venerdì, 31 agosto 2007

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categoria:immagini
venerdì, 31 agosto 2007

bollettino numero 1


Dopo anni di attesa e di dura riflessione torna in cantiere uno dei progetti più ambiziosi, estremi e spericolati della destra radicale...

ricordate MONTAG?
no?
poco importa...

DUMDUMZOOM sarà un insieme di visioni, disegni, fumetti, pezzi di scrittura, racconti, insulti e presagi.
Tutti rilegati in elegante formato ultrafuturistas.

Chiamata alle armi per onorare questo Solstizio 2007...

Pazzi
fumettari, scultori dell'assurdo, scrittori ubriachi, amanti del folle gesto e dell'atto risolutivo... eleganti perdigiorno e amanti dei suoni forti,
gatti matti, lupi mannari e angeli feroci, questo è il vostro momento...
aspettiamo il vostro contributo di inchiostro e polvere da sparo...

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categoria:militanza
venerdì, 31 agosto 2007

INTERVISTA A LPG tratta da www.lapeggiogioventu.org

Quando nasce la peggio gioventù?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : La peggio gioventù nasce il 23 settembre del 2005, giornata molto simbolica per la nostra Comunità politica e militante.

Dove nasce la peggio gioventù?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : Nasce a Roma, precisamente nella storica sezione di Acca Larenzia. La sezione dove tra l’altro è nato tutto. Lì si affermò Base Autonoma, fu la prima sezione della Fiamma a Roma dopo tanti anni, divenne Federazione e comunque rappresenta per tutti i camerati romani un simbolo. Come dire, siamo nati tra le mura più importanti della Capitale. Per noi Acca è un pezzo di cuore, un pezzo della nostra storia.

Cosa vi ha fatto decidere di fondare il gruppo?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : La voglia di comunicare politica e militanza con un altro strumento, con lo strumento della musica. Per noi fare musica vuol dire fare militanza, raccontare la nostra militanza, far conoscere la nostra militanza. Non siamo musicisti, siamo militanti politici.

Quali sono le battaglie che la peggio gioventù porta avanti?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : La peggio gioventù è uno dei gruppi musicali dell’area non conforme romana ed italiana e quindi tutto ciò che è Fiamma, Osa e Onc è LPG. Tutti i testi del gruppo sono figli della storia della Comunità. Da BA alla Fiamma, passando per le Osa e le Onc. Sono le nostre vite, le vite dei nostri Clan, dei nostri fratelli, della nostra Comunità. I nostri sogni, le nostre vittorie ed anche le nostre sofferenze.

Chi sono la peggio gioventù?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : La voce è di Giuliano, responsabile romano della Fiamma. Responsabile di Casa d’Italia Prati. Ex leader di Basa Autonoma ed oggi dirigente nazionale della Fiamma. Tra le figure di spicco della destra radicale italiana. Segno ancora che spesso, dietro a gruppi musicali non ci sono solo suoni e canzoni, ma popoli in marcia. Poi c’è Giovanni alla chitarra, tra i migliori in circolazione e tra l’altro bassista degli ZZA. Al basso troviamo Giulia e alla batterisa il civitano Alberto, ex HFB e tra le migliori batterie d’Italia. Insomma, una bella miscela esplosiva.

Al concerto al quale avete partecipato a Fiumicino avete fatto cantare con voi anche Chiara Ciavardini: è l'inizio di una felice collaborazione?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : Chiara è una di noi. Comunque sì.

Se doveste definire il vostro genere musicale come lo definireste?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : Rock anticomunista! Questa è l’etichetta che ci piace di più. Ma parlando più tecnicamente non è facile darci un genere. Possiamo dire punk-rock, ma con un batterista hard core, una bassista pop, una chitarra metal ed una voce per caso…. fai te.

Quali sono i gruppi ai quali vi ispirate?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : ZZA ed Ultima Frontiera sono i nostri gruppi preferiti d’area, per il resto ci piacciono molto i Motorhead.

Se vi dico futurismo?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : Ti dico che la F ci piace. Futurismo, Fiume, Fascismo, Fiamma. Andiamo molto d’accordo con la F.

Quando e dove è stato il vostro primo concerto?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : Il nostro esordio è stato davvero particolare. Abbiamo suonato la prima volta all’interno del carcere romano di Rebibbia, di fronte ad una platea di detenuti. Abbiamo partecipato al concerto dell’associazione NONSOLOCHIACCHIERE, associazione nata tra gli ex e detenuti di Rebibbia. Fu molto forte come esperienza. Fu bellissimo condividere una giornata così bella ed importante con chi è privo di libertà. E poi dividemmo il palco con i nostri fratelli degli ZETAZEROALFA. Fu tutto perfetto, tranne la nostra esibizione che pagò sicuramente la tanta emozione e l’esordio. Ma andò ugualmente alla grande…

Dove saranno i prossimi vostri concerti?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : Il 7 settembre a Cave, dal nostro camerata e grande amico Daniele. Poi il 15 settembre al Fiamma Rock e poi ce ne andremo in giro per l’Italia. Il 21 a Todi per festeggiare la grande vittoria elettorale delle scorse amministrative. Poi il 28 in Veneto per il Memorial Ian Stuart ed il 5 ottobre a Milano, giornata organizzata da Cuore Nero per Luigi Ciavardini.

Non esistono ancora vostre produzioni...avete qualcosa in cantiere?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : Il 15 settembre, al Fiamma Rock, presenteremo il nostro primo Cd “Quello che non sai…”. 11 pezzi, 10 nostri più una cover.

Ultimamente la situazione a Roma si è...come dire riscaldata, cosa ne pensate?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : Noi siamo Roma, nessuno ci farà fare mai un passo indietro a casa nostra, tanto meno i rossi.

Un vostro sogno?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : La Rivoluzione. E non è solo un sogno, ma la nostra vita, il nostro lavoro quotidiano. E’ quello che facciamo tutti i giorni. Rivoluzione vuol dire anche essere protagonisti della nostra era e della nostra generazione. Ci stiamo riuscendo.

Un vostro incubo?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : Siamo troppo belli per avere cattivi sogni. Comunque Prodi a Palazzo Chigi, Napolitano al Colle e Veltroni al Campidoglio non è proprio un sogno felice. Se la Lazio vincesse lo scudetto, cosa molto improbabile, sarebbe davvero un incubo…

Se ti dico La Peggio Gioventù....?

Addetto stampa Lpg (Simonello) : Dici Roma, la romanità, la strada, bravi ragazzi dai sani principi. Militanti e militanza politica. Comunità e voglia di vivere davvero una vita non conforme. D’altronde questo nome nacque proprio in contrapposizione ad un titolo di un film sul 68 ed i radical chic “La meglio gioventù”… e se loro sono il meglio, noi siamo onorati di essere il “peggio”.

 

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categoria:musica
venerdì, 31 agosto 2007

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categoria:politica, militanza
martedì, 28 agosto 2007

«In questo Paese occorre una rivoluzione», commenta un vecchietto di Wichita citato da Business Week.
E’ una reazione sana al crack finanziario che sta facendo perdere le case a centinaia di migliaia di americani, agli eccessi rovinosi degli «hedge funds» specializzati in derivati, agli emolumenti miliardari dei mega-manager, mentre la gente in USA guarda i propri piani pensionistici privati ad accumulo, i «401 (k)», cui contribuiscono da decenni nella speranza della pensione, sciogliersi come gelati al sole perché le azioni di cui sono composti sono crollate.
Se c’è ancora qualcuno in America che ritiene giunta l’ora di una rivoluzione per mettere fine all’oscenità della finanza globale, non tutto è perduto.
Perché l’esito terminale della speculazione improduttiva è stato non solo la distruzione di grandi capitali finanziari, ma del capitale sociale.

Ne leggo una definizione «americana»: il fatto che la maggior parte della gente preferisca fidarsi dei suoi dirigenti, piuttosto che ammettere che questa fiducia gli costa in ricchezza e in speranza.
E’ questo il capitale sociale, il motore dell’ottimismo americano: la maggioranza non è abituata a porre in discussione i fondamenti del sistema, per quanto iniquo, ipocrita e mostruoso appaia a noi estranei.
Questa fiducia è costruita nelle generazioni.
E’ la speciale fiducia dei governati nei loro governanti, cui corrisponde la credenza che i governanti, almeno grosso modo, si assumano e sentano la responsabilità di cui la fiducia popolare li carica, ed agiscono di conseguenza.
Questa capacità di fiducia - un rifiuto corale del cinismo, la convinzione che «il gioco sia leale» - è la fonte di tutti gli errori americani, ma anche di tutte le sue forze.

Ora questa fiducia è rotta, e l’ha spezzata il capitalismo estremo, la legge del profitto assurta ad ideologia dogmatica ultima.
I dirigenti economici hanno sottratto posti di lavoro ai concittadini, per esportarli in Cina e in India; si sono pagati stipendi stellari mentre danneggiavano la società, applauditi dai media, le corporation hanno fatto profitti enormi producendo sempre meno, e tendenzialmente nulla.
Tutto questo ha mostrato che essi - i dirigenti - hanno perso ogni senso di responsabilità verso la comunità, e pensano solo a se stessi come gruppo privilegiato.
Similmente le banche: finchè dovevano tenersi i mutui a carico proprio, prestavano con senso di responsabilità.
Ora, hanno trovato il trucco di vendere i mutui accesi ad altri, in forma di titoli confezionati, ed hanno cominciato a prestare irresponsabilmente, addossando le perdite ad altri.
E questo indica che il sistema non può andare avanti, obbliga i cittadini a riconoscere che la loro fiducia era malposta.
S’intende che in USA non mancano i cinici.
Ma la maggior parte degli americani, la «maggioranza silenziosa», detesta di sentirsi cinica.
E persino le grassazioni dei machiavellici e disonesti poggiano, in definitiva, sulla maggioranza silenziosa che compie i suo dovere, crede alla propaganda, esegue ciò che le viene ordinato.
Ora, questa maggioranza deve riconoscere che nulla delle promesse fatte è garantito.
Le promesse del denaro in banca disponibile, delle assicurazioni, delle pensioni, dei mutui, dei contratti fissi in dollari, tutto diventa sospetto.
Anzi peggio: una quantità pesantissima di responsabilità, che erano state affidate ai dirigenti nella fiducia cieca che le avrebbero adempiute, torna sulla schiena della maggioranza.
Ciascuno deve cavarsela da sé di fronte al mutuo variabile impagabile, al posto perduto, alla pensione svanita nei giochi irresponsabili dei dirigenti economici e politici.
Ogni reduce deve pagarsi le spese mediche per le ferite riportate in Iraq, ogni impoverito deve arrangiarsi.

Era così anche prima, ma adesso se ne sta prendendo coscienza.
E la gente detesta avere questa coscienza cinica, scettica sul governo del sistema.
Per questo il vecchietto di Wichita, 87 anni, repubblicano da sempre, dice: «In questo Paese abbiamo bisogno di una rivoluzione».

In America, rivoluzione ha un senso più vasto di quello - giacobino - che il concetto ha in Europa. Rivoluzione significa ordinata e condivisa liberazione da oppressori; la Rivoluzione Americana fu la cacciata degli inglesi.
C’è dentro l’idea che un uomo libero non si deve adattare passivamente, per viltà scettica, al giogo di chi «non ha il diritto» di comandare.
Per la sua dignità, l’uomo non può adattarsi a padroni indebiti, che lo rendono cinico.
E’ il cinismo che deve sparire.
Il capitale sociale deve essere ricostituito, non si può vivere sempre.
Ai minimi termini, anti-intellettuali e radicalmente «americani», esso si esprime in questo modo brutale: «Il capitale sociale dà efficienza: se c’è capitale sociale, occuperò meno tempo a proteggere il mio denaro dai ladri privati e imprenditoriali e politici, e avrò più tempo e agio per farne».
Ma dietro, c’è un altro pensiero.
Quello che Thomas Jefferson espresse così: «L’albero della libertà va annaffiato di tanto in tanto col sangue dei patrioti e dei tiranni».
Il vecchietto di Wichita ha certo in mente Jefferson, quando dice che è tempo di una nuova rivoluzione.
Che è il tempo di farsi coraggio e versare il sangue, proprio e dei tiranni.
La speranza è che non sia il solo a pensarlo, perché è il pensiero più sano in questi giorni.
E’ questo che ha sempre reso la maggioranza silenziosa americana, troppo docile, potentemente temibile.
E’ docile, segue i governanti nelle guerre più indegne, negli esperimenti sociali più mostruosi.
Ma ha in casa le armi per il sangue di cui nutrire l’albero della libertà.
Se il vecchietto di Wichita è solo, vuol dire che la maggioranza è diventata minoranza anche in America, e sarà la tragedia della passività, la fine della «liberty».


Come da noi in Italia.

Da noi il capitale sociale è sempre stato mancante; consumiamo le nostre energie migliori a proteggere disperatamente la nostra poca roba, di ciascuno di noi, dai furbetti, dai vicini, dai truffatori bancari, dai ladri fiscali, dai privilegiati.
Anche chi non lo è - e per lo più non lo siamo - si gloria di essere «furbo», ossia cinico e scettico, sospettoso del potere.
Ha ragione ad esserlo; ma il guaio è che si gloria di ciò di cui dovrebbe vergognarsi.
Dovrebbe detestare la necessità di essere furbo, questo già sarebbe una speranza.
La costruzione del capitale sociale, in Italia, è stata continuamente interrotta nella breve storia nazionale.
E noi ce ne infischiamo, ignari del costo - anche economico - che l’assenza di capitale sociale ci impone.
Do un esempio, che ho appreso di recente e che non conoscevo: per la bonifica della paludi pontine, il regime mise in preventivo un costo di 5.500 lire per ettaro.
Alla fine, il costo risultò di 4.500 lire: nessuno aveva rubato sulle «opere pubbliche»; in tre anni sulla palude furono costruite città e aperti campi, spostate famiglie venete, in un’impresa che suscitò vero entusiasmo.
Chiamatela propaganda, ma fate il confronto con quel che accade oggi ai preventivi di strade autostrade ed altre opere pubbliche, a come si gonfino e si moltiplichino le spese, gli sprechi, le tangenti.
Apologia di fascismo?
No, mi difendo subito: il fascismo seppe costruire un capitale sociale e poi lo dilapidò in una guerra furbesca, a cui ci gettò impreparati.
Un siciliano ottantenne che ho conosciuto mi ha raccontato dei giorni in cui americani e inglesi convergevano su Messina, da Milazzo e da Catania: i tedeschi passavano lo stretto su barconi e zattere di fortuna, si ritiravano combattendo disciplinati, ordinati, cannoneggiando con imperturbabile precisione il nemico che avanzava.
Intanto, l’allora giovane ragazzino vide soldati italiani «liberati» che rotolavano forme di grana saccheggiate dai magazzini di fureria e altre merci rubate, in un’aria di triste festa.
Erano furbi di nuovo.
Non del tutto per colpa loro.

La destra sa generalmente costruire capitale sociale meglio della sinistra, per poi sprecarlo. Berlusconi ne ha dilapidato una quantità, forse l’ultima e non rimpiazzabile.
La sinistra non ha mai costruito capitale sociale, il suo scopo è il contrario: la messa sotto accusa di interi settori della società come «sfruttatori» ed «evasori», in vista della loro distruzione.
Fin dall’inizio Lenin insegnò che se il sistema scientifico non funzionava, ciò era dovuto ai «sabotatori»: da cercare, da denunciare con delazioni, da fucilare in massa.
Stalin portò al parossismo la pratica, epurò continuamente il partito dai sabotatori interni, fucilò i generali migliori nell’imminenza della guerra: i 22 milioni di morti sovietici sono per la metà opera sua. (1)
E’ nel patrimonio genetico della sinistra, questo spregio del capitale sociale: esercitare il potere col sospetto e col terrore, anziché suscitare energie entusiaste per la cooperazione.
Lo si vede anche oggi.
La fiscalità di Visco è deliberatamente punitiva.
Coscientemente strangola le piccole imprese poco furbe e poco protette.
Non rimborsa i crediti fiscali, sicchè le piccole imprese devono indebitarsi con le banche per pagare tasse non dovute.
Mentre scrivo, è in corso una campagna di odio contro la Chiesa, accusata in blocco di «non pagare le tasse» (e non è vero: poveri preti pagano tasse salate sui vasti locali degli oratori).
Nell’insieme, la «sinistra» accusa gruppi sociali imprecisati ma vasti, ed ampliabili a piacere, di cui vuole la distruzione finale: gli evasori come gli incendiari di boschi, contro cui organizza viete e vuote campagne di odio.
Minaccia decenni di galera, del tutto inapplicabili: sono grida manzoniane, ma meno ridicole che velenose.
E’ una scusa per farla finita col «garantismo», per imporre «l’obbedienza alle regole», ossia gli arbitrii della «Volontà Generale».

Ogni libertà privata è sospetta per la sinistra, è criminale in essenza.
E intanto aumenta la spesa pubblica, perché regala miliardi ai privilegiati pubblici, alla casta e ai suoi complici.
Non difendo gli incendiari di boschi, estremo caso della furbizia criminale, del substrato arretrato, del detrito incivile che rigurgita di continuo dal fondo del popolo. (2)
La rivoltante viltà del «particolare», del nascondere la mano che getta l’esca infuocata, però, non può essere curata dalle ipocrite indignazioni dei «governanti».
Come può vergognarsi l’incendiario, quando un senatore a vita di 82 anni manda a comprare la sua cocaina «per uso terapeutico» agli agenti della sua scorta, Guardie di Finanza?
Dovrebbe vergognarsi prima lui.
Dimettersi.
Essere costretto a dimettersi dal presidente della repubblica, e precisamente per «indegnità»: non è stato eletto, deve la sua carica e il ricco emolumento collegato, da miliardario pubblico, ad una presunta sua speciale dignità.
Se ne è mostrato indegno.
Se ne vada.
Ma no, nessuno glielo chiede.
Nemmeno l’opposizione.
E l’esempio dilaga.
Furbetti di sotto, vili, arraffano quel che possono restando oppressi dai furboni di sopra che si prendono quasi tutto.
Ci lasciamo comandare da chi non deve comandare, e intanto affiniamo le furbizie. Tutto è preferibile a questa condizione.
Anche la guerra civile di Thomas Jefferson.
Se non altro, perché la base da cui furbetti e furboni estraggono il denaro che rubano e i beni che saccheggiano, si sta restringendo pericolosamente: persino in Italia c’è ancora gente che lavora e paga, che detesta aver sfiducia, altrimenti non si potrebbe rubare tanto.
Solo che la maggioranza silenziosa, mai eccelsa, è ormai minoranza.

Le condizioni non potrebbero essere più chiare: da una parte gli sfruttatori, che i soldi pubblici li prendono, dall’altra gli sfruttati, quelli che i soldi pubblici li danno, li pagano.
Eppure, la rivoluzione è impossibile.
Non c’è abbastanza capitale sociale nemmeno per una guerra civile.

Bossi evoca «i fucili»: ma al di là dell’indignazione moralista, tutti sanno che parla e non fa.
E’ la ridicola eterna figura del «baùscia» lombardo, lo spaccamontagne a parole, il reboante impotente e arruffone immortalato da Tino Scotti.
Per di più, Bossi ha parlato in una valle bergamasca, davanti a qualche centinaio di militanti: non solo non hanno alcun fucile, ma sono pochissimi.
Erano tanti e sono sempre meno, i «padani».
Un altro capitale sociale dilapidato.
Non ci sarà alcuna guerra civile, alcuna «rivolta fiscale», e gli illegittimi governanti lo sanno benissimo.
Perché nessuno si fida dell’altro, nessuno è disposto ad unire le forze.
Ogni gruppetto «lotta» per il suo particolare, dalla Val di Susa alla spazzatura di Napoli alla n’drangheta, è tutto un pullulare di secessioni vilissime, ristrette, e incapaci di comporsi in una protesta unitaria.

Niente rivoluzione.
Solo degrado senza fine, senza più un soldo di capitale sociale; e presto senza capitali monetari, che vanno di nuovo all’estero.

Maurizio Blondet
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categoria:politica, il vostro mondo
lunedì, 27 agosto 2007

di Maurizio Blondet

«Le borse risalgono dopo gli interventi delle Banche Centrali»: titoli ovvi, e menzogneri, sui media.
L’inganno contiene una misura di auto-inganno: gli speculatori (che non s’intendono di economia, ma solo di azzardo) credono davvero che anche questa crisi sia state una delle tante, passeggere. Comprano azioni perché la loro ortodossia dogmatica gli sugggerisce che «le azioni sono ribassate» ed è dunque il momento di comprare. Sono persino tornati a fare il «carry trade», indebitandosi in yen a basso costo a Tokio, o in franchi in Svizzera, per comprare coi nuovi debiti ditte e azioni globali. Ma Ambrose Evans-Pritchard, uno dei rari giornalisti economici veritieri (sul Telegraph), segnala che le cose non sono tornate a posto. (1) L’errore degli illusi, dice, è di scambiare la crisi d’insolvenza per una crisi di liquidità. E non vedono la recessione già in corso. L’economia giapponese è già declinata dello 0,1% nel quadrimestre, quella europea dello 0,3%. La domanda globale frena rapidamente, anche perché la Cina continua a rifiutarsi di importare, tenendo bassa la sua valuta con manipolazioni artificiali. Ma soprattutto, il credito facile è finito. «Oggi i tassi d’interesse sono molto più alti in Europa ed Asia, con effetti ritardati che cominciano a mordere», scrive Evans-Pritchard. Oggi il costo dell’indebitamento per la maggior parte delle imprese europee e americane è salito in media dal 6,5 all’8,3%. Quando poi trovano chi è disposto a prestare loro.
«Molti non ci riescono. La Camera di Commercio tedesca è inondata di richieste d’aiuto da parte di medie imprese familiari (Mittelstand) incapaci di onorare le loro linee di credito». Dal Canada all’Australia arrivano simili grida di dolore. Da ormai due mesi l’emissione di titoli-spazzatura, fonte di tanto credito facile, è ridotta a zero. L’anno scorso erano stati emessi un trilione di dollari di CDO («Collateralized debt obligations», le cambiali confezionate largamente con i mutui degli insolventi, il presunto «collaterale» del debito), ora più nulla.Anzi, le banche hanno ancora 300 miliardi di quelle cartacce - risultato di «leveraged buy out» - da vendere.
Prima non avevano difficoltà a trovare i gonzi a cui rifilarli.
Ora si debbono tenere i debiti sui loro libri contabili.
Era questo il trucco, ed anche la grande patologia del credito facile.
In tempi ormai superati, quando concedevano un mutuo, le banche lo tenevano nei loro libri, dunque il rischio era loro, e ciò le obbligava a qualche misura di prudenza.
Oggi, hanno trovato il modo di rifilare a coriandoli quei debiti («securitization») e dunque passare il rischio ad altri; non hanno avuto più bisogno di prestare prudentemente.
La finanza globale è tutta qui, in fondo: un trionfo della irresponsabilità.
Ora, è il panico.

Il rendimento dei Buoni del Tesoro americani a tre mesi «sono crollati ad un ritmo mai visto prima»: da 4,2 a 3,12 in tre giorni.
Ciò perché tutti vogliono ora i Buoni-rifugio, e fanno perciò rincarare i Buoni riducendone il rendimento: si tratta di una vera «fuga da panico» dai mercati dei capitali di rischio.
Come mai?
Risponde Evans-Pritchard: «Perché la fiducia è crollata. E’ crollata a tal punto che i giocatori con molta liquidità non credono più sicuro lasciare i loro soldi nei fondi monetari delle ditte di brokeraggio e nemmeno nei depositi bancari, in quanto esposti nelle ‘commercial papers’ a breve termine e nei CDO subprime».Nessuno sa bene chi è esposto e quanta massa detenga di quelle cambiali ormai senza valore: nel dubbio, tutti sono sospetti.
«E’ qualcosa che non è avvenuto nemmeno dopo l’11 settembre; anzi, un simile panico bancario non si vide nemmeno nell’ottobre del 1929 (colpì nell’agosto 1931)».
Dice Albert Edwards, analista della Dresdner Kleinwort: «Quando si assiste ad una simile fuga dai mercati monetari, è inevitabile che la crisi si estenda all’economia reale. Non si dimentichi che i tassi variabili sui mutui americani saliranno ancora almeno fino a marzo (provocando sempre maggiori insolvenze):
sicchè il colpo più duro avrà luogo tra il secondo e il terzo quadrimestre del 2008».
Conseguenze?
«Ci saranno grandi bancarotte bancarie.
La liquidità iniettata dalle BancheC non sarà di aiuto, perché quelle istituzioni si sono indebitate per comprare al vertice del ciclo (a prezzi altissimi), ed ora sono di conseguenza insolventi (perché i prezzi azionari sono caduti)».
La credenza menzognera che l’Europa non sia coinvolta nella crisi americana è durata pochissimo, due banche tedesche hanno chiesto l’amministrazione controllata rivelando di essere strapiene di CDO, di cambiali di insolventi americani: la Sachsen LB per 17,3 miliardi di euro, la IKO per 8,1.
Secondo Jochen Sanio, capo dell’ente di regolamentazione tedesco (BaFin), si tratta della peggior crisi del sistema bancario che la Germania abbia sperimentato «dal 1931».
Ciò spiega perché la Banca Centrale Europea (BCE) abbia iniettato ancora più liquidità di quanto abbia fatto la Federal Reserve USA (2): 80 miliardi di euro nel primo giorno della crisi all’inizio di agosto, ma soprattutto altri 85 miliardi nell’ultima settimana.
Il prestito della BCE, d’emergenza e a breve, è caro: le banche che vogliono accedervi devono pagare un punto in più del «benchmark».
Ebbene: ben 146 banche europee hanno fatto la fila per quel denaro in prestito a qualunque cifra. Segno che sono alla canna del gas, non possono trovare credito presso le altre banche, e non hanno altra salvezza che il prestatore d’ultima istanza.
Eppure la Germania stava bene, fino a pochi mesi fa.
Stava meglio di tutti gli altri europei.
Era tornata ad esportare forte.
Era piena di dollari guadagnati dalle sue imprese importatrici, e dai suoi risparmiatori.
E’ proprio qui la bellezza del trucco americano, commenta Evans-Pritchard.
Gli americani, governo e consumatori - che non risparmiano nulla - hanno potuto prendere a prestito senza limiti dalle economie sane e risparmiatrici, Germania e Cina; e come «garanzia», gli hanno rifilato quelle cambiali senza valore.
Ora sono le economie attive ad avere in tasca le carte senza valore degli insolventi statunitensi; l’America finanziaria se ne è liberata.
E’ un caso «tango bonds» all’ennesima potenza, un caso Parmalat moltiplicato per mille.

Anche allora le banche accorte hanno rifilato ai risparmiatori i crediti inesigibili che aveva fatto ad insolventi.
Anche stavolta le cicale finanziarie hanno fregato le formiche operose.
Lo ha scritto a chiare lettere un gestore di «hedge funds», citato da Barrons, con una lettera ai suoi clienti:
«Già dal 2003», scrive questo insider anonimo, «i veri giocatori (compagnie assicurative USA, fondi pensione, eccetera) avevano smesso di comprare le tranches di debito sub-prime. Wall Street ha dovuto perciò inventare il meccanismo per ‘rivalutare’ questi prestiti, confezionarli in pacchetti opachi, ed esportare queste nuove confezioni ad ignari compratori in Asia e in Europa Centrale».
Naturalmente le agenzie di rating hanno fatto la loro parte, valutando AAA cambiali che valevano D (default): tutto per il bene della finanza USA.
«Era il solo modo di liberarsi delle tranches più rischiose del debito sub-prime», ha scritto l’insider ai suoi clienti.
La conseguenza?
Oggi, questi crediti inesigibili sono in mano a «banche cinesi, allo Stato cinese, a banche coreane e taiwanesi, a banche tedesche, a banche francesi e britanniche».
Con l’eccezione delle ultime (britanniche), è l’elenco completo delle formiche globali, che hanno creduto di fare fortuna nel mercato globale a forza di lavoro (sottopagato), di produzione di merci e di onesta produttività di beni reali.
Hanno venduto ed esportato: perciò erano piene di dollari, il risultato del loro «attivo» nel commercio con gli indebitatissimi Stati Uniti.
Altri fregati sono i paesi Petroliferi, strapieni di dollari anch’essi.
Anch’essi, come i cinesi e i tedeschi, hanno pensato bene comprare, coi dollari, gli «attivi» in dollari offerti dalla finanza USA, e valutati come ottimi dalle agenzie di rating.

Insaziabili compratori, fino ad oggi.
Il dollaro, credevano, è sicuro.
La giostra non finirà.
Gli americani sono potenti e grandi consumatori.
Gli americani conoscono le regole del gioco.
Il sistema può girare all’infinito: prestiamo loro i soldi per comperare le nostre merci, il nostro petrolio e i nostri macchinari.
La giostra eterna e felice.
Non è più così.
Ora la Cina smetterà di comprare «attivi» USA che sono - come si è visto - truffe deliberate?
Non contateci
.
La Cina non può farlo.
Sì, basterebbe che lasciasse piena convertibilità al suo yuan, e in un attimo il dollaro si ridurrebbe moneta irrilevante, e la Cina (con la sua immensa popolazione ora piena di yuan forti, colmi di potere d’acquisto) potrebbe diventare la grande consumatrice, la produttrice di servizi interni, la locomotiva del mondo.
Ma la rivalutazione dello yuan provocherebbe un rincaro delle materie prime (finchè fossero denominate in dollari) e dunque un effetto inflazionistico, e un rincaro delle merci cinesi all’export.
Peggio ancora, le «riserve valutarie» di cui il regime cinese si gloria (in dollari) sarebbero liquefatte istantaneamente: e il regime comunista di Pechino non vuole perdere questa «riserva» priva di valore, perché sul controllo della «riserva» ha basato il suo residuo potere, eroso dal «mercato».
E questo vale in varia misura anche per tutti i regimi asiatici, semi-autoritari e seduti su economie in vibrante espansione.
Sicchè finirà così: la Cina comunista farà da balia all’America finanziaria, la formica aiuterà la cicala, accollando il prezzo alla sua popolazione, mantenendone basso il suo potere d’acquisto, sperando che la crisi sia passeggera, che si risolva da sé.
La Cina comunista crede fino in fondo al «pensiero unico» globalista made in USA: è la non piccola ironia della situazione attuale.
Il risultato è che l’Asia si ammalerà della malattia che viene dagli Stati Uniti, subendo la recessione americana in riduzione dell’export, in sovracapacità produttiva e in disoccupazione. (3)
I due sistemi - comunismo e capitalismo terminali - cadranno insieme.
E così la Germania, e così le banche europee, tutte credenti dogmatiche della teoria liberista terminale.
Ciò perché una teoria economica sbagliata continua ad essere applicata, anche se tutti gli attori la sanno sbagliata, finchè non viene fuori un’altra teoria accettata.E non ci sono idee.
O meglio: una teoria economica diversa ci fu.
Fu applicata in Europa dopo il 1929, l’altra grande crisi provocata dalla finanza americana.
Fu applicata proprio in Germania e con successo: non più dollari negli scambi internazionali, economia interna alimentata da «effetti MEFO» garantiti dallo Stato e mai portati all’incasso.
La Germania prosperò in anni tremendi, in cui le altre nazioni si ridussero in miseria.
Ma naturalmente, quella dottrina economica è tabù.
Per la Germania come per Pechino.
Non c’è il coraggio politico di riesumare memorie deliberatamente demonizzate.
C’è solo un pensiero economico, il rovinoso pensiero unico americano.

Maurizio Blondet

Note

1) Ambrose Evans-Pritchard, «Brace yoursel for the insolvency crunch», Telegraph, 23 agosto 2007.
2) Va notato che la Federal Reserve, per il suo prestito d’emergenza ai suoi speculatori, accetta come «collaterale» anche i debiti inesigibili CDO, le cartacce di cui le banche sono piene, come fossero garanzie reali. Non c’è sintomo più chiaro di disperata malafede. Si finge che qualcosa abbia ancora un valore, mentre non ne ha, sul mercato, rigorosamente nessuno.
3) Walter T. Molano, «As Us sinks, Asia unable to swim», Asia Times, 24 agosto 2007.

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domenica, 26 agosto 2007

Più che nel pozzo, i soldi finivano in un buco nero. Che tradotto, significa conto cifrato in Svizzera. Intestati al tesoriere della Onlus «Centro cooperazione sviluppo», Marco Curzi.
Ma a conoscenza, e probabilmente a disposizione secondo gli inquirenti, pure dell'avvocato Simone Castellini, trentanovenne dirigente generale nonché responsabile dei progetti internazionali dell'organizzazione umanitaria. Il terzo nome finito nel mirino della magistratura e sui registri del carcere genovese di Marassi è quello di Corrado Oppedisano, presidente della Onlus, che nella vita fa il segretario regionale dello Sdi (una nota del partito ieri pomeriggio ha annunciato però la sua autosospensione) e il dipendente della Regione Liguria come portavoce dell'assessore socialista alla Cultura, Sport e Spettacolo. Oppedisano, 44 anni, è stato arrestato ieri mattina dai carabinieri della compagnia genovese di San Martino, insieme a Castellini e Curzi. Tutti accusati di «associazione a delinquere finalizzata all'appropriazione indebita di fondi della beneficenza pubblica e privata» per aver sottratto fondi altrimenti destinati ai bimbi poveri del Mozambico.
«Circa duecentomila euro li abbiamo già individuati - spiegano i carabinieri -. Ma le indagini proseguono. C'è una rogatoria internazionale che ci consentirà di analizzare meglio i movimenti». Come dire che forse la cifra potrebbe crescere ancora. Anche perché il sistema era collaudato e attento a non suscitare sospetti.

...e se tutto questo è il bene...noi siamo IL MALE!

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sabato, 25 agosto 2007

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sabato, 25 agosto 2007
COMUNICATO STAMPA

Ebbene sì! Come già preannunciato in una nota-stampa dall’amico e Commissario Provinciale Paolo Casadio, ho aderito all’”MS-Fiamma Tricolore” di Luca Romagnoli, Movimento che alle ultime elezioni politiche era parte integrante de “La Casa delle Libertà”, che ha partecipato da protagonista il 2 dicembre scorso alla grande manifestazione voluta da Berlusconi a Roma contro la Finanziaria 2007 e che rappresenta la realtà politico-culturale più coerente tra gli oppositori del “Governo Goldman Sachs” di Prodi e compagni.
Dopo una lunga esperienza con la Lega Nord (dal 1998 al 2005) ho deciso di combattere sotto le insegne fiammiste perché stanco di contraddizioni e “fumosità”. Chi, come me, ha sempre avversato il fenomeno dell’immigrazione extraeuropea si è infatti ritrovato una Lega che, nel corso del Governo Berlusconi, ha consentito una “sanatoria” di oltre 700.000 extracomunitari ed ha “partorito” una legge (la Bossi-Fini) che definire un colabrodo è un semplice eufemismo... Scritta senza pensare che il “sistema” avrebbe ostacolato immediatamente qualsiasi intervento serio di riduzione dei flussi, non è riuscita nemmeno a frenare la dilagante criminalità allogena ed il progressivo snaturamento delle nostre città. Chi, poi, come me, è entrato in Lega durante la “fase europeista” (ricordo nel 1999-2000 le posizioni del Carroccio sulla “guerra del Kosovo” e l’alleanza strategica con il leader della Carinzia Jörg Haider), non ha mai accettato la recente svolta filo-atlantica e filo-sionista di Calderoli e sodali. Un passo che ha portato i “padani” a sostenere consapevolmente le guerre imperialiste degli USA (ora in enorme difficoltà sia militare che economica…) e a gridare assieme a Magdi Allam “Viva Israele!”. Un passo che magari permetterà anche di guadagnare consensi (ritagliandosi il ruolo di “ala dura” di Forza Italia) ma in netto, palese e totale conflitto con i valori fondanti della “prima Lega”: su tutti, il principio di autodeterminazione dei Popoli.
Ora si è finito per inneggiare allo “sciopero fiscale” contro Prodi (un importante strumento di battaglia politica ridotto a “uscita da bar” senza alcun riferimento pratico preciso…) e, al contempo, dialogare con la sinistra sul “federalismo fiscale”, progetto cui gli “unionisti” sono interessati solo perché vedono negli Enti locali (quasi tutti governati da loro) delle ulteriori potenziali agenzie di imposizione, controllo e riscossione tributaria… Se non stiamo attenti, i cittadini italiani si vedranno tartassati come non mai!
Potrei, inoltre, dilungarmi nel sottolineare le tante “piccole” delusioni maturate nel vedere dall’interno come il centro-destra non abbia saputo sfruttare i cinque anni di Governo (con una maggioranza sia al Senato sia alla Camera irripetibile) per cambiare radicalmente il Paese, ma credo sia meglio “tagliare”... Infrastrutture, riforma del sistema bancario, difesa delle produzioni e del lavoro italiano, urbanistica, “conflitto d’interessi” delle sinistre, il potere quasi assoluto in Romagna della Lega delle Cooperative: su questo e su molto altro alle belle parole non sono mai seguiti fatti concreti, anzi… Se fortunatamente Berlusconi dovesse tornare al più presto Presidente del Consiglio, mi auguro che il “peso” della “componente fiammista” sia rilevante e ben identificabile…
Il mio percorso riparte così dalla “Fiamma Tricolore”, forse l’unico partito che sa ancora cosa significa “Sovranità Nazionale” e che lotta contro la “deriva mondialista” dell’Europa in nome della nostra Tradizione e della nostra Civiltà, da sempre ispirata a valori ben diversi rispetto al liberismo sfrenato e all’individualismo pandemico e lascivo tipici del cosiddetto “Occidente moderno”.

Distinti saluti

FEDERICO PATTUELLI
Fiamma Tricolore Ravenna
www.fiammaravenna.it
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sabato, 25 agosto 2007

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giovedì, 16 agosto 2007

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mercoledì, 15 agosto 2007

Che dire...da Libero un articolo del genere non me lo sarei mai aspettato! Davvero bellissimo!!!

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martedì, 14 agosto 2007

“In una particolare graduatoria stilata da ‘Bild’, importante quotidiano tedesco, sui vertici dei paesi del G8, il prode Prodi ottiene un dignitosissimo quinto posto. Peccato però che la classifica riguardi non le ‘doti di statista’ o meglio ancora le leggi nazionali prodotte per il bene del paese, bensì gli stipendi mensili dei capi di stato e di governo. In tale campo il capo del sinistro Governo eccelle, ben 18.900 euro al mese: più di uno stipendio medio annuo di un capo famiglia italiano. Nella scandalosa classifica è preceduto dal presidente Americano George Bush, dal premier inglese Gordon Brown, da quello giapponese Shinzo Abe e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Mentre il neopresidente francese Nicolas Sarkozy, che segue Romano Prodi da parecchie lunghezze di distanza, si ‘accontenta’ di un più dignitoso stipendio di 6.600 euro. Mi domando se si fermano forse qui i suoi introiti oppure oltre allo scandaloso stipendio di Capo del Governo, percepisce altri soldi, sia come ex Boiardo di Stato e penso all’Iri, oppure come ex presidente della Commissione Europea. Sarà mio compito, alla riapertura dei lavori parlamentare presentare un’interrogazione scritta al PE per sapere se e quanto percepisce il signor Romano Prodi da Bruxelles. Affinché gli italiani sappiano una volta per tutte da chi sono governati e da quale pulpito viene la predica del ‘tirare la cinghia’”.

On. Luca Romagnoli Segretario Nazionale MS-Fiamma Tricolore Gruppo ITS al PE

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categoria:politica
martedì, 14 agosto 2007

Paolo Signorelli

Da “l’Universale” a “Tabularasa”: un viaggio attraverso il Fascismo eretico

Berto Ricci, Beppe Niccolai, Antonio Carli: tre nomi da inscrivere nella storia dell’eresia.
L’eresia di quel Fascismo «immenso e rosso» cantato appassionatamente e suggestivamente da Drieu e riproposto con lucidità di analisi da De Benoist.

«La nostra strada non va né a destra né a sinistra. Va avanti dritta»(Ernst Jünger)

Noi non possiamo e non vogliamo, tanto per essere chiari, identificarci con la destra. Da anni ci siamo battuti su posizioni altre, verso un ambizioso e però legittimo posizionamento «al di là della destra e della sinistra» che, a ben vedere, sta a significare il superamento di categorie concettuali estranee alla nostra visione del mondo. Non può esserci per noi -neppure sul piano della provvisorietà “pragmatica”- una scelta di campo a destra, laddove la destra rappresenta un’acritica accettazione di valori ritenuti tradizionali e che, invece, inverano la conservazione di un mondo di cui nulla può essere salvato, perché esso coincide con la difesa dell’Occidente che è nemico dichiarato non soltanto del pensiero eretico ma di qualsivoglia tensione ideale diretta a rifiutarlo ed a scardinarne l’assetto politico, sociale ed economico.

http://www.beppeniccolai.org

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martedì, 14 agosto 2007

In Belgio si é probabilmente raggiunto l’apice del ridicolo nel politicamente corretto: se diamo retta all’agenzia di stampa Belga, infatti, sarebbe stata aperta un’inchiesta giudiziaria con l’accusa di razzismo verso l’albo a fumetti intitolato “Tintin in Congo”.

E’ anche vero che, visto il “pochissimo” ritardo giusiziario e “l’assenza di criminalità” nelle nostre città, le forze dell’ordine non hanno nient’altro da fare che occuparsi di questo caso.

Ci chiediamo quindi cosa aspettino ancora le autorità prima di riesumare Hergé e portarlo dritto davanti ad un tribunale antirazzista. Si potrebbero anche processare tutti i suoi discendenti e - perché no? - tutti i lettori di codesto albo. Senza ovviamente dimenticare di mettere al rogo l’opera stessa…

L’autore della denuncia, lo studente congolese Mbutu Mondondo Bienvenu , sarà in ogni caso riuscito a far parlare di sé ma avrà soprattuto dimostrato a quali abusi possono condurre in questo paese le leggi liberticide come la Legge Moureau e fino che genere di assurdità può spingersi il politicamente corretto.

In tutti i casi, noi continiamo a volere bene a Tintin e ce ne freghiamo dei censori.

Mouvement NATION
http://www.nation.be
Contact :
info@nation.be
BP 53 - 1030 Bruxelles 3

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categoria:notizie dallestero