Di Gianpiero Mughini
Ricevo un sms da una mia amica romana, una che nella sinistra ci è nata e ci sta da 25 anni, dove mi dice che è tutta allarmata del fatto che il nuovo sindaco di Roma sia uno marchiato dalla croce celtica e dai suoi trascorsi nella destra radicale. E per quanto io la reputi una donna intelligente, mi cascano le braccia. Con la croce celtica e i suoi annessi e connessi, il risultato eclatante delle elezioni per il nuovo sindaco di Roma c’entra zero. Ho detto zero. Guardo con pena intellettuale i manifesti elettorali della sinistra affissi nel mio quartiere, dove c’è un appello accorato al voto “antifascista”, ma anche la miserevole copertina dell’ “Espresso” dov’era un primo piano di Alemanno che aveva per sfondo il faccione del Duce. Dio, che sciocchezze!
Premetto che ho votato Rutelli al primo turno, e che lo avrei votato anche al secondo se non fosse che ero a Milano per motivi di lavoro. Francesco è un mio amico caro e aveva fatto benissimo da sindaco tutt’e due le volte. Come nello sport, in politica c’è quando si vince e c’è quando si perde. Solo che la croce celtica non c’entra proprio nulla. Né c’entra la famiglia dei suoceri di Alemanno, i Rauti, fai genitori di sua moglie Isabella, e colgo qui l’occasione per salutarli: dato che sono bravissime persone. Gli estremismi di tutti noi per come eravamo trenta o quarant’anni fa, c’entrano niente di niente di niente con l’Italia e il mondo del 2008. In molti pensavamo delle porcate quarant’anni fa, chi delle porcate tenere chi delle porcate aspre. Quarant’anni fa, ossia secoli fa. Siate così cortesi, antifascisti babbei, da mettere in bacheca le vostre pulsioni. Ve ne sta parlando uno che le conosce a memoria le lettere di Antonio Gramsci dal carcere, le lettere dei condannati a morte della Resistenza, le lettere meravigliose scritte da Umberto Terracini quando era in una cella fascista, e tutto il resto.
C’entra più niente. C’entrano i rumeni che stuprano una sera sì e l’altra pure. C’entra che la città moderma è un groviglio spaventoso. C’entra che i fine mese sono diventati terribili da arrivarci per tutto il ceto medio e figuriamoci per i ceto medio-basso. C’entra che nella periferia romana è una lotta a vivere e sopravvivere. C’entra che un gruppo di potere che al Campidoglio era al potere da 15 anni è stato fiaccato. C’entra che il governo Prodi è stato uno dei peggiori governi della storia repubblicana, e in moltissimi hanno votato contro quel governo. C’entra che in molti nella sinistra vorrebbero Walter Veltroni morto, perché ha osato disgiungersi dai Cosi Rossi, e dunque non hanno votato per Rutelli. Parliamo insomma di cose serie. Oltretutto Alemanno è uno della “destra sociale”, il che tradotto in italiano vuol dire che è più a sinistra della metà del Pd. Non dico che sia buono così, dico semplicemente che è così. Staremo a vedere. Quel che è sicuro è che di croci celtiche non ne vedremo neppure l’ombra.















«Sulla situazione in Birmania e sulle note responsabilità della Cina - come in Darfur e in Tibet del resto - che sostiene il “Consiglio di Stato” birmano (SPDC), non ci sono sufficienti parole di esecrazione e condanna. E non sono sufficienti le parole contenute nella risoluzione. Sostengo la netta condanna e deploro il fatto che il regime birmano in 45 anni non abbia fatto passi avanti nel rispetto dei diritti umani e delle libertà di coscienza e di associazione. Come non condannare la repressione politica ed etnica del popolo birmano - e in proposito approfitto per ricordare in particolare il caso del popolo Karen, che fieramente resiste da decenni per difendere la sua identità - e con altrettanto vigore deploro i meccanismi di consultazione referendaria sulla costituzione che si vorrebbe imporre alla Birmania. Concordo su tutto quanto sentimentalmente si dice nella risoluzione, ma proprio perché tutto, come al solito, per quanto promana dagli atti dell’Unione, rimane sul piano dei sentimenti credo non serva assolutamente a nulla e visto che come si afferma nella risoluzione ‘le sanzioni mirate, seppur rinnovate’ non hanno avuto l’impatto auspicato. Più che chiedere il loro deciso inasprimento, soprattutto si dovrebbero usare analoghi strumenti di pressione nei confronti di quegli Stati (Cina, India e Russia) affinché, in virtù della loro influenza economica e politica sul regime birmano esercitino azione sinergica l’UE in materia (e qui concordo con la collega Flautre), e arrestino le loro forniture di armamenti e di altre risorse strategiche».







