostracismo contro Hamas se non rinuncerà alla violenza e non riconoscerà Israele e gli accordi firmati con i palestinesi, ha aggiunto l'ex inquilino della Casa Bianca, è stato messo a punto da Elliot Abrams del Consiglio americano per la sicurezza nazionale, da lui definito "un sostenitore molto militante d'Israele".
Carter è stato insignito del premio Nobel per la Pace nel 2002 per il suo impegno internazionale contro i conflitti, e in particolare per il suo ruolo nell'accordo di pace di Camp David fra Israele ed Egitto nel 1978. Recentemente l'ex presidente è stato ricevuto molto freddamente nello stato ebraico nell'ambito di un suo viaggio in Medio Oriente durante il quale ha avuto una serie di colloqui con i leader di Hamas.

Tutto ciò non può non indurci, tra l'altro, a ripensare alcuni eventi del passato che la vulgata ci offre in modo sensibilmente errato. Sadat, assassinato dai fanatici musulmani, era poco amato in Israele e di certo molto più scomodo di un Gheddafi e lo stesso si può dire di Carter visto e considerato che già venti anni fa, in margine alle rivelazioni dell Irangate, si ebbe quella dell'intervento israeliano presso gli iraniani perché ritardassero il rilascio degli ostaggi americani di Teheran dopo le elezioni presidenziali in Usa affinché Carter non fosse rieletto. Cosa che in effetti accadde sia pure per un margine molto stretto e iniziò l'era Reagan durante la quale il pressing israeliano in Usa, Inghilterra e America latina si fece serrato tanto dal comportare una decina di anni dopo una vera e propria guerra tra spie.

Noreporter.org

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martedì, 27 maggio 2008

L'eurodeputato comunista, l'astronauta Guidoni, si rivolge alle autorità perché intervengano per il rilascio del nostro connazionale sequestrato in Usa

Umberto Guidoni, parlamentare europeo dei Comunisti Italiani, ha inviato una lettera alle principali autorità della Commissione europea e del governo italiano sollecitando un immediato intervento nella terribile vicenda giudiziaria e umana del cittadino italiano Carlo Parlanti, detenuto negli Stati Uniti. Condannato da un tribunale della California con l'accusa di violenza sessuale, sequestro di persona e violenza domestica, Parlanti è attualmente recluso nel carcere americano di Avenal, in pessime condizioni di salute. Parlanti si dichiara innocente e ha rifiutato un patteggiamento che lo avrebbe rimesso in libertà dopo 3 mesi. Un investigatore privato ha certificato che le principali prove, nella fattispecie fotografie, portate a danno di Parlanti, sono false.

"Finora - si legge nella lettera di Umberto Guidoni - sono rimasti inascoltati i numerosi appelli rivolti alle autorità competenti, compreso quello rivolto alla Commissione europea e ad esponenti del Governo Italiano il 26 Aprile dello scorso anno da un gruppo trasversale di deputati italiani al Parlamento europeo". Guidoni chiede quindi al Governo Italiano ed alla Commissione europea “di esaminare una volta per tutte ogni via praticabile per far luce sulle innumerevoli ombre che circondano questo caso e per fornire tutta l'assistenza giudiziaria, finanziaria e umanitaria possibile affinché il sig. Carlo Parlanti possa far valere i propri diritti".

Sabato 31 maggio, Guidoni parteciperà ad un evento istituzionale e culturale volto alla sensibilizzazione politica e sociale sui temi della detenzione oltre confine domestico e le relative posizioni delle Istituzioni organizzato da "Prigionieri del Silenzio", la prima associazione Italiana non a scopo di lucro dedicata al tema dei detenuti italiani all'estero e ai loro familiari.”

Tratto da Noreporter.org

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lunedì, 26 maggio 2008

La Federazione Palermitana del Movimento Sociale Fiamma Tricolore correrà insieme a LaDestra alle prossime elezioni amministrative del 15 e 16 giugno. La destra italiana unita e alleata del PDL appoggerà il candidato presidente Giovanni Avanti e sarà certamente foriera di risultati molto più interessanti delle scorse elezioni politiche. Un voto a LaDestra-Fiamma Tricolore di Palermo sarà, infatti, un voto "utile" alla sconfitta di un centro-sinistra fautore del pensiero debole e quindi nemica di quelle istanze sociali e identitarie di cui siamo fieri ambasciatori da oltre 60anni. Un voto alla nostra lista è un voto alla serietà e soprattutto alla coerenza.

I candidati fiammisti all'interno della lista LaDestra-Fiamma Tricolore sono i seguenti:

Collegio I - Vincenzo Calascibetta

Collegio II - Paolo Marrone

Collegio V - Paolo Marrone e Marcello Papadia

Collegio VI - Bagheria - Massimo Giacalone e Maria Concetta Brancati

Collegio X Termini Imerese - Francesco Alderuccio

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categoria:militanza, politica siciliana
lunedì, 26 maggio 2008

LUNEDI 26 MAGGIO
DALLE 22:00 ALLE 24:00

RBN PADOVA - AQUILA NERA
presenta:
DJ TONY CATENA, MUSICA VISCERALE!
In ANTEPRIMA SU Radio Bandiera Nera
il nuovo CD degli ARMCO: VISCERALE!

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE…..

in consolle Dj Antenore e Dj Boccaccio.

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categoria:musica, consigli per gli acquisti, rbn
lunedì, 26 maggio 2008

Rifiuti, conflitti, decisionismo e Germania

I commenti sul braccio di ferro napoletano da qualunque parte muovano sono viziati da schematismi semplicistici. Ci sono molti motivi che s’intrecciano nello scontro tra le parti. Va detto che la linea decisionista del governo ha un senso e che la situazione l’esigeva. La reazione di chi non vuole l’inceneritore sotto casa ha un senso anch’essa. Manca però una soluzione complessa e condivisa; sicché, di fatto, la linea del governo è, nell’insieme, più valida in quanto tende a risoluzione mentre le rivolte restano comunque intrise di egoismo incapacitante (“Da me no, da qualcun altro!...”) con i risultati che conosciamo da oltre un anno.

C’è anche un conflitto tra centralismo e autonomismo, ma pure questo è viziato. Se l’autonomismo si pone, come si è posto finora nel napoletano, come atomismo e comporta risultati devastanti, perde il suo significato per assumerne un altro. Sicché l’intervento d’autorità, volto a superare ogni potere locale (magistratura, regione, provincia  ecc) assume nello specifico un significato particolare. Dovrebbe essere ripreso anche su altri temi, quali ad esempio l’immigrazione che langue e s’incancrenisce proprio a causa del decentramento e dell’assistenzialismo pagato con i fondi pubblici.

Definiti questi temi, resta comunque irrisolto il problema di fondo che è la partecipazione organica alla soluzione del problema. Su questo non sembra al momento che ci sia molta volontà da alcuna parte. Il governo pare voler scommettere solo sul risultato in sé mentre chi difende i rivoltosi ripete e ripropone tematiche astratte e fuori tempo.

Intanto mandiamo in treno  i rifiuti in Germania per essere bruciati. Lì il problema è stato risolto da tempo e gli inceneritori sono nel cuore delle città senza arrecare gravi problemi di salute o ambientale. Evidentemente i tedeschi in questo settore sono molto più bravi ed esperti di noi.

Gabriele Adinolfi

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domenica, 25 maggio 2008

Presentata la lista Fiamma Tricolore per le prossime elezioni provinciali nei due collegi di Enna.
Ci presentiamo agli elettori con i nostri Militanti e solo con il nostro simbolo.
Questo grazie alla presenza sul territorio e ad un enorme sforzo organizzativo che ci ha permesso di raccogliere le oltre trcento firme necessarie per ogni collegio.
La lista è apparentata con il candidato presidente del PDL, Dott. Giuseppe Monaco.

Fiamma Tricolore Segreteria Provinciale di Enna
www.msienna.altervista.org

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domenica, 25 maggio 2008

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giovedì, 22 maggio 2008

Ecco cosa ha deciso per noi...

«Politica interna ed estera USA: bozza di linea per la prossima Amministrazione»: questo il titolo della prima giornata di riunione della Commissione Trilaterale, tenutasi a Washington il 25-28 aprile, ovviamente e come sempre a porte chiuse. Ma Jim Tucker, il giornalista famoso per «auscultare» le riunioni segrete del Bilderberg, aveva qualche fonte anche lì (1).

E qualcosa ha saputo. Vediamo dunque la «linea» che i più ricchi privati di USA, Europa e Giappone, in rappresentanza delle maggiori multinazionali, dettano al prossimo governo americano.

Secondo il consesso, il futuro presidente dovrà anzitutto aumentare gli aiuti americani ai Paesi esteri, perchè, è stato detto, «L’America non versa la sua giusta parte» degli aiuti internazionali. Il presidente futuro dovrà anche pagare la quota USA per il mantenimento dell’ONU (la Casa Bianca è in arretrato: i neocon che la teleguidano detestano l’ONU).

Peter Sutherland, rappresentante del segretario generale ONU per l’immigrazione, ha caldeggiato una maggiore apertura degli Stati Uniti verso l’immigrazione, raccomandando una amnistia per i milioni di clandestini messicani e sudamericani in USA. Sarà bene notare che Sutherland, questo umanitario, è anche presidente di British Petroleum e Goldman Sachs International, oltrechè un alto esponente del Bilderberg.

Non è dunque un caso se durante il panel intitolato «Global Financial Crisis», si sono sentiti solo interventi attorno al «dovere» dello Stato americano di «intervenire» per soccorrere «le istituzioni finanziarie sotto stress», e nemmeno una parola sul soccorso ai milioni di americani che si vedono pignorare la casa, o caderne tragicamente il valore di mercato.
Il liberismo globale non ammette eccezioni: intervento pubblico è il Male Assoluto, tranne che per le banche loro.

A parlare della crisi c’erano infatti Andrew Crockett, presidente di JP Morgan Chase International, David Rubenstein, gestore del Carlyle Group, Robert Kimmit oggi vicesegratario al Tesoro ma prima altissimo capintesta di Lehman Brothers, oltrechè Martin Feldstein, economista di Harvard, ex consigliere economico di Ronald Reagan, nonchè Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale e da sempre socio del Bilderberg.

C’erano anche giornalisti molto selezionati, da David Gergen dell’US News and World Report, e Lionel Barber, uno dei direttori del Financial Times: che naturalmente non hanno scritto un rigo sulle riunioni, anche se vi hanno partecipato attivamente, presiedendo alcuni panel, oppure «intervistando» per lo scelto pubblico questo o quel grand’uomo. Sul podio, con domande complici, e a porte chiuse.

Il giornalista Bill Emmot, dell’Economist, per esempio ha intrattenuto la cena dei signori allo Smithsonian Art Museum parlando della «crescita dell’Asia». Naturalmente si è molto parlato del «global warming» e si è consigliato il futuro presidente USA di spendere di più contro l’inquinamento; su come ridurre l’effetto-serra, si è ventilata una tassa ecologica sui voli aerei.
Il dollaro a 120, e il cui rincaro dipende al 60% dalla speculazione sui futures petroliferi, non allarma quel nobile consesso. La questione è gestita dal Bilderberg, che nella sua riunione segreta in Germania del maggio 2005, per bocca del suo socio Henry Kissinger, raccomandava un raddoppio del barile (allora era a 40 dollari) entro 12-24 mesi. Il che è avvenuto disciplinatamente.

Nel 2006, a Ottawa, il Bilderberg non si era dimostrato contento dei progressi, ed aveva raccomandato un rincaro sui 105 dollari entro la fine del 2008. Ora Goldman Sachs prevede che si arriverà a 200.

Previsione alla portata di personalità che si incontrano fra banchieri-speculatori e compagnie petrolifere, e che non preoccupa. Loro fanno enormi profitti sui rincari. E il prezzo proibitivo avvicina quella che Barroso suole chiamare
«la rivoluzione post-industriale», che implica fra l’altro la fine del ceto medio.

Rumori di dissenso si sono ascoltati solo quando Robert Blackwill, già vice-consigliere nazionale per l’Iraq, ha intrattenuto
i signori sulla necessità di «impegnare (engage) l’Iran e costruire la pace in Medio Oriente». Blackwill ha assicurato che la «opzione militare resta sul tavolo», ma si spera negli sforzi diplomatici.

Più interessanti le conversazioni e i pettegolezzi di corridoio. I signori tengono molto al NAFTA, il mercato comune USA-Messico-Canada, e si sono detti: «John (McCain) è sempre stato a favore del libero commercio, anche davanti ai sindacati; Hil (Clinton)  e Barak (Obama) fingono di eccepire su alcuni punti, ma è recita politica. Sono solidamente a favore». Anzi, «Hil», si ricordavano l’un l’altro i signori, come first lady ha tenuto sedute strategiche con il big business per indurre il Congresso ad approvare il NAFTA.

Molto sarcasmo invece è stato speso contro Ron Paul. Non perchè il candidato indipendente abbia una sola possibilità di occupare la Casa Bianca; ma li preoccupa la moltitudine di giovani che si sono mobilitati per lui, ed ascoltano i suoi discorsi. Questa generazione, si sono detti i trilateralisti, «si sta facendo un’educazione politica» in questo modo. Il che può «causare danni significativi in futuro», visto che Ron Paul non vuol cedere la sovranità nazionale al NAFTA (come gli europei l’hanno ceduta alla UE), si oppone alle missioni di «mantenimento della pace» all’estero, e proclama che bisogna ritirare le truppe dall’Iraq e, peggio, ridurre le imposte non sui ricchi, ma sul ceto medio.

I signori hanno perciò deciso di influire sul partito repubblicano perchè faccia pressione su Ron Paul e lo induca a rinunciare alla corsa al più presto, onde mettere fine ai suoi corsi di educazione politica un po’ troppo affollati. L’incarico è stato assegnato a Thomas Foley, già portavoce della Casa Bianca.

Kissinger era presente ma non ha parlato. E’ decrepito e dicono che abbia problemi alla gola. Fra gli europei, Tucker segnala solo Elisabeth Guigou, già ministra francese per gli affari europei. Nell’insieme, i politici presenti sembravano essere della generazione passata, dell’era Reagan o dell’era Nixon.

Si può ipotizzare che la Trilaterale ritenga di poter riprendere l’influenza che aveva prima dell’avvento dei neocon, che hanno sviato il progetto globalista con il loro bellicismo per Israele? Il futuro lo dirà: i signori erano sicuri di avere in tasca tutti i tre candidati.

Può darsi che trovino una convergenza in un senso preciso: mano pesante alla israeliana contro le opinioni pubbliche contrarie alla globalizzazione. Il direttore di Newsweek, Fareed Zakarias, uno dei giornalisti invitati, ha appena elevato un rimprovero agli americani, convinti all’80% che il Paese sia sulla strada sbagliata (saranno i mutui sub-prime e la rovinosa costosissima guerra in Iraq?).

«Miliardi di persone sono uscite dalla abbietta miseria» grazie alla globalizzazione, li rimprovera Zakarias,
il giornalista-impiegato della Trilateral, «il mondo sarà arricchito e nobilitato via via che diventano consumatori, produttori, inventori, sognatori...il 40% delle superlauree in America lo guadagnano gli immigrati» (2).

Niente sugli immigrati che lavano i pavimenti. Nè sulla fame prodotta dai nuovissimi rincari sugli alimentari di base: anzi quella è buona, perchè segnala «l’aumento dei consumi» nel mondo globalizzato. E nemmeno una parola sui 10 milioni di tedeschi che, in uno dei pochi Paesi in pieno boom economico, sono usciti dalla classe media in questi anni, per accrescere le fila dei nuovi poveri. O sui milioni di francesi che subiranno un ulteriore taglio alle pensioni, grazie a Sarkozy.

«Viviamo nel periodo più pacifico mai provato dalla specie umana», si arrabbia Zakarias, ma noi americani «siamo diventati sospettosi del commercio, dell’apertura, dell’immigrazione, degli investimenti esteri».

Così non va. Se siete scontenti, vi metteremo in riga. La presidenza Bush ha visto l’allestimento di campi di raccolta e detenzione allo scopo – com’è detto ufficialmente – di «sostenere il rapido sviluppo di nuovi programmi».

In cosa consistano i nuovi programmi non viene detto. Essi sono compresi nel «continuity of goverment», il programma generale di mantenimento del governo in casi di emergenza estrema e non specificata. A questa necessità provvedono programmi software che indentificano, attraverso un filtro chiamato «social network analysis», a identificare persone che manifestano qualche scontentezza sull’andamento delle cose.

Nel database, gestito dai militari, ci sono già 8 milioni di americani segnalati come sospetti di scontentezza, o di volontà d’opposizione (3). Vi godrete la globalizzazione, che lo vogliate o no.

Maurizio Blondet

Tratto da EffeDiEffe

NOTE

1) James Tucker, «Global elite gather in DC», American Free Press, 6 maggio 2008.
2) Fareed Zakarias, «The rise of the rest», Newsweek, 3 maggio 2008.
3) Ed Martin, «If you are reading this, Bush has reserved a bunk for you in one of his detention camps», OpEdNews, 6 maggio 2008. «In the spring of 2007, a retired senior official in the U. S. Justice department sat before Congress and told a story so odd and ominous, it could have sprung from the pages of a pulp political thriller.  It was about a principled bureaucrat struggling to protect his country from a highly classified program with sinister implications.  (…) The bureaucrat was James Comey, John Ashcroft's second-in-command at the Department of Justice during Bush's first term. In his testimony before the Senate Judiciary Committee, he described how he had grown increasingly uneasy reviewing the Bush administration's various domestic surveillance and spying programs.  Much of his testimony centered on an operation so clandestine he wasn't allowed to name it or even describe what it did.  (…)  the program that Comey found so disturbing went forward at the demand of the White House, "without a signature from the Department of Justice attesting as to it's legality," he testified. What is this program?  A former military operative has been told that the program utilizes software that makes predictive judgments of targets' behavior and tracks their circle of associations with "social network analysis». (…) Bush, in one of his addresses to the nation, said the program was part of planning to assess threats to the "continuity of our government".

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