

Oggi 26 Aprile 2007 si spegne il nostro federale e carissimo camerata Avv Elio Cigna, lasciando un grande vuoto nella destra nissena ma soprattutto nel panorama politico Siciliano e provinciale.
Vogliamo ricordarlo come un grande alfiere, una bandiera sempre sventolante nella battaglia delle idee.
Noi giovani della Fiamma tricolore nissena perdiamo un uomo dai mille pregi, un maestro, un padre un condottiero di tante battaglie, sempre pronto a sostenerci le, moralmente e materialmente.
Per noi Elio Cigna vive, ma soprattutto il suo ricordo, la sua anima si pongono come un monito per una riscoperta ideale, lungi dai bassi profili che attanagliano la politica nostrana che troppo spesso abbandona i giovani a facili promesse.
Elio Cigna lascia una dimensione morale altissima, che anche fuori dall’ambito politico sapeva sostenere gli interessi dei meno fortunati, di tanta gente che in questa città viveva e vive di illusioni.
Un sorriso, una battuta per riempire il cuore, dare speranza di un futuro migliore, prodigo di consigli con tutti, camerati, colleghi e amici.
Questo era, anzi è Elio Cigna, colui che combatte e vivrà sempre nei nostri cuori.
Il funerale si svolgerà a Caltanissetta presso la Chiesa di S. Biagio in Via LeoneXIII alle ore 15,30
Walter Petitto
dirigente della Fiamma Tricolore di Caltanissetta - www.msicaltanissetta.tk

Dopo averlo letto i borghesi di sinistra storceranno il naso e le budella traboccheranno di ribrezzo. E voi, cari camerati, futuristi del 2000, vi ritroverete nella stessa soddisfazione di quando la mattina i soliti benpensanti di sopra saranno pronti a condannare le vostre scritte sui muri e i vostri manifesti di fuoco della notte prima. Si, di fuoco e di odio antiborghese. Caricate ancora e sparate sul pregiudizio finchè morte non vi separi!
L'Esecrabile sonno
di F.T. Marinetti
Quando non posso volar via
col mio monoplano, io percorro la città,
a notte alta,
con orde di studenti,
rompendo tutti i vetri dei pianterreni,
lanciando nelle finestre aperte
grosse pietre che s'odono
poi ruzzolare fragorosamente nell'interno!
Nulla è più divertente! Ecco, noi prepariamo
con cura minuziosa il blocco e l'assedio metodico
d'una casa addormentata...
Ognuno di noi reca fra le mani grossi sassi
come se fossero astri carbonizzati...
Poi, ad un tratto, tutti i vetri della casa
emettono grida umane
e lunghi singhiozzi di terrore...
Talvolta, si svolgono trattative d'armistizio...
"Portinaio, che ne diresti
se fracassassi i tuoi vetri?"
"Oh! no!... Per pietà! Non lo fate!..."
supplica la voce. "Ebbene, prendi!
Ecco il nostro sasso sublime, nel tuo vetro infranto,
per insegnarti a non imputridire
senza fine, nel tuo letto nero!
Tu mi dirai che lavori dalla mattina alla sera.
Noi facciamo altrettanto... Che vuol dire?"
Questo non c'impedisce di correre nella notte
come un incubo enorme,
per le piazze, vasi sanguigni,
e per le vie, circonvoluzioni della città,
grande cranio assopito!
Bisogna pure che qualcuno si dia la briga
di rinnovare così lo stupore
nel cervello degli uomini!
Come te, noi abbiam lavorato tutto il giorno,
ma ad onta della stanchezza che ci rompe le gambe,
continuiamo a lavorare
diversamente e ancor meglio!
Poiché bisogna pure che qualcuno s'incarichi
di dipingere le statue nelle piazze alberate,
di sostituire all'insegna d'un dentista
quella imponente d'un avvocato,
o d'appendere alla porta d'un lupanare,
che s'affatica ed ànsima,
il cartello d'un teatro che annunzia: "Riposo"!
Bisogna pure che qualcuno provveda
a lanciar nei canali
le persiane dei pianterreni,
graziose zattere avventurose
che vanno forse a ritrovare, lontano,
lontano, nella campagna,
le loro radici d'alberi segati
e a rivedere i loro amici
d'infanzia vegetale!
Si calano le brache allo spirito filosofico
per sculacciarlo come si deve!...
Che fa quella puttana, col suo sorriso
come una lenza,
sull'acqua torbida e pescosa del marciapiede?
Non si diverte affatto! Per divertirla,
l'afferriamo gentilmente per i fianchi
e ce la mettiamo sulle spalle!
Da una viuzza all'altra, dove si va? Aspettate!
Alt! Silenzio!... Quella finestra aperta,
a pianterreno, russa stranamente!
Soffi di clarinetto, e a quando a quando
sordi ribollimenti di caldaia...
Non è altro che la grossa marea notturna
d'un seno di donna obesa...
Qui s'infradicia l'inondante borghesia
clericale e sudante, dalla faccia di sego...
La chiamano Saggezza, nel rione...
A teatro, essa lascia grondante dal palco
le sue due poppe ripugnanti,
su cui son tatuati questi due sudici nomi:
"Pudore! Morale!"
Ora capirete con quali attente precauzioni
introduciamo la puttana guizzante
per la finestra aperta...
Senza far rumore deponiamo cautamente
il corpo bene aerato
accanto al grosso corpo costipato...
Che cosa accadrà?... Chi ci pensa più?...
Abbiamo altro da fare... Per esempio?...
Chi di noi ha del mastice?...
Ecco una serratura inglese da ostruire...
Eccone un'altra!...
E poi ci si nasconde, fondendoci nelle rughe
della casa dirimpetto,
ad aspettare il lento piede del borghese che rincasa
dal teatro, senza affannare
la sua paziente stupidità!...
Ah! Ah!... Potrà divertirsi un pezzo a stappare la serratura
con la sua chiave che non serve più!
Mio Dio! Quante bestemmie e quante
imprecazioni!... La neve intanto
gli fiocca sulla schiena
che tossisce malgrado la costosa pelliccia!...
Divertitevi, pance ben pensanti!
Arrivederci fra poco...
Una carrozza di piazza?... Utilizzabile anch'essa!...
Si apre e si richiude lo sportello,
si finge di salutare qualcuno che è dentro,
e si grida al vetturino: "Alla stazione!"
E' semplicissimo: Egli si rimette in cammino
scarrozzando il vuoto!
Un campanello?... "Levatrice"...
"svegliatevi, signora!"
Si suona ancora... "Presto! Su1 Alzatevi! Correte!...
La terra ci partorisce! Siamo noi, i neonati!
Milano sta per mettere al mondo
un nuovo futurista!"
Ora gettiamo a terra quest'altra vetrina
piena di vasi e di cristalli...
Fragore di valanga, di terremoto!...
E' l'ora della ricreazione!
Passando via, si fracassano coi bastoni
le vetrate che pensano e guardano...
Poiché, insomma, rispondeteci,
chi vi ha dato
diritto di dormire?... La polizia, siamo noi!
Polizia del disordine e della libertà!
A grandi passi si va per le vie riconquistate,
alta la testa, come re, con la spavalderia
e la superbia dei capitani vittoriosi. E' naturale!
Lo vedete! La Città tutta intera
sta supina, atterrita davanti a noi!
Fanciullaggini, dite?
E altri brontolano: "Vandalismi indecenti!..."
Per conto mio, mi auguro di morire prima
d'aver perduto le mie deliziose fanciullaggini
e i miei cari vandalismi!...
Io non sarò mai due vecchierelli tremanti,
un vecchio cuore, un vecchio corpo
incollati come due cani
sotto le risate di quelle folli educande
che sono le stelle!...
Sia maledetto il giovane che adora il suo letto
e che non casca dal sonno tutto il giorno
per aver scatenati i suoi istinti durante la notte!
Sia maledetto il giovane che non è convinto
di essere diventato, finalmente,
padrone della città, dopo mezzanotte,
con tutti i suoi sputacchi lanciati a ventaglio
sull'ordine carceriere
e sul sinistro come-si-deve della società!
Dispacci ringrazia Mauro di Gaeta per il proiettile!
Il Circolo Culturale Filippo Corridoni e la Federazione di Parma del Movimento Sociale - Fiamma Tricolore annunciano con estremo dolore la scomparsa di Gianluigi Garulli. Volontario a 18 anni nella Guardia Nazionale Repubblicana, inquadrato nella divisione "Etna", venne schierato sul fronte appenninico nella prima compagnia Arditi del Cap. Gaspare Pifferi. I legionari tennero il fronte a loro affidato, nei pressi di Pianoro, sino agli ultimi giorni del conflitto, quando si ritirarono prima a Bologna e poi a Urago d'Oglio (BS) ove, il primo maggio 1945, dopo l'appello ai Caduti (in tutto 32) il reparto venne sciolto. Nel dopoguerra Garulli divenne un apprezzato dirigente bancario. Entrato nelle fila del MSI fu ripetutamente eletto nel Consiglio Comunale di Fontanellato, portando la lista Fiamma a un lusinghiero 19% dei suffragi. Più volte candidato alla Camera e al Senato nel 1995 aderì al Movimento Sociale - Fiamma Tricolore, ove per qualche tempo ricoprì la carica di Segretario Federale. Nonostante le precarie condizioni di salute anche lo scorso anno volle dare il suo contributo al Movimento candidandosi per le elezioni senatoriali. E' stato anche dirigente dell'UNCRSI e dell'Istituto storico della RSI. Alle ore 15 avranno luogo i funerali.
da www.noreporter.org
Sostiene Che Guevara: “L'angoscia priva di senso o il volgare passatempo costituiscono comode valvole di sfogo dell'inquietitudine umana: si combatte l'idea di fare dell'arte un'arma di denuncia”
L'arte dunque può essere anche un’arma e in un mondo dominato dall'immagine e dalla potenza dei media quest'arma dev'essere quanto mai affilata.
Ma l'arte è anche strumento per parlare al cuore della gente, è linguaggio: non è quello che dice, ma è come lo dice, non è tanto dunque il “buono” e il “bello” ma è soprattutto “l'efficace” e quindi “il comprensibile”.
F. Cenerelli
Dedicato a Beppe Grillo, ai piccoli azionisti che non contano nulla, pur essendo una maggioranza, agli Italiani, l'unico popolo al mondo capace di subire rapine colossali di questa portata.
Pubblichiamo un simpatico e dissacrante video pubblicato su youtube.
“C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo.
Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo.
(...)Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo.”
Pier Paolo Pasolini
Da: Marcello Veneziani "L’antinovecento", ed. Mondadori:
“L’Italia di oggi è distrutta esattamente come nel 1945.
Anzi, certamente la distruzione è ancora più grave, perchè non ci troviamo tra macerie, pur strazianti, di case e monumenti, ma tra “macerie di valori”: valori umanistici, e, quel che più importa, popolari.
”Non temere la sacralita’ e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in bruti e stupidi automi adoratori di feticci.”
Queste affermazioni di Pier Paolo Pasolini spiegano forse meglio di ogni altra analisi le ragioni per le quali oggi il poeta friulano piace ad ambienti diversi e lontani da quelli in cui militò, seppure in modo tormentato: piace in certi ambienti culturali e giovanili di "destra", anche se continua a non essere amato in altri ambienti forse più propriamente di destra (...)
Se l’Italia contemporanea ha avuto un suo poeta civile, un testimone implacabile della corruzione e dell’alienazione novecentesca, questo è Pier Paolo Pasolini.
Egli ha rappresentato la coscienza critica dell’Italia per due ragioni contrastanti.
Da una parte Pasolini è lo specchio, poetico e esistenziale, di un’Italia avvilita e degradata, in preda al vuoto dei valori e all’assoluto permissivismo; un’Italia disgregata, uscita dalla storia.
In questo quadro Pasolini è davvero il D’Annunzio della nostra epoca, il poeta civile e l’esteta di un’Italia "malata".
E in tanto diventa l’anti-D’Annunzio, in quanto egli è il poeta di un’Italia che è la negazione dell’Italia dannunziana, sia nel bene (come rifiuto della retorica e della violenza) sia nel male (come rifiuto di ogni altezza e bellezza).
Dall’altra parte, Pasolini ha rappresentato una voce accorata di protesta contro gli effetti devastanti del consumismo, dell’omologazione, della corruzione politica, sociale e ambientale, un irriducibile accusatore del progressismo, dei falsi perbenismi e della violenza di ogni tipo, un cercatore "religioso" dell’anima arcaica, rurale e incontaminata del popolo, un difensore di ogni diversità e di tutti gli emarginati, un implacabile moralista, un singolare profeta del passato e delle origini.(...)
Pasolini, forse da solo tra gli intellettuali, ritenne allora che vi fosse una omogeneità profonda fra il ‘68 e i disegni stessi del capitalismo e della rivoluzione industriale, comunista e borghese.
Che tipo di uomo vuole il nuovo potere? si chiedeva Pasolini.
Non vuole più un buon cittadino, un buon soldato.
Non vuole un uomo onesto, previdente, non lo vuole tradizionalista, e nemmeno religioso.
Al posto del vecchio tipo d’uomo, il nuovo potere vuole semplicemente un consumatore.
Anche la Chiesa, prevedeva Pasolini, diventerà superflua.
"Come può il nuovo potere trasformare il vecchio uomo in consumatore?
Mediante quel processo che si chiama acculturazione: cioè riducendo e appiattendo tutti gli altri valori e le altre culture non omogenee ai modelli di una cultura centrale, cioè di una cultura del potere."
L’obiettivo, secondo la sua analisi,era quello di trasformare gli uomini in conformisti e consumatori.
Ora, notava Pasolini,il '68 ha praticamente aiutato il nuovo potere a distruggere quei valori di cui voleva liberarsi: "I contestatori distruggono esattamente quel che il potere neo-capitalistico vuole abbattere”: i legami tradizionali, religiosi, l’attaccamento alle radici, il senso comunitario, la solidarietà con gli altri, il senso dell’autenticità, dell’austerità, del mistero. E impongono esattamente ciò che il neocapitalismo vuole imporre: il primato del fare, il feticismo della roba, la proiezione totale nel futuro, il culto del progresso, la teologia del cambiamento.(...)
Si può non condividere questa analisi, ma si deve riconoscere che quando quei giovani si liberarono dalla sovrastruttura ideologico-politica, divennero in effetti agenti e funzionari di quell’utilitarismo neoborghese che li ha poi caratterizzati negli anni '80.
Ma questo Pasolini non poté vederlo.
Non a caso molti osservatori che sarebbero stati definiti allora "borghesi" hanno oggi positivamente rievocato il'68, ritenendolo un fattore progressivo verso la modernizzazione e la laicizzazione del paese.(...)
Uscendo dall’oleografia e dai ritratti ufficiali, si dovrebbero scoprire le pagine più inconsuete del poeta.
Come quelle delle poesie friulane raccolte nel volume "La nuova gioventù".
Qui si accentua il senso religioso del poeta attraverso il confronto con la propria terra, la propria lingua, le proprie lacerate radici friulane.
E insieme muta sorprendentemente lo sguardo sui "fascisti".
Già in una variante della poesia "Tornando al paese", naturalmente dimenticata, Pasolini scrive in friulano strane parole: "Se volessi diventare cattolico o fascista non potrei perché ormai la campana non è più sempre la stessa e i padri non ridono, come nei rami di pioggia, negli occhi dei loro bambini".
E’ come se lo strazio per una tradizione che non può più “tradere”, cioè trasmettere e continuare, gli impedisse di essere cattolico o fascista.
Ma quella tradizione interrotta è un evento doloroso, per nulla amato, e nemmeno accettato.
Conosciamo, del resto, a quali accenti di antimodernismo e di nostalgia delle origini giunse Pasolini nei suoi scritti polemici.
Ma è soprattutto nelle ultime poesie italofriulane, intitolate "Tetro entusiasmo", un’espressione tratta da Dostoevskij, che avviene in Pasolini la svolta.
Poesie rimosse dai suoi apologeti.
Enzo Siciliano, per esempio, non cita affatto queste poesie e il libro che le raccoglie nel pur ampio e dettagliato profilo biografico pubblicato nel "Dizionario degli autori".(...)
Poeticamente reazionari sono i versi che culminano con queste parole:
"Grazie a Dio si può tornare indietro.
Anzi, si deve tornare indietro.
Anche se occorre un coraggio che chi va avanti non conosce."
Implacabili diventano poi i suoi versi contro un santuario allora dominante, si era alla metà degli anni '70, l’antifascismo.”
I vecchi antifascisti sono i veri fascisti, "scrive" che sono i leader dell’Acculturazione e non solo toccano le anime, me se le succhiano al Centro.
Anche in "Versi sottili come righe di pioggia" Pasolini ironizza sull’antifascismo "gratificante e eletto", e sul progressismo, sul laicismo, sulla razionalità.
Dopo aver deriso, in versi precedenti, naturalmente espunti dalla memoria ufficiale, "la paura degli intellettuali comunisti", il loro andare nel "branco".
L’elogio della leggerezza "sognante" dei comunisti si ritrova in una poesia del '74, "Il diavolo con la madre", ma appare in inquietante compagnia: "Nelle case dei poveri i figli, vecchi fascisti o comunisti, entrano piano come ladri portando l’immensità dell’aria".
Fascisti o comunisti: un’imbarazzante intercambiabilità.
Ma la più significativa in questo senso è proprio l’ultima poesia di Pasolini, scritta in friulano e intitolata "Saluto e augurio".
E’ rivolta a un giovane fascista: "Voglio parlare a un fascista, prima che io, o lui, siamo troppo lontani" scrive quasi presago della fine imminente.
Dice di amare i suoi capelli corti (Pasolini detestava i capelloni che imperversavano in quegli anni tra i ranghi dei suoi compagni).
Il ragazzo fascista, dice Pasolini, "vuol difendere il latino e il greco contro di me", ma "non sa quanto io ami il greco e il latino".
Poi gli rivolge parole inattese: "Vieni qua, Fedro" dice Pasolini evocando il personaggio del dialogo platonico, il "Simposio", dedicato all’Amore "ascolta.
Voglio farti un discorso che sembra un testamento.
"Parola che non lascia indifferenti, se si considera che è davvero la sua ultima espressione poetica.
Rimprovera al ragazzo di non avere un cuore libero, ma poi lo invita a difendere le vigne, i fichi negli orti, i casali, il capo tosato dei suoi camerati, le campagne, la confidenza col sole e con la pioggia.
E lo esorta a continuare a sognare perché "la Destra divina è dentro di noi, nel sonno".
"Odia quelli che vogliono svegliarsi, e dimenticarsi delle Pasque.
"Lo invita poi ad amare i poveri, la loro diversità, a non essere borghese, ma santo e soldato, anche se "santo senza ignoranza" e "soldato senza violenza".
E gli indica un compito: "Difendi, conserva, prega."
Un precetto da "reazionario".
"Prenditi tu sulle spalle questo fardello" dice Pasolini al fascista "io non posso: nessuno ne capirebbe lo scandalo."
Un vecchio, aggiunge Pasolini, ha rispetto del mondo; invece un giovane, come il fascista, può prendere sulle spalle questo peso.
C’è probabilmente il gusto pasoliniano dello scandalo, l’assoluta inettitudine del poeta a vedere la realtà,e forse persino l’attenzione amorosa di un omosessuale verso un giovane dai capelli corti che esibisce la sua mascolinità.
Ma non c’è solo questo.
Ed è ben strano che Pasolini rivolga il suo testamento a un fascista, "tu ragazzo che mi odii", e che a lui, e non a un compagno, affidi il suo "fardello".
Un fardello in cui c’è l’essenza di Pasolini: il pauperismo ma anche la difesa della tradizione, delle radici, dell’ambiente, della religione ("difendi, conserva, prega").
Quella stessa essenza che emergeva in un’altra sua poesia in lingua italiana "Un solo rudere", in cui scriveva:
"Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d'altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l'Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io sussisto, per privilegio d'anagrafe,
dall'orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno d'ogni moderno.
a cercare i fratelli che non sono più".
In una lettera aperta contro il buonismo e per la giustizia comune ill vicepresidente dell'Associazione Fratelli Mattei rassegna le sue dimissioni
Non mi avrete mai come volete voi; sono e sarò sempre un uomo libero, fedele alla nostra storia e onorato di appartenere ad una tradizione che risale al solco tracciato nel 753 a.C.. Per rispetto proprio dei principi di questa tradizione, pubblicamente do le dimissioni da Vice Presidente e Socio Fondatore dell’Associazione Fratelli Mattei. Dal 1969 sono, e continuerò ad essere, schierato da una e una sola parte, quella del rispetto e dell’onore, così come mi fu insegnato da tutti coloro che sulla loro pelle hanno portato e portano i segni di quella immane tragedia che furono gli anni di piombo. Continuerò comunque ad essere, come già faccio da 37 anni, al fianco di Anna Mattei, cui devo e dovrò sempre il rispetto che le è dovuto. Oggi sembra facile parlare da pulpiti istituzionali e davanti alle telecamere di quei giorni e troppo spesso e con troppa leggerezza si continua a parlare di pacificazione. Ma pacificare cosa? La morte? Pacificare le menti e i ricordi di chi ha vissuto davvero quegli anni? Pacificare può essere possibile, ma per farlo occorre strappare il velo dell’arroganza, della presunzione e dell’ignoranza. Bisogna alzare al massimo livello la Politica. Spogliarsi delle facili parole e della demagogia, mettersi seduti ed avere la volontà di andare a fondo della verità senza voler fare solo vetrina. Con il buonismo non credo si possa andare molto lontano, ma con la giustizia penso che una pacificazione potrà essere possibile. Pur dimettendomi, la mia coscienza non mi permetterà di abbandonare la via intrapresa, cioè quella di ricercare la verità sugli episodi più bui di quegli anni e di richiedere e pretendere Giustizia per tutte quelle famiglie che da anni ancora la attendono. E per tutti questi motivi chiedo di nuovo a gran voce a tutti i leader politici da Forza Nuova a Fiamma Tricolore, dal Fronte Nazionale ad Alleanza Nazionale, al Sindaco di Roma, al Com. Luigi Ciavardini e a tutti coloro che hanno vissuto attivamente quegli anni, di partecipare ad un’assise per porre le basi costruttive per arrivare finalmente alla verità e alla giustizia. Graziano Cecchini.
In margine a un incontro sulle Brigate Rosse alla Luiss l'ex presidente della commissione stragi contesta la condanna per Bologna
"La condanna di Luigi Ciavardini lascia gli stessi dubbi di quella di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti". Lo ha dichiarato l'avvocato Giovanni Pellegrino, ex presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi, facendo riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato in via definitiva la condanna a 30 anni di reclusione per la strage di Bologna all'ex Nar Luigi Ciavardini. "Questa condanna - ha detto Pellegrino a margine dell'incontro sulle Brigate Rosse organizzato dall'associazione studentesca Athenaeum presso l'università Luiss "Guido Carli", di Roma - ha infatti come quelle una base meramente indiziaria. Il nostro è un sistema giudiziario dove la condanna può essere pronunciata non solo quando la colpevolezza è provata al di là di ogni ragionevole dubbio ma anche quando il giudizio di colpevolezza è fondato su indizi gravi e concordi. Negli altri paesi se c'è un dubbio si procede all'assoluzione".
Calci e pugni all'universita' dopo l'arrivo di Scalzone
(ANSA)-PALERMO, 18 APR- Nella facolta' di Lettere dell'Universita' di Palermo due esponenti di An sono stati aggrediti con pugni, calci, lanci di bottiglie e pietre. Il capogruppo di An all'Ars, Salvino Caputo, e il consigliere comunale Raoul Russo erano intervenuti per assistere alla conferenza con Oreste Scalzone, che durante l'aggressione era seduto nell'atrio in attesa di partecipare al dibattito. Davanti alla facolta' ci sono cinque o sei rappresentanti della Digos.
Che dire? Dalla parte della "ragione" al torto marcio! Compagni tornate a letto....