venerdì, 29 febbraio 2008

Sabato 1 Marzo scendi in Piazza con noi! Il Ms-Fiamma Tricolore ti aspetta per dire BASTA a questa nuova ondata di pedofili, che totalmente immuni da ogni legge si insidiano nella vita dei nostri ragazzi, bambini, i NOSTRI figli! Difendiamo e rivendichiamo il DIRITTO alla VITA, di far crescere i bambini in serenità e salute. Diamo loro un futuro SICURO. Unisciti a noi, fai sentire la tua voce, chiedi con noi il DOVERE alle Istituzioni per fermare questo MALE ENORME che è la pedofilia, un CANCRO che dilaga sempre più.

Ti aspettiamo questo Sabato 1 Marzo 2008 dalle ore 09,00 fino alle ore 19,00 circa, a Piazza Cairoli per un sit in di informazione per la gente, per la società in cui viviamo, e di cui TUTTI NOI SIAMO RESPONSABILI!

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venerdì, 29 febbraio 2008

Sabato 1 marzo dalle ore 16.00 alle ore 19.30 i militanti del M.S.Fiamma Tricolore di Trapani saranno presso via Garibaldi per un banchetto informativo sul tema fondamentale del diritto alla casa.

Avere una casa si può
MUTUO SOCIALE subito!

www.fiammatrapani.tk

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venerdì, 29 febbraio 2008

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giovedì, 28 febbraio 2008

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categoria:politica, video
giovedì, 28 febbraio 2008

A trentatre anni dal suo assassinio. Veltroni, per fortuna, lo ha dimenticato

mikis-mantakas.jpg

Ricordiamo Mikis, a trentatre anni dal suo assassinio. Veltroni, per fortuna, lo ha dimenticato, così non diventerà un testimonial involontario della sua mistificazione elettorale. Dedicato a Lui, a noi che in quei giorni c'eravamo e a tutti quelli che ne han raccolto il testimone. Contro chi ha ballato sul suo sangue e, in qualunque schieramento, ci ha poi fatto carriera o magari denari e fama vendendone il ricordo. Contro quelli che si rifanno il trucco e si lavano la coscienza con una bella operazione di marketing. A Mikis. A noi!

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categoria:in memoriam
giovedì, 28 febbraio 2008

carlo-parlanti-e-katia-anedda-avenal-state-prison-california-2007-3.jpgDopo mesi, finalmente ieri, 27 febbraio 2008, Carlo è stato visitato da un medico del carcere e, inoltre, ha potuto parlare con due medici contattati dal Consolato italiano di San Francisco. Per quanto riguarda la macchia sul polmone destro che a ottobre 2007 aveva indotto l’amministrazione carceraria a ricoverare Carlo in regime di isolamento e a tenerlo incatenato ad un letto dell’ospedale di Bakersfield per una sospetta TBC o addirittura un carcinoma, i medici hanno detto a Carlo che deve fare una TAC con liquido di contrasto, e il referto radiografico deve essere messo a confronto con quello eseguito a Ottobre. I medici sono però forse all’oscuro, forse, che da mesi (e precisamente da dicembre 2007) ad Avenal temporeggiano dal sottoporre Carlo a questo esame. La motivazione principale è che prima della TAC bisogna avere il referto delle radiografie al torace: Carlo in dicembre ha fatto l’ RX al torace ma ancora il referto non c’è. Il medico del carcere ha, però detto a Carlo di avere visto le radiografie, e la macchia al polmone appare sovrapponibile a quella risultata dagli RX eseguiti all’ospedale di Bakersfield, quindi di qualunque cosa si tratti non è in fase di sviluppo, o, per usare le stesse parole usate dal medico, non si tratta di infezione attiva.
Ma di cosa si tratta?

Si tratta di TBC? E come mai le analisi eseguite nemmeno due mesi prima erano negative al test? E perchè, nonostante questo grave sospetto, non si sono preoccupati di controllare lo stato di salute dei detenuti che occupavano la stessa cella di Carlo? E ancora, come mai dopo il ricovero, non hanno tenuto Carlo in isolamento prima di scongiurare il pericolo di una TBC?
E’ un carcinoma? Ieri il dottore del carcere ha fatto notare a Carlo, sottolineandolo, che il referto della 2^ biopsia al polmone destro effettuata all’ospedale di Bakersfield, avrebbe riportato la dicitura: negativo al carcinoma. E quindi perché nell’ottobre 2007, dopo il risultato della 2^ biopsia, i medici di Bakersfield hanno consigliato a Carlo un intervento chirurgico insistendo nella necessità di asportare mezzo polmone pur non avendo chiara l’origine della massa?
E se fosse una lesione tipica della Valley Fever? La Valley Fever è una micosi tipica delle zone desertiche della California che colpisce i polmoni e diffusamente anche la pelle. Ora, lo scorso anno, a Carlo venne una patologia della pelle che secondo i medici che lo hanno visitato era scabbia. Il medico del Consolato ieri gli ha chiesto se soffriva anche di gonfiore alle caviglie e dolori articolari: alla risposta affermativa di Carlo, il medico ha quindi espresso la sua convinzione che si trattasse di Valley Fever e non di scabbia. Da ciò si evincerebbe finalmente anche perché all’epoca Carlo stato curato con Benadril contro il prurito, e con dosi massicce di antibiotico. Evidentemente sapevano si trattasse di Valley Fever ma hanno preferito non dire nulla forse per non prendere le precauzioni che casi simili consigliano.
Se fosse Valley Fever molte tessere si incastrerebbero al posto giusto. Vi sarebbe una spiegazione logica alla sofferenza epatica sofferta da Carlo diagnosticata dai medici come epatite C e si spiegherebbe anche perché i valori delle analisi del sangue fatte a Carlo sono rientrati nella norma; una epatite C non guarisce senza le giuste cure, e Carlo non è stato curato per l’epatite C.
E quindi un’altra domanda viene spontanea: perché è stato consigliato a Carlo di sottoporsi ad una biopsia al fegato? Ieri i medici hanno escluso categoricamente che tale esame invasivo sia necessario… vi è necessità di ottenere al più presto tutte le cartelle cliniche di Carlo per sottoporle all’esame di un medico.
Quella che vive Carlo Parlanti è una vicenda che da qualunque ottica si guardi, giudiziaria, medica, è avvolta da incongruenze…e piena di ingiustizie.

Mara Marino

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giovedì, 28 febbraio 2008

Aggiornamenti dai volontati di Popoli partiti il 12 febbraio per la Birmania

NOTIZIE DALLA MISSIONE DI POPOLI 26 FEBBRAIO Dovrebbero rientrare in Italia la prossima settimana i volontari che hanno partecipato alla missione di Popoli iniziata il 12 febbraio. I medici della comunità hanno compiuto visite alla popolazione Karen dei villaggi di Kerlaw Gaw, Baw Puh La Tha, Nya Pae Tah e Bla Tho, tutti insediamenti che gravitano attorno alla clinica "Carlo Terracciano". La stagione secca, che consente alle formazioni armate di muoversi con maggiore facilità, rende più rischiosa l􀂶attività dei volontari. "Popoli" non ha purtroppo potuto compiere visite nel villaggio di Maw Khee, che dista solo pochi chilometri dalla clinica, ma che è a ridosso di una base militare birmana. Maw Khee rappresenta la prima linea di questa guerra nel distretto di Dooplaya. La decisione di non entrare nel villaggio è stata presa dai responsabili della sicurezza di "Popoli", per evitare che in un non improbabile conflitto a fuoco che sarebbe potuto scoppiare in conseguenza al nostro arrivo, fosse coinvolta la popolazione civile. Anche le visite a Kaw Hser sono state annullate. Il villaggio è particolarmente pericoloso per la presenza di numerosi informatori della giunta birmana e di infiltrati appartenenti al DKBA, la formazione di traditori Karen che collaborano con i generali di Rangoon. La situazione in questi giorni era eccezionalmente tesa: il 14 febbraio, nella cittadina thailandese di Mae Sot, dove il movimento di liberazione Karen ha i suoi uffici, è stato assassinato il Segretario Generale del KNU (Unione Nazionale Karen), primo atto di una strategia che punta all􀂶eliminazione della leadership indipendentista. La lista degli obiettivi da colpire è piuttosto lunga: il colonnello Nerdah Mya, con cui i volontari di "Popoli" collaborano strettamente, è tra questi, e quindi anche la sua sicurezza è a rischio quando si entra in villaggi insidiosi come Kaw Hser. Kaw Hser era già stato visitato pochi giorni fa da alcuni membri e da una infermiera di "Popoli": viste le condizioni sanitarie della popolazione si era deciso di tornare nel villaggio non appena fossero arrivati dall􀂶Italia i medici della Comunità Solidarista. Purtroppo, quelli che noi qui definiamo i "badogliani karen" (gli aderenti alla milizia DKBA, utili servi degli occupanti), hanno impedito che fossero portate cure agli abitanti. Nei prossimi giorni, non appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno, i paramedici di "Popoli" raggiungeranno il villaggio, per procedere alla somministrazione di vermifugo ai bambini e alla cura delle patologie più diffuse tra la popolazione.

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mercoledì, 27 febbraio 2008

hl7451.jpgCon la caduta del governo Prodi, ha terminato il suo mandato anche la commissione d’inchiesta parlamentare sull’uranio impoverito, istituita a ottobre del 2006, in netto ritardo rispetto alla tabella di marcia dell’esecutivo, per fare luce sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato nelle missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccate munizioni belliche. La relazione di fine mandato, nonostante ha lasciato senza risposte tanti dubbi e incertezze, ha comunque prodotto un risultato importante per l’annosa questione degli indennizzi, ovvero, anche se non è stato provato un nesso di causalità rispetto alla patologia, come osservato dall’Istituto superiore di Sanità, che non conferma tale ipotesi ma neppure la smentisce, i militari colpiti da malattie, probabilmente collegate al loro lavoro, potranno ora richiedere il risarcimento. Il risultato positivo, raggiunto con le proposte emendative del senatore Nieddu del Pd, è stato trovato grazie ad un’attenta cautela nella scelte delle parole, ovvero al criterio di casualità è stato sostituito quello di probabilità, chiave quest’ultima per ottenere il riconoscimento della propria malattia e per arrivare alla richiesta di indennizzo per chi è stato vittima delle radiazioni e delle polveri che si creano dopo l’esplosione di proiettili all’uranio. Scrive, infatti, la Commissione nella relazione finale: “La Commissione ha sostituito al criterio del nesso di causalità, quello del criterio di probabilità, utilizzando criteri statistico-probabilistici nella valutazione delle possibili cause delle patologie e sganciando, in un certo senso, l’effetto dalla causa. Non potendosi affermare - ma neanche escludere - la relazione tra l’evento morboso e la causa scatenante, il fatto stesso che l’evento si sia verificato costituisce di per sé motivo sufficiente per il ricorso agli strumenti risarcitori”. Alla fine dunque i 21 senatori che componevano la commissione si sono trovati tutti d’accordo, tranne i tre astenuti, non solo nel sostituire il nesso di casualità, ma anche con l’equiparare le vittime “del dovere” alle vittime del terrorismo, almeno per quanto riguarda l’accesso ai fondi per il risarcimento. Tante tuttavia le difficoltà che l’organo d’inchiesta ha trovato sulla sua strada in questo scarso anno e mezzo di lavoro; a cominciare dagli approssimativi dati statistici epidemiologici forniti dal ministero della Difesa, come confermato dall’audizione del titolare di Palazzo Baracchini, Arturo Parisi, che enunciò dati in netto contrasto con quelli forniti dallo stesso Goi. C’è poi l’esigua disponibilità di fondi messi a disposizione della commissione, appena centomila euro, e gli ostacoli riscontrati nel reperire i dati dai distretti e dagli ospedali militari, come denunciato dalla stessa presidente Lidia Menapace, quando spiegò: “In alcuni casi abbiamo dovuto mandare la polizia giudiziaria per ottenerli”. L’ultima difficoltà è poi rappresentata dal fattore tempo. La commissione infatti doveva indagare anche sulle popolazioni civili nei teatri di conflitto e nelle zone adiacenti le basi militari sul territorio nazionale, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico, ma il tempo non è bastato. Senza considerare poi che l’organo ha chiuso i battenti proprio quando, come annunciato, doveva iniziare a incrociare i dati e a stabilire la veridicità sul “teatrino di cifre” messo su da Arturo Parisi e prontamente contestato dalle associazioni che raccolgono le denunce dei militari ammalati. Adesso dunque si spera che i fondi per questi indennizzi verranno sbloccati, considerando inoltre che i 30 milioni di euro per il triennio 2008-2010, previsti specificamente per le patologie oggetto dell’inchiesta, nella legge 24 dicembre 2007, n. 244, come anche specificato nella relazione conclusiva della commissione d’inchiesta, non sono stati distribuiti, per mancanza delle norme di attuazione del ministero della Difesa.

Tatiana Genovese - http://www.rinascita.info/

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categoria:politica, notizie dallestero
mercoledì, 27 febbraio 2008

 La caserma di Bolzaneto trasformata in un luogo di torture fisiche e psicologiche. Quasi come un girone dell’inferno in cui ragazzi e ragazze arrestati durante le manifestazioni del G8 di Genova furono picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione. Non ha risparmiato particolari inquietanti la seconda parte della requisitoria dei pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello, iniziata lunedì mattina, che si protrarrà per altre quattro udienze, al processo per le violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001 a Genova. Gli imputati sono 45 vertici apicali appartenenti al personale della polizia penitenziaria, polizia di stato, carabinieri e medici.

 

RAGAZZE NUDE E COMMENTI BRUTALI - Stare in piedi per ore e ore, fare la posizione del cigno e della ballerina, abbaiare come cani per poi essere insultati con minacce di tipo politico e sessuale, schiaffi e colpi alla nuca e anche lo strappo di piercing anche dalle parti intime: questo il genere di vessazioni subite dagli arrestati all’interno della caserma di Bolzaneto. Molte le ragazze obbligate a spogliarsi, a fare piroette con commenti brutali da parte di agenti presenti anche in infermeria. «L’infermeria - ha denunciato il pm Miniati - che doveva essere un aiuto in caso di sofferenza è diventata un luogo di ulteriore vessazione».

 

LE TESTIMONIANZE - Non sono mancati nella requisitoria di Ranieri Miniati i riferimenti alle testimonianze più salienti delle parti lese durante il processo. Tra queste quella di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento. «Gli agenti mi hanno preso in giro - aveva raccontato al processo - per la mia bassa statura, insultandomi con “Nano buono per il circo”, “Nano di merda”, “Nano pedofilo”». Il pm ha anche ricordato che Massimiliano per un’ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perchè gli impedirono di pulirsi.

Sembra giusto dire che, se qualcosa all’interno della polizia italiana non va, ciò vale anche nei casi in cui la polizia si lascia andare ad eccessi se non a veri e propri comportamenti incivili e vigliacchi contro chi sta “dall’altra parte”. E’ il brivido del potere che porta a colpire chiunque e a scaricare la tensione in modo vigliacco e ingiustificato. Allo stadio o a manfiestazioni di altro genere. Crediamo non ci siano differenze di colore quando c’è di mezzo un’ingiustizia, quando c’è da reclamare un comportamento meno animalesco. E così non possiamo che chiedere giustizia nei confronti di certi agenti che dietro una divisa nascondono le loro frustrazioni e le scaricano contro quelli che, in genere, sono i meno colpevoli, i più indifesi. Al G8 la maggior parte delle persone che in Tv vedevamo subire le cariche della polizia erano per lo più donne da sole, per terra contro quattro-cinque celerini per volta che scaricavano contro di loro e contro qualcun altro, in età più avanzata e quasi sempre incolpevole, la rabbia per l’incapacità di mantenere l’ordine, per colpe loro o di chi ne aveva gestito la (dis)organizzazione. E la stessa cosa successe, in maniera più vigliacca, nella notte, nella scuola Diaz. Mentre adesso apprendiamo qualche particolare in più sui fatti che accaddero nella tristemente nota caserma di Bolzaneto dove, ragazzi e ragazze non ancora giudicati da nessuno, subirono la precoce sentenza da parte di poliziotti eccitati dall’avere, una volta tanto, dalla loro lo scettro del potere (non si sentono evidentemente così potenti quando si tratta di difenderci dalla criminalità, organizzata e non). Il risultato furono ore di torture e vessazioni inutili quanto inumane.

Fonte: http://www.azionetradizionale.com/

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categoria:politica, il vostro mondo
mercoledì, 27 febbraio 2008

“Siamo in Colombia: è proprio una vergogna che un prefetto, già voltagabbana, si candidi ora con il Pd”. Lo dichiara Luca Romagnoli, segretario nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, commentando la candidatura del commissario anticorruzione Achille Serra nelle fila del Partito democratico.
“E’ un’operazione di squallido trasformismo – rincara la dose l’eurodeputato – non so se sia più penosa per Serra o per chi lo riporta in politica dopo che, nel 1996, l’ex prefetto fu eletto alla Camera nelle liste di Forza Italia”.
“Valga per tutti una norma di buon senso: chi ricopre importanti cariche istituzionali eviti le scalate ai Palazzi, a meno che non rimetta il proprio mandato”.
“Per adesso – fa notare Romagnoli – Veltroni ha arruolato due prefetti: Serra e l’ex superprefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena, ex vicecapo della polizia e ora capolista del Pd calabrese al Senato”.
“Chissà cosa uscirà ancora dal cilindro di Walter da qui alla chiusura delle liste. Magari – conclude il segretario della Fiamma – si farà consigliare da Di Pietro e tirerà sul pullman qualche altro magistrato o poliziotto”.

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categoria:politica
martedì, 26 febbraio 2008

Dopo il Kosovo, il Kudistan. Comun denominatore il narcotraffico

Dopo il Kosovo il Kurdistan. Entrambi i separatismi hanno, oggi, qualcosa in comune: sono figli della droga e del risiko geo/politico, geo/economico e geo/energetico.

Abbiamo dovuto attendere che Mosca si esasperasse perché finalmente una personalità politica dicesse in pubblico la verità sul Kosovo, quella che tutti gli addetti ai lavori sanno ma che nessuno riporta perché mettere l'opinione pubblica di fronte alla realtà nuda, è traumatizzante e destabilizzante quanto altro mai.

Dmitri Rogozin, rappresentante permanente della Russia presso la Nato, ha però pronunciato la parola magica. Ha affermato quello che tutti gli esperti sanno e cioé che il Kosovo altro non è se non un'enclave della droga, gestita dalla mafia della droga, padrona di una buona porzione di quel narcotrafico che rappresenta la quarta voce, se non la terza, dell'economia occidentale. Un'economia che senza il narco/riciclaggio sarebbe andata in bancarotta da tempo.

A sostenere i mafiosi kosovari e la loro illegale proclamazione d'indipendenza (leggi pulizia etnica) sono, ovviamente, la Cia, il Pentagono, Tel Aviv, i servizi israeliani e quelli pachistani. Un intreccio d'interessi (il narcotraffico, il progetto del gasdotto Nabucco che andrebbe dall'Afghanistan all'Austria, una politica di contenimento dell'Europa e la volontà di spaccare Mosca dall'ovest, sono i comuni denominatori dei protettori della gang di Pristina).


Una questione curda


Di questi giorni è la notizia dell'infervorare della guerra tra turchi e curdi. Questi ultimi, inquadrati nel Pkk, sono complici di Pristina e dei suoi protettori. Si consideri che il Pkk, contando anche le oltre seicentomila persone della diaspora curda in Occidente, è forse l'unica organizzazione al mondo ad essere coinvolta in tutte le tappe della macchina della droga: dalla raffineria, al traffico, allo spaccio, al riciclaggio.

A sostenere il Pkk e ad utilizzarlo come leva per gli allargamenti d'influenza nella rotta verso Kabul è soprattutto Israele. Il rilancio del Pkk e della causa curda sta creando, però, sconcerto presso alleati storici di Tel Aviv, come Ankara, suoi vassalli, come l'attuale Baghdad e suoi astuti rivali/cogestori come Teheran


Le crisi internazionali


Quanto accade oggi nell'arteria del narcotraffico (e della geo/energia) va quindi letto nella chiave dei sommovimenti internazionali, dovuti tanto alle crisi energetiche ed economiche quanto, soprattutto, allo sbilanciamento dei rapporti tra le potenze.

Possiamo sostenere allora che esistono elementi di crisi che possono lasciar sperare in una guerra che, malgrado tutto il tributo di sangue che comporterebbe, possa fare un minimo di pulizia in un sistema internazionale costituito sul Crimine Organizzato?

Al momento non sembra realistico. I conflitti saranno, come al solito, cruenti ma resteranno intestini e saranno riassorbiti dalle cupole che speculano su ogni cosa.

Quel che però è certo è che qualche scricchiolio qua e là si manifesta. Ma sbaglierebbe chi sperasse che questi cedimenti possano dar vita ad uno schieramento internazionale capace di dare fierezza e indipendenza ai popoli o anche solo ad alcuni di essi.

Le condizioni non sono ancora mature e, soprattutto, i fronti possibili non sono assolutamente chiari. Tutto è talmente aggrovigliato in questa fase d'internazionalizzazione delle merci, la stessa geo/politica è così ridimensionata dall'avvento dell'era aerospaziale e di quello che Geminello Alvi definisce il “nomos dell'aria”, che si può solo guardare con simpatia agli sbandamenti del sistema mafioso.


Noi Europa


Fintanto che non si costituirà una sovranità europea, e fintanto che l'Europa non smetterà di essere figlia delle banche per divenire finalmente imperiale con un taglio neo/bonapartista, potremo solo stare alla finestra a guardare mentre sotto casa continueranno a spacciare l'eroina. In nome della democrazia e dell'autodeterminazione dei popoli, ovviamente.

Gabriele Adinolfi


Per saperne di più vedi il primo quaderno del Centro Studi Polaris La geopolitica della droga e del petrolio, edizioni Barbarossa, 85 pagine, 7 euro

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lunedì, 25 febbraio 2008

Domenica 17 Febbraio 2008, nei locali della Sezione “Giorgio Almirante” di Canicattì (AG) in Corso Umberto I° n. 110, si è celebrato il coordinamento interprovinciale della formazione politica DESTRA TRICOLORE, nata dall’alleanza fra il Movimento Sociale Italiano – Fiamma Tricolore e il Movimento La Destra.

Nell’incontro Presieduto da Giuseppe Cammalleri, Federale della Fiamma Tricolore di Agrigento, hanno partecipato anche il Federale della Fiamma Tricolore di Caltanissetta, Emanuela Cigna, il portavoce de La Destra di Agrigento, Roberto Gallo, ed il Vice Portavoce di Caltanissetta Fabrizio Macaluso, nonché il Segretario cittadino della Fiamma Tricolore Leonardo Di Stefano ed il Portavoce de La Destra Bartolo Cassaro.-

L’incontro, iniziato alle ore 10,30, ha fatto registrare, altresì, la presenza di decine di militanti e simpatizzanti della Fiamma Tricolore Agrigentina. Tutti i presenti hanno plaudito alla scelta unire i due movimenti e di candidare alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri l’On. Daniela Santanché, prima candidata italiana donna alla carica di Primo Ministro.

I presenti hanno convenuto altresì sulla tutela dei valori, della cultura e dell’identità e progetto politico della Destra italiana, nonché sui temi di politica nazionale e locale, ponendo in primo piano la questione del disagio sociale, dei nuovi poveri e dell’esigenza di dotare lo stato di nuove regole istituzionali per garantire sicurezza, lavoro, giustizia, diritto alla casa, diritto all’istruzione, ecc., e norme sulla tutela dei più deboli, l’italianità ed il pericolo dell’immigrazione irregolare.-

L’incontro si è concluso con l’augurio che le province presenti possano raggiungere il traguardo di una rappresentanza parlamentare e della presenza all’Ars e nelle Province e nei Comuni interessati da elezioni.

www.fiammacanicatti.it - www.fiammaagrigento.tk

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lunedì, 25 febbraio 2008

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lunedì, 25 febbraio 2008

Indice del forum

Domenica 24 Febbraio alla trasmissione diretta da Lucia Annunziata su rai tre, la candidata premier della Destra-Fiamma Tricolore Daniela Santanchè, ha chiaramente fatto riferimento al Blocco Studentesco e ai grandi successi ottenuti dal nostro movimento nelle scuole.
In proposito riferisce Davide Di Stefano, responsabile del movimento: “ La Santanchè in trasmissione parlando di quei “giovani del fare” nelle scuole come di un esempio per l’Italia, si riferiva sicuramente a noi. La discussione sui giovani era stata scaturita da un articolo su Repubblica inerente l’ambiente giovanile della destra radicale, citando in particolare l’esperienza del Blocco Studentesco”.

Azione Universitaria ha preso le distanze dalle parole della Santanchè, rivendicando per sé i meriti i risultati citati dalla candidata premier per La Destra-Fiamma Tricolore, non perdendo occasione con un loro comunicato di ribadire la loro piena fedeltà a Fini e al progetto di sciogliere A.N. nel Partito Popolare.
Sempre Di Stefano in proposito: “E’ vero che noi non siamo ancora presenti nelle università, infatti lì l’egemonia della sinistra si fa ancora sentire. Non mi aspettavo che un movimento come Azione Universitaria che ha da sempre rivendicato una certa autonomia dal partito, facesse opera di asservimento a Fini in questa maniera.”

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categoria:blocco studentesco
lunedì, 25 febbraio 2008

42-17791486.jpgChris Davies è un euro-deputato britannico.
Per giunta, è membro della Commissione Controlllo Bilancio dell’Euro-parlamento.
Eppure, per vedere il documento, ha dovuto firmare un impegno alla segretezza, ha potuto leggerlo solo in una stanza chiusa da congegni di riconoscimento biometrico, sotto lo sguardo di guardie della sicurezza; ovviamente non ha avuto il permesso di fotocopiarlo, e neppure di prendere appunti.

Che cosa c’è di tanto delicato in quel rapporto, da imporre tali misure di segretezza?
Forse i piani di un super-missile comunitario, di un brevetto strategico, il piano per la fusione fredda?
Niente di tutto questo.

Il rapporto, stilato dagli uffici contabili di Bruxelles, documenta in dettaglio le ruberie, malversazioni, peculati e appropriazioni indebite compiute dai membri del Parlamento Europeo. Reati e delitti su «una scala così vasta», ha spiegato Davies alla BBC, «da  impressionare. Coloro che hanno compiuto tali atti non meritano che anni di galera» (1).

Non ci sono i nomi dei malfattori da noi votati, ma solo le nazionalità.
Secondo Davies, «non» ci sono inglesi, né olandesi, né scandinavi (provate a immaginare quale Paese è invece ben rappresentato).
Davies, ha detto che la media delle appropriazioni indebite per ciascuno dei 785 euro-deputati ammonta a 166 mila euro.
Senza contare l’emolumento legale e i numerosi «benefit».

Hans Gert Poettering, il presidente dell’europarlamento, ha spiegato penosamente il fatto di aver sottratto il rapporto all’opinione pubblica con queste parole: «Vogliamo riformare il sistema, ma non possiamo mostrare questo rapporto al pubblico, se vogliamo che la gente voti alle elezioni europee l’anno prossimo».

Ha aggiunto, anche più penosamente: «Il documento non è segreto. E’ solo confidenziale. I deputati della Commissione Controllo Budget lo possono leggere nella stanza chiusa, solo non è aperto a tutti. Non è la stessa cosa che un documento segreto, il quale non può essere letto da nessuno».

Scusa ridicola, e smentita da due fatti: anzitutto, lo stesso Poettering ha chiesto ad Harald Roemer, segretario generale dell’assemblea europea, di prendere misure perché da questo rapporto non nascessero «danni collaterali» - fra cui evidentemente c’è anche il rischio che Poettering sia costretto a  dimettersi a furor di popolo per il mancato controllo, o per complicità nelle malversazioni.

Il secondo fatto: OLAF, l’ufficio anti-frode della Unione Europea (un po’ polizia interna e un po’ euro-KGB) non era a conoscenza del rapporto, o almeno così dice (2).
Ne ha avuto nozione solo quando il britannico Chris Davies ha scritto allo stesso OLAF, e per copia a Roemer, in questi termini: «Le risultanze dell’inchiesta cadono sotto la giurisdizione dell’OLAF, e sono così gravi che si deve ritenere ne debbano conseguire procedure penali».
Allora OLAF ha chiesto una copia del documento, ed ha diramato agli euro-deputati una circolare in cui «si attende piena collaborazione da lorsignori e dalle autorità parlamentari».
Vedremo se seguiranno le necessarie inchieste penali.

Intanto, il Telegraph ha condotto una sua inchiesta giornalistica, fra i pochissimi funzionari che hanno potuto leggere il rapporto, ed ha appreso qualcosa sul genere di frodi usate.
Nella maggior parte dei casi, si tratta di diversione dei fondi assegnati ad ogni parlamentare per il funzionamento del proprio ufficio - 166 mila euro annui appunto - e che dovrebbero pagare contabili, traduttori professionisti, aziende che forniscono servizi amministrativi.
Ma i ragionieri autori dell’indagine hanno appurato che per lo più l’intero fondo annuale viene devoluto dall’eurodeputato «ad una sola persona del suo staf» qualche volta un parente stretto.
Anzi, molti europarlamentari che consumano l’intero fondo non hanno alcun impiegato al loro servizio, o uno solo come portaborse tuttofare, per giunta un parente che non parla se non una sola lingua.

«In altri casi», ha detto una fonte al Telegraph, «risultano pagamenti ad aziende di servizi che, semplicemente, non esistono; in altri sono individui che lavorano per il singolo euro-deputato e ne sono i dipendenti».
In altri casi sono «creste» sui biglietti aerei e le spese d’ufficio, in modo da assorbire l’intero fondo.

Vogliamo provare a indovinare di quale o quali Paesi sono gli euro-deputati più attivi in questa ruberia?
Forse riusciremo a capire perché  i nostro politici sono così entusiasticamente europeisti, e tanti desiderino diventare euro-parlamentari, benchè conoscano solo qualche dialetto irpino o romanesco o lumbard.
E come mai i giornali italioti non abbiano riportato una riga di questa informazione.
Per rispetto al loro amato presidente della repubblica, suppongo.

Non c’è che da notare che ad ogni strato di «politica» corrisponde una Casta, con relativo furto di denaro pubblico.
E gli strati che gravano sopra noi contribuenti sono tanti, si moltiplicano e sono molto «spessi», cioè affollati di percettori.
In Italia, si comincia dai consigli di zona delle grandi città (a Milano un presidente di consiglio di zona, di solito un partitante di mezza tacca, già riceve 2 mila euro mensili, più di un giovane ingegnere con responsabilità dirigenziali nell’industria privata), e poi via sovrapponendo: Comune, Provincia, Regione, Stato nazionale, aziende «partecipate»,  burocrazia europea…
E poi ancora gli organi globali, ONU, WTO, Fondo Monetario, Banca Mondiale.
Tutti con stipendi miliardari.
E noi paghiamo per tutti.

Si deve infine notare che le Caste hanno dato ai loro furti abitudinari uno status giuridico.
L’ultimo esempio ci riguarda: Padoa Schioppa, tra le mille cose di cui ha imbottito la Finanziaria, aveva decretato un «tetto» agli stipendi del personale di Bankitalia, che sono i più  alti e costosi del pianeta.
Una cosina giusta, finalmente.
Ma la Banca Eentrale Europea ha bocciato il provvedimento, con la motivazione che il tetto di Stato ai compensi «mina l’indipendenza della Banca Centrale italiana».
Ragionamento di cui non si vede la logica - dopotutto, la magistratura non si assegna da sé i suoi emolumenti, e ciò non mina la sua autonomia - ma che si spiega nello spirito di Casta.

I privilegi indebiti sono «diritti acquisiti», i miliardi di stipendio «garanzia di indipendenza».
Non ci sarà mai modo di tagliarli, se non tagliando le teste, accorciando gli strati di «politica» che ci depredano.
L’appendimento dei responsabili a piedi in su a piazzale Loreto compirebbe la riforma.
Ma non osiamo sperare tanto.

Maurizio Blondet

Note
1) Bruno Waterfield, «Criminal abuse of expenses by Euro-MPs», Telegraph, 21 febbraio 2008.
2) L’OLAF si auti-definisce  come il «motore dell’‘Europa della legalità’ contro l’‘Internazionale del crimine’ ». Ne fanno parte 280 pagatissimi agenti e giudici. Nel  sito di Olaf si legge: «The mission of the European Anti-Fraud Office (OLAF) is to protect the financial interests of the European Union, to fight fraud, corruption and any other irregular activity, including misconduct within the European Institutions. In pursuing this mission in an accountable, transparent and cost-effective manner, OLAF aims to provide a quality service to the citizens of Europe.
Another source who had also read the report said: ‘Some service providers simply do not exist. Others are individuals that work for or are dependent on the Euro MP’ ».

postato da: BascoNero89 alle ore 18:52 | Permalink | commenti
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